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San Francesco a Città di Castello: quattro giorni tra preghiera, musica e cultura

In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi, anche a Città di Castello entrano nel vivo le iniziative promosse dalla Diocesi tifernate, attraverso un’apposita commissione e in collaborazione con le famiglie francescane: Frati minori, Frati minori cappuccini e Ordine francescano secolare.

Fin dall’inizio del 2026, un articolato calendario di celebrazioni e appuntamenti culturali ha offerto alla comunità l’opportunità di approfondire la figura del patrono d’Italia, la sua spiritualità e il profondo legame che unisce Francesco a Città di Castello e all’Alta Valle del Tevere.

San Francesco e il legame con l’Alta Valle del Tevere

Un rapporto che affonda le sue radici nella storia. Francesco attraversò più volte il territorio altotiberino e vi sarebbe tornato anche nel 1224, durante il viaggio da La Verna ad Assisi dopo l’esperienza delle stimmate.

Secondo quanto narrato nelle Considerazioni sulle stimmate, risalenti all’ultimo quarto del XIV secolo, proprio in quell’occasione il Santo avrebbe soggiornato a Città di Castello per circa un mese. Due case del centro storico si contendono ancora oggi il privilegio di averlo ospitato: una in via Plinio il Giovane e l’altra in via Guglielmo Marconi.

La presenza francescana ha lasciato, nel corso dei secoli, numerose tracce nel paesaggio dell’Alta Valle del Tevere. Eremi montani, chiese cittadine, monasteri, località rurali e luoghi rupestri raccontano una storia lunga otto secoli, alimentata dalla presenza di frati, monache e laici e ancora capace di interrogare il presente attraverso valori come povertà, preghiera, carità, fraternità, servizio, accoglienza e ricerca di senso.

Dal primo ottobre preghiera e teatro nella chiesa di San Francesco

Il percorso celebrativo troverà uno dei suoi momenti più significativi dal primo al 4 ottobre, nella chiesa di San Francesco a Città di Castello.

Da giovedì primo a sabato 3 ottobre, ogni mattina alle ore 8.15 saranno celebrate le lodi mattutine, seguite alle 8.30 dalla santa messa.

Giovedì primo ottobre, alle ore 21, è in programma “Le parole di Francesco. Letture di testi francescani”, a cura del Teatro dei 90 – La Porta. Una serata costruita attorno alle parole dello stesso Poverello d’Assisi, attraverso la lettura e l’interpretazione di alcuni suoi scritti, accompagnati da introduzioni storiche e brani musicali.

Un modo originale e coinvolgente per avvicinarsi direttamente alla voce, alla figura e alla spiritualità di Francesco.

“L’abbraccio”: musica e meditazione sul territorio francescano

Venerdì 2 ottobre, ancora alle ore 21, musica e parole saranno protagoniste di “L’abbraccio: Francesco e l’Alta Valle del Tevere”.

La Corale “Marietta Alboni” proporrà canti francescani accompagnati da meditazioni su testi di don Romano Piccinelli, in un percorso dedicato alla presenza e al messaggio di Francesco nella storia e nella spiritualità dell’Alta Valle del Tevere.

La meditazione musicale è già stata proposta nei giorni scorsi, con una significativa partecipazione, in altri due luoghi profondamente legati alla tradizione francescana: l’eremo di Montecasale, a Sansepolcro, e il monastero delle Cappuccine di Città di Castello.

Il Transito di san Francesco presieduto dal vescovo Paolucci Bedini

Sabato 3 ottobre, vigilia della festa, avranno inizio le principali celebrazioni liturgiche. Dopo le lodi e la messa del mattino, alle ore 18, nella chiesa di San Francesco, sarà celebrata la santa messa.

Alle ore 21 si terrà uno degli appuntamenti più intensi della tradizione francescana: la celebrazione del Transito di san Francesco, memoria degli ultimi momenti della vita terrena del Santo.

A presiederla sarà mons. Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Città di Castello e Gubbio. La celebrazione sarà animata dalla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” e accompagnerà la comunità verso la festa del giorno successivo.

Il 4 ottobre la festa di san Francesco d’Assisi

Il momento culminante arriverà domenica 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi, ricorrenza tornata dal 2025 ad essere festa nazionale.

La prima messa sarà celebrata alle ore 8.30 nella chiesa delle Cappuccine. Alle ore 11, nuova celebrazione eucaristica nella chiesa di San Francesco.

Nel pomeriggio, sempre nella chiesa dedicata al Santo, alle 17.15 saranno celebrati i vespri solenni.

Alle ore 18, mons. Domenico Cancian, vescovo emerito di Città di Castello, presiederà il solenne pontificale, alla presenza delle autorità civili e militari.

La celebrazione sarà animata dalla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” e dalla Confraternita di Santo Spirito, concludendo quattro giornate nelle quali dimensione spirituale, cultura e musica si intrecceranno per riscoprire il messaggio e l’eredità di san Francesco a ottocento anni dalla sua morte.

Sospese le celebrazioni alla Madonna delle Grazie

In concomitanza con il programma nella chiesa di San Francesco, dal primo al 4 ottobre saranno sospese le celebrazioni liturgiche nel santuario della Madonna delle Grazie.

