Archivi della categoria: news

Fondi 8xmille, formazione e passione: i volontari valorizzano e promuovono il patrimonio ecclesiastico

Un incontro dedicato ai recenti restauri degli affreschi della Chiesa di San Domenico. È quello che ospita giovedì 21 maggio, alle ore 17, la sala Santo Stefano del Palazzo vescovile. La relatrice, Rossana Parigi, che insieme alla collega Silvia Martinelli ha curato l’intero progetto in stretta collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, illustra le fasi dell’intervento, le tecniche adottate e i principali risultati raggiunti, con particolare attenzione al recupero delle superfici pittoriche.

L’incontro rientra nelle attività di formazione e aggiornamento promosse per le associazioni di volontariato e finanziate dai fondi8xmille alla Chiesa cattolica. Tali contributi sostengono l’impegno dei volontari nella tutela, promozione e valorizzazione del patrimonio ecclesiastico. Grazie a questo supporto, numerosi progetti legati a opere d’arte e luoghi di culto hanno potuto trovare concreta opportunità di realizzazione.

Una nuova luce

L’associazione “Chiese Storiche”, in sinergia con altre realtà associative del territorio e grazie anche al contributo di alcuni privati, ha promosso nel tempo diverse campagne di restauro, svolgendo un ruolo fondamentale nella raccolta delle risorse per interventi come quelli realizzati nella chiesa di San Domenico. In particolare, nel 2023 è stato possibile intervenire sugli affreschi raffiguranti la “Madonna in trono con Bambino”, mentre nel 2024/2025 si è giunti al completamento del recupero di un ulteriore nucleo di opere: “Madonna in trono con Bambino e santi”, la “Santa Caterina da Siena che riceve le stimmate”, il “Sant’Antonio Abate” e la “Natività”.

Seicento anni di storia

Questi interventi assumono un significato ancora più profondo in questo 2026, anno in cui ricorrono i 600 anni dalla dedicazione della chiesa di San Domenico: un anniversario che attraversa sei secoli di storia e che trova testimonianza concreta anche nelle opere d’arte che custodisce. La collaborazione tra Diocesi, associazioni, volontari e privati, sostenuta dal contributo determinante dei fondi8xmille , rappresenta un modello virtuoso di corresponsabilità, nel quale la salvaguardia dell’eredità artistica si configura come occasione di condivisione e consapevolezza.

Il calendario annuale degli incontri di formazione dell’Associazione Chiese storiche

Povertà sanitaria, a Città di Castello un anno di cure e una sfida che cresce 

A Città di Castello la povertà sanitaria non è più soltanto un indicatore statistico, ma un fenomeno concreto che assume il volto di famiglie che rinunciano alle cure, di genitori costretti a rimandare visite per i figli, di persone sole o lavoratori fragili che non riescono a sostenere anche le spese mediche più essenziali. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il convegno “Povertà e vulnerabilità sanitaria: una nuova sfida”, promosso dalla Caritas diocesana di Città di Castello nel primo anniversario dell’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”, l’opera segno nata per offrire cure odontoiatriche di base a chi non può permettersele.

Chiesa e istituzioni insieme per leggere il territorio

Ad aprire l’incontro è stato il vescovo della Chiesa tifernate Luciano Paolucci Bedini, che ha richiamato il valore evangelico della prossimità e della cura delle fragilità come responsabilità condivisa della comunità ecclesiale e civile. A portare il saluto delle istituzioni del territorio sono stati anche il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, e Lara Goracci, assessore ai Servizi sociali del Comune di Umbertide, a conferma di come il tema della salute e dell’accesso alle cure riguardi da vicino la qualità sociale di un’intera comunità.

I numeri della povertà sanitaria in Italia e in Umbria

A offrire il quadro nazionale e regionale del fenomeno è stata Franca Proietti, responsabile provinciale del recupero dei farmaci validi per la Fondazione Banco Farmaceutico. “La povertà sanitaria innanzitutto è frutto della povertà assoluta”, ha spiegato Proietti che ha illustrato alcuni dati sul fenomeno, specie per ciò che riguarda i farmaci. “E se guardiamo all’Umbria – ha aggiunto -, parliamo di circa 5mila persone in condizione di povertà sanitaria, sostenute da 56 realtà assistenziali”.

Altri dati presentati poi nel corso dell’incontro restituiscono una fotografia molto netta: oggi in Italia vive in povertà assoluta il 9,8% della popolazione, pari a 5,7 milioni di persone e 2,2 milioni di famiglie, con una crescita del 43,3% negli ultimi dieci anni. Se si allarga lo sguardo al rischio di povertà o esclusione sociale, la percentuale sale al 25,2% della popolazione, cioè quasi 15 milioni di persone. In Umbria il dato riguarda il 14% della popolazione, pari a circa 119 mila persone.

