Archivi

Madonna delle Grazie, una comunità affidata allo sguardo di Maria

Grande partecipazione e profonda devozione popolare hanno accompagnato a Città di Castello le celebrazioni per la Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi, culminate mercoledì 26 agosto nella solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini.

Numerosi i fedeli che nel corso della giornata hanno raggiunto il Santuario di Santa Maria delle Grazie per le Messe, la preghiera e le confessioni, al termine di un cammino iniziato nei giorni precedenti con il triduo, la veglia e la tradizionale processione con la venerata immagine mariana per le vie del centro storico.

Una celebrazione con il clero diocesano

La Messa solenne del pomeriggio ha visto accanto al vescovo numerosi sacerdoti del clero diocesano, a partire dal vicario generale don Andrea Czortek, parroco della comunità della Madonna delle Grazie.

La celebrazione ha raccolto una partecipazione intensa, espressione di quel legame antico che unisce il popolo tifernate alla sua patrona e che quest’anno ha assunto un valore particolare nel 570° anniversario della venerata immagine, dipinta nel 1456.

Al centro dell’omelia Paolucci Bedini ha posto il Vangelo delle nozze di Cana, invitando a non leggere quanto avvenuto semplicemente come uno dei miracoli compiuti da Gesù. Giovanni, ha ricordato il vescovo, parla infatti dell’“inizio dei segni”: gesti che non rappresentano una soluzione magica ai problemi dell’uomo, ma indicano la strada attraverso la quale Dio entra nella storia e conduce alla salvezza.

Maria si accorge di ciò che manca

È proprio Maria, nella scena di Cana, a intuire per prima che qualcosa è venuto meno. Da qui il cuore della riflessione proposta dal vescovo: Maria è accanto alla vita dell’uomo con una premura materna capace di accorgersi di ciò che manca, anche quando ciascuno non riesce più a riconoscerlo da solo.

Il vino che viene meno diventa così il segno di quella gioia piena che può smarrirsi quando la vita prende strade lontane dall’amore di Dio. Maria vede, comprende e intercede presso il Figlio.

Per questo, ha osservato Paolucci Bedini, la preghiera alla Vergine non dovrebbe ridursi soltanto alla richiesta di una grazia particolare. Occorre anche l’umiltà di domandarle: aiutami a vedere ciò che manca nella mia vita, ciò di cui forse non riesco più ad accorgermi, per poter aprire nuovamente il cuore al Signore.

I veri miracoli che cambiano la vita

Il vescovo Luciano ha quindi indicato quelli che possono essere considerati i veri miracoli nella vita quotidiana: trovare la forza di riprendere il cammino, rialzarsi, affidarsi nuovamente a Dio, chiedere perdono, riaprire relazioni rese difficili dalla durezza del cuore oppure uscire dai propri egoismi per accorgersi dei bisogni degli altri.

È lì, ha sottolineato, che la vita torna a risvegliarsi e a rinnovarsi, diventando nuovamente aperta alla misericordia di Dio.

Una grazia anche per la città

Nella parte conclusiva dell’omelia lo sguardo si è allargato dalla vita personale alla comunità. Proprio perché la Madonna delle Grazie è patrona principale di Città di Castello, il vescovo ha invitato a chiedere che questa capacità di “accorgersi di ciò che manca” diventi una grazia per l’intera città.

Non basta infatti vedere ciò che non funziona: occorre anche “rimboccarsi le maniche” e fare ciò che è possibile perché tutti possano vivere meglio nel territorio. È questo, ha concluso Paolucci Bedini, il miracolo di cui ha bisogno anche la città.

Come da tradizione, al termine della celebrazione il vescovo e i fedeli si sono raccolti nella cappella laterale che custodisce la venerata immagine della Madonna delle Grazie, concludendo la giornata con la preghiera e l’affidamento della città e della diocesi alla loro patrona. Alla celebrazione solenne ha partecipato anche il vicesindaco di Città di Castello, Giuseppe Stefano Bernicchi, con il Gonfalone cittadino.

Cammino 888, a Città di Castello voci di donne tra arte e spiritualità

Canti sacri e popolari, musica, danza e parole hanno accompagnato la prima tappa umbra del progetto “888 – Le donne cantano San Francesco”, arrivato lunedì 24 agosto a Città di Castello. Un percorso artistico e spirituale che unisce Grazie di Curtatone ad Assisi, nel segno degli 800 anni dalla morte di san Francesco, degli 80 anni dal primo voto delle donne italiane e delle otto artiste protagoniste.

Dalla Madonna delle Grazie a piazza Gabriotti

La performance Cantica ha preso avvio nel santuario della Madonna delle Grazie, proprio nei giorni del triduo in preparazione alla festa della patrona di Città di Castello e dell’intera diocesi. La prima parte, raccolta e intensa, ha proposto canti sacri a più voci.

