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Da Canoscio alla Madonna delle Grazie, agosto nel segno di Maria

Dopo la grande partecipazione alla festa dell’Assunta al Santuario della Madonna del Transito di Canoscio, la Chiesa di Città di Castello si prepara a vivere un’altra settimana intensa di fede e tradizione. Dal 23 al 26 agosto il fulcro delle celebrazioni si sposterà nel centro storico tifernate, tra l’anniversario della dedicazione della Cattedrale e la festa della Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi. Un appuntamento che nel 2026 assume un significato particolare per il 570° anniversario della pittura della venerata immagine, risalente al 1456.

Canoscio, pellegrini e tante confessioni per l’Assunta

La solennità del 15 agosto ha richiamato a Canoscio numerosi fedeli fin dalle prime ore del mattino. Molti si sono accostati al sacramento della riconciliazione, mentre le diverse celebrazioni hanno accompagnato l’intera giornata nel Santuario dedicato alla Madonna del Transito.

Tra i pellegrini anche il tradizionale gruppo proveniente da Castiglion Fiorentino, presente già nei giorni precedenti la festa. La Messa delle 9.30 è stata presieduta dal parroco della cittadina toscana, mentre alle 11 la celebrazione solenne è stata guidata dal vescovo Luciano Paolucci Bedini.

Nell’omelia il vescovo ha indicato nell’Assunzione di Maria un segno di fiducia e di speranza per ogni uomo. Di fronte alle divisioni e alle differenze che spesso segnano le relazioni umane, Paolucci Bedini ha richiamato il desiderio profondo che accomuna ogni persona: la ricerca della pace, dell’armonia e della comunione.

Maria, creatura umana accolta pienamente da Dio, diventa così il segno del destino al quale tutti sono chiamati. Da qui l’invito a imparare già nel presente a mettere in evidenza ciò che unisce anziché ciò che divide, ricordando che lo sguardo di Dio non fa differenze tra gli uomini.

Le celebrazioni sono proseguite il 16 agosto, con le Messe e la tradizionale benedizione dei bambini, chiudendo uno degli appuntamenti mariani più partecipati dell’estate diocesana.

Il 23 agosto la dedicazione della Cattedrale

Il nuovo tratto di questo cammino di fede si aprirà domenica 23 agosto con l’anniversario della dedicazione della Basilica Cattedrale dei santi Florido e Amanzio, cuore spirituale e liturgico della Chiesa tifernate.

La ricorrenza sarà ricordata durante le Messe domenicali e offrirà l’occasione per richiamare il significato della Cattedrale non soltanto come edificio, ma come segno della comunità cristiana formata dalle “pietre vive” dei battezzati, riuniti attorno all’Eucaristia e in comunione con il Vescovo.

La Cattedrale custodisce una storia strettamente intrecciata a quella della città. La prima costruzione viene fatta risalire a san Florido nel VI secolo; un nuovo edificio dedicato ai santi Florido e Amanzio fu poi consacrato nell’XI secolo. Ricostruita tra Quattrocento e Cinquecento, la chiesa venne nuovamente consacrata nel 1540 e nel 1888 papa Leone XIII la elevò a Basilica minore.

Madonna delle Grazie, una festa nel segno dei 570 anni dell’immagine

Sempre domenica 23 agosto prenderà il via il triduo di preparazione alla festa della Madonna delle Grazie, custodita nel Santuario di Santa Maria delle Grazie.

La celebrazione del 2026 sarà segnata dal 570° anniversario della realizzazione della venerata immagine, dipinta nel 1456 da Giovanni di Piamonte, artista legato alla scuola di Piero della Francesca. La tavola raffigura la Vergine con il Bambino insieme ai santi Florido e Filippo Benizi ed è da secoli uno dei riferimenti religiosi più profondi della comunità tifernate.

Il triduo sarà animato da padre Luigi Ruggiero, dell’Ordine dei Frati minori cappuccini.

Il triduo dal 23 al 25 agosto

Domenica 23 agosto il programma inizierà alle 11 con la Santa Messa. Nel pomeriggio, alle 17.30, sarà recitato comunitariamente il Rosario, seguito alle 18 dai Vespri e alle 18.30 dalla celebrazione eucaristica. La giornata si concluderà alle 21 con una veglia di preghiera.

Lunedì 24 agosto le celebrazioni inizieranno alle 8.15 con le Lodi mattutine e la Santa Messa. Nel pomeriggio si ripeterà il cammino di preghiera: Rosario alle 17.30, Vespri alle 18 e Messa alle 18.30.

Lo stesso programma sarà proposto martedì 25 agosto, con Lodi e Messa alle 8.15, Rosario alle 17.30, Vespri alle 18 e celebrazione eucaristica alle 18.30.

Il 25 agosto la processione con la venerata immagine

Uno dei momenti più attesi sarà la processione di martedì 25 agosto, con partenza alle 21 dal Santuario di Santa Maria delle Grazie.

La venerata immagine sarà portata per alcune vie e piazze del centro storico, rinnovando una tradizione che lega da secoli la devozione mariana alla vita religiosa e civile della città. Il percorso toccherà via delle Giulianelle, via Campo dei Fiori, via dei Conti, via XX Settembre, via Trastevere, piazza San Girolamo, via della Fraternita, via dei Fucci e piazza Magherini Graziani, per poi tornare attraverso via XX Settembre al Santuario.