Sempre secondo i dati illustrati nel convegno, nel 2024 i centri di ascolto Caritas italiani hanno sostenuto 277.775 famiglie, con un aumento del 62,6% rispetto a dieci anni fa, e oltre una persona su due presenta almeno due forme di disagio contemporaneamente .

Sul fronte sanitario, la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie italiane ha raggiunto i 40 miliardi di euro l’anno, con una media di 1.414 euro per nucleo familiare, mentre dal 1985 al 2023 la spesa sanitaria privata è cresciuta del 647,9 per cento. Nell’accesso alle cure odontoiatriche, risulta molto marcata la differenza tra le famiglie che non si trovano in povertà (il 69% di loro riesce a curare i propri denti) e quelle che invece sono in povertà assoluta o relativa: solo nel 16% dei casi possono curarsi.

L’esperienza concreta dell’ambulatorio Santa Margherita

Dal contesto generale si è poi passati all’esperienza concreta del territorio. Gaetano Zucchini, direttore della Caritas diocesana tifernate, ha ripercorso la nascita dell’ambulatorio, frutto di due anni di progettazione, autorizzazioni sanitarie e allestimento tecnico.

“È un servizio che ci dà soddisfazione, ma anche un senso di amarezza, perché quando questi ambulatori si riempiono di persone significa che qualcosa non funziona. In un Paese dove il sistema sanitario nazionale dovrebbe garantire l’accesso alle cure, vediamo invece che le diseguaglianze sociali investono anche la salute”.

I numeri del primo anno a Città di Castello

I numeri del primo anno aiutano a leggere la dimensione locale del fenomeno. L’ambulatorio ha erogato 531 prestazioni tra visite, prevenzione e cure, con un Isee medio dei pazienti di 4.448 euro. L’età media degli adulti seguiti è di 40,5 anni, mentre circa il 66,2% dell’utenza è composto da cittadini stranieri. Il valore economico di quanto erogato dal servizio odontoiatrico Caritas ha un corrispettivo che oscilla tra i 60 e i 100mila euro se paragonato a prezzi bassi o medi di mercato degli ambulatori dentistici in libera professione.

Quasi la metà dei beneficiari adulti ha figli a carico, spesso in nuclei monoreddito, e tra i piccoli pazienti sono stati presi in carico 63 bambini tra 0 e 6 anni, di cui l’84% nato in Italia, in gran parte proprio a Città di Castello e nel comprensorio .

Curare il sorriso, restituire dignità

A illustrare il valore clinico e umano del progetto sono stati Guido Lombardo, direttore sanitario dell’ambulatorio, e Stefano Cianetti, entrambi odontoiatri del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia.

Lombardo ha parlato di “circa 100 pazienti presi in carico in questo primo anno” e di un lavoro che punta non soltanto a curare, ma a restituire salute e dignità. “Abbiamo visto bocche mediamente in difficoltà e confermato quello che già sapevamo: l’indigenza socio-economica è strettamente correlata a un cattivo stato di salute orale. Abbiamo cercato di accompagnare queste persone da una condizione di malattia a una condizione di salute”.

Nel corso del pomeriggio è stato proiettato anche il racconto video sull’ambulatorio tifernate realizzato per la campagna “Firmato da te” della Chiesa cattolica italiana, a sottolineare il ruolo concreto delle risorse dell’8xmille nella realizzazione di opere sociali sul territorio. Nel corso del convegno è intervenuta anche Biancamaria Tagliaferri, vicepresidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria e presidente dell’Osservatorio sulle disabilità, che ha richiamato la necessità di rafforzare le reti territoriali e le politiche di contrasto alla vulnerabilità sanitaria.

A un anno dall’apertura, l’ambulatorio “Santa Margherita” di Città di Castello racconta così non soltanto una serie di prestazioni sanitarie, ma un presidio concreto di prossimità. Un luogo dove, come hanno sintetizzato sia Lombardo sia Zucchini, “i pazienti non pagano con la moneta, ma con la gratitudine; ed è questa la forza che ci spinge ad andare avanti”.

Povertà e vulnerabilità sanitaria, un convegno Caritas per riflettere sulle nuove sfide

A un anno dalla sua apertura, l’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita” della Caritas diocesana di Città di Castello si conferma come una risposta concreta a un bisogno crescente: quello dell’accesso alle cure sanitarie per le persone più fragili.

In dodici mesi di attività, il servizio ha già garantito oltre 500 prestazioni tra cure e prevenzione, intercettando situazioni di forte disagio economico, con un valore medio Isee dei pazienti intorno ai 4.400 euro. Un’esperienza significativa che sarà al centro del convegno in programma venerdì 8 maggio alle ore 17.30, presso la sala “San Giovanni Battista” nella parrocchia della Madonna del Latte (via Alcide De Gasperi).