 “Frate Sole”, il cinema muto incontra la musica nella Chiesa di San Francesco

Città di Castello, 18 settembre 2026 – Un pubblico numeroso ha partecipato ieri sera, giovedì 17 settembre, nella Chiesa di San Francesco, al cineconcerto Frate Sole, dedicato alla figura del Poverello di Assisi e inserito nel calendario delle iniziative diocesane per gli 800 anni dalla morte di San Francesco. La serata ha proposto la proiezione dell’omonimo film muto del 1918, realizzato da Ugo Falena e Mario Corsi e presentato nell’edizione restaurata dalla Cineteca Milano, accompagnata dalla musica dal vivo all’antico organo meccanico Francesco Polinori.

Un’esperienza irripetibile

A rendere particolarmente intensa e originale l’esperienza è stato l’intervento di Giuseppe Luccaccioni, giovanissimo musicista di talento, chiamato a confrontarsi con una delle forme più affascinanti e impegnative dell’espressione musicale: l’improvvisazione dal vivo sulle immagini. Di fronte allo schermo, Luccaccioni ha costruito la musica momento dopo momento, senza affidarsi a una colonna sonora prestabilita. La sua esecuzione è diventata un vero e proprio dialogo istantaneo con il film, nel quale gesti, emozioni, pause e atmosfere hanno trovato una risposta sonora continuamente rinnovata. È proprio nell’immediatezza dell’improvvisazione che si è manifestato il talento del giovane musicista: la capacità di ascoltare le immagini, interpretarle e trasformarle in suono, seguendo il ritmo della narrazione e lasciando che la musica nascesse direttamente dall’incontro con ciò che accadeva sullo schermo. Ne è scaturita una performance irripetibile, una traccia sonora legata a quel preciso momento, a quel luogo e alla sensibilità dell’interprete.

Lo stesso film potrà essere nuovamente proiettato, ma quella musica non potrà essere ripetuta esattamente nello stesso modo. È questo uno degli aspetti più affascinanti del cineconcerto: un’esperienza condivisa dal pubblico, ma al tempo stesso unica e non replicabile. La scelta di affiancare un giovane interprete a una pellicola di oltre un secolo fa ha inoltre dato vita a un significativo incontro tra generazioni e linguaggi: il cinema delle origini, l’antico organo e la creatività musicale contemporanea si sono incontrati in uno stesso spazio, restituendo nuova vitalità a un’opera dedicata a San Francesco. La serata ha mostrato così quanto possano essere feconde le contaminazioni tra le diverse forme d’arte e quanto un giovane talento, quando viene messo nelle condizioni di esprimersi pienamente, possa trasformare un appuntamento culturale in un’esperienza profondamente partecipata. La serata di Frate Sole lascia dunque un segno nel percorso delle celebrazioni francescane: un antico film, un organo storico e la sensibilità di un giovane musicista si sono incontrati per una sola sera, dando vita a un’esperienza artistica che proprio nella sua irripetibilità ha trovato la sua forza.

Un giovane talento

Nato nel 2004, Giuseppe Lucaccioni si avvicina al pianoforte e all’organo nel 2012, iniziando il suo percorso con il maestro Alessandro Bianconi. Dal 2017 approfondisce lo studio dell’organo e della composizione organistica al Conservatorio “F. Morlacchi” di Perugia, dove segue gli insegnamenti dei maestri Luca Scandali e Claudio Brizi e conclude nel 2023 il percorso preaccademico. La sua formazione si arricchisce attraverso masterclass con alcuni tra i più importanti interpreti del panorama organistico internazionale, tra cui Peter Van de Velde, Andrea Marcon, Daniel Roth e Philippe Lefebvr .

L’esperienza concertistica

Nonostante la giovane età, Lucaccioni ha già maturato una significativa esperienza concertistica, esibendosi come solista in rassegne organistiche in Italia, Germania, Francia e Belgio. Tra gli appuntamenti a cui ha partecipato figurano Orgelmusik zum Weihnachtsmarkt presso la Stiftskirche di Stoccarda, le Vespérales de l’orgue Dubois e le Gentse Orgelfeesten. Accanto all’attività solistica, il musicista coltiva con particolare interesse la musica d’insieme, confrontandosi con importanti formazioni corali e orchestrali. Nel 2025 ha partecipato con la Philharmonia Nicolai Aalen all’esecuzione di In Terra Pax del compositore svizzero Frank Martin, nell’ambito delle iniziative per l’80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Nel 2026 ha inoltre accompagnato il coro di voci bianche Collegium iuvenum Stuttgart durante una tournée in Francia e Lussemburgo.

Il suo legame con Città di Castello è particolarmente significativo: dal 2019 al 2023 è stato organista presso il Santuario della Madonna delle Grazie, esperienza che ha contribuito alla sua crescita nel campo della musica liturgica e sacra. Dal 2024 Lucaccioni prosegue la propria formazione in Germania, dove frequenta il corso di laurea in Musica Sacra (Bachelor Kirchenmusik) presso la Hochschule für Musik und Darstellende Kunst di Stoccarda, nella classe del professor Jürgen Essl. Un percorso internazionale che nel 2026 è stato ulteriormente riconosciuto con l’assegnazione di una borsa di studio della Fondazione Leibinger.

 

 

 

 

 

Frate Sole, il cinema celebra san Francesco con il film del 1918

Un secolo dopo la sua prima apparizione sul grande schermo, Frate Sole torna a raccontare san Francesco attraverso la forza delle immagini e della musica.

