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Carlo Urru, pastore attento e paziente

La Diocesi ricorda oggi il XXIV anniversario della morte di mons. Carlo Urru, vescovo che ha guidato la nostra diocesi dal 1982 al 1991. Un uomo che ha lasciato un segno profondo, non solo nella Chiesa, ma anche nelle persone che ha incontrato lungo il suo cammino. 

Gli anni della formazione e l’impegno

Nato a Todi nel 1915, si trasferisce a Perugia da bambino, dove cresce e si forma, fino a laurearsi in lettere all’Università Cattolica nel 1938. Nel 1942, a soli 27 anni, viene ordinato sacerdote a Perugia, inizia un lungo percorso di servizio alla comunità. Nel 1964, diventa rettore del Seminario Regionale Umbro “Pio XI”, dove mette in pratica gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, iniziando un rinnovamento che avrà un impatto duraturo sulla formazione dei giovani sacerdoti. Nel 1951 viene nominato vescovo di Ampurias e Tempio in Sardegna, e solo pochi anni dopo, nel 1982, Papa Giovanni Paolo II lo chiama a Città di Castello, dove rimarrà fino al 1991.

L’episcopato a Città di Castello

Qui, il suo episcopato sarà caratterizzato dalla vicinanza al popolo, dalle frequenti visite nelle parrocchie e dal forte attenzione verso l’Azione Cattolica. La sua attenzione verso i giovani, il ripristino del diaconato permanente nel 1987 e la valorizzazione dei laici sono solo alcune delle sue iniziative più significative. Anche negli anni della maturità seppe costruire un rapporto profondo e sincero con i giovani, molti dei quali seguì personalmente nel tempo, mantenendo con loro un legame vivo anche dopo il trasferimento a Perugia, dove la porta del suo appartamento restò sempre aperta per tutti.

La dedizione di un Vescovo

Il suo stile silenzioso, attento, paziente, unito a una profonda dimensione spirituale, una solida formazione culturale, una umiltà autentica e una larga carità, gli attirano presto la simpatia del clero e dei fedeli e la stima delle istituzioni e della città intera, che lo vede presente nei luoghi della cura, dell’educazione, della sofferenza. Mons. Carlo Urru è un esempio di dedizione, di amore incondizionato per la comunità, di pazienza e di umiltà. La sua tomba, che si trova nella cripta della Basilica Cattedrale, continua a essere un luogo di preghiera , dove ricordiamo non solo un vescovo, ma un uomo che ha saputo farsi vicino a tutti, con il cuore e con la mente.

 

 

 

 

 

 

Solennità di Sant’Antonio Abate

In occasione della solennità di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali domestici, domenica 25 gennaio si celebrerà la Santa Messa alle ore 10.30 presso la Basilica Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio. A seguire, alle ore 11.15, si terrà la tradizionale benedizione degli animali da compagnia e da cortile, in piazza Gabriotti, davanti alla chiesa.

Il santo

Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì,  ultracentenario nel 356. Gli Antoniani ottennero dal Papa il privilegio di allevare maiali, liberi di circolare se riconoscibili da una campanella; il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, detto “fuoco di sant’Antonio”. Da qui nacque l’associazione del santo con il maiale, che lo rese patrono degli animali domestici e invocato contro le malattie della pelle. Nell’iconografia sant’Antonio è raffigurato con il maialino e il bastone a forma di “tau”, simbolo del destino ultimo. La devozione popolare prevede la benedizione degli animali e delle stalle nel giorno della sua festa. È anche patrono di chi lavora con il fuoco e, il 17 gennaio, soprattutto nelle zone rurali, si accendono i tradizionali falò di sant’Antonio, segno di purificazione e passaggio dall’inverno alla primavera.

 

Un 2025 di crescita per l’Archivio Storico e la Biblioteca Diocesana

Nel corso del 2025 la sala consultazione dell’Archivio Storico Diocesano e della Biblioteca Diocesana “Storti – Guerri” ha fatto registrare un significativo incremento di presenze. Gli accessi complessivi sono stati infatti 873, con un aumento dell’8,5% rispetto al 2024, quando se ne erano contati 804.