Poi il passaggio all’esterno: un suggestivo trasferimento attraverso i vicoli del centro storico, accompagnato da canti, ritmi e movimenti, fino alla conclusione in piazza Gabriotti, tra il Palazzo comunale e la Curia diocesana. Particolarmente riuscita la commistione tra canti religiosi e tradizionali, strofe popolari, musiche di lavoro e di lotta e richiami al Cantico delle Creature francescano.

«Il cammino non significa soltanto attraversare i luoghi, ma viverli, entrare in simbiosi con le comunità», ha spiegato Marta Mazzocchi, musicista e madonnara, ricordando come il progetto sia nato per collegare il Festival dei Madonnari di Curtatone con quello di Assisi. Per Asmara Bassetti, le otto donne hanno portato nel progetto provenienze ed esperienze diverse, costruendo una performance collettiva nella quale «ognuna ha portato un pezzo composto da sé oppure un brano al quale è legata».

Un percorso di amicizia e di comunità

Al termine della serata lo scambio di doni e gli interventi istituzionali. Elena Molinari, assessore del Comune di Curtatone, ha ricordato l’impegno dell’amministrazione promotrice del progetto insieme alla Regione Umbria, ringraziando le otto artiste e Città di Castello per l’accoglienza: un percorso artistico, ha sottolineato, ma anche di amicizia e collaborazione.

Il sindaco tifernate Luca Secondi si è complimentato con il collettivo per aver saputo raccontare con musica, canto e danza un’esperienza di incontro, richiamando l’Umbria come terra di spiritualità e santità.

A chiudere è stato il vescovo Luciano Paolucci Bedini, che ha ricordato come il territorio sia abituato al passaggio dei pellegrini lungo la via francescana. La proposta delle otto donne, ha osservato, «ci costringe a fermarci e a riflettere», ad alzare lo sguardo e a comprendere che, oltre ai luoghi, «è la vita degli uomini e delle donne che fa la storia».

Il Cammino 888 è proseguito verso Gubbio, seconda tappa umbra (oggi pomeriggio alle ore 19 nella chiesa e nel chiostro di San Francesco), prima dell’arrivo finale ad Assisi.

Cammino 888, le donne cantano san Francesco: tappe a Città di Castello e Gubbio

Otto donne, 376 chilometri a piedi e un viaggio che intreccia arte, spiritualità, memoria e libertà. Lunedì 24 agosto il “Cammino 888 – Le donne cantano San Francesco” arriverà a Città di Castello, mentre martedì 25 farà tappa a Gubbio, entrando così nel tratto conclusivo del percorso verso Assisi. In entrambe le città, alle ore 19, l’arrivo delle camminatrici sarà accompagnato da una performance artistica.

Il progetto collega fisicamente e spiritualmente il santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone, nel Mantovano, alla basilica di San Francesco d’Assisi, attraverso un nuovo pellegrinaggio definito dagli organizzatori «spirituale, etico e artistico», capace di incontrare e incrociare altri cammini che nei secoli hanno attraversato l’Italia.

Otto donne tra Francesco e la conquista della libertà

A dare il nome all’iniziativa è il numero 8, attorno al quale si costruisce la simbologia dell’intero progetto: otto sono le donne protagoniste del viaggio, 800 gli anni dalla morte di san Francesco d’Assisi che si celebrano nel 2026 e 80 gli anni trascorsi dal primo voto delle donne italiane, avvenuto nel 1946.

Il cammino vuole mettere in dialogo queste ricorrenze attraverso i temi della pace, della dignità e della partecipazione. Nel progetto originario l’8 è anche richiamo all’infinito, alla continuità e alla rigenerazione, mentre il viaggio delle otto donne viene presentato come un percorso di ascolto e una «lotta silente» da opporre al fragore delle armi.

Le protagoniste sono Marta Mazzocchi, Asmara Bassetti, Giulia Dabalà, Margherita Frau, Elisa Guarraggi, Viola Marielli, Sonja Kieser e Sara Ubbiali, artiste e ricercatrici legate, con linguaggi differenti, alla musica, al canto, al teatro, alla danza e alle tradizioni popolari.

A Città di Castello nella chiesa della Madonna delle Grazie

Dopo aver attraversato Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, il Cammino entrerà nel suo tratto umbro. Il 23 agosto le artiste raggiungeranno Chiusi della Verna, luogo fortemente legato alla vicenda spirituale di Francesco, per poi proseguire verso Città di Castello lunedì 24 agosto.

L’arrivo è previsto alle ore 19 nel santuario della Madonna delle Grazie, dove si svolgerà anche la performance artistica che accompagna le tappe del progetto. All’appuntamento tifernate, oltre all’Ufficio pellegrinaggi e tempo libero della Diocesi di Città di Castello e all’Amministrazione comunale, hanno collaborato l’associazione Le Rose di Gerico e la Caritas diocesana.

La scelta del luogo aggiunge un ulteriore elemento simbolico a un itinerario nato proprio dal Santuario della Beata Vergine delle Grazie di Curtatone: il cammino mette infatti in relazione spiritualità mariana e francescana attraverso territori e comunità differenti.