L’appuntamento è per giovedì 17 settembre, alle ore 21, nella chiesa di San Francesco a Città di Castello. Organizzata dalla Diocesi di Città di Castello in collaborazione con la Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini”, la serata è inserita nel programma delle celebrazioni diocesane per gli 800 anni dalla morte di san Francesco.

Il film nella festa delle Stimmate di san Francesco

La scelta della data assume un significato particolare: il 17 settembre ricorre infatti la festa delle Stimmate di san Francesco, memoria che richiama direttamente l’ultimo dei quattro episodi nei quali è articolata la pellicola.

A rendere ancora più suggestiva la serata sarà l’improvvisazione organistica di Giuseppe Luccaccioni, eseguita all’antico organo della chiesa francescana, uno strumento realizzato da Francesco Polinori nel 1763.

L’organista Giuseppe Lucaccioni

“Frate Sole”, un gioiello del cinema italiano delle origini

Uscito nel 1918, Frate Sole rappresenta uno dei gioielli del cinema italiano delle origini e una delle prime grandi opere cinematografiche dedicate alla figura del Poverello.

Regia e sceneggiatura sono di Ugo Falena e Mario Corsi, mentre alla fotografia lavorò Giorgino Ricci; scenografie e costumi portano le firme di Camillo Innocenti e Duilio Cambellotti. Nel cast spiccano Uberto Palmarini, interprete di san Francesco, e Silvia Malinverni, nel ruolo di santa Chiara.

Un grande affresco sulla vita e la spiritualità di Francesco

Il film nacque da un progetto ambizioso, concepito per restituire sullo schermo non soltanto la vicenda biografica del Santo, ma l’intero universo umano e spirituale nel quale visse.

Mario Corsi raccontò di avere consultato l’ampia bibliografia francescana disponibile all’epoca, consapevole della difficoltà di trasformare in immagini una figura tanto alta e conosciuta.

Il risultato fu un grande affresco corale, girato tra Assisi, Gubbio, Perugia e il Lago Trasimeno, nel quale, accanto agli attori professionisti, compaiono anche autentici francescani.

I quattro episodi di “Frate Sole”

La narrazione è articolata in quattro episodi: «Il bacio al lebbroso», «Sulle orme del poverello», «Il tempo» e «Le stigmate». Più che una biografia lineare, il film propone una successione di quadri e immagini-simbolo.

Dal gesto con cui il giovane Francesco supera la paura e abbraccia il lebbroso, alla rinuncia ai beni paterni, dalla nascita della fraternità all’incontro con Chiara, fino alla Verna e alle stigmate, il Santo emerge immerso nella storia e nell’umanità del suo tempo.

La prima proiezione nel 1918 all’Augusteo di Roma

La prima proiezione si tenne il 7 giugno 1918 all’Augusteo di Roma, con orchestra dal vivo. L’opera fu presentata come una «restituzione francescana in 4 canti», accompagnata dalla musica del compositore umbro Luigi Mancinelli.

Fu un evento di grande risonanza, alla presenza di esponenti della famiglia reale, ministri e importanti prelati. Proprio l’incontro tra immagini e musica rappresentò uno degli aspetti più innovativi dell’opera, anticipando una modalità espressiva che sarebbe diventata fondamentale nella storia del cinema.

Oggi è sopravvissuta una sola copia della pellicola, restaurata nel 1998 dalla Fondazione Cineteca Italiana e conservata dalla Cineteca di Milano.

La locandina del cineconcerto

Madonna delle Grazie, una comunità affidata allo sguardo di Maria

Grande partecipazione e profonda devozione popolare hanno accompagnato a Città di Castello le celebrazioni per la Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi, culminate mercoledì 26 agosto nella solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini.

Numerosi i fedeli che nel corso della giornata hanno raggiunto il Santuario di Santa Maria delle Grazie per le Messe, la preghiera e le confessioni, al termine di un cammino iniziato nei giorni precedenti con il triduo, la veglia e la tradizionale processione con la venerata immagine mariana per le vie del centro storico.

Una celebrazione con il clero diocesano

La Messa solenne del pomeriggio ha visto accanto al vescovo numerosi sacerdoti del clero diocesano, a partire dal vicario generale don Andrea Czortek, parroco della comunità della Madonna delle Grazie.

La celebrazione ha raccolto una partecipazione intensa, espressione di quel legame antico che unisce il popolo tifernate alla sua patrona e che quest’anno ha assunto un valore particolare nel 570° anniversario della venerata immagine, dipinta nel 1456.

Al centro dell’omelia Paolucci Bedini ha posto il Vangelo delle nozze di Cana, invitando a non leggere quanto avvenuto semplicemente come uno dei miracoli compiuti da Gesù. Giovanni, ha ricordato il vescovo, parla infatti dell’“inizio dei segni”: gesti che non rappresentano una soluzione magica ai problemi dell’uomo, ma indicano la strada attraverso la quale Dio entra nella storia e conduce alla salvezza.

Maria si accorge di ciò che manca

È proprio Maria, nella scena di Cana, a intuire per prima che qualcosa è venuto meno. Da qui il cuore della riflessione proposta dal vescovo: Maria è accanto alla vita dell’uomo con una premura materna capace di accorgersi di ciò che manca, anche quando ciascuno non riesce più a riconoscerlo da solo.

