Città di Castello accoglie un nuovo sacerdote: don Giovanni Silvestrini 

La Chiesa di Città di Castello ha accolto con gioia don Giovanni Silvestrini, ordinato sacerdote sabato 27 giugno nella Basilica Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio. A presiedere la solenne celebrazione è stato il vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini, che, con l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, ha conferito il sacramento dell’Ordine nel grado del presbiterato al quarantasettenne originario di San Martin d’Upò.

Accanto al vescovo Luciano erano presenti il vescovo emerito mons. Domenico Cancian, il presbiterio diocesano, diaconi, religiosi e religiose, insieme a numerosi fedeli provenienti dalle comunità che negli anni hanno accompagnato il cammino vocazionale di don Giovanni.

Il ministero nasce dal Buon Pastore

Prendendo spunto dal Vangelo del dialogo tra Gesù e Pietro, culminante nell’invito «Pasci le mie pecore», mons. Paolucci Bedini ha ricordato come ogni ministero nella Chiesa trovi il proprio fondamento in Cristo, unico e vero Pastore.

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla», ha richiamato il Vescovo riprendendo il Salmo proclamato nella liturgia. È Cristo che guida il suo popolo, custodisce la Chiesa e continua a prendersi cura dei suoi figli. Da questa certezza nasce anche il ministero del sacerdote, chiamato a rendere presente il volto misericordioso del Buon Pastore nella vita delle comunità.

Rivolgendosi direttamente all’ordinando, il Vescovo ha ricordato che il sacerdote non sceglie da solo il proprio cammino, ma è inviato dalla Chiesa là dove il Signore lo chiama: «Non andrai dove tu vuoi, ma sarai mandato». Per questo la prima missione sarà sempre l’annuncio del Vangelo, senza scegliere i destinatari, ma lasciandosi guidare dallo Spirito.

L’ordinazione sacerdotale di Giovanni Silvestrini

“Non ti è chiesto di essere perfetto, ma disponibile”

Uno dei passaggi più intensi dell’omelia ha riguardato la fragilità umana del sacerdote. Richiamando le parole di san Paolo sul «tesoro in vasi di creta», mons. Paolucci Bedini ha ricordato come Dio non scelga uomini perfetti, ma persone disponibili a lasciarsi trasformare dalla sua grazia.

«Non ci chiede di essere perfetti, ma disponibili», ha affermato il Vescovo, invitando don Giovanni a non temere le proprie debolezze, perché proprio attraverso la fragilità umana può manifestarsi la forza del Signore. Il sacerdote, ha aggiunto, non è chiamato a essere l’unico riferimento della comunità, ma a condividere il servizio con tutti coloro che collaborano alla vita della Chiesa.

Da qui un’altra consegna particolarmente significativa: «Non pensarti mai prete da solo». Il ministero presbiterale vive infatti nella comunione con il vescovo, con i confratelli e con l’intero Popolo di Dio. È insieme che la Chiesa continua la missione affidata da Cristo ai suoi discepoli.

“Vivi il sacerdozio come un dono”

Al termine della celebrazione il vescovo emerito mons. Domenico Cancian ha voluto rivolgere un saluto al nuovo sacerdote, ricordando con emozione l’inizio del suo cammino vocazionale, quando, circa dieci anni fa, gli fu presentato quel giovane desideroso di intraprendere la strada del Seminario.

Richiamando il significato del nome Giovanni, «dono di Dio», mons. Cancian ha invitato don Giovanni a leggere tutta la propria esistenza nella luce del dono ricevuto. «Il Signore ti ha fatto dono della vita e del sacerdozio: vivi il ministero come un dono», gli ha detto, spiegando come questa consapevolezza aiuti a rimanere lontani sia dal protagonismo sia dallo scoraggiamento. Il suo invito finale è stato quello di custodire sempre la fraternità, la semplicità e l’unità della Chiesa.

Don Giovanni con il vescovo Luciano Paolucci Bedini e l’emerito Domenico Cancian

Il grazie di don Giovanni: “Gesù Cristo è pazzo d’amore”

Visibilmente emozionato, don Giovanni Silvestrini ha concluso la celebrazione con un lungo ringraziamento rivolto al vescovo, alla famiglia, ai sacerdoti, alle comunità parrocchiali, ai formatori del Pontificio Seminario regionale umbro “Pio XI”, alla Comunità Magnificat e alla Fraternità diaconale, sottolineando come nessuno percorra da solo la strada della vocazione.

Il passaggio più personale del suo intervento è stato però quello dedicato al rapporto con Cristo: «Gesù Cristo è pazzo d’amore per me, come per tutti voi». Una testimonianza nata dall’esperienza concreta della propria storia vocazionale, iniziata quando aveva trentanove anni. «Io gli ho fatto notare la mia età – ha raccontato con un sorriso – e Lui mi ha risposto: “”o ho l’eternità”». Anche davanti ai limiti personali, ha aggiunto, il Signore continua a chiamare: «Tu non sai fare niente? Vuoi farlo per me?».

Don Giovanni ha quindi allargato il suo sguardo a tutta l’assemblea, ricordando che la vocazione riguarda ogni battezzato. «La vocazione è una sola: è quella alla vita», ha affermato, invitando ciascuno a scegliere ogni giorno Cristo e a camminare insieme nella sequela del Vangelo.

Le prime messe del nuovo sacerdote

Dopo l’ordinazione, don Giovanni sta presiedendo le sue prime celebrazioni eucaristiche nelle comunità che hanno accompagnato il suo cammino di fede. La prima messa stata celebrata domenica 28 giugno nella chiesa arcipretale di San Giustino, mentre domenica 5 luglio alle ore 18 celebrebrà l’Eucaristia nella chiesa di San Giovanni Battista agli Zoccolanti di Città di Castello.

Per la Chiesa tifernate l’ordinazione di don Giovanni Silvestrini rappresenta un motivo di gratitudine e di speranza. Il dono di un nuovo sacerdote rinnova infatti l’impegno della comunità cristiana a sostenere con la preghiera le vocazioni e ad accompagnare il ministero di chi è chiamato a servire il Popolo di Dio nell’annuncio del Vangelo e nella celebrazione dei sacramenti.

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Città di Castello - L'ordinazione sacerdotale di don Giovanni Silvestrini