Il convegno sulla povertà sanitaria

Dal titolo “Povertà e vulnerabilità sanitaria: una nuova sfida”, l’incontro è promosso dalla Caritas diocesana in collaborazione con la Diocesi di Città di Castello. L’obiettivo è chiaro: accendere i riflettori su un fenomeno sempre più attuale, mettendo in dialogo istituzioni, operatori sanitari ed esperti del settore.

Ad aprire i lavori sarà mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Città di Castello. Seguirà la presentazione del rapporto sulla povertà sanitaria italiana e regionale 2025, a cura di Franca Proietti, responsabile provinciale del recupero dei farmaci validi per la Fondazione Banco Farmaceutico.

L’esperienza dell’ambulatorio “Santa Margherita”

Ampio spazio sarà dedicato all’esperienza concreta del territorio. L’ambulatorio “Santa Margherita” rappresenta infatti un modello di sanità solidale e di prossimità, capace non solo di offrire cure, ma anche di far emergere i tratti della nuova povertà.

Tra i dati più significativi del primo anno:

  • circa due terzi dei pazienti sono cittadini stranieri, segno delle difficoltà di accesso alle cure;
  • il disagio sanitario coinvolge tutte le fasce d’età, dai bambini agli anziani;
  • si registra una forte presenza di famiglie fragili e lavoratori precari.

A raccontare questa esperienza saranno il direttore della Caritas diocesana Gaetano Zucchini, insieme a Guido Lombardo e Stefano Cianetti del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia, rispettivamente direttore sanitario e responsabile scientifico dell’ambulatorio solidale.

Politiche e prospettive future

A concludere l’incontro sarà Biancamaria Tagliaferri, vicepresidente dell’Assemblea legislativa della Regione Umbria e presidente dell’Osservatorio sulle disabilità, con un intervento dedicato alle politiche regionali e alle prospettive future sul tema della povertà sanitaria.

Una sfida che riguarda tutti

L’iniziativa si inserisce nel più ampio impegno della Caritas nel promuovere una cultura della solidarietà e della tutela della dignità della persona.

Il convegno rappresenta non solo un momento di riflessione su un anno di attività dell’ambulatorio odontoiatrico solidale, ma anche un’occasione per interrogarsi sulle nuove sfide della povertà sanitaria, un fenomeno in crescita che tocca sempre più da vicino le comunità locali.

La locandina del convegno Caritas dell’8 maggio sulla povertà sanitaria

Il limite come dono: la musica chiude il Festival Biblico a Città di Castello 

Si è conclusa con un pomeriggio intenso e partecipato l’edizione “zero” del Festival Biblico a Città di Castello, che ha saputo offrire alla comunità tifernate un percorso ricco di contenuti, riflessioni e momenti di autentica bellezza.

Un concerto-meditazione su san Francesco

A chiudere il ciclo di appuntamenti, domenica 19 aprile, lo spettacolo di musica e parole “Francesco – Dall’infinitamente piccolo al dono più grande”, ospitato in uno dei luoghi più significativi della città, il santuario della Madonna delle Grazie. Un concerto-meditazione – in occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco – capace di coinvolgere profondamente il pubblico, grazie a un intreccio musicale e narrativo particolarmente riuscito. I brani de L’infinitamente piccolo di Angelo Branduardi, la colonna sonora di Fratello Sole, Sorella Luna composta da Riz Ortolani per il film di Franco Zeffirelli del 1972 e alcuni estratti da Francesco, il musical si sono fusi in modo originale ed emozionante, dando vita a un racconto suggestivo della vita e del messaggio di Francesco d’Assisi.

Protagoniste della serata le voci della Schola cantorum “Giovanni Medici”, in collaborazione con la Corale “Braccio Fortebraccio” di Montone e la Scuola comunale di musica “Giacomo Puccini” di Città di Castello, che ha impreziosito ulteriormente la proposta artistica. E poi, i musicisti Fabio Battistelli, Francesco Fulvi, Matteo Foni, Ruggero Bagnini, Tommaso Falleri e Lorenzo Ronti, con arrangiamenti firmati da Tommaso Falleri e Francesco Fulvi, testi di Alvaro Morini e la direzione artistica di Enzo Bartolucci. A guidare il pubblico lungo il percorso narrativo è stata la voce di Leonardo Caprini, capace di restituire profondità e unità all’intero percorso artistico e spirituale. 

Tre appuntamenti sul “potere del limite”

Il concerto conclusivo ha raccolto e rilanciato il filo rosso dell’intero Festival Biblico, sulla scia dell’iniziativa nazionale lanciata dal 2005 da Diocesi di Vicenza e Società San Paolo, dedicato quest’anno al tema del “potere del limite”: un invito a riscoprire il limite non come fragilità da nascondere, ma come spazio generativo di relazione, responsabilità e libertà.