Il dato conferma un trend positivo: dal 2013 al 2025 gli accessi totali sono stati 8.762, con una media annua di 674 presenze. L’anno di maggiore affluenza resta il 2019, con 875 accessi. Nel dettaglio, nel 2025 le consultazioni si sono suddivise tra 511 accessi per ricerche d’archivio e 362 per studi in biblioteca, entrambi in crescita rispetto all’anno precedente.

Domande di studio stabili: prevale la ricerca personale, cresce l’interesse scientifico e accademico

Rimane stabile anche il numero delle domande di studio per ricerche d’archivio: nel 2025 ne sono state presentate e accolte 51, in linea con i dati degli ultimi anni. La maggior parte delle richieste ha riguardato lo studio personale, seguite da ricerche scientifiche , studi finalizzati a pubblicazioni , tesi di laurea o dottorato, ricerche a fini amministrativi.

Ricercatori da Città di Castello e dall’estero: l’Archivio attrae studiosi da tutta Italia e oltreconfine

Dal punto di vista geografico, prevalgono gli studiosi residenti a Città di Castello, seguiti da Perugia, San Giustino e Sansepolcro, Citerna e Firenze. Non è mancata la dimensione internazionale, con tre ricercatori provenienti da Francia, Stati Uniti d’America e Svezia.

Tutela e riordino della memoria storica: revisionati fondi archivistici dal Seicento al Novecento

Accanto all’attività di consultazione, nel corso dell’anno è proseguito anche il lavoro di gestione e revisione dei fondi archivistici. In particolare sono state esaminate 19 unità archivistiche del Fondo della Curia vescovile di Città di Castello, relative agli anni 1673-1977, e sei unità del Fondo della Compagnia della Madonna del Buon Consiglio, per il periodo 1720-1933.

Biblioteca diocesana, prestiti stabili e catalogazione in crescita: oltre 14 mila schede consultabili online

Sul fronte della biblioteca, i prestiti librari si sono mantenuti su livelli sostanzialmente stabili: nel 2025 sono stati 154, con una lieve flessione del 2,5% rispetto ai 158 del 2024. Intensa, invece, l’attività di catalogazione. La bibliotecaria Cristiana Barni ha schedato 892 volumi (67 antichi e 825 moderni), mentre Leonardo Tredici ne ha catalogati 572, per un totale di 1.464 nuove schede tra libri e opuscoli.

Il patrimonio complessivo della Biblioteca Diocesana conta oggi 14.479 schede bibliografiche nel catalogo informatico del Polo Biblioteche Ecclesiastiche, corrispondenti a 17.563 copie. Un patrimonio consultabile online sia attraverso il portale BeWeB della Chiesa cattolica italiana sia tramite il catalogo dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU), a conferma del ruolo dell’Archivio e della Biblioteca come punto di riferimento per la ricerca storica e culturale del territorio.

Amore per sempre, itinerario di preparazione al matrimonio

L’Ufficio Pastorale della Famiglia, invita al nuovo itinerario di preparazione al matrimonio, pensato per le coppie che desiderano vivere il fidanzamento come un tempo autentico di crescita, discernimento e scelta consapevole. Il percorso non è solo un cammino verso le nozze, ma un’occasione preziosa per fermarsi, ascoltarsi, parlare di amore, confrontarsi sulle domande profonde della vita di coppia e crescere insieme alla luce del Vangelo.

Il primo incontro si terrà venerdì 16 gennaio 2026, alle ore 21, a San Giustino, presso i locali della parrocchia. L’itinerario è rivolto a tutte le coppie che si stanno preparando al matrimonio e che desiderano dare valore al tempo del fidanzamento, riscoprendolo come dono e responsabilità.

Gli incontri saranno caratterizzati da momenti di dialogo, riflessione e condivisione, accompagnati da guide competenti e da un clima accogliente e familiare. È richiesto di portare con sé la Bibbia, strumento fondamentale per il cammino proposto. Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare il 340 5592875.