Un gesto pubblico di fede che acquista un valore ancora più significativo proprio nell’anno in cui si ricordano i 570 anni della venerata immagine.

Il 26 agosto la solennità della patrona

Il momento culminante arriverà mercoledì 26 agosto, giorno della solennità della Madonna delle Grazie.

La giornata si aprirà alle 7.30 con le Lodi mattutine. Le Sante Messe saranno celebrate alle ore 8, 9, 10 e 11, mentre alle 17.30 sono previsti i Vespri solenni.

Alle 18.30 il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiederà la solenne concelebrazione eucaristica, animata dalla Corale “Marietta Alboni” e dalla Confraternita di Santo Spirito.

Per tutta la giornata i sacerdoti saranno inoltre disponibili per le confessioni, offrendo ai fedeli la possibilità di vivere la festa anche attraverso il sacramento della Riconciliazione.

La locandina delle celebrazioni 2026 al Santuario della Madonna delle Grazie

Canoscio si prepara alla festa dell’Assunta e della Madonna del Transito

Nel mese di agosto il Santuario della Madonna del Transito di Canoscio, a Città di Castello, torna a essere meta di fedeli e pellegrini per uno degli appuntamenti mariani più sentiti della diocesi. La solennità dell’Assunzione di Maria, celebrata il 15 agosto, viene preceduta anche quest’anno dalla tradizionale novena e dalla processione della vigilia, mentre le celebrazioni proseguiranno il 16 agosto con la benedizione dei bambini. Il tutto grazie all’impegno della parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, affidati alla cura pastorale di don Franco Sgoluppi.

La novena e la processione verso il Santuario

Il cammino di preparazione alla festa dell’Assunta a Canoscio è iniziato il 6 agosto con la novena, celebrata ogni sera alle ore 21 e in programma fino a giovedì 13 agosto.

Particolarmente atteso è l’appuntamento di venerdì 14 agosto, vigilia della solennità. Alle 21 prenderà il via dalla Pieve la tradizionale processione verso il Santuario della Madonna del Transito, momento che ogni anno accompagna fedeli e pellegrini verso il cuore delle celebrazioni mariane.

Un percorso di preghiera e di affidamento a Maria che conserva un forte legame con la devozione popolare e con la storia religiosa del territorio tifernate.

Il 15 agosto la Messa con il vescovo Paolucci Bedini

Sabato 15 agosto, solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, il Santuario accoglie i fedeli fin dalle prime ore del mattino.

Le Messe vengono celebrate alle ore 7, 8, 9.30, 11, 16.30 e 18. La celebrazione delle ore 11 è presieduta dal vescovo di Città di Castello, Luciano Paolucci Bedini.

La festa dell’Assunta rappresenta tradizionalmente uno dei momenti di maggiore affluenza al Santuario di Canoscio, luogo mariano particolarmente caro alla comunità diocesana e punto di riferimento per pellegrini provenienti anche dai territori circostanti.

Il 16 agosto la benedizione dei bambini

Le celebrazioni proseguono domenica 16 agosto, con le Messe alle ore 9, 11, 16.30 e 18. Al termine di ciascuna celebrazione viene impartita la tradizionale benedizione ai bambini, altro momento particolarmente legato alla devozione popolare del Santuario.

Per tutta la durata della festa i sacerdoti sono a disposizione per le confessioni, offrendo ai pellegrini la possibilità di vivere anche il sacramento della riconciliazione.

Agosto, mese mariano per la Chiesa tifernate

Dopo la festa di Canoscio si apre una seconda parte di agosto molto intensa per la diocesi di Città di Castello. Dal 23 agosto, infatti, l’attenzione si sposta nel centro storico tifernate per le celebrazioni dedicate alla Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi.

Due appuntamenti diversi, ma profondamente radicati nella storia e nella pietà popolare locale, che ancora una volta accompagneranno la comunità diocesana attraverso alcuni dei giorni più significativi dell’estate.

Santa Chiara a Città di Castello: messa per la festa dell’11 agosto

Anche Città di Castello celebra la memoria liturgica di santa Chiara d’Assisi, una delle figure più luminose della spiritualità francescana. Martedì 11 agosto, nel monastero di Santa Chiara, detto delle Murate, la Messa sarà celebrata alle ore 8 da don Alberto Gildoni, parroco della Cattedrale tifernate e cancelliere vescovile.

Una ricorrenza che, nel cuore della città, assume un significato particolare. Il monastero custodisce infatti una storia secolare legata alla presenza delle Clarisse e, più in generale, alla spiritualità francescana contemplativa, che ancora oggi continua attraverso la comunità delle Suore Francescane dell’Immacolata.

Una presenza che attraversa i secoli

Lunga e complessa è la storia del movimento di santa Chiara a Città di Castello. Nel corso del Medioevo diversi monasteri femminili, alcuni originariamente benedettini, abbracciarono la Regola della santa di Assisi. Con il passare del tempo queste comunità furono progressivamente riunite nel monastero di Santa Maria in Trastevere, situato fuori dalle mura cittadine, secondo alcuni studiosi nei pressi dell’attuale località di Casalsole.

La posizione esposta rese però il monastero vulnerabile: l’edificio venne incendiato per due volte. Nel 1411 le religiose furono quindi trasferite all’interno delle mura, presso la chiesa di Santa Lucia.