Un percorso avviato già l’11 aprile con l’incontro inaugurale, che ha visto dialogare il senatore Walter Verini e don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve. Un confronto diretto e concreto sui temi delle nuove povertà, del disagio sociale e del carcere, capace di mettere in luce le contraddizioni del presente e la necessità di uno sguardo condiviso e responsabile.

Il secondo appuntamento, il 17 aprile, ha invece offerto una lettura biblica e teologica del tema grazie alla meditazione della professoressa Adriana Valerio, che ha guidato il pubblico in una riflessione sul rapporto tra potere e cura, mostrando come la Scrittura possa ancora oggi illuminare le dinamiche della vita personale e sociale.

Tre appuntamenti diversi per linguaggi e contenuti, ma uniti da una stessa intenzione: creare spazi di ascolto, dialogo e confronto, portando la Parola di Dio nelle “piazze” del nostro tempo.

Questa prima edizione tifernate del Festival Biblico si chiude dunque con un bilancio positivo, segnato da una buona partecipazione e da una proposta culturale e spirituale capace di parlare alla comunità. Un “numero zero” che lascia intravedere prospettive di crescita per il futuro, grazie alla collaborazione tra gruppo organizzatore, Chiesa diocesana, realtà associative, volontari e istituzioni, a cominciare dal Comune tifernate.

Diocesi e Comune insieme per il biglietto che promuove e valorizza un unico territorio

Venerdì 17 aprile, alle ore 11, presso la Pinacoteca comunale, il vescovo Mons. Luciano Paolucci Bedini e l’Assessore alla Cultura, Michela Botteghi hanno firmato il protocollo d’intesa triennale per il biglietto unico, rinnovando e confermando l’impegno congiunto tra la Diocesi e il Comune per promuovere un percorso culturale integrato che valorizza il patrimonio storico, artistico e spirituale della città. Grazie a questo accordo il turista può visitare con un unico biglietto la Pinacoteca comunale, il Museo diocesano, il Campanile rotondo e l’Oratorio di San Crescentino. Un’iniziativa pensata per facilitare l’accesso alla cultura e al patrimonio, che consente ai visitatori di fruire di un percorso integrato che unisce arte, storia e fede offrendo una lettura unitaria del patrimonio storico e religioso della città.

Non solo una firma

Durante l’incontro, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha dichiarato: “Oggi non firmiamo solo una convenzione di tipo amministrativo e gestionale, confermiamo una convergenza di intenti e di pensiero. A me sembra significativo ricordarci oggi che, di fronte al nostro grande patrimonio storico artistico, noi tutti siamo solo dei custodi. Non abbiamo interesse a mettere al centro noi stessi, ma la centro c’è il patrimonio, la bellezza che ci è stata donata. Sono molto contento di questo traguardo spero che ci aiuti a crescere ancora di più”.

Michela Botteghi ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra le istituzioni locali per la promozione della cultura cittadina e ha ribadito l’ottimo successo della fase sperimentale. ALessandra Garavani della cooperativa Coob, gestore del Polo Museale, ha inoltre espresso soddisfazione per il nuovo accordo, che garantirà maggiore visibilità e valorizzazione dei beni culturali di Città di Castello.

La collaborazione come punto di forza

L’iniziativa si inserisce nell’ambito di un piano più ampio di promozione turistica e culturale, che mira a rafforzare, grazie al dialogo tra le diverse istituzioni, una fruizione più consapevole e integrata del patrimonio cittadino.

Le celebrazioni per santa Margherita, testimone per il nostro tempo

Nella chiesa di San Domenico, luogo simbolo della presenza di santa Margherita, numerosi fedeli hanno partecipato ieri alle celebrazioni liturgiche distribuite nell’arco della giornata, culminate nella santa messa delle ore 18 presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini. Un momento intenso, nel quale sono stati affidati all’intercessione della Santa i malati, le persone con disabilità e l’intera diocesi.

La forza rivoluzionaria della piccolezza

Al centro della giornata, l’omelia del vescovo ha offerto una chiave di lettura attuale e profonda della figura della Santa, mettendo in evidenza il forte contrasto tra il Vangelo e la logica dominante del mondo contemporaneo.

«Il mondo attorno a noi – ha osservato il vescovo Luciano – ci fa vedere come alcuni, con il potere e la violenza, si impongono sugli altri… cercano la lode per sé stessi». Eppure, ha aggiunto, proprio in questo contesto «noi siamo qui a venerare la piccolezza, ciò che è piccolo, scartato, quasi nascosto, sicuramente impotente».

Un contrasto netto, che diventa provocazione per i credenti: da una parte «arroganza, divisione, giudizio, esclusione», dall’altra la testimonianza luminosa di chi, come Margherita, ha scelto la via dell’amore e del dono totale di sé. «Chi si fa piccolo e per amore spende tutta la propria vita al servizio degli altri, in realtà vince», ha sottolineato il Vescovo, indicando nella Santa una testimone della “vera battaglia” della vita: quella della pienezza, della verità e della bellezza dell’esistenza.