Concerto “Lauda Mater”: un respiro di bellezza nella Cattedrale tifernate

Grande partecipazione, domenica 16 novembre, nella cornice cinquecentesca della Cattedrale di Città di Castello per l’appuntamento musicale Lauda Mater, inserito nelle celebrazioni per le festività dei patroni san Florido e sant’Amanzio. Un concerto «monumentale, grandioso, di una bellezza da togliere il fiato», come hanno commentato alcuni tra i presenti.

Un omaggio a Palestrina nel cammino giubilare

La serata, promossa dalla Schola Cantorum Anton Maria Abbatini con il sostegno della Diocesi di Città di Castello, si colloca nel percorso delle iniziative Giubilari 2025, come omaggio nel quinto centenario dalla nascita di Giovanni Pierluigi da Palestrina.

L’idea nasce dagli studi dei musicologi Galliano Ciliberti e Thomas Neal: la fonte più antica sopravvissuta degli inni palestriniani è infatti il Lyber Hymnorum, prezioso libro corale conservato nell’Archivio Capitolare della Cattedrale tifernate (ms. 2084). Il volume, realizzato tra il 1557 e il 1566 nello scrittorio vaticano della Cappella Giulia, contiene l’inno Lauda Mater per la festa di Santa Maria Maddalena, rimasto finora del tutto inedito.

Prime esecuzioni moderne

Il programma ha proposto non solo questo inedito di Palestrina, ma anche pagine mai ascoltate dei musicisti tifernati Lorenzo e Antonio Maria Abbatini, fra cui un imponente Magnificat.

A eseguire gli spartiti: la Schola Cantorum Anton Maria Abbatini (diretta da Alessandro Bianconi), il Libercantus Ensemble di Perugia (diretto da Vladimiro Vagnetti) e la Schola Gregoriana Scriptoria di Verona (diretta da don Nicola Bellinazzo), affiancati da un ensemble strumentale rinascimentale. Oltre 70 musicisti riuniti per la prima esecuzione moderna del Vespro S. Mariae Magdalenae Poenitentis per soli, doppio coro, schola gregoriana e orchestra.

La “cultura del rito” restituita al presente

Le composizioni inedite sono state presentate in forma vesperale, scelta che ha permesso di far emergere la cultura del rito tipica della riforma cattolica. Non una rievocazione archeologica, dunque, ma una restituzione viva dello stesso sistema liturgico e musicale nel quale prese forma il codice tifernate del XVI secolo.

Un progetto culturale complesso

Alla vigilia del concerto, il Museo diocesano ha ospitato la conferenza Una Cappella Musicale e la sua musica – Gli inediti di Palestrina e Abbatini, con interventi del vicario diocesano don Andrea Czortek, del prof. Galliano Ciliberti e del maestro Alessandro Bianconi

Sempre al Diocesano, da qualche giorno, è possibile visitare la mostra I Codici musicali dell’Archivio Capitolare, che espone manoscritti e libri corali contenenti le musiche di Palestrina e degli Abbatini, custoditi nell’Archivio storico diocesano.

Un’esperienza fuori dal tempo

Il pubblico ha accolto l’esecuzione con grande entusiasmo, immerso in un’atmosfera definita da molti «magica». Una serata capace di offrire un’autentica esperienza spirituale e musicale, come quelle che – hanno commentato i presenti – «ci si aspetta di trovare nei grandi festival».

 

“Con la nostra gente”. Preti e popolo in Alta Valle del Tevere tra guerra e Resistenza. Presentazione degli atti del convegno.

L’Istituto di Storia Politica e Sociale “Venanzio Gabriotti” di Città di Castello, il Museo e Biblioteca della Resistenza di Sansepolcro e gli Archivi Storici Diocesani di Città di Castello e di Sansepolcro presentano gli  atti del Convegno “Con la nostra gente”. L’iniziativa si terrà a  Città di Castello,  sabato 22 novembre 2025 alle ore 16:30, presso l’  Auditorium San Giovanni Decollato a Città di Castello (via sant’Andrea).