Un nuovo passaggio avvenne nel XVI secolo. Le Clarisse entrarono nell’antico complesso di San Giacomo alla Scatorbia, dove rimasero per quasi cinque secoli, divenendo note in città anche come le Murate o Rimurate di santa Chiara.

Dalle Clarisse alla nuova comunità contemplativa

L’ingresso del monastero di Santa Chiara, detto delle Murate, a Città di Castello

Il complesso di San Giacomo aveva alle spalle una storia ancora più antica. Nato come insediamento legato all’Ordine benedettino vallombrosano, nel Cinquecento passò alle religiose provenienti dal monastero fuori città. Nel 1535 le Clarisse vi si stabilirono definitivamente.

La loro presenza è proseguita fino al maggio 2005. Dal 15 maggio di quell’anno, solennità di Pentecoste, nel monastero sono presenti le Suore francescane dell’Immacolata di vita contemplativa, che hanno raccolto in forme proprie l’eredità di preghiera custodita per secoli in questo luogo.

La vita della comunità è scandita soprattutto dalla preghiera, dall’adorazione e dalla liturgia, insieme al lavoro quotidiano e allo studio, secondo la tradizione della vita religiosa contemplativa francescana.

Santa Chiara e il richiamo alla vita contemplativa

La festa dell’11 agosto diventa così anche un’occasione per riscoprire una presenza spesso silenziosa ma profondamente radicata nella storia ecclesiale di Città di Castello. Santa Chiara, nata ad Assisi alla fine del XII secolo e legata a san Francesco da una comune scelta evangelica di povertà e fraternità, diede origine a una forma di vita consacrata destinata a diffondersi in tutta Europa.

Anche la città tifernate ne conserva una traccia secolare. Non soltanto negli edifici e nelle vicende del monastero, ma nella continuità di una vita dedicata alla preghiera che ha attraversato generazioni diverse.

La celebrazione dell’11 agosto rinnoverà dunque il legame tra Città di Castello, santa Chiara e la tradizione francescana, in un luogo che da secoli custodisce una vocazione alla contemplazione nel cuore stesso della città.

Città di Castello, celebrazioni francescane tra cultura, liturgia e spiritualità

Nei mesi di giugno e luglio la chiesa di San Francesco a Città di Castello ha ospitato significativi momenti culturali promossi dalla Diocesi e legati all’ottavo centenario della morte di san Francesco d’Assisi.

Il 17 giugno il vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, mons. Felice Accrocca, esperto francescanista, ha tenuto un’apprezzata conferenza sul Testamento di san Francesco. In tre sabati del mese di luglio si è svolta, invece, la consueta rassegna “Al suono dell’Angelus”, promossa dalla Schola Cantorum “Abbatini” e caratterizzata dalla proposta di musiche legate alla tradizione francescana.

Il 2 agosto il Perdono di Assisi

Con il prossimo 2 agosto prende avvio il programma delle celebrazioni liturgiche legate all’ottavo centenario della morte del Santo di Assisi.

In quel giorno, in occasione del cosiddetto “Perdono di Assisi”, sarà possibile ottenere l’indulgenza che, secondo la tradizione, fu concessa da papa Onorio III nel 1216 su richiesta di san Francesco.

Il programma prevede la celebrazione della messa nella chiesa cittadina di San Francesco alle ore 11 e alle ore 18, con la possibilità di accostarsi al sacramento della confessione a partire dalle 10 al mattino e dalle 17 nel pomeriggio.

Per questo motivo, domenica 2 agosto, non sarà celebrata la messa delle ore 11 nel santuario di Santa Maria delle Grazie.

Il Giubileo francescano e le confessioni

Quest’anno è stato indetto anche uno speciale “Giubileo francescano”. Dal primo agosto al 3 ottobre 2026, ogni sabato, dalle ore 10 alle 12, nella chiesa tifernate di San Francesco sarà presente un sacerdote disponibile per il sacramento della confessione.

Si tratta di opportunità rivolte a quanti desiderano vivere l’ottavo centenario della morte di san Francesco come occasione di rinnovamento della propria vita spirituale.

Da Città di Castello e Gubbio a Lourdes, un pellegrinaggio da riportare nella vita

Si è concluso nel fine settimana scorso il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi dell’Umbria al santuario mariano di Lourdes, esperienza che ha riunito 577 partecipanti provenienti dalle diverse diocesi umbre. Una presenza significativa è arrivata anche dalle Chiese di Gubbio e Città di Castello, con circa 90 pellegrini partiti dall’area di Gubbio e Umbertide e una quindicina dalla diocesi tifernate.

A guidare il pellegrinaggio, insieme ai sacerdoti, alle religiose, ai volontari, alle dame e ai barellieri dell’Unitalsi, sono stati i vescovi umbri Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, e Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio e di Città di Castello. Presente anche il vescovo emerito di Orvieto-Todi, Benedetto Tuzia.

Sono state giornate intense, scandite dalla preghiera, dalle celebrazioni, dal servizio ai malati, dagli incontri e dai momenti vissuti nei luoghi legati alle apparizioni della Vergine a Bernadette. Un cammino nel quale la dimensione personale della fede si intreccia continuamente con quella comunitaria: pellegrini di età ed esperienze differenti che condividono il viaggio, la fatica, le domande, il silenzio e il servizio.