Un passaggio particolarmente incisivo ha riguardato il valore della santità oggi: «I Santi non sono stati bravi, i Santi sono stati rivoluzionari», perché hanno fondato la loro vita non sulla forza umana, ma «sull’umiltà di affidarsi completamente alle mani di Dio» . Una rivoluzione silenziosa, ma potente, di cui – ha concluso – «il mondo ha bisogno».

Il chiostro racconta la Santa

Accanto ai momenti liturgici, la giornata è stata arricchita da un’iniziativa culturale e spirituale molto partecipata. Nel chiostro del convento di San Domenico, i volontari delle associazioni “Le Rose di Gerico” e “Chiese Storiche” hanno guidato i presenti in un percorso narrativo dedicato alla vita di santa Margherita. Attraverso le lunette dipinte, i visitatori hanno potuto ripercorrere gli episodi più significativi della sua esistenza: un racconto che intreccia tradizione orale e fonti scritte, restituendo la profondità della devozione popolare nei secoli.

Il chiostro e la chiesa si confermano così luoghi vivi della memoria: spazi che non solo custodiscono la storia della Santa, ma continuano a trasmettere il legame profondo tra Margherita e la città che l’ha accolta, accompagnando generazioni di fedeli nel loro cammino spirituale.

Una testimonianza che parla ancora oggi

Nata con gravi disabilità, santa Margherita ha saputo trasformare la sofferenza in amore, dedicando la propria vita ai poveri e agli ultimi. Una “piccolezza” che, come ha ricordato il vescovo Paolucci Bedini, diventa oggi segno controcorrente e profezia. In un tempo segnato da logiche di potere e autoreferenzialità, la sua vita continua a indicare una strada diversa: quella della dignità che nasce dall’essere figli di Dio e della forza che scaturisce dalla carità.

La celebrazione annuale non è dunque solo memoria, ma scuola di vita: «il luogo dove possiamo imparare – ha detto don Luciano – la grandezza dell’essere figli di Dio e la bellezza di vivere secondo la sua grazia» . E proprio da questa grazia, invocata per il mondo intero, la comunità tifernate riparte, rinnovando il legame con la sua Santa e il suo messaggio sempre attuale.

La Chiesa tifernate celebra santa Margherita e le affida malati e disabili

Lunedì 13 aprile la comunità si riunirà per celebrare santa Margherita di Città di Castello, in una giornata dedicata alla preghiera e al raccoglimento nella chiesa di San Domenico.
Le sante messe si terranno alle ore 8:30 e alle 10. La celebrazione delle ore 18, sarà presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, che affiderà all’intercessione della Santa le persone con disabilità, i malati e l’intera comunità diocesana.

La narrazione sulla Santa

Alle ore 17, prima della santa messa, nel chiostro del convento di San Domenico, alcuni volontari dell’associazione “Le Rose di Gerico”, accompagneranno i fedeli in una narrazione dedicata alla vita e i miracoli di santa Margherita, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua straordinaria esistenza.

La visita al chiostro offre l’opportunità di seguire, attraverso le lunette dipinte, gli episodi della vita della Santa, in un percorso che testimonia la devozione popolare del tempo: le immagini diventano strumenti di mediazione capaci di custodire e trasmettere una fede che si manifesta e prende forma attraverso il linguaggio figurativo. In tal modo, le raffigurazioni divengono espressione di un sentimento religioso che unisce devozione personale e memoria condivisa. Attraversando i secoli, esse permettono oggi alla stessa fede di rinnovarsi, rendendo presente e viva l’esperienza spirituale dei devoti di ogni tempo. L’apertura del chiostro è stata possibile grazie alla preziosa collaborazione con il Comune tifernate.

Una straordinaria esistenza

Nata con gravi disabilità, Margherita seppe trasformare la sofferenza in una straordinaria esperienza di amore e dedizione. Condusse una vita di preghiera intensa, dedicando la sua vita ai poveri, ai malati, agli ultimi. Ancora oggi, la sua figura continua a parlare a chi vive situazioni di fragilità, offrendo un messaggio di speranza e dignità. Santa Margherita continua a illuminare il cammino di molti, ricordando che anche nella debolezza può risplendere una forza capace di trasformare il mondo.

 

Festival Biblico 2026 a Città di Castello: tre appuntamenti per riscoprire il “potere del limite”

C’è anche la Diocesi di Città di Castello tra le protagoniste della ventiduesima edizione del Festival Biblico, l’iniziativa promossa dalla Diocesi di Vicenza e dalla Società San Paolo che, dal 9 aprile al primo giugno 2026, coinvolgerà numerose città italiane.