Il vino che viene meno diventa così il segno di quella gioia piena che può smarrirsi quando la vita prende strade lontane dall’amore di Dio. Maria vede, comprende e intercede presso il Figlio.

Per questo, ha osservato Paolucci Bedini, la preghiera alla Vergine non dovrebbe ridursi soltanto alla richiesta di una grazia particolare. Occorre anche l’umiltà di domandarle: aiutami a vedere ciò che manca nella mia vita, ciò di cui forse non riesco più ad accorgermi, per poter aprire nuovamente il cuore al Signore.

I veri miracoli che cambiano la vita

Il vescovo Luciano ha quindi indicato quelli che possono essere considerati i veri miracoli nella vita quotidiana: trovare la forza di riprendere il cammino, rialzarsi, affidarsi nuovamente a Dio, chiedere perdono, riaprire relazioni rese difficili dalla durezza del cuore oppure uscire dai propri egoismi per accorgersi dei bisogni degli altri.

È lì, ha sottolineato, che la vita torna a risvegliarsi e a rinnovarsi, diventando nuovamente aperta alla misericordia di Dio.

Una grazia anche per la città

Nella parte conclusiva dell’omelia lo sguardo si è allargato dalla vita personale alla comunità. Proprio perché la Madonna delle Grazie è patrona principale di Città di Castello, il vescovo ha invitato a chiedere che questa capacità di “accorgersi di ciò che manca” diventi una grazia per l’intera città.

Non basta infatti vedere ciò che non funziona: occorre anche “rimboccarsi le maniche” e fare ciò che è possibile perché tutti possano vivere meglio nel territorio. È questo, ha concluso Paolucci Bedini, il miracolo di cui ha bisogno anche la città.

Come da tradizione, al termine della celebrazione il vescovo e i fedeli si sono raccolti nella cappella laterale che custodisce la venerata immagine della Madonna delle Grazie, concludendo la giornata con la preghiera e l’affidamento della città e della diocesi alla loro patrona. Alla celebrazione solenne ha partecipato anche il vicesindaco di Città di Castello, Giuseppe Stefano Bernicchi, con il Gonfalone cittadino.

Cammino 888, le donne cantano san Francesco: tappe a Città di Castello e Gubbio

Otto donne, 376 chilometri a piedi e un viaggio che intreccia arte, spiritualità, memoria e libertà. Lunedì 24 agosto il “Cammino 888 – Le donne cantano San Francesco” arriverà a Città di Castello, mentre martedì 25 farà tappa a Gubbio, entrando così nel tratto conclusivo del percorso verso Assisi. In entrambe le città, alle ore 19, l’arrivo delle camminatrici sarà accompagnato da una performance artistica.

Il progetto collega fisicamente e spiritualmente il santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone, nel Mantovano, alla basilica di San Francesco d’Assisi, attraverso un nuovo pellegrinaggio definito dagli organizzatori «spirituale, etico e artistico», capace di incontrare e incrociare altri cammini che nei secoli hanno attraversato l’Italia.

Otto donne tra Francesco e la conquista della libertà

A dare il nome all’iniziativa è il numero 8, attorno al quale si costruisce la simbologia dell’intero progetto: otto sono le donne protagoniste del viaggio, 800 gli anni dalla morte di san Francesco d’Assisi che si celebrano nel 2026 e 80 gli anni trascorsi dal primo voto delle donne italiane, avvenuto nel 1946.

Il cammino vuole mettere in dialogo queste ricorrenze attraverso i temi della pace, della dignità e della partecipazione. Nel progetto originario l’8 è anche richiamo all’infinito, alla continuità e alla rigenerazione, mentre il viaggio delle otto donne viene presentato come un percorso di ascolto e una «lotta silente» da opporre al fragore delle armi.

Le protagoniste sono Marta Mazzocchi, Asmara Bassetti, Giulia Dabalà, Margherita Frau, Elisa Guarraggi, Viola Marielli, Sonja Kieser e Sara Ubbiali, artiste e ricercatrici legate, con linguaggi differenti, alla musica, al canto, al teatro, alla danza e alle tradizioni popolari.

A Città di Castello nella chiesa della Madonna delle Grazie

Dopo aver attraversato Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, il Cammino entrerà nel suo tratto umbro. Il 23 agosto le artiste raggiungeranno Chiusi della Verna, luogo fortemente legato alla vicenda spirituale di Francesco, per poi proseguire verso Città di Castello lunedì 24 agosto.

L’arrivo è previsto alle ore 19 nel santuario della Madonna delle Grazie, dove si svolgerà anche la performance artistica che accompagna le tappe del progetto. All’appuntamento tifernate, oltre all’Ufficio pellegrinaggi e tempo libero della Diocesi di Città di Castello e all’Amministrazione comunale, hanno collaborato l’associazione Le Rose di Gerico e la Caritas diocesana.

La scelta del luogo aggiunge un ulteriore elemento simbolico a un itinerario nato proprio dal Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone: il cammino mette infatti in relazione spiritualità mariana e francescana attraverso territori e comunità differenti.

Il progetto è pensato come esperienza aperta: lungo i 376 chilometri le otto donne si alternano in una staffetta e il percorso può essere condiviso, anche soltanto per alcuni tratti, da cittadini, associazioni, pellegrini e viandanti.