Il progetto è pensato come esperienza aperta: lungo i 376 chilometri le otto donne si alternano in una staffetta e il percorso può essere condiviso, anche soltanto per alcuni tratti, da cittadini, associazioni, pellegrini e viandanti.

La locandina della tappa di Città di Castello del Cammino 888

Il 25 agosto l’arrivo nella Gubbio francescana

Il giorno successivo, martedì 25 agosto, il Cammino 888 raggiungerà Gubbio. Anche qui l’appuntamento è fissato alle ore 19, questa volta nella chiesa di San Francesco, con l’arrivo del cammino e la performance artistica delle otto protagoniste.

È una tappa dal valore particolarmente evocativo nell’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo. Gubbio è infatti una delle città più profondamente legate alla memoria francescana: qui la tradizione colloca l’incontro con il lupo, divenuto nel tempo simbolo universale di riconciliazione e della possibilità di trasformare la paura e il conflitto attraverso il dialogo. Anche per questo, l’accoglienza del progetto nella “città dei Ceri” è stata coordinata dal comitato Francesco a Gubbio, composto da Chiesa eugubina, Comune e famiglie francescane.

La chiesa di San Francesco, inoltre, restituisce al passaggio del Cammino 888 un legame diretto con la presenza e la memoria del Poverello nella città, prima dell’ultima tappa che il 26 agosto condurrà le camminatrici ad Assisi.

“Cantica”, la performance nata dal cammino

Cuore artistico del progetto è “Cantica”, una performance costruita a partire dal viaggio stesso delle otto donne. Natura, sacro e profano si intrecciano in un’opera pensata come un trittico, nel quale corpi e voci femminili sono accompagnati anche da tamburi a cornice e strumenti della tradizione.

La prima parte, Lode, propone un’esecuzione polivocale del repertorio sacro della Sardegna. Segue Natura, Madre, Emigrante, una transizione fisica e simbolica verso racconti, sonorità naturali e figure archetipiche del femminile. La terza parte, Creature Femminili, recupera invece melodie e canti attraverso i quali le donne hanno raccontato per secoli l’amore, la maternità, il lavoro, la lotta e il desiderio di libertà.

A tenere insieme l’intera proposta è il messaggio di san Francesco, declinato attraverso tre dimensioni indicate dagli stessi promotori: riconnessione con la natura, lentezza e ascolto.

Gli ultimi passi verso Assisi

Le tappe di Città di Castello e Gubbio accompagneranno dunque il progetto verso la sua conclusione. Dopo centinaia di chilometri e l’attraversamento di quattro regioni, il 26 agosto il Cammino 888 raggiungerà Assisi, chiudendo idealmente il cerchio alla Basilica di San Francesco.

Un viaggio che affida alle voci e ai passi di otto donne un messaggio di pace e libertà, scegliendo il cammino, l’arte e la condivisione come linguaggi per parlare alle comunità nell’anno francescano.

La immagini del cammino

Da Canoscio alla Madonna delle Grazie, agosto nel segno di Maria

Dopo la grande partecipazione alla festa dell’Assunta al Santuario della Madonna del Transito di Canoscio, la Chiesa di Città di Castello si prepara a vivere un’altra settimana intensa di fede e tradizione. Dal 23 al 26 agosto il fulcro delle celebrazioni si sposterà nel centro storico tifernate, tra l’anniversario della dedicazione della Cattedrale e la festa della Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi. Un appuntamento che nel 2026 assume un significato particolare per il 570° anniversario della pittura della venerata immagine, risalente al 1456.

Canoscio, pellegrini e tante confessioni per l’Assunta

La solennità del 15 agosto ha richiamato a Canoscio numerosi fedeli fin dalle prime ore del mattino. Molti si sono accostati al sacramento della riconciliazione, mentre le diverse celebrazioni hanno accompagnato l’intera giornata nel Santuario dedicato alla Madonna del Transito.

Tra i pellegrini anche il tradizionale gruppo proveniente da Castiglion Fiorentino, presente già nei giorni precedenti la festa. La Messa delle 9.30 è stata presieduta dal parroco della cittadina toscana, mentre alle 11 la celebrazione solenne è stata guidata dal vescovo Luciano Paolucci Bedini.

Nell’omelia il vescovo ha indicato nell’Assunzione di Maria un segno di fiducia e di speranza per ogni uomo. Di fronte alle divisioni e alle differenze che spesso segnano le relazioni umane, Paolucci Bedini ha richiamato il desiderio profondo che accomuna ogni persona: la ricerca della pace, dell’armonia e della comunione.

Maria, creatura umana accolta pienamente da Dio, diventa così il segno del destino al quale tutti sono chiamati. Da qui l’invito a imparare già nel presente a mettere in evidenza ciò che unisce anziché ciò che divide, ricordando che lo sguardo di Dio non fa differenze tra gli uomini.

Le celebrazioni sono proseguite il 16 agosto, con le Messe e la tradizionale benedizione dei bambini, chiudendo uno degli appuntamenti mariani più partecipati dell’estate diocesana.