Per la prima volta, infatti, anche il territorio tifernate ha scelto di aderire alla proposta culturale e spirituale, con il patrocinio della Fondazione Festival Biblico di Vicenza, proponendo un programma articolato in tre appuntamenti di rilievo religioso, sociale e artistico. Un debutto che porta anche in Altotevere un’esperienza ormai consolidata a livello nazionale, capace di mettere in dialogo la Parola di Dio con la vita contemporanea.

Il tema: il limite come occasione di incontro

Al centro dell’edizione 2026 il tema “Il potere del limite”, una prospettiva che invita a rileggere in modo nuovo una dimensione spesso percepita solo come fragilità.

«Credo sia molto bello e importante che per la conoscenza della Scrittura anche in forma popolare e nel dialogo con la cultura, pure nel nostro territorio si possano creare iniziative per incontrare il testo biblico e conoscerlo – sottolinea il vescovo, mons. Luciano Paolucci Bedini. Attraverso alcuni esperti o figure della nostra società si può dialogare attorno a tematiche che sono contenute anche nel testo biblico, un insieme di scritti che attraversa la storia e che nella sua profondità riguarda e coinvolge anche noi nella nostra attualità».

Una prospettiva che trova eco anche nelle parole di Paolo Bocci, presidente dell’associazione Chiese Storiche di Città di Castello e tra i promotori dell’iniziativa: «Il Festival Biblico è stato pensato proprio per attualizzare la Parola, il Vangelo e le Sacre Scritture. Il limite sembra una cosa che nella nostra società non interessa più a nessuno, invece è fondamentale, perché significa rispetto dell’altro, significa come io mi rapporto con gli altri e quindi costruzione di comunità e fraternità».

Il limite, dunque, non solo come segno della finitezza umana, ma come condizione che rende possibile la relazione, fondamento dell’etica e della responsabilità.

Il primo appuntamento: uno sguardo sulle fragilità sociali

Il primo incontro è in programma sabato 11 aprile alle ore 16:30 nella Sala del Consiglio Comunale, con il dialogo sul tema “Disuguaglianze, povertà, disagio, carcere: quali azioni per umanizzare la società”.

Ad aprire l’appuntamento saranno il vescovo mons. Paolucci Bedini e il sindaco Luca Secondi. Il confronto vedrà protagonisti don Marco Briziarelli, delegato regionale delle Caritas dell’Umbria, e il senatore Valter Verini, segretario della Commissione Giustizia del Senato.

«Il primo appuntamento riguarda proprio le disuguaglianze e la povertà, per capire quali azioni siano necessarie per umanizzare la società», spiega Bocci, evidenziando il desiderio di affrontare temi concreti e urgenti che toccano da vicino la vita delle persone.

La meditazione biblica: il potere che si fa cura

Il secondo appuntamento, venerdì 17 aprile alle ore 21 all’Auditorium San Giovanni Decollato, sarà dedicato alla meditazione biblica “Quando il potere si fa cura”, guidata dalla professoressa Adriana Valerio, storica della Chiesa e teologa. «Avremo una storica e biblista come Adriana Valerio che ci aiuterà a riflettere proprio sul tema del limite e su come renderlo attuale», prosegue Bocci.

Un’occasione per rileggere il concetto di potere alla luce del Vangelo, dove esso si trasforma da dominio a servizio, da controllo a cura dell’altro.

San Francesco e la via dell’umiltà

Il Festival si concluderà domenica 19 aprile alle ore 17 al Santuario della Madonna delle Grazie, con l’evento artistico-musicale “Francesco, dall’infinitamente piccolo al dono più grande”, in occasione dell’Ottavo Centenario del Transito di san Francesco d’Assisi (1226-2026).

«Finiremo con san Francesco – spiega ancora Bocci – che ha vissuto profondamente il tema del limite e dell’umiltà nel suo rapporto con gli altri. Sarà un momento artistico che racconterà proprio questo percorso».

Attraverso la musica, l’iniziativa offrirà una riflessione spirituale sulla figura del Poverello, con il coinvolgimento della Schola Cantorum “Giovanni Medici”, della corale “Braccio Fortebraccio” di Montone e della Scuola comunale di musica “Giacomo Puccini”, in collaborazione con il FEC – Fondo Edifici di Culto.

Un “anno zero” che guarda al futuro

Quella del 2026 rappresenta una prima esperienza, ma già con uno sguardo rivolto al futuro. «Questo vuole essere un anno zero – conclude Bocci – reso possibile grazie a un grande lavoro di volontariato. In poche settimane siamo riusciti a costruire questo primo appuntamento, e speriamo che nei prossimi anni si possa continuare, approfondire e migliorare».

Gli organizzatori ci tengono anche a ringraziare i musicisti Fabio Battistelli, Cesare Tiroli, Lorenzo Ronti, Anthony Guerrini; Alvaro Morini, Elisa Romani, Maria Montagnani per le letture che introducono i vari momenti; Susanna Ribuffo e Nuova Prhomos per la collaborazione, insieme a tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione delle iniziative.