La pubblicazione

Curata da Andrea Czortek e Alvaro Tacchini , la pubblicazione raccoglie una serie di contributi che approfondiscono aspetti storici, sociali e religiosi di un territorio che, tra il 1943 e il 1945, visse momenti drammatici ed episodi significativi di solidarietà, impegno civile e coraggio.

I contributi degli studiosi

Gli atti includono interventi di: Roberto Allegria, Diego Brillini, Nadia Burzigotti, Mirco Draghi, Giulia Farinelli, Massimo Marzocchi, Francesco Orlandini, Marco Renzi, Paola Scortecci ed Elena Zanchi. Il volume offre un quadro ricco e articolato delle relazioni tra sacerdoti, popolazione e movimenti resistenziali, contribuendo a valorizzare una memoria storica condivisa e radicata nel territorio.

La seconda presentazione

La presentazione è aperta al pubblico e rappresenta un’occasione di approfondimento per studiosi, appassionati di storia locale e cittadini interessati a comprendere meglio le dinamiche che caratterizzarono la vita civile e religiosa dell’Alta Valle del Tevere durante la Seconda guerra mondiale. Una seconda presentazione sarà organizzata a Sansepolcro nel prossimo mese di gennaio 2026.

 

 

Il manoscritto ritrovato di Palestrina ispira le celebrazioni dei Santi Patroni

Il recente ritrovamento, nell’Archivio Capitolare della Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio a Città di Castello, di un prezioso manoscritto musicale del XVI secolo ha ispirato un ricco calendario di iniziative culturali e liturgiche in occasione delle festività dei santi patroni Florido e Amanzio, nell’Anno giubilare 2025 e nel quinto centenario dalla nascita di Giovanni Pierluigi da PalestrinaIl manoscritto, identificato come Lyber Hymnorum (ms. 2084), contiene tre inediti Inni di Palestrina, tra cui l’«Inno Lauda Mater», per la Festa di santa Maria Maddalena, rimasto fino a oggi sconosciuto.

La scoperta e gli studi

La scoperta, resa nota dagli studi del prof. Galliano Ciliberti e confermata dallo studioso Thomas Neal in un articolo pubblicato nel dicembre 2024 in Società Romana di Storia e Patria, attesta che il volume fu realizzato tra il 1557 e il 1566 nello scrittorio vaticano della Cappella Giulia dagli scribi Johannes Parvus e Federico Mario PerusinoIl ritrovamento ha dato origine a un progetto di grande valore storico e artistico, che culminerà con l’esecuzione in prima assoluta del Vespro per la Festa di santa Maria Maddalena, ricostruito da Alessandro Bianconi.

La presentazione ufficiale

Le iniziative sono state presentate nel corso di una conferenza stampa alla quale è intervenuto don Andrea Czortek, vicario generale, che ha ricordato l’importanza di queste celebrazioni come momento di fede, unità e riscoperta delle radici spirituali e culturali della comunità diocesana. Il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha sottolineato: «La festa dei santi patroni e le iniziative culturali che si realizzano in questo periodo particolare dell’anno sono sempre un’occasione per ricordarci quali sono le nostre radici e per guardare in prospettiva l’orizzonte a partire da questo tesoro di memoria e testimonianza».

Celebrazioni liturgiche e concerto evento

Il programma delle celebrazioni in onore dei santi patroni inizierà domenica 9 novembre con le Messe alle 10.30, 12 e 18.30, quest’ultima con l’offerta dei ceri da parte delle Confraternite della diocesi. Giovedì 13 novembre, alle 18, si terrà la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini e animata dalla Schola Cantorum «Anton Maria Abbatini»

Proprio la Schola Cantorum «Anton Maria Abbatini» sarà protagonista, domenica 16 novembre alle 17, del concerto celebrativo Lauda Mater, che presenterà in prima assoluta il Vespro per la Festa di santa Maria Maddalena (ricostruzione a cura di Alessandro Bianconi) con musiche inedite di Giovanni Pierluigi da Palestrina e Antonio Maria Abbatini.