Il pellegrinaggio umbro si è incrociato a Lourdes anche con il cammino dei 420 giovani dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve diretti verso Santiago de Compostela, offrendo per alcune ore l’immagine di una Chiesa regionale capace di riunire generazioni e vocazioni diverse attorno a una stessa esperienza di fede.

«Il pellegrinaggio non finisce»

È stato mons. Luciano Paolucci Bedini a presiedere e a pronunciare l’omelia della Messa dell’arrivederci, celebrata il 24 luglio nella basilica sotterranea di San Pio X. Il vescovo ha invitato i pellegrini a non considerare Lourdes soltanto come la meta raggiunta dopo il viaggio, ma come un punto dal quale ripartire.

«Il pellegrinaggio non finisce», ha ricordato. Tornare a casa, infatti, non significa riprendere semplicemente «la vita di prima», lasciando a Lourdes ciò che si è ricevuto. I doni sperimentati nei giorni trascorsi al santuario, ha sottolineato Paolucci Bedini, sono destinati a continuare a lavorare nella vita quotidiana e a portare frutto.

Richiamando la parabola evangelica del seminatore, il vescovo ha paragonato il pellegrinaggio alla cura del terreno del cuore: riaprire ciò che si è indurito, liberare il terreno dai rovi e dai sassi e permettere alla parte buona presente in ciascuno di diventare nuovamente feconda.

Quattro doni da riportare a casa

Quattro, in particolare, le esperienze che mons. Paolucci Bedini ha indicato ai pellegrini come eredità di Lourdes: il silenzio, la preghiera, la fraternità e la carità.

Il primo è un «silenzio abitato», capace di interrompere il rumore e la corsa delle giornate e di restituire spazio all’ascolto di se stessi e di Dio. Poi la preghiera, non soltanto come domanda o supplica, ma anzitutto come ascolto di quella Parola che ricorda a ogni uomo e ogni donna di essere, davanti a Dio, «figli amati».

Il terzo dono è la fraternità sperimentata durante il viaggio. Una dimensione che il vescovo ha indicato come «l’unico antidoto alla solitudine», invitando i pellegrini a trasformare anche le comunità e i gruppi di appartenenza in luoghi di accoglienza, amicizia e condivisione.

Infine la carità, resa visibile a Lourdes dal servizio dei volontari e dall’attenzione riservata in particolare alle persone malate e fragili, ma chiamata a proseguire una volta tornati nelle proprie città e nelle proprie parrocchie. Perché, ha ricordato Paolucci Bedini, non esiste una vita autenticamente cristiana che non si traduca nella «vicinanza e nel servizio agli altri fratelli», soprattutto a chi attraversa sofferenza, bisogno, solitudine e fatica.

È dunque con questo patrimonio che anche i pellegrini di Gubbio, Umbertide e Città di Castello hanno fatto ritorno nelle proprie comunità. Lourdes resta alle spalle come luogo geografico, ma il pellegrinaggio continua: nel silenzio da ritrovare, nella preghiera quotidiana, nelle relazioni da custodire e soprattutto nello sguardo da rivolgere a chi cammina accanto.

Rendiconto 8xmille, i progetti per la Chiesa e la comunità tifernate nel 2025

Oltre 904 mila euro per sostenere la vita pastorale, la tutela del patrimonio ecclesiastico e gli interventi di carità. È il quadro che emerge dal rendiconto 2025 delle somme dell’8xmille attribuite dalla Conferenza episcopale italiana alla Diocesi di Città di Castello. Le risorse assegnate ammontano complessivamente a 904.796,48 euro: 488.042,75 euro per le esigenze di culto e pastorale e 416.753,73 euro per gli interventi caritativi.

Culto e pastorale

Per il capitolo relativo al culto e alla pastorale sono stati erogati 481.350,35 euro. All’esercizio del culto sono andati 76.500 euro, 35.000 per la manutenzione dell’edilizia di culto e 40.500 per i beni culturali ecclesiastici.

La voce più consistente è pari a 290.450,35 euro, i cui capitoli più significativi riguardano la cura delle anime e gli scopi missionari: 229.642,75 euro per la Curia e le attività pastorali diocesane e parrocchiali; 22.349,20 per i mezzi di comunicazione sociale a finalità pastorale; 31.458,40 per la formazione teologico-pastorale del popolo di Dio.

Giubileo, Via di Francesco e beni culturali

Gli interventi ricalcano in larga parte quelli dell’anno precedente, con alcune rimodulazioni legate alle necessità del periodo. Crescono leggermente le spese per la Curia e gli uffici pastorali, mentre l’incremento più rilevante riguarda le iniziative di cultura religiosa. Le risorse hanno consentito di concludere le attività legate al Giubileo della Speranza, sostenere l’accoglienza dei pellegrini lungo la Via di Francesco e realizzare le iniziative per l’ottavo centenario francescano.

A una lieve riduzione delle somme per la manutenzione degli edifici di culto corrisponde un aumento di quelle riservate ai beni culturali, per la cura e lo sviluppo dell’Archivio, della Biblioteca e del Museo diocesani.

Oltre 415 mila euro per gli interventi caritativi

Sul versante della carità sono stati erogati 415.768,23 euro. Quarantamila euro sono stati destinati agli aiuti immediati a singole persone bisognose. Nel prospetto complessivo, alle opere caritative diocesane sono ricondotti 248.200 euro, comprendendo 40.000 euro per gli aiuti non immediati; 110.000 a favore di famiglie particolarmente disagiate attraverso la Caritas. Gli interventi hanno poi riguardato situazioni di difficoltà di anziani e persone con disabilità, di devianza adolescenziale, immigrati, rifugiati e richiedenti asilo. Alle opere caritative parrocchiali sono andati 127.568,23 euro: per famiglie in situazioni di disagio, per gli anziani, per persone con disabilità e per il clero anziano, malato o in condizioni di straordinaria necessità.