Il Festival Biblico si presenta così come una nuova opportunità per la comunità tifernate: un cammino che, a partire dalle Sacre Scritture, invita a leggere il presente con uno sguardo più profondo, riscoprendo proprio nel limite una possibilità di senso, di relazione e di speranza.

La locandina degli appuntamenti della Chiesa tifernate per il Festival Biblico 2026

Pasqua a Città di Castello, il Vescovo: “Cristo è risorto, in Lui una vita nuova per tutti” 

Nella mattina della Domenica di Pasqua, cuore dell’anno liturgico in cui la Chiesa celebra la risurrezione di Cristo e la vittoria della vita sulla morte, il vescovo di Città di Castello e di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica nella cattedrale tifernate dei Santi Florido e Amanzio.

La liturgia pasquale, culmine del Triduo, annuncia il sepolcro vuoto e rinnova per i fedeli la speranza di una vita nuova in Cristo risorto. In questo contesto, il vescovo ha pronunciato l’omelia che proponiamo integralmente.

L’omelia del vescovo Luciano

Una tomba chiusa, sigillata, che segna la fine, la conclusione amara e il fallimento della missione del Messia, l’inviato di Dio che doveva salvare l’umanità. È una tomba spalancata, vuota, che non è riuscita a trattenere quella morte, perché quella morte non segnava la fine ma un nuovo inizio.

Quella vita donata per amore ha attraversato le porte della morte e ha segnato per sempre la vittoria dell’umanità in Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, sul peccato, sul male, sulla sofferenza e sulla morte. E quando, quel mattino – il mattino di Pasqua, il primo giorno della settimana – le donne, con tanta fede e affetto, vanno a onorare il corpo sepolto di Gesù, stanno ancora cercando un uomo morto.

Vogliono compiere il gesto supremo dell’omaggio che si deve ai defunti. Ma non conoscono, non riescono a comprendere che ciò che è accaduto in quella notte segna per sempre una novità assoluta. E allora ecco l’immagine potente di questo masso che aveva chiuso la tomba di Gesù, ormai rotolato via. Ci sono solo le bende che avevano avvolto il suo corpo, il sudario che aveva coperto il suo volto, tutto lì ormai abbandonato, perché non c’è più il segno della morte in quella tomba, ma l’inizio di una vita nuova.

Quando nella notte di Pasqua si accende il cero pasquale, che è il segno di Cristo risorto, la potenza di quel gesto ci ricorda come una piccola luce che si accende nelle tenebre rischiari totalmente l’umanità. E ogni fiammella che si accende a quella luce nuova trasforma la storia dell’umanità. Eppure il Vangelo, anche quello di stamattina, ci ricorda che non avevano ancora compreso la Scrittura, cioè che egli doveva risorgere dai morti. E guardate: è ancora questa la sfida della Pasqua.

A distanza di duemila anni, la sfida è ancora riuscire a comprendere, ad accettare e ad accogliere nella nostra vita che Cristo sia davvero risorto e che con lui anche la nostra vita può risorgere. Perché noi siamo troppo abituati alla morte. Quella la conosciamo, sappiamo che sapore ha. E sappiamo anche quanto la morte si presenti nella nostra vita continuamente, nei giorni e negli anni. Facciamo esperienza di tanti fallimenti della nostra vita e di tante cose che ci feriscono e non comprendiamo: il male, il peccato, la malattia, la sofferenza, la durezza del cuore.

Noi fino a lì arriviamo, a comprendere che con lui possiamo sopportare meglio tutto ciò che offende la nostra storia, la nostra vita. Ma il rischio è che, se Gesù è risorto dai morti e ha lasciato quella tomba, tante volte noi quella tomba non la lasciamo mai.

Spesso, nella nostra vita, rimaniamo impastoiati nelle nostre morti, intrappolati nei tentacoli delle tante sofferenze e fatiche che viviamo. Qualche volta ci abituiamo a tutto ciò che porta con sé la morte e pensiamo di non poter vivere meglio, pensiamo che la nostra vita non possa essere di più e crediamo che la vera liberazione sia la fine della vita.

Invece il Vangelo ci annuncia che, come in Cristo siamo stati sepolti nella morte – sì, perché lui ha pagato il prezzo della nostra ferita mortale – non noi, ma noi con lui abbiamo attraversato quella porta che sembrava chiusa: la porta della morte, del male e del peccato. Però con lui siamo chiamati a risorgere.

Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Ecco, se solo riuscissimo a comprendere questo, allora capiremmo perché ogni anno, nella celebrazione solenne della Pasqua, noi ricordiamo sì la grande notizia della risurrezione del Signore Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo per salvarci, ma ancora di più facciamo memoria e festeggiamo il nostro battesimo.