Oltre all’inno di Palestrina, nel Vespro saranno eseguiti brani di Abbatini, tra cui il Magnificat a 8 (doppio coro), il cui spartito è stato recentemente rinvenuto dal prof. Ciliberti in un importante archivio veneto e trascritto per l’occasione.

Nel progetto sono coinvolti la Schola Cantorum «Anton Maria Abbatini» di Città di Castello (maestro del coro Alessandro Bianconi), il Libercantus Ensemble di Perugia (maestro del coro Vladimiro Vagnetti) e la Schola Gregoriana «Scriptoria» di Verona (maestro del coro don Nicola Bellinazzo), accompagnati da un Ensemble Strumentale Rinascimentale per un totale di circa 70 esecutori.

Conferenza e mostra tematica

L’esecuzione del concerto sarà preceduta, sabato 15 novembre alle 17, dalla conferenza Una Cappella musicale e la sua musica. Gli inediti di Palestrina e Abbatini, a suggello dell’importante ruolo svolto nei secoli dalla Cappella musicale della Basilica Cattedrale di Città di Castello.

L’incontro, che si terrà nel salone gotico del Museo diocesano, vedrà gli interventi di don Andrea Czortek, vicario generale e direttore dell’Archivio storico diocesano e della Biblioteca «Storti-Guerri», del prof. Galliano Ciliberti, musicologo e docente di Storia della musica presso il Conservatorio di Monopoli, e del maestro Alessandro Bianconi, direttore della Schola Cantorum «Anton Maria Abbatini».

A cornice della manifestazione, presso il Museo diocesano è già allestita la mostra I codici musicali dell’Archivio Capitolare della Cattedrale di Città di Castello, che espone manoscritti e libri corali contenenti le preziose musiche di Pierluigi da Palestrina e Antonio Maria Abbatini conservate nell’Archivio storico diocesano.

Un lavoro corale di comunità

Gli appuntamenti fanno parte delle iniziative promosse dalla diocesi in occasione dell’Anno giubilare 2025, coordinate dal canonico don Alberto Gildoni, parroco della Cattedrale e cancelliere diocesanoUn ringraziamento particolare è stato rivolto dai promotori a Paolo Sebastiani per l’analisi del brano Lauda Mater, a Fabrizio Manis per la grafica, alla dott.ssa Cristiana Barni per la consulenza archivistica, all’economo Aldo Benedetti, all’incaricata per i Beni culturali Federica Tarducci, a Gregorio Battistoni, presidente della cooperativa Atlante, per il supporto logistico.

Per il patrocinio si ringrazia il Comune di Città di Castello; per il sostegno, la Regione Umbria, i supermercati l’Abbondanza e Gala, Cesa Conservazione Beni Culturali, Daniela Campriani, Le Generali Assicurazioni, Italstar Travel e l’azienda Lafe di Piccinelli Michele. Per la collaborazione, l’Associazione Le Rose di Gerico e Arcum, Associazione Regionale dei Cori dell’Umbria.

 

 

 

 

 

 

L’abate tifernate Filippo Titi e la prima guida “moderna” di Roma

Un viaggio nell’arte e nella storia attraverso le pagine di uno dei testi più importanti del Seicento. Sabato 8 novembre 2025 alle ore 10.30, nel Salone gotico del Museo diocesano di Città di Castello, si terrà l’incontro dal titolo «Antica guida d’arte per il Giubileo del 1675», con la presentazione dello Studio di pittura, scoltura et architettura nelle chiese di Roma dell’abate Filippo Titi, edito a Roma nel 1674 per il Mancini.

L’abate Titi e le sue guide

L’iniziativa, promossa dalla diocesi di Città di Castello in occasione del Giubileo 2025, verrà aperta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini e da Luca Secondi, sindaco tifernate. A moderare l’incontro sarà don Andrea Czortek, vicario generale e direttore dell’Archivio diocesano. Interverranno Carmelo Occhipinti, storico dell’arte e critico, ordinario dell’Università Roma Tor Vergata, e Giovanni Cangi, ingegnere ed esperto di edilizia storica.