Il 23 agosto la dedicazione della Cattedrale

Il nuovo tratto di questo cammino di fede si aprirà domenica 23 agosto con l’anniversario della dedicazione della Basilica Cattedrale dei santi Florido e Amanzio, cuore spirituale e liturgico della Chiesa tifernate.

La ricorrenza sarà ricordata durante le Messe domenicali e offrirà l’occasione per richiamare il significato della Cattedrale non soltanto come edificio, ma come segno della comunità cristiana formata dalle “pietre vive” dei battezzati, riuniti attorno all’Eucaristia e in comunione con il Vescovo.

La Cattedrale custodisce una storia strettamente intrecciata a quella della città. La prima costruzione viene fatta risalire a san Florido nel VI secolo; un nuovo edificio dedicato ai santi Florido e Amanzio fu poi consacrato nell’XI secolo. Ricostruita tra Quattrocento e Cinquecento, la chiesa venne nuovamente consacrata nel 1540 e nel 1888 papa Leone XIII la elevò a Basilica minore.

Madonna delle Grazie, una festa nel segno dei 570 anni dell’immagine

Sempre domenica 23 agosto prenderà il via il triduo di preparazione alla festa della Madonna delle Grazie, custodita nel Santuario di Santa Maria delle Grazie.

La celebrazione del 2026 sarà segnata dal 570° anniversario della realizzazione della venerata immagine, dipinta nel 1456 da Giovanni di Piamonte, artista legato alla scuola di Piero della Francesca. La tavola raffigura la Vergine con il Bambino insieme ai santi Florido e Filippo Benizi ed è da secoli uno dei riferimenti religiosi più profondi della comunità tifernate.

Il triduo sarà animato da padre Luigi Ruggiero, dell’Ordine dei Frati minori cappuccini.

Il triduo dal 23 al 25 agosto

Domenica 23 agosto il programma inizierà alle 11 con la Santa Messa. Nel pomeriggio, alle 17.30, sarà recitato comunitariamente il Rosario, seguito alle 18 dai Vespri e alle 18.30 dalla celebrazione eucaristica. La giornata si concluderà alle 21 con una veglia di preghiera.

Lunedì 24 agosto le celebrazioni inizieranno alle 8.15 con le Lodi mattutine e la Santa Messa. Nel pomeriggio si ripeterà il cammino di preghiera: Rosario alle 17.30, Vespri alle 18 e Messa alle 18.30.

Lo stesso programma sarà proposto martedì 25 agosto, con Lodi e Messa alle 8.15, Rosario alle 17.30, Vespri alle 18 e celebrazione eucaristica alle 18.30.

Il 25 agosto la processione con la venerata immagine

Uno dei momenti più attesi sarà la processione di martedì 25 agosto, con partenza alle 21 dal Santuario di Santa Maria delle Grazie.

La venerata immagine sarà portata per alcune vie e piazze del centro storico, rinnovando una tradizione che lega da secoli la devozione mariana alla vita religiosa e civile della città. Il percorso toccherà via delle Giulianelle, via Campo dei Fiori, via dei Conti, via XX Settembre, via Trastevere, piazza San Girolamo, via della Fraternita, via dei Fucci e piazza Magherini Graziani, per poi tornare attraverso via XX Settembre al Santuario.

Un gesto pubblico di fede che acquista un valore ancora più significativo proprio nell’anno in cui si ricordano i 570 anni della venerata immagine.

Il 26 agosto la solennità della patrona

Il momento culminante arriverà mercoledì 26 agosto, giorno della solennità della Madonna delle Grazie.

La giornata si aprirà alle 7.30 con le Lodi mattutine. Le Sante Messe saranno celebrate alle ore 8, 9, 10 e 11, mentre alle 17.30 sono previsti i Vespri solenni.

Alle 18.30 il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiederà la solenne concelebrazione eucaristica, animata dalla Corale “Marietta Alboni” e dalla Confraternita di Santo Spirito.

Per tutta la giornata i sacerdoti saranno inoltre disponibili per le confessioni, offrendo ai fedeli la possibilità di vivere la festa anche attraverso il sacramento della Riconciliazione.

La locandina delle celebrazioni 2026 al Santuario della Madonna delle Grazie

Canoscio si prepara alla festa dell’Assunta e della Madonna del Transito

Nel mese di agosto il Santuario della Madonna del Transito di Canoscio, a Città di Castello, torna a essere meta di fedeli e pellegrini per uno degli appuntamenti mariani più sentiti della diocesi. La solennità dell’Assunzione di Maria, celebrata il 15 agosto, viene preceduta anche quest’anno dalla tradizionale novena e dalla processione della vigilia, mentre le celebrazioni proseguiranno il 16 agosto con la benedizione dei bambini. Il tutto grazie all’impegno della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, affidati alla cura pastorale di don Franco Sgoluppi.

La novena e la processione verso il Santuario

Il cammino di preparazione alla festa dell’Assunta a Canoscio è iniziato il 6 agosto con la novena, celebrata ogni sera alle ore 21 e in programma fino a giovedì 13 agosto.