Caritas, parrocchie e progetti missionari

Gli interventi sono realizzati in stretta collaborazione con la Caritas diocesana, alla quale è stata affidata una parte consistente dei fondi. Le risorse sostengono la mensa per le persone bisognose, il reinserimento di persone svantaggiate, la casa di prima accoglienza, il Centro di ascolto diocesano, l’Emporio della solidarietà e l’Ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”.

Viene mantenuta e leggermente aumentata anche la quota utilizzata direttamente dalla Diocesi per aiutare persone in difficoltà. Proseguono inoltre il sostegno agli oratori parrocchiali, alla casa-residenza per la cura dei disturbi del comportamento alimentare e ai progetti missionari pluriennali, tra i quali la realizzazione di pozzi in Malawi.

Un rendiconto trasparente e verificato

Il piano delle assegnazioni è stato approvato dal Collegio dei consultori il 9 dicembre 2025; il rendiconto è stato verificato dal Consiglio diocesano per gli affari economici nella seduta del 26 giugno 2026. Ogni iniziativa è stata accompagnata dalle schede di attività e di verifica previste dalla Cei, con l’indicazione dei beneficiari, dei destinatari, dei risultati attesi e del piano finanziario.

Al suono dell’Angelus 2026, tre concerti di musica sacra per il centenario francescano

Un itinerario di preghiera, arte e musica nel cuore dell’estate per celebrare l’VIII centenario della morte di san Francesco d’Assisi. Torna anche quest’anno “Al suono dell’Angelus”, la rassegna di concerti di musica sacra promossa dalla Diocesi di Città di Castello, dalla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” e dall’associazione “Le Rose di Gerico”, con tre appuntamenti nella suggestiva cornice della chiesa monumentale di San Francesco.

L’iniziativa intende accompagnare fedeli, cittadini e visitatori in un percorso spirituale e culturale che, attraverso la musica, conduce alla recita dell’Angelus Domini, proponendo pagine ispirate al grande patrimonio della musica sacra francescana in un percorso che spazia dalla musica medievale, barocca, classica e del XX secolo. Tutti i concerti avranno inizio alle ore 11.30 e saranno a ingresso libero.

Il viaggio nella musica medievale francescana

Il primo appuntamento è in programma sabato 11 luglio con “O Sanctissima Anima”, concerto dedicato alla musica medievale francescana. Protagonista sarà l’ensemble La Douss’aura, specializzato nell’esecuzione del repertorio antico con strumenti storici e prassi esecutive filologiche. Il programma accompagnerà il pubblico alla riscoperta delle melodie che hanno segnato la nascita e la diffusione della spiritualità francescana, tra laudi, canti devozionali e pagine appartenenti al patrimonio musicale del Medioevo, restituendo il clima sonoro che ha accompagnato i primi secoli dell’Ordine francescano.

Il dialogo tra organo e violino

Il secondo concerto, in calendario sabato 18 luglio, porta il titolo “Laus Deo… suonar di capriccio nella casa di Dio”. Ad esibirsi saranno la violinista Emanuela Agatoni e l’organista Alessandro Bianconi, interpreti di un programma che mette in dialogo due strumenti dalla forte tradizione liturgica e concertistica con l’esecuzione di brani non editi, custoditi nell’Archivio della Basilica Papale di San Francesco in Assisi. Gli esecutori suoneranno leggendo dalle copie dei manoscritti n. 824 e n. 822 «100 esercizi per organo analogicamente disposti, Assisi 1861» di Antonio Maria Musilli e dal manoscritto n. 177 «Sonate da camera à Violino, e Violoncello solo del sig. Arcangelo Corelli» (composte nel 1670 ca.).

Le musiche proposte attraverseranno il repertorio sacro valorizzando il linguaggio espressivo del violino e la ricchezza timbrica dell’organo della chiesa di San Francesco, in un percorso di ascolto che alterna meditazione e virtuosismo.

Il gran finale con coro, arpa e organo

La rassegna si concluderà sabato 25 luglio con “Tu solus Altissimus”, concerto per coro, arpa e organo. L’esecuzione sarà affidata alla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini”, affiancata da Maria Chiara Fiorucci all’arpa e Alessandro Bianconi all’organo. Il programma proporrà una selezione di composizioni della tradizione sacra dedicate alla lode e alla contemplazione, esaltando l’incontro tra la voce corale e il delicato dialogo degli strumenti.

Di particolare pregio sarà l’esecuzione della Missa “Laetitia Israel” del francescano conventuale padre Emilio Norsa (1873-1919) per due cori all’unisono con accompagnamento di organo, arpa e timpani.

Musica e preghiera nel segno di san Francesco

Al termine di ciascun concerto sarà recitato l’Angelus Domini, momento che dona alla rassegna il suo carattere peculiare, unendo l’esperienza artistica alla preghiera comunitaria. Un’iniziativa che, nell’anno dell’VIII centenario della morte del Santo di Assisi, intende offrire un’occasione di incontro tra fede, cultura e bellezza, facendo risuonare nella chiesa dedicata a san Francesco musiche capaci ancora oggi di parlare al cuore e di accompagnare il cammino spirituale dei partecipanti.