Durante l’incontro saranno approfonditi la figura dell’abate Titi, l’analisi della Guida, i riferimenti ad alcune chiese di Roma e al Duomo di Città di Castello, aggiunto dal Titi nell’edizione del 1686. Pubblicato nel 1674, Lo Studio di pittura, scoltura et architettura nelle chiese di Roma elenca 275 chiese in ordine topografico, è composto da 485 pagine e include una sezione dedicata al Museo capitolino. L’opera cita oltre novecento fra pittori, scultori, architetti e artisti, con circa tremila opere elencate.

Lo studio di pittura

«La prima vera grande guida di Roma è opera di un abate di Città di Castello. Fu ristampata nel corso degli anni e considerevolmente accresciuta» scriveva Julius von Schlosser nella sua Letteratura artistica, riconoscendo a Filippo Titi un ruolo centrale nella storia della critica e della divulgazione artistica. Nel corso di un secolo, lo Studio di pittura conobbe diverse edizioni: 1674, 1675, 1686 (Nuovo studio, con l’indice delle chiese e dei virtuosi che vi si nominano. Ed in fine un’aggiunta dove è descritto il Duomo di Città di Castello), 1708, 1721 e 1763. Un successo editoriale che testimonia la fortuna straordinaria di un’opera divenuta punto di riferimento per studiosi e viaggiatori. Lo Studio di pittura è considerato la prima guida “moderna” di Roma. A differenza delle numerose Mirabilia Urbis Romae e di altri testi destinati ai pellegrini, l’opera di Titi non si limita a indicare reliquie o miracoli, ma propone un approccio artistico e culturale, valorizzando la bellezza delle chiese e delle opere d’arte come espressione della fede e della civiltà romana.

Per un confronto delle varie edizioni è possibile consultare Filippo Titi, Studio di pittura, scultura e architettura nelle chiese di Roma 1674, a cura di Damiano Delle Fave, con un saggio storico di Carmelo Occhipinti (Roma 2017, collana Fonti e Testi di Horti Hesperidum, 31, UniversItalia).

 

 

“Vino nuovo in otri nuovi”: i primi passi delle Comunità pastorali nella Diocesi di Città di Castello

A distanza di circa un anno dalla pubblicazione del documento “Vino nuovo in otri nuovi”, con cui il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha lanciato la prospettiva delle Comunità pastorali per le diocesi di Città di Castello e Gubbio, si entra ora nella fase di attuazione.
La proposta, elaborata nel corso del 2023 insieme a sacerdoti e diaconi e poi diffusa nelle parrocchie nel 2024, ha suscitato ampio confronto e partecipazione. Oggi si presentano le prime ipotesi di aggregazione tra parrocchie, pensate per avviare concretamente questo percorso di rinnovamento ecclesiale e missionario.

Un progetto decennale per una Chiesa “in uscita”

Il progetto, intitolato significativamente “Vino nuovo in otri nuovi”, guarda a un cammino di dieci anni (2024–2034) e intende rispondere ai segni dei tempi: la diminuzione delle vocazioni, il calo di partecipazione alla vita ecclesiale, lo spopolamento di molte aree interne e il progressivo distacco delle giovani generazioni.
«Abbiamo bisogno – spiegava il vescovo Paolucci Bedini nel documento iniziale – di ripensare come vivere nel territorio la nostra presenza di Chiesa. Non basta riorganizzare le strutture, ma serve rinnovare il cuore dell’esperienza ecclesiale: comunità di fratelli e sorelle che vivono e condividono il Vangelo, accogliendo e servendo tutti».

Cp: una rete di fraternità e corresponsabilità

Secondo il progetto, la Comunità pastorale (Cp) è una porzione della Chiesa diocesana capace di sostenere tutte le dimensioni della vita cristiana: annuncio, liturgia, carità, educazione e fraternità.
Può essere composta da più parrocchie, anche molto diverse per storia e dimensioni, ma unite nel desiderio di condividere cammini, risorse e ministeri.
Ogni Comunità sarà guidata da uno o due sacerdoti, con il supporto di diaconi e laici incaricati dei vari ambiti pastorali. In una parrocchia di riferimento avrà sede il “cuore” della Cp, con le celebrazioni principali e le attività comuni.