Particolarmente atteso è l’appuntamento di venerdì 14 agosto, vigilia della solennità. Alle 21 prenderà il via dalla Pieve la tradizionale processione verso il Santuario della Madonna del Transito, momento che ogni anno accompagna fedeli e pellegrini verso il cuore delle celebrazioni mariane.

Un percorso di preghiera e di affidamento a Maria che conserva un forte legame con la devozione popolare e con la storia religiosa del territorio tifernate.

Il 15 agosto la Messa con il vescovo Paolucci Bedini

Sabato 15 agosto, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santuario accoglie i fedeli fin dalle prime ore del mattino.

Le Messe vengono celebrate alle ore 7, 8, 9.30, 11, 16.30 e 18. La celebrazione delle ore 11 è presieduta dal vescovo di Città di Castello, Luciano Paolucci Bedini.

La festa dell’Assunta rappresenta tradizionalmente uno dei momenti di maggiore affluenza al Santuario di Canoscio, luogo mariano particolarmente caro alla comunità diocesana e punto di riferimento per pellegrini provenienti anche dai territori circostanti.

Il 16 agosto la benedizione dei bambini

Le celebrazioni proseguono domenica 16 agosto, con le Messe alle ore 9, 11, 16.30 e 18. Al termine di ciascuna celebrazione viene impartita la tradizionale benedizione ai bambini, altro momento particolarmente legato alla devozione popolare del Santuario.

Per tutta la durata della festa i sacerdoti sono a disposizione per le confessioni, offrendo ai pellegrini la possibilità di vivere anche il sacramento della riconciliazione.

Agosto, mese mariano per la Chiesa tifernate

Dopo la festa di Canoscio si apre una seconda parte di agosto molto intensa per la diocesi di Città di Castello. Dal 23 agosto, infatti, l’attenzione si sposta nel centro storico tifernate per le celebrazioni dedicate alla Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi.

Due appuntamenti diversi, ma profondamente radicati nella storia e nella pietà popolare locale, che ancora una volta accompagneranno la comunità diocesana attraverso alcuni dei giorni più significativi dell’estate.

Santa Chiara a Città di Castello: messa per la festa dell’11 agosto

Anche Città di Castello celebra la memoria liturgica di santa Chiara d’Assisi, una delle figure più luminose della spiritualità francescana. Martedì 11 agosto, nel monastero di Santa Chiara, detto delle Murate, la Messa sarà celebrata alle ore 8 da don Alberto Gildoni, parroco della Cattedrale tifernate e cancelliere vescovile.

Una ricorrenza che, nel cuore della città, assume un significato particolare. Il monastero custodisce infatti una storia secolare legata alla presenza delle Clarisse e, più in generale, alla spiritualità francescana contemplativa, che ancora oggi continua attraverso la comunità delle Suore Francescane dell’Immacolata.

Una presenza che attraversa i secoli

Lunga e complessa è la storia del movimento di santa Chiara a Città di Castello. Nel corso del Medioevo diversi monasteri femminili, alcuni originariamente benedettini, abbracciarono la Regola della santa di Assisi. Con il passare del tempo queste comunità furono progressivamente riunite nel monastero di Santa Maria in Trastevere, situato fuori dalle mura cittadine, secondo alcuni studiosi nei pressi dell’attuale località di Casalsole.

La posizione esposta rese però il monastero vulnerabile: l’edificio venne incendiato per due volte. Nel 1411 le religiose furono quindi trasferite all’interno delle mura, presso la chiesa di Santa Lucia.

Un nuovo passaggio avvenne nel XVI secolo. Le Clarisse entrarono nell’antico complesso di San Giacomo alla Scatorbia, dove rimasero per quasi cinque secoli, divenendo note in città anche come le Murate o Rimurate di santa Chiara.

Dalle Clarisse alla nuova comunità contemplativa

L’ingresso del monastero di Santa Chiara, detto delle Murate, a Città di Castello

Il complesso di San Giacomo aveva alle spalle una storia ancora più antica. Nato come insediamento legato all’Ordine benedettino vallombrosano, nel Cinquecento passò alle religiose provenienti dal monastero fuori città. Nel 1535 le Clarisse vi si stabilirono definitivamente.

La loro presenza è proseguita fino al maggio 2005. Dal 15 maggio di quell’anno, solennità di Pentecoste, nel monastero sono presenti le Suore francescane dell’Immacolata di vita contemplativa, che hanno raccolto in forme proprie l’eredità di preghiera custodita per secoli in questo luogo.

La vita della comunità è scandita soprattutto dalla preghiera, dall’adorazione e dalla liturgia, insieme al lavoro quotidiano e allo studio, secondo la tradizione della vita religiosa contemplativa francescana.