La locandina della rassegna musicale “Al suono dell’Angelus” 2026

Scuola di Italiano Caritas, una nuova casa per una comunità che cresce

«Quando uno straniero arriva qui è tutto buio. Non capisce le parole, non conosce le leggi, non sa come muoversi. Poi incontra una comunità e tutto cambia». Le parole di Maryna, arrivata dall’Ucraina con i figli dopo lo scoppio della guerra, raccontano meglio di qualsiasi discorso il significato dell’inaugurazione dei nuovi locali della Scuola di Italiano per stranieri della Caritas diocesana di Città di Castello, che c’è stata venerdì 3 luglio in via San Florido.

Quella inaugurata non è semplicemente una nuova sede. È la casa di un’esperienza che negli anni recenti è cresciuta grazie all’impegno di operatori, insegnanti e volontarie, accompagnando decine di persone provenienti da Paesi diversi in un percorso che ha nella lingua italiana il punto di partenza, ma che conduce ben oltre: verso l’autonomia, il lavoro, le relazioni e la piena partecipazione alla vita della comunità.

Una scuola nata dall’ascolto dei bisogni

L’inaugurazione è stata volutamente costruita come un racconto corale, lasciando spazio alle testimonianze degli studenti e di quanti, ogni giorno, rendono possibile questa esperienza.

A ripercorrerne la storia sono state Laura Santinelli ed Eva Piersimoni, operatrici della Caritas diocesana. La scuola nasce all’interno del centro di accoglienza gestito dalla Caritas per la Prefettura di Perugia, inizialmente rivolta ai richiedenti asilo. Ben presto, però, emerge un bisogno più ampio e, grazie a un progetto finanziato con i fondi dell’8xmille, i corsi vengono aperti a tutti gli stranieri interessati a imparare l’italiano. Da allora il numero degli studenti cresce costantemente, così come cambiano gli spazi che li ospitano: dalla piccola sede della Caritas all’ex Seminario, poi alla mensa e infine ai nuovi locali messi a disposizione dalla Diocesi.

«Quello che cerchiamo di costruire – ha spiegato Santinelli – sono prima di tutto relazioni. Le lezioni passano attraverso il dialogo, l’ascolto e attività capaci di coinvolgere anche chi arriva senza conoscere una parola d’italiano». Una scuola che non si pone in alternativa al Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia), ma in piena collaborazione con esso, accogliendo chi, per motivi burocratici, lavorativi o familiari, rischierebbe di rimanere escluso dai percorsi ordinari di formazione.

Le storie che danno un volto all’inclusione

A dare il volto concreto a questo progetto sono state soprattutto le testimonianze degli studenti.

Mohamed, arrivato dall’Egitto quasi tre anni fa, ha raccontato il proprio percorso di integrazione con una frase tanto semplice quanto efficace: «Senza la lingua non puoi fare niente». Per lui imparare l’italiano ha significato poter lavorare, parlare con le persone, affrontare da solo gli uffici pubblici e costruire una vita autonoma. Anche oggi, dopo il lavoro, continua a frequentare le lezioni perché, spiega, «ogni giorno si può imparare qualcosa di nuovo».

Commovente anche il racconto di Ousmane, originario della Guinea Conakry. Dopo un viaggio durato oltre due anni e mezzo attraverso Mali, Algeria, Libia e Tunisia, è arrivato a Lampedusa nell’agosto del 2023 e poi a Città di Castello. Qui ha trovato una rete di persone che lo ha accompagnato passo dopo passo: prima l’apprendimento della lingua, poi il Servizio civile, le certificazioni linguistiche, la licenza media e infine un lavoro stabile. Oggi continua a studiare perché, dice con determinazione, «voglio andare avanti».

Maryna, invece, ha raccontato il disorientamento vissuto nei primi mesi trascorsi lontano dall’Ucraina. «Pensavo di tornare presto a casa e non avevo iniziato a studiare l’italiano. Poi ho capito che era necessario. Qui ho trovato persone che mi hanno aiutato a parlare senza paura, a conoscere il territorio e a sentirmi parte di una comunità».

Oumaima ha ricordato come la scuola le abbia aperto una “finestra di possibilità”: pur senza documenti regolari ha potuto iniziare a studiare l’italiano, avviando un percorso che l’ha condotta alla formazione, al Servizio civile e a una maggiore autonomia personale e lavorativa.

Il valore del volontariato e dell’accoglienza

Accanto agli studenti ci sono le volontarie, molte delle quali insegnanti in pensione. Tra loro – insieme a Daniela e Antonella – c’era Alberta Marinelli, che ha raccontato come questa esperienza abbia restituito significato anche al proprio percorso personale: «Quando entro qui mi sento a casa. Ogni piccolo passo avanti di questi ragazzi è come vedere sbocciare un fiore».

Un impegno che il direttore della Caritas diocesana, Gaetano Zucchini, ha definito una vera «palestra di dignità». «Qui – ha spiegato – non si insegna soltanto una lingua, ma si accompagnano le persone nella costruzione del proprio futuro. La Caritas vive la sussidiarietà come uno stile e vuole intercettare bisogni che rischierebbero di rimanere senza risposta. La cosa più bella è vedere la gioia di chi accoglie: il dono riempie il cuore non solo di chi lo riceve, ma anche di chi lo offre».