Il progetto prevede anche forme di vita comunitaria tra sacerdoti e laici, con canoniche che possano diventare luoghi di accoglienza e fraternità condivisa. Accanto ai parroci, potrebbero vivere famiglie, consacrati, giovani volontari o anziani impegnati al servizio della vita pastorale.

Due consigli per camminare insieme

Ogni Comunità pastorale sarà dotata di due organismi di riferimento: il Consiglio pastorale, per il discernimento e l’indirizzo della vita ecclesiale in uno stile sinodale; il Consiglio per gli affari economici unitario, responsabile della gestione e della trasparenza dei beni comuni.
La logica è quella della corresponsabilità e della partecipazione: ogni battezzato è chiamato a sentirsi discepolo-missionario, parte attiva della testimonianza evangelica.

Dall’ascolto alla proposta: la fase di attuazione 2025

Il nuovo documento pubblicato a ottobre 2025 segna l’ingresso nella fase operativa. Dopo un anno di ascolto e di suggerimenti, la Diocesi di Città di Castello ha delineato una prima ipotesi di suddivisione territoriale delle future Comunità pastorali, in tre grandi aree – Nord, Centro e Sud – ciascuna con più nuclei di riferimento.
Le aggregazioni proposte tengono conto sia della geografia pastorale attuale sia delle relazioni già esistenti tra parrocchie. Si tratta, come sottolinea il documento, di una base di confronto aperta, pubblicata per favorire la discussione nelle comunità e permettere ai fedeli di contribuire con osservazioni e suggerimenti.
Le proposte potranno quindi essere rimodulate nei tempi e nei modi più adatti alle diverse situazioni locali.

Le prime ipotesi di Comunità pastorali (Cp)

Zona Nord

CP1: parrocchie di San Giustino e Cospaia. CP2: Selci, Lama, Renzetti e Celalba. CP3: Pistrino, Fighille, Citerna (Lippiano*). CP4: Cerbara, Piosina, Giove e Badiali. La parrocchia di Lippiano potrebbe essere affidata pastoralmente al parroco di Monterchi, in accordo tra i vescovi e i sacerdoti delle diocesi confinanti.

Zona Centro

CP1: parrocchie della Cattedrale, Santa Maria delle Grazie, San Francesco, San Michele, Santa Maria Maggiore e Santa Maria Nova. CP2: San Pio X,  San Giovanni Battista agli Zoccolanti, Santa Lucia (con la presenza pastorale dei frati minori e San Martino d’Upò. CP3: Madonna del Latte, Santa Veronica, Graticole, Belvedere e Titta. CP4: Riosecco, Lerchi, Astucci e Nuvole.

Zona Sud

CP1: parrocchie di Trestina, Bonsciano, Canoscio, Badia Petroia, Lugnano, Petrelle, Ronti, Morra,Volterrano, Nestoro, Calzolaro e San Leo Bastia. CP2: San Secondo, Croce di Castiglione, Gioiello, Marcignano e Monte Santa Maria Tiberina. CP3: parrocchie di Promano, San Maiano, Cinquemiglia, Montecastelli e Niccone. CP4: parrocchie di Pietralunga, Aggiglioni, Pieve de’ Saddi, Carpini e Montone*.  La parrocchia di Montone potrebbe essere pastoralmente affidata ai frati minori di Santa Maria di Umbertide, previa verifica tra i vescovi e i religiosi.

Un processo di discernimento comunitario

Il vescovo invita ora tutte le parrocchie e i fedeli a partecipare attivamente alla riflessione: «Queste proposte – si legge nel documento – vengono pubblicate perché siano conosciute, discusse e condivise. Solo così potremo avviare il cammino di trasformazione, accompagnati e sostenuti dal Vescovo e dai suoi collaboratori».
Chi desidera offrire il proprio contributo può scrivere a vescovo@diocesidicastello.it, segnalando idee, osservazioni o esperienze utili a delineare il volto delle nuove Comunità pastorali.