La locandina della tappa di Città di Castello del Cammino 888

Il 25 agosto l’arrivo nella Gubbio francescana

Il giorno successivo, martedì 25 agosto, il Cammino 888 raggiungerà Gubbio. Anche qui l’appuntamento è fissato alle ore 19, questa volta nella chiesa di San Francesco, con l’arrivo del cammino e la performance artistica delle otto protagoniste.

È una tappa dal valore particolarmente evocativo nell’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo. Gubbio è infatti una delle città più profondamente legate alla memoria francescana: qui la tradizione colloca l’incontro con il lupo, divenuto nel tempo simbolo universale di riconciliazione e della possibilità di trasformare la paura e il conflitto attraverso il dialogo. Anche per questo, l’accoglienza del progetto nella “città dei Ceri” è stata coordinata dal comitato Francesco a Gubbio, composto da Chiesa eugubina, Comune e famiglie francescane.

La chiesa di San Francesco, inoltre, restituisce al passaggio del Cammino 888 un legame diretto con la presenza e la memoria del Poverello nella città, prima dell’ultima tappa che il 26 agosto condurrà le camminatrici ad Assisi.

“Cantica”, la performance nata dal cammino

Cuore artistico del progetto è “Cantica”, una performance costruita a partire dal viaggio stesso delle otto donne. Natura, sacro e profano si intrecciano in un’opera pensata come un trittico, nel quale corpi e voci femminili sono accompagnati anche da tamburi a cornice e strumenti della tradizione.

La prima parte, Lode, propone un’esecuzione polivocale del repertorio sacro della Sardegna. Segue Natura, Madre, Emigrante, una transizione fisica e simbolica verso racconti, sonorità naturali e figure archetipiche del femminile. La terza parte, Creature Femminili, recupera invece melodie e canti attraverso i quali le donne hanno raccontato per secoli l’amore, la maternità, il lavoro, la lotta e il desiderio di libertà.

A tenere insieme l’intera proposta è il messaggio di san Francesco, declinato attraverso tre dimensioni indicate dagli stessi promotori: riconnessione con la natura, lentezza e ascolto.

Gli ultimi passi verso Assisi

Le tappe di Città di Castello e Gubbio accompagneranno dunque il progetto verso la sua conclusione. Dopo centinaia di chilometri e l’attraversamento di quattro regioni, il 26 agosto il Cammino 888 raggiungerà Assisi, chiudendo idealmente il cerchio alla Basilica di San Francesco.

Un viaggio che affida alle voci e ai passi di otto donne un messaggio di pace e libertà, scegliendo il cammino, l’arte e la condivisione come linguaggi per parlare alle comunità nell’anno francescano.

La immagini del cammino

Da Canoscio alla Madonna delle Grazie, agosto nel segno di Maria

Dopo la grande partecipazione alla festa dell’Assunta al Santuario della Madonna del Transito di Canoscio, la Chiesa di Città di Castello si prepara a vivere un’altra settimana intensa di fede e tradizione. Dal 23 al 26 agosto il fulcro delle celebrazioni si sposterà nel centro storico tifernate, tra l’anniversario della dedicazione della Cattedrale e la festa della Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi. Un appuntamento che nel 2026 assume un significato particolare per il 570° anniversario della pittura della venerata immagine, risalente al 1456.

Canoscio, pellegrini e tante confessioni per l’Assunta

La solennità del 15 agosto ha richiamato a Canoscio numerosi fedeli fin dalle prime ore del mattino. Molti si sono accostati al sacramento della riconciliazione, mentre le diverse celebrazioni hanno accompagnato l’intera giornata nel Santuario dedicato alla Madonna del Transito.

Tra i pellegrini anche il tradizionale gruppo proveniente da Castiglion Fiorentino, presente già nei giorni precedenti la festa. La Messa delle 9.30 è stata presieduta dal parroco della cittadina toscana, mentre alle 11 la celebrazione solenne è stata guidata dal vescovo Luciano Paolucci Bedini.

Nell’omelia il vescovo ha indicato nell’Assunzione di Maria un segno di fiducia e di speranza per ogni uomo. Di fronte alle divisioni e alle differenze che spesso segnano le relazioni umane, Paolucci Bedini ha richiamato il desiderio profondo che accomuna ogni persona: la ricerca della pace, dell’armonia e della comunione.

Maria, creatura umana accolta pienamente da Dio, diventa così il segno del destino al quale tutti sono chiamati. Da qui l’invito a imparare già nel presente a mettere in evidenza ciò che unisce anziché ciò che divide, ricordando che lo sguardo di Dio non fa differenze tra gli uomini.

Le celebrazioni sono proseguite il 16 agosto, con le Messe e la tradizionale benedizione dei bambini, chiudendo uno degli appuntamenti mariani più partecipati dell’estate diocesana.

Il 23 agosto la dedicazione della Cattedrale

Il nuovo tratto di questo cammino di fede si aprirà domenica 23 agosto con l’anniversario della dedicazione della Basilica Cattedrale dei santi Florido e Amanzio, cuore spirituale e liturgico della Chiesa tifernate.

La ricorrenza sarà ricordata durante le Messe domenicali e offrirà l’occasione per richiamare il significato della Cattedrale non soltanto come edificio, ma come segno della comunità cristiana formata dalle “pietre vive” dei battezzati, riuniti attorno all’Eucaristia e in comunione con il Vescovo.