Santa Chiara e il richiamo alla vita contemplativa

La festa dell’11 agosto diventa così anche un’occasione per riscoprire una presenza spesso silenziosa ma profondamente radicata nella storia ecclesiale di Città di Castello. Santa Chiara, nata ad Assisi alla fine del XII secolo e legata a san Francesco da una comune scelta evangelica di povertà e fraternità, diede origine a una forma di vita consacrata destinata a diffondersi in tutta Europa.

Anche la città tifernate ne conserva una traccia secolare. Non soltanto negli edifici e nelle vicende del monastero, ma nella continuità di una vita dedicata alla preghiera che ha attraversato generazioni diverse.

La celebrazione dell’11 agosto rinnoverà dunque il legame tra Città di Castello, santa Chiara e la tradizione francescana, in un luogo che da secoli custodisce una vocazione alla contemplazione nel cuore stesso della città.

Città di Castello, celebrazioni francescane tra cultura, liturgia e spiritualità

Nei mesi di giugno e luglio la chiesa di San Francesco a Città di Castello ha ospitato significativi momenti culturali promossi dalla Diocesi e legati all’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.

Il 17 giugno il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Felice Accrocca, esperto francescanista, ha tenuto un’apprezzata conferenza sul Testamento di san Francesco. In tre sabati del mese di luglio si è svolta, invece, la consueta rassegna “Al suono dell’Angelus”, promossa dalla Schola Cantorum “Abbatini” e caratterizzata dalla proposta di musiche legate alla tradizione francescana.

Il 2 agosto il Perdono di Assisi

Con il prossimo 2 agosto prende avvio il programma delle celebrazioni liturgiche legate all’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi.

In quel giorno, in occasione del cosiddetto “Perdono di Assisi”, sarà possibile ottenere l’indulgenza che, secondo la tradizione, fu concessa da papa Onorio III nel 1216 su richiesta di san Francesco.

Il programma prevede la celebrazione della messa nella chiesa cittadina di San Francesco alle ore 11 e alle ore 18, con la possibilità di accostarsi al sacramento della confessione a partire dalle 10 al mattino e dalle 17 nel pomeriggio.

Per questo motivo, domenica 2 agosto, non sarà celebrata la messa delle ore 11 nel santuario di Santa Maria delle Grazie.

Il Giubileo francescano e le confessioni

Quest’anno è stato indetto anche uno speciale “Giubileo francescano”. Dal primo agosto al 3 ottobre 2026, ogni sabato, dalle ore 10 alle 12, nella chiesa tifernate di San Francesco sarà presente un sacerdote disponibile per il sacramento della confessione.

Si tratta di opportunità rivolte a quanti desiderano vivere l’ottavo centenario della morte di san Francesco come occasione di rinnovamento della propria vita spirituale.

Da Città di Castello e Gubbio a Lourdes, un pellegrinaggio da riportare nella vita

Si è concluso nel fine settimana scorso il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi dell’Umbria al santuario mariano di Lourdes, esperienza che ha riunito 577 partecipanti provenienti dalle diverse diocesi umbre. Una presenza significativa è arrivata anche dalle Chiese di Gubbio e Città di Castello, con circa 90 pellegrini partiti dall’area di Gubbio e Umbertide e una quindicina dalla diocesi tifernate.

A guidare il pellegrinaggio, insieme ai sacerdoti, alle religiose, ai volontari, alle dame e ai barellieri dell’Unitalsi, sono stati i vescovi umbri Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, e Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio e di Città di Castello. Presente anche il vescovo emerito di Orvieto-Todi, Benedetto Tuzia.

Sono state giornate intense, scandite dalla preghiera, dalle celebrazioni, dal servizio ai malati, dagli incontri e dai momenti vissuti nei luoghi legati alle apparizioni della Vergine a Bernadette. Un cammino nel quale la dimensione personale della fede si intreccia continuamente con quella comunitaria: pellegrini di età ed esperienze differenti che condividono il viaggio, la fatica, le domande, il silenzio e il servizio.

Il pellegrinaggio umbro si è incrociato a Lourdes anche con il cammino dei 420 giovani dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve diretti verso Santiago de Compostela, offrendo per alcune ore l’immagine di una Chiesa regionale capace di riunire generazioni e vocazioni diverse attorno a una stessa esperienza di fede.

«Il pellegrinaggio non finisce»

È stato mons. Luciano Paolucci Bedini a presiedere e a pronunciare l’omelia della Messa dell’arrivederci, celebrata il 24 luglio nella basilica sotterranea di San Pio X. Il vescovo ha invitato i pellegrini a non considerare Lourdes soltanto come la meta raggiunta dopo il viaggio, ma come un punto dal quale ripartire.

«Il pellegrinaggio non finisce», ha ricordato. Tornare a casa, infatti, non significa riprendere semplicemente «la vita di prima», lasciando a Lourdes ciò che si è ricevuto. I doni sperimentati nei giorni trascorsi al santuario, ha sottolineato Paolucci Bedini, sono destinati a continuare a lavorare nella vita quotidiana e a portare frutto.