“Non un decreto, ma un cammino di popolo”

Il vescovo Paolucci Bedini lo ha ripetuto più volte: non si tratta di un cambiamento imposto dall’alto, ma di un cammino sinodale e condiviso.
«Questo rinnovamento – spiegava nel 2024 – non lo fanno i sacerdoti né il vescovo per decreto, ma il popolo di Dio intero. Dobbiamo comprendere che, se non vogliamo lasciar languire l’esperienza cristiana nelle nostre terre, è tempo di rilanciare la nostra presenza e il nostro modo di vivere il Vangelo».

Un orizzonte anche per Gubbio

Sebbene la fase di attuazione parta dalla Diocesi tifernate, il progetto ha orizzonte interdiocesano e riguarda anche la Chiesa eugubina, chiamata nei prossimi anni a intraprendere un analogo cammino di discernimento. In entrambe le diocesi, l’obiettivo è costruire comunità vive, fraterne e missionarie, capaci di annunciare con gioia il Vangelo in un tempo di cambiamento d’epoca.

Luoghi di vita ecclesiale condivisa

Le nuove Comunità pastorali non sono semplici unioni amministrative di parrocchie, ma luoghi di vita ecclesiale condivisa, dove la fede si rinnova attraverso la fraternità, la corresponsabilità e la missione. Un cammino che richiede pazienza e visione, ma che promette – come il vino nuovo evocato dal Vangelo – di restituire freschezza e vitalità alla Chiesa nel cuore dell’Alta Valle del Tevere.

Un albero per il futuro: nell’anno giubilare 2025, la Chiesa tifernate compie un gesto di cura per il creato

Nel segno del Giubileo 2025, dedicato al tema “Pellegrini di speranza”, la diocesi di Città di Castello e la Scuola diocesana di formazione teologica “Cesare Pagani” promuovono un’iniziativa dal forte valore simbolico ed educativo: la cerimonia di piantagione di nuovi alberi al parco di Riosecco, in programma martedì 4 novembre 2025 alle ore 11.

Il progetto “Un albero per il futuro”

L’iniziativa, inserita nel programma nazionale “Un albero per il futuro”, nasce con l’intento di lasciare un segno concreto di fiducia, speranza e responsabilità verso il creato, in continuità con il messaggio di papa Francesco che invita tutti “a impegnarsi concretamente per trasformare le situazioni di ingiustizia e di degrado che oggi soffriamo”. L’evento si colloca in un contesto di ricorrenze significative: l’ottavo centenario del “Cantico delle Creature” di san Francesco d’Assisi e il decimo anniversario dell’enciclica “Laudato si’”, testi che richiamano la fraternità universale e la custodia della casa comune. Piantare un albero, in questa prospettiva, diventa un gesto di fede e di responsabilità condivisa, un segno di speranza per le generazioni future.

Insieme per un futuro più sostenibile

Dopo un sopralluogo con il Comune di Città di Castello, è stato individuato nel parco di Riosecco il luogo ideale per la messa a dimora delle piante, che andranno a formare un filare all’ingresso di via delle Robinie. La preparazione delle buche e l’organizzazione logistica saranno curate da un gruppo di volontari e dagli studenti dell’Istituto agrario “Ugo Patrizi”, che hanno già predisposto le aree di piantumazione e parteciperanno attivamente alla cerimonia. Fondamentale anche la collaborazione con il Centro nazionale Carabinieri biodiversità di Pieve Santo Stefano, che fornirà le piante – cinque per ciascuna specie di farnia, frassino ossifilo e gelso – aderendo al programma nazionale di riforestazione urbana.L’iniziativa, coordinata da Paolo Bocci, rappresenta un segno tangibile del legame tra fede, ecologia e impegno civile. Una giornata di incontro e di speranza, in cui la comunità di Città di Castello potrà testimoniare concretamente l’amore per il creato e la volontà di costruire un futuro più sostenibile, nel solco del Vangelo e dell’esempio di san Francesco.