La Cattedrale custodisce una storia strettamente intrecciata a quella della città. La prima costruzione viene fatta risalire a san Florido nel VI secolo; un nuovo edificio dedicato ai santi Florido e Amanzio fu poi consacrato nell’XI secolo. Ricostruita tra Quattrocento e Cinquecento, la chiesa venne nuovamente consacrata nel 1540 e nel 1888 papa Leone XIII la elevò a Basilica minore.

Madonna delle Grazie, una festa nel segno dei 570 anni dell’immagine

Sempre domenica 23 agosto prenderà il via il triduo di preparazione alla festa della Madonna delle Grazie, custodita nel Santuario di Santa Maria delle Grazie.

La celebrazione del 2026 sarà segnata dal 570° anniversario della realizzazione della venerata immagine, dipinta nel 1456 da Giovanni di Piamonte, artista legato alla scuola di Piero della Francesca. La tavola raffigura la Vergine con il Bambino insieme ai santi Florido e Filippo Benizi ed è da secoli uno dei riferimenti religiosi più profondi della comunità tifernate.

Il triduo sarà animato da padre Luigi Ruggiero, dell’Ordine dei Frati minori cappuccini.

Il triduo dal 23 al 25 agosto

Domenica 23 agosto il programma inizierà alle 11 con la Santa Messa. Nel pomeriggio, alle 17.30, sarà recitato comunitariamente il Rosario, seguito alle 18 dai Vespri e alle 18.30 dalla celebrazione eucaristica. La giornata si concluderà alle 21 con una veglia di preghiera.

Lunedì 24 agosto le celebrazioni inizieranno alle 8.15 con le Lodi mattutine e la Santa Messa. Nel pomeriggio si ripeterà il cammino di preghiera: Rosario alle 17.30, Vespri alle 18 e Messa alle 18.30.

Lo stesso programma sarà proposto martedì 25 agosto, con Lodi e Messa alle 8.15, Rosario alle 17.30, Vespri alle 18 e celebrazione eucaristica alle 18.30.

Il 25 agosto la processione con la venerata immagine

Uno dei momenti più attesi sarà la processione di martedì 25 agosto, con partenza alle 21 dal Santuario di Santa Maria delle Grazie.

La venerata immagine sarà portata per alcune vie e piazze del centro storico, rinnovando una tradizione che lega da secoli la devozione mariana alla vita religiosa e civile della città. Il percorso toccherà via delle Giulianelle, via Campo dei Fiori, via dei Conti, via XX Settembre, via Trastevere, piazza San Girolamo, via della Fraternita, via dei Fucci e piazza Magherini Graziani, per poi tornare attraverso via XX Settembre al Santuario.

Un gesto pubblico di fede che acquista un valore ancora più significativo proprio nell’anno in cui si ricordano i 570 anni della venerata immagine.

Il 26 agosto la solennità della patrona

Il momento culminante arriverà mercoledì 26 agosto, giorno della solennità della Madonna delle Grazie.

La giornata si aprirà alle 7.30 con le Lodi mattutine. Le Sante Messe saranno celebrate alle ore 8, 9, 10 e 11, mentre alle 17.30 sono previsti i Vespri solenni.

Alle 18.30 il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiederà la solenne concelebrazione eucaristica, animata dalla Corale “Marietta Alboni” e dalla Confraternita di Santo Spirito.

Per tutta la giornata i sacerdoti saranno inoltre disponibili per le confessioni, offrendo ai fedeli la possibilità di vivere la festa anche attraverso il sacramento della Riconciliazione.

La locandina delle celebrazioni 2026 al Santuario della Madonna delle Grazie

Canoscio si prepara alla festa dell’Assunta e della Madonna del Transito

Nel mese di agosto il Santuario della Madonna del Transito di Canoscio, a Città di Castello, torna a essere meta di fedeli e pellegrini per uno degli appuntamenti mariani più sentiti della diocesi. La solennità dell’Assunzione di Maria, celebrata il 15 agosto, viene preceduta anche quest’anno dalla tradizionale novena e dalla processione della vigilia, mentre le celebrazioni proseguiranno il 16 agosto con la benedizione dei bambini. Il tutto grazie all’impegno della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, affidati alla cura pastorale di don Franco Sgoluppi.

La novena e la processione verso il Santuario

Il cammino di preparazione alla festa dell’Assunta a Canoscio è iniziato il 6 agosto con la novena, celebrata ogni sera alle ore 21 e in programma fino a giovedì 13 agosto.

Particolarmente atteso è l’appuntamento di venerdì 14 agosto, vigilia della solennità. Alle 21 prenderà il via dalla Pieve la tradizionale processione verso il Santuario della Madonna del Transito, momento che ogni anno accompagna fedeli e pellegrini verso il cuore delle celebrazioni mariane.

Un percorso di preghiera e di affidamento a Maria che conserva un forte legame con la devozione popolare e con la storia religiosa del territorio tifernate.

Il 15 agosto la Messa con il vescovo Paolucci Bedini

Sabato 15 agosto, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santuario accoglie i fedeli fin dalle prime ore del mattino.

Le Messe vengono celebrate alle ore 7, 8, 9.30, 11, 16.30 e 18. La celebrazione delle ore 11 è presieduta dal vescovo di Città di Castello, Luciano Paolucci Bedini.

La festa dell’Assunta rappresenta tradizionalmente uno dei momenti di maggiore affluenza al Santuario di Canoscio, luogo mariano particolarmente caro alla comunità diocesana e punto di riferimento per pellegrini provenienti anche dai territori circostanti.