Richiamando la parabola evangelica del seminatore, il vescovo ha paragonato il pellegrinaggio alla cura del terreno del cuore: riaprire ciò che si è indurito, liberare il terreno dai rovi e dai sassi e permettere alla parte buona presente in ciascuno di diventare nuovamente feconda.

Quattro doni da riportare a casa

Quattro, in particolare, le esperienze che mons. Paolucci Bedini ha indicato ai pellegrini come eredità di Lourdes: il silenzio, la preghiera, la fraternità e la carità.

Il primo è un «silenzio abitato», capace di interrompere il rumore e la corsa delle giornate e di restituire spazio all’ascolto di se stessi e di Dio. Poi la preghiera, non soltanto come domanda o supplica, ma anzitutto come ascolto di quella Parola che ricorda a ogni uomo e ogni donna di essere, davanti a Dio, «figli amati».

Il terzo dono è la fraternità sperimentata durante il viaggio. Una dimensione che il vescovo ha indicato come «l’unico antidoto alla solitudine», invitando i pellegrini a trasformare anche le comunità e i gruppi di appartenenza in luoghi di accoglienza, amicizia e condivisione.

Infine la carità, resa visibile a Lourdes dal servizio dei volontari e dall’attenzione riservata in particolare alle persone malate e fragili, ma chiamata a proseguire una volta tornati nelle proprie città e nelle proprie parrocchie. Perché, ha ricordato Paolucci Bedini, non esiste una vita autenticamente cristiana che non si traduca nella «vicinanza e nel servizio agli altri fratelli», soprattutto a chi attraversa sofferenza, bisogno, solitudine e fatica.

È dunque con questo patrimonio che anche i pellegrini di Gubbio, Umbertide e Città di Castello hanno fatto ritorno nelle proprie comunità. Lourdes resta alle spalle come luogo geografico, ma il pellegrinaggio continua: nel silenzio da ritrovare, nella preghiera quotidiana, nelle relazioni da custodire e soprattutto nello sguardo da rivolgere a chi cammina accanto.

Rendiconto 8xmille, i progetti per la Chiesa e la comunità tifernate nel 2025

Oltre 904 mila euro per sostenere la vita pastorale, la tutela del patrimonio ecclesiastico e gli interventi di carità. È il quadro che emerge dal rendiconto 2025 delle somme dell’8xmille attribuite dalla Conferenza episcopale italiana alla Diocesi di Città di Castello. Le risorse assegnate ammontano complessivamente a 904.796,48 euro: 488.042,75 euro per le esigenze di culto e pastorale e 416.753,73 euro per gli interventi caritativi.

Culto e pastorale

Per il capitolo relativo al culto e alla pastorale sono stati erogati 481.350,35 euro. All’esercizio del culto sono andati 76.500 euro, 35.000 per la manutenzione dell’edilizia di culto e 40.500 per i beni culturali ecclesiastici.

La voce più consistente è pari a 290.450,35 euro, i cui capitoli più significativi riguardano la cura delle anime e gli scopi missionari: 229.642,75 euro per la Curia e le attività pastorali diocesane e parrocchiali; 22.349,20 per i mezzi di comunicazione sociale a finalità pastorale; 31.458,40 per la formazione teologico-pastorale del popolo di Dio.

Giubileo, Via di Francesco e beni culturali

Gli interventi ricalcano in larga parte quelli dell’anno precedente, con alcune rimodulazioni legate alle necessità del periodo. Crescono leggermente le spese per la Curia e gli uffici pastorali, mentre l’incremento più rilevante riguarda le iniziative di cultura religiosa. Le risorse hanno consentito di concludere le attività legate al Giubileo della Speranza, sostenere l’accoglienza dei pellegrini lungo la Via di Francesco e realizzare le iniziative per l’ottavo centenario francescano.

A una lieve riduzione delle somme per la manutenzione degli edifici di culto corrisponde un aumento di quelle riservate ai beni culturali, per la cura e lo sviluppo dell’Archivio, della Biblioteca e del Museo diocesani.

Oltre 415 mila euro per gli interventi caritativi

Sul versante della carità sono stati erogati 415.768,23 euro. Quarantamila euro sono stati destinati agli aiuti immediati a singole persone bisognose. Nel prospetto complessivo, alle opere caritative diocesane sono ricondotti 248.200 euro, comprendendo 40.000 euro per gli aiuti non immediati; 110.000 a favore di famiglie particolarmente disagiate attraverso la Caritas. Gli interventi hanno poi riguardato situazioni di difficoltà di anziani e persone con disabilità, di devianza adolescenziale, immigrati, rifugiati e richiedenti asilo. Alle opere caritative parrocchiali sono andati 127.568,23 euro: per famiglie in situazioni di disagio, per gli anziani, per persone con disabilità e per il clero anziano, malato o in condizioni di straordinaria necessità.

Caritas, parrocchie e progetti missionari

Gli interventi sono realizzati in stretta collaborazione con la Caritas diocesana, alla quale è stata affidata una parte consistente dei fondi. Le risorse sostengono la mensa per le persone bisognose, il reinserimento di persone svantaggiate, la casa di prima accoglienza, il Centro di ascolto diocesano, l’Emporio della solidarietà e l’Ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”.