Il vescovo: «Una scuola che è già una comunità»

A raccogliere il filo delle testimonianze è stato il vescovo di Città di Castello e di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, che ha invitato a guardare oltre l’aspetto didattico dell’iniziativa.

«L’inaugurazione di questi nuovi locali ci offre l’occasione per riflettere su un servizio che la Caritas svolge da anni grazie all’impegno di tanti volontari. Qui le persone vengono accolte, ascoltate e accompagnate a entrare, poco alla volta, nella realtà in cui sono arrivate». Poi la sintesi che ha dato il senso all’intero pomeriggio: «È una scuola di lingua, ma di fatto è una comunità che crea un percorso di integrazione e di inclusione».

Sulla stessa linea anche l’intervento di Benedetta Calagreti, assessore alle Politiche sociali e all’inclusione sociale, che ha portato il saluto dell’intera amministrazione comunale di Città di Castello. All’inizio dell’incontro inaugurale, anche il sindaco Luca Secondi era passato per un saluto ai responsabili e volontari della Caritas diocesana tifernate.

L’iniziativa proseguirà con due appuntamenti aperti al territorio. Lunedì 6 luglio, dalle 18 alle 20, nei locali della Scuola di Italiano di via San Florido 25, si terrà una lezione aperta rivolta a insegnanti, educatori, operatori e volontari interessati a conoscere il metodo didattico sviluppato dalla Caritas. Mercoledì 8 luglio, dalle 18.30 alle 20, il Bar La Piazzetta ospiterà invece “Conversazioni dal mondo”, un incontro aperto alla cittadinanza per dialogare con gli studenti della scuola e favorire l’incontro tra culture ed esperienze diverse. Per partecipare a entrambi gli appuntamenti è richiesta la prenotazione telefonando allo 075 8553911 oppure scrivendo a info@caritascdc.it.

La lingua come strumento di accoglienza e comunità

A Città di Castello nasce la nuova Scuola di Italiano per stranieri

Tre iniziative per presentare la nuova sede e l'esperienza promossa dalla Caritas diocesana

Non soltanto un luogo dove imparare l’italiano, ma uno spazio di incontro, di crescita e di partecipazione alla vita della comunità. Con questo spirito venerdì 3 luglio, alle ore 18, sarà inaugurata la nuova Scuola di Italiano per stranieri, promossa dalla Caritas diocesana di Città di Castello nei locali di via San Florido 25.

Una scuola nata dall’esperienza e dall’accoglienza

L’iniziativa affonda le proprie radici in un’esperienza maturata nel corso degli anni grazie all’impegno di operatori, volontari e insegnanti che hanno accompagnato decine di persone provenienti da Paesi diversi nell’apprendimento della lingua italiana.

È una storia fatta anche di continui cambiamenti di sede – dalla piccola stanza della Caritas all’ex Seminario, poi alla mensa e infine agli attuali spazi messi a disposizione dalla Diocesi – che testimonia come una scuola possa crescere soprattutto attraverso le relazioni, la disponibilità e il desiderio condiviso di imparare e di insegnare.

L’inaugurazione: le testimonianze raccontano la scuola

L’inaugurazione sarà costruita come un racconto corale. Dopo i saluti del vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini, del direttore della Caritas diocesana, Gaetano Zucchini, e delle istituzioni civili, saranno gli stessi studenti, insieme a insegnanti, volontari e operatori, a raccontare la propria esperienza.

Le testimonianze metteranno in luce come la conoscenza della lingua italiana possa diventare occasione di autonomia, inserimento lavorativo, costruzione di relazioni e piena partecipazione alla vita del territorio.

Un percorso aperto anche alle persone più fragili

La scuola dedica un’attenzione particolare alle persone che, per motivi burocratici, lavorativi o familiari, non riescono ad accedere con continuità ai percorsi istituzionali di formazione linguistica.

In questo senso, l’iniziativa promossa dalla Caritas non si pone come alternativa ma come complementare all’offerta del Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia), proponendo tempi, modalità e percorsi più flessibili, aperti anche a chi vive situazioni di particolare fragilità o è privo di una regolare documentazione.

Accanto all’insegnamento della grammatica, del lessico, della lettura e della scrittura, la scuola sviluppa una didattica laboratoriale che valorizza l’espressività, la conoscenza reciproca e il rapporto con il territorio. L’obiettivo è fare della lingua uno strumento concreto di inclusione, capace di favorire relazioni autentiche e di valorizzare il patrimonio umano e culturale che ogni studente porta con sé.

Un contributo fondamentale è offerto anche dalle numerose volontarie, molte delle quali insegnanti in pensione, che mettono gratuitamente a disposizione competenze professionali e tempo, accompagnando gli studenti anche attraverso percorsi personalizzati e nella preparazione alle certificazioni linguistiche.

Due appuntamenti aperti alla cittadinanza

L’inaugurazione sarà seguita da altri due momenti aperti al territorio.

Lunedì 6 luglio, dalle 18 alle 20, è in programma una lezione aperta rivolta a educatori, insegnanti e operatori interessati a conoscere il metodo e l’esperienza della scuola.