Il 16 agosto la benedizione dei bambini

Le celebrazioni proseguono domenica 16 agosto, con le Messe alle ore 9, 11, 16.30 e 18. Al termine di ciascuna celebrazione viene impartita la tradizionale benedizione ai bambini, altro momento particolarmente legato alla devozione popolare del Santuario.

Per tutta la durata della festa i sacerdoti sono a disposizione per le confessioni, offrendo ai pellegrini la possibilità di vivere anche il sacramento della riconciliazione.

Agosto, mese mariano per la Chiesa tifernate

Dopo la festa di Canoscio si apre una seconda parte di agosto molto intensa per la diocesi di Città di Castello. Dal 23 agosto, infatti, l’attenzione si sposta nel centro storico tifernate per le celebrazioni dedicate alla Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi.

Due appuntamenti diversi, ma profondamente radicati nella storia e nella pietà popolare locale, che ancora una volta accompagneranno la comunità diocesana attraverso alcuni dei giorni più significativi dell’estate.

Santa Chiara a Città di Castello: messa per la festa dell’11 agosto

Anche Città di Castello celebra la memoria liturgica di santa Chiara d’Assisi, una delle figure più luminose della spiritualità francescana. Martedì 11 agosto, nel monastero di Santa Chiara, detto delle Murate, la Messa sarà celebrata alle ore 8 da don Alberto Gildoni, parroco della Cattedrale tifernate e cancelliere vescovile.

Una ricorrenza che, nel cuore della città, assume un significato particolare. Il monastero custodisce infatti una storia secolare legata alla presenza delle Clarisse e, più in generale, alla spiritualità francescana contemplativa, che ancora oggi continua attraverso la comunità delle Suore Francescane dell’Immacolata.

Una presenza che attraversa i secoli

Lunga e complessa è la storia del movimento di santa Chiara a Città di Castello. Nel corso del Medioevo diversi monasteri femminili, alcuni originariamente benedettini, abbracciarono la Regola della santa di Assisi. Con il passare del tempo queste comunità furono progressivamente riunite nel monastero di Santa Maria in Trastevere, situato fuori dalle mura cittadine, secondo alcuni studiosi nei pressi dell’attuale località di Casalsole.

La posizione esposta rese però il monastero vulnerabile: l’edificio venne incendiato per due volte. Nel 1411 le religiose furono quindi trasferite all’interno delle mura, presso la chiesa di Santa Lucia.

Un nuovo passaggio avvenne nel XVI secolo. Le Clarisse entrarono nell’antico complesso di San Giacomo alla Scatorbia, dove rimasero per quasi cinque secoli, divenendo note in città anche come le Murate o Rimurate di santa Chiara.

Dalle Clarisse alla nuova comunità contemplativa

L’ingresso del monastero di Santa Chiara, detto delle Murate, a Città di Castello

Il complesso di San Giacomo aveva alle spalle una storia ancora più antica. Nato come insediamento legato all’Ordine benedettino vallombrosano, nel Cinquecento passò alle religiose provenienti dal monastero fuori città. Nel 1535 le Clarisse vi si stabilirono definitivamente.

La loro presenza è proseguita fino al maggio 2005. Dal 15 maggio di quell’anno, solennità di Pentecoste, nel monastero sono presenti le Suore francescane dell’Immacolata di vita contemplativa, che hanno raccolto in forme proprie l’eredità di preghiera custodita per secoli in questo luogo.

La vita della comunità è scandita soprattutto dalla preghiera, dall’adorazione e dalla liturgia, insieme al lavoro quotidiano e allo studio, secondo la tradizione della vita religiosa contemplativa francescana.

Santa Chiara e il richiamo alla vita contemplativa

La festa dell’11 agosto diventa così anche un’occasione per riscoprire una presenza spesso silenziosa ma profondamente radicata nella storia ecclesiale di Città di Castello. Santa Chiara, nata ad Assisi alla fine del XII secolo e legata a san Francesco da una comune scelta evangelica di povertà e fraternità, diede origine a una forma di vita consacrata destinata a diffondersi in tutta Europa.

Anche la città tifernate ne conserva una traccia secolare. Non soltanto negli edifici e nelle vicende del monastero, ma nella continuità di una vita dedicata alla preghiera che ha attraversato generazioni diverse.

La celebrazione dell’11 agosto rinnoverà dunque il legame tra Città di Castello, santa Chiara e la tradizione francescana, in un luogo che da secoli custodisce una vocazione alla contemplazione nel cuore stesso della città.

Città di Castello, celebrazioni francescane tra cultura, liturgia e spiritualità

Nei mesi di giugno e luglio la chiesa di San Francesco a Città di Castello ha ospitato significativi momenti culturali promossi dalla Diocesi e legati all’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.

Il 17 giugno il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Felice Accrocca, esperto francescanista, ha tenuto un’apprezzata conferenza sul Testamento di san Francesco. In tre sabati del mese di luglio si è svolta, invece, la consueta rassegna “Al suono dell’Angelus”, promossa dalla Schola Cantorum “Abbatini” e caratterizzata dalla proposta di musiche legate alla tradizione francescana.

Il 2 agosto il Perdono di Assisi

Con il prossimo 2 agosto prende avvio il programma delle celebrazioni liturgiche legate all’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi.