Viene mantenuta e leggermente aumentata anche la quota utilizzata direttamente dalla Diocesi per aiutare persone in difficoltà. Proseguono inoltre il sostegno agli oratori parrocchiali, alla casa-residenza per la cura dei disturbi del comportamento alimentare e ai progetti missionari pluriennali, tra i quali la realizzazione di pozzi in Malawi.

Un rendiconto trasparente e verificato

Il piano delle assegnazioni è stato approvato dal Collegio dei consultori il 9 dicembre 2025; il rendiconto è stato verificato dal Consiglio diocesano per gli affari economici nella seduta del 26 giugno 2026. Ogni iniziativa è stata accompagnata dalle schede di attività e di verifica previste dalla Cei, con l’indicazione dei beneficiari, dei destinatari, dei risultati attesi e del piano finanziario.

Al suono dell’Angelus 2026, tre concerti di musica sacra per il centenario francescano

Un itinerario di preghiera, arte e musica nel cuore dell’estate per celebrare l’VIII centenario della morte di san Francesco d’Assisi. Torna anche quest’anno “Al suono dell’Angelus”, la rassegna di concerti di musica sacra promossa dalla Diocesi di Città di Castello, dalla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” e dall’associazione “Le Rose di Gerico”, con tre appuntamenti nella suggestiva cornice della chiesa monumentale di San Francesco.

L’iniziativa intende accompagnare fedeli, cittadini e visitatori in un percorso spirituale e culturale che, attraverso la musica, conduce alla recita dell’Angelus Domini, proponendo pagine ispirate al grande patrimonio della musica sacra francescana in un percorso che spazia dalla musica medievale, barocca, classica e del XX secolo. Tutti i concerti avranno inizio alle ore 11.30 e saranno a ingresso libero.

Il viaggio nella musica medievale francescana

Il primo appuntamento è in programma sabato 11 luglio con “O Sanctissima Anima”, concerto dedicato alla musica medievale francescana. Protagonista sarà l’ensemble La Douss’aura, specializzato nell’esecuzione del repertorio antico con strumenti storici e prassi esecutive filologiche. Il programma accompagnerà il pubblico alla riscoperta delle melodie che hanno segnato la nascita e la diffusione della spiritualità francescana, tra laudi, canti devozionali e pagine appartenenti al patrimonio musicale del Medioevo, restituendo il clima sonoro che ha accompagnato i primi secoli dell’Ordine francescano.

Il dialogo tra organo e violino

Il secondo concerto, in calendario sabato 18 luglio, porta il titolo “Laus Deo… suonar di capriccio nella casa di Dio”. Ad esibirsi saranno la violinista Emanuela Agatoni e l’organista Alessandro Bianconi, interpreti di un programma che mette in dialogo due strumenti dalla forte tradizione liturgica e concertistica con l’esecuzione di brani non editi, custoditi nell’Archivio della Basilica Papale di San Francesco in Assisi. Gli esecutori suoneranno leggendo dalle copie dei manoscritti n. 824 e n. 822 «100 esercizi per organo analogicamente disposti, Assisi 1861» di Antonio Maria Musilli e dal manoscritto n. 177 «Sonate da camera à Violino, e Violoncello solo del sig. Arcangelo Corelli» (composte nel 1670 ca.).

Le musiche proposte attraverseranno il repertorio sacro valorizzando il linguaggio espressivo del violino e la ricchezza timbrica dell’organo della chiesa di San Francesco, in un percorso di ascolto che alterna meditazione e virtuosismo.

Il gran finale con coro, arpa e organo

La rassegna si concluderà sabato 25 luglio con “Tu solus Altissimus”, concerto per coro, arpa e organo. L’esecuzione sarà affidata alla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini”, affiancata da Maria Chiara Fiorucci all’arpa e Alessandro Bianconi all’organo. Il programma proporrà una selezione di composizioni della tradizione sacra dedicate alla lode e alla contemplazione, esaltando l’incontro tra la voce corale e il delicato dialogo degli strumenti.

Di particolare pregio sarà l’esecuzione della Missa “Laetitia Israel” del francescano conventuale padre Emilio Norsa (1873-1919) per due cori all’unisono con accompagnamento di organo, arpa e timpani.

Musica e preghiera nel segno di san Francesco

Al termine di ciascun concerto sarà recitato l’Angelus Domini, momento che dona alla rassegna il suo carattere peculiare, unendo l’esperienza artistica alla preghiera comunitaria. Un’iniziativa che, nell’anno dell’VIII centenario della morte del Santo di Assisi, intende offrire un’occasione di incontro tra fede, cultura e bellezza, facendo risuonare nella chiesa dedicata a san Francesco musiche capaci ancora oggi di parlare al cuore e di accompagnare il cammino spirituale dei partecipanti.

La locandina della rassegna musicale “Al suono dell’Angelus” 2026