Ecco il segno dell’acqua con la quale siamo stati aspersi. Perché la vera Pasqua, per ciascuno di noi, è il battesimo che abbiamo ricevuto. Perché in quel gesto sacramentale noi siamo stati immersi nella morte di Cristo, ma siamo stati anche risuscitati. E, se rimaniamo uniti a lui risorto, alla sua parola, alla sua grazia nei sacramenti, allora anche per noi è possibile vivere una vita da risorti.

Facciamo tanta fatica a capire questo, a crederci, ad aprire il nostro cuore perché davvero l’azione dello Spirito Santo compia in noi ciò che ha compiuto in Gesù, davvero ci riscatti da tutto ciò che offende la nostra vita e ci doni una vita libera, capace di vivere nell’amore.

Facciamo fatica perché tante volte, troppe volte, attorno a noi continuiamo a vedere e a contemplare solo segni di morte. Ma quella vita che la Pasqua ci promette comincia da noi. E guardate: davvero basta uno di noi, un fratello o una sorella che, affidato alla risurrezione di Gesù, vive da risorto, per cambiare la storia dell’umanità.

E pensate: se tutti noi che siamo credenti davvero vivessimo quella Pasqua della vita nuova di Gesù risorto, cosa sarebbe il mondo? La risurrezione ha iniziato una rivoluzione nel mondo, e questa rivoluzione va portata avanti. Ma solo noi, grazie alla potenza dell’amore di Dio, possiamo realizzarla. Se lasciamo che la risurrezione di Cristo trasformi anche la nostra vita, ce la restituisca risorta, e possiamo condividerla con i fratelli.

Ecco perché le donne vanno dai discepoli a dire che Gesù è risorto, i discepoli vanno dagli altri discepoli a dire che Gesù è risorto e poi tutti insieme si aiutano ad accogliere questa notizia inattesa e imprevedibile. Se Gesù è risorto, allora la nostra vita è finalmente una vita nuova.

+Luciano, vescovo di Città di Castello e di Gubbio

Giovedì Santo con la Cena del Signore: l’amore che si fa dono e servizio

Con la celebrazione della Messa nella Cena del Signore, la Chiesa tifernate entra nel Triduo pasquale, centro della fede cristiana. Nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio di Città di Castello, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha presieduto una liturgia segnata dal ricordo dell’istituzione dell’Eucaristia e dal gesto della lavanda dei piedi.

Il gesto della lavanda dei piedi

Proprio da questo gesto evangelico ha preso avvio l’omelia del vescovo, che ha richiamato le parole di Gesù: «Capite quello che ho fatto per voi? […] Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». Un gesto che, ha spiegato, rappresenta «l’ultimo grande insegnamento» di Cristo ai suoi discepoli, «la sintesi della sintesi», il cuore del suo messaggio e della sua stessa vita.

L’Ultima Cena con i discepoli

La celebrazione dell’Ultima Cena è stata così riletta come il compimento della Pasqua ebraica e insieme il suo superamento. «Noi oggi siamo stati liberati», ha ricordato il vescovo, sottolineando come la salvezza non sia solo memoria del passato, ma esperienza viva e attuale: Dio continua a liberare l’uomo «da ciò che non ci fa vivere fino in fondo la nostra vita», e lo fa con l’unica forza capace di vincere il male, «l’amore».

Al centro della riflessione, il dono dell’Eucaristia. «Il pane è il mio corpo… il vino è il mio sangue», parole che non indicano un semplice ricordo, ma una realtà che si rinnova: «Oggi Gesù si dà per noi. Oggi Gesù dà la sua vita per la nostra salvezza». In ogni celebrazione eucaristica, ha ribadito Paolucci Bedini, Cristo continua a offrire la sua vita e a comunicare il suo amore.

Ascolta l’omelia del vescovo Luciano

Il gesto più umile

Ma proprio la lavanda dei piedi rende visibile il significato concreto di questo dono. Gesù, «il maestro e il Signore», si china sui discepoli compiendo «il gesto più umile», quello dei servi: un segno che diventa «modello di vita», chiamata a vivere un amore capace di abbassarsi e prendersi cura delle fragilità degli altri.

Da qui l’invito a lasciarsi trasformare dall’Eucaristia: «Abbiamo bisogno di nutrirci di quel pane e di quel vino», perché solo così è possibile vivere una vita libera dal male e «messa a servizio degli altri».

La celebrazione si è così configurata come una soglia: l’ingresso nel mistero pasquale, dove la morte non è sconfitta, ma rivelazione dell’amore più grande. E dove ogni Eucaristia diventa rendimento di grazie: «Grazie, Signore, che hai dato la tua vita per noi».

Sfoglia la galleria fotografica

Città di Castello | Giovedì Santo: l’amore che si fa dono e servizio