In quel giorno, in occasione del cosiddetto “Perdono di Assisi”, sarà possibile ottenere l’indulgenza che, secondo la tradizione, fu concessa da papa Onorio III nel 1216 su richiesta di san Francesco.

Il programma prevede la celebrazione della messa nella chiesa cittadina di San Francesco alle ore 11 e alle ore 18, con la possibilità di accostarsi al sacramento della confessione a partire dalle 10 al mattino e dalle 17 nel pomeriggio.

Per questo motivo, domenica 2 agosto, non sarà celebrata la messa delle ore 11 nel santuario di Santa Maria delle Grazie.

Il Giubileo francescano e le confessioni

Quest’anno è stato indetto anche uno speciale “Giubileo francescano”. Dal primo agosto al 3 ottobre 2026, ogni sabato, dalle ore 10 alle 12, nella chiesa tifernate di San Francesco sarà presente un sacerdote disponibile per il sacramento della confessione.

Si tratta di opportunità rivolte a quanti desiderano vivere l’ottavo centenario della morte di san Francesco come occasione di rinnovamento della propria vita spirituale.

Da Città di Castello e Gubbio a Lourdes, un pellegrinaggio da riportare nella vita

Si è concluso nel fine settimana scorso il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi dell’Umbria al santuario mariano di Lourdes, esperienza che ha riunito 577 partecipanti provenienti dalle diverse diocesi umbre. Una presenza significativa è arrivata anche dalle Chiese di Gubbio e Città di Castello, con circa 90 pellegrini partiti dall’area di Gubbio e Umbertide e una quindicina dalla diocesi tifernate.

A guidare il pellegrinaggio, insieme ai sacerdoti, alle religiose, ai volontari, alle dame e ai barellieri dell’Unitalsi, sono stati i vescovi umbri Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, e Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio e di Città di Castello. Presente anche il vescovo emerito di Orvieto-Todi, Benedetto Tuzia.

Sono state giornate intense, scandite dalla preghiera, dalle celebrazioni, dal servizio ai malati, dagli incontri e dai momenti vissuti nei luoghi legati alle apparizioni della Vergine a Bernadette. Un cammino nel quale la dimensione personale della fede si intreccia continuamente con quella comunitaria: pellegrini di età ed esperienze differenti che condividono il viaggio, la fatica, le domande, il silenzio e il servizio.

Il pellegrinaggio umbro si è incrociato a Lourdes anche con il cammino dei 420 giovani dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve diretti verso Santiago de Compostela, offrendo per alcune ore l’immagine di una Chiesa regionale capace di riunire generazioni e vocazioni diverse attorno a una stessa esperienza di fede.

«Il pellegrinaggio non finisce»

È stato mons. Luciano Paolucci Bedini a presiedere e a pronunciare l’omelia della Messa dell’arrivederci, celebrata il 24 luglio nella basilica sotterranea di San Pio X. Il vescovo ha invitato i pellegrini a non considerare Lourdes soltanto come la meta raggiunta dopo il viaggio, ma come un punto dal quale ripartire.

«Il pellegrinaggio non finisce», ha ricordato. Tornare a casa, infatti, non significa riprendere semplicemente «la vita di prima», lasciando a Lourdes ciò che si è ricevuto. I doni sperimentati nei giorni trascorsi al santuario, ha sottolineato Paolucci Bedini, sono destinati a continuare a lavorare nella vita quotidiana e a portare frutto.

Richiamando la parabola evangelica del seminatore, il vescovo ha paragonato il pellegrinaggio alla cura del terreno del cuore: riaprire ciò che si è indurito, liberare il terreno dai rovi e dai sassi e permettere alla parte buona presente in ciascuno di diventare nuovamente feconda.

Quattro doni da riportare a casa

Quattro, in particolare, le esperienze che mons. Paolucci Bedini ha indicato ai pellegrini come eredità di Lourdes: il silenzio, la preghiera, la fraternità e la carità.

Il primo è un «silenzio abitato», capace di interrompere il rumore e la corsa delle giornate e di restituire spazio all’ascolto di se stessi e di Dio. Poi la preghiera, non soltanto come domanda o supplica, ma anzitutto come ascolto di quella Parola che ricorda a ogni uomo e ogni donna di essere, davanti a Dio, «figli amati».

Il terzo dono è la fraternità sperimentata durante il viaggio. Una dimensione che il vescovo ha indicato come «l’unico antidoto alla solitudine», invitando i pellegrini a trasformare anche le comunità e i gruppi di appartenenza in luoghi di accoglienza, amicizia e condivisione.

Infine la carità, resa visibile a Lourdes dal servizio dei volontari e dall’attenzione riservata in particolare alle persone malate e fragili, ma chiamata a proseguire una volta tornati nelle proprie città e nelle proprie parrocchie. Perché, ha ricordato Paolucci Bedini, non esiste una vita autenticamente cristiana che non si traduca nella «vicinanza e nel servizio agli altri fratelli», soprattutto a chi attraversa sofferenza, bisogno, solitudine e fatica.

È dunque con questo patrimonio che anche i pellegrini di Gubbio, Umbertide e Città di Castello hanno fatto ritorno nelle proprie comunità. Lourdes resta alle spalle come luogo geografico, ma il pellegrinaggio continua: nel silenzio da ritrovare, nella preghiera quotidiana, nelle relazioni da custodire e soprattutto nello sguardo da rivolgere a chi cammina accanto.