Mercoledì 8 luglio, dalle 18.30 alle 20, il Bar La Piazzetta ospiterà “Conversazioni dal mondo”, un incontro aperto alla cittadinanza pensato per favorire il dialogo tra culture, esperienze e percorsi di vita. Tutti sono invitati a prendere parte all’iniziativa, mettendosi in dialogo con donne e uomini che frequentano la scuola Caritas.

Per partecipare ai due appuntamenti è richiesta la prenotazione telefonando allo 075 8553911 oppure scrivendo all’indirizzo e-mail info@caritascdc.it.

Città di Castello accoglie un nuovo sacerdote: don Giovanni Silvestrini 

La Chiesa di Città di Castello ha accolto con gioia don Giovanni Silvestrini, ordinato sacerdote sabato 27 giugno nella Basilica Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio. A presiedere la solenne celebrazione è stato il vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini, che, con l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, ha conferito il sacramento dell’Ordine nel grado del presbiterato al quarantasettenne originario di San Martin d’Upò.

Accanto al vescovo Luciano erano presenti il vescovo emerito mons. Domenico Cancian, il presbiterio diocesano, diaconi, religiosi e religiose, insieme a numerosi fedeli provenienti dalle comunità che negli anni hanno accompagnato il cammino vocazionale di don Giovanni.

Il ministero nasce dal Buon Pastore

Prendendo spunto dal Vangelo del dialogo tra Gesù e Pietro, culminante nell’invito «Pasci le mie pecore», mons. Paolucci Bedini ha ricordato come ogni ministero nella Chiesa trovi il proprio fondamento in Cristo, unico e vero Pastore.

«Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla», ha richiamato il Vescovo riprendendo il Salmo proclamato nella liturgia. È Cristo che guida il suo popolo, custodisce la Chiesa e continua a prendersi cura dei suoi figli. Da questa certezza nasce anche il ministero del sacerdote, chiamato a rendere presente il volto misericordioso del Buon Pastore nella vita delle comunità.

Rivolgendosi direttamente all’ordinando, il Vescovo ha ricordato che il sacerdote non sceglie da solo il proprio cammino, ma è inviato dalla Chiesa là dove il Signore lo chiama: «Non andrai dove tu vuoi, ma sarai mandato». Per questo la prima missione sarà sempre l’annuncio del Vangelo, senza scegliere i destinatari, ma lasciandosi guidare dallo Spirito.

L’ordinazione sacerdotale di Giovanni Silvestrini

“Non ti è chiesto di essere perfetto, ma disponibile”

Uno dei passaggi più intensi dell’omelia ha riguardato la fragilità umana del sacerdote. Richiamando le parole di san Paolo sul «tesoro in vasi di creta», mons. Paolucci Bedini ha ricordato come Dio non scelga uomini perfetti, ma persone disponibili a lasciarsi trasformare dalla sua grazia.

«Non ci chiede di essere perfetti, ma disponibili», ha affermato il Vescovo, invitando don Giovanni a non temere le proprie debolezze, perché proprio attraverso la fragilità umana può manifestarsi la forza del Signore. Il sacerdote, ha aggiunto, non è chiamato a essere l’unico riferimento della comunità, ma a condividere il servizio con tutti coloro che collaborano alla vita della Chiesa.

Da qui un’altra consegna particolarmente significativa: «Non pensarti mai prete da solo». Il ministero presbiterale vive infatti nella comunione con il vescovo, con i confratelli e con l’intero Popolo di Dio. È insieme che la Chiesa continua la missione affidata da Cristo ai suoi discepoli.

“Vivi il sacerdozio come un dono”

Al termine della celebrazione il vescovo emerito mons. Domenico Cancian ha voluto rivolgere un saluto al nuovo sacerdote, ricordando con emozione l’inizio del suo cammino vocazionale, quando, circa dieci anni fa, gli fu presentato quel giovane desideroso di intraprendere la strada del Seminario.

Richiamando il significato del nome Giovanni, «dono di Dio», mons. Cancian ha invitato don Giovanni a leggere tutta la propria esistenza nella luce del dono ricevuto. «Il Signore ti ha fatto dono della vita e del sacerdozio: vivi il ministero come un dono», gli ha detto, spiegando come questa consapevolezza aiuti a rimanere lontani sia dal protagonismo sia dallo scoraggiamento. Il suo invito finale è stato quello di custodire sempre la fraternità, la semplicità e l’unità della Chiesa.

Don Giovanni con il vescovo Luciano Paolucci Bedini e l’emerito Domenico Cancian

Il grazie di don Giovanni: “Gesù Cristo è pazzo d’amore”

Visibilmente emozionato, don Giovanni Silvestrini ha concluso la celebrazione con un lungo ringraziamento rivolto al vescovo, alla famiglia, ai sacerdoti, alle comunità parrocchiali, ai formatori del Pontificio Seminario regionale umbro “Pio XI”, alla Comunità Magnificat e alla Fraternità diaconale, sottolineando come nessuno percorra da solo la strada della vocazione.

Il passaggio più personale del suo intervento è stato però quello dedicato al rapporto con Cristo: «Gesù Cristo è pazzo d’amore per me, come per tutti voi». Una testimonianza nata dall’esperienza concreta della propria storia vocazionale, iniziata quando aveva trentanove anni. «Io gli ho fatto notare la mia età – ha raccontato con un sorriso – e Lui mi ha risposto: “”o ho l’eternità”». Anche davanti ai limiti personali, ha aggiunto, il Signore continua a chiamare: «Tu non sai fare niente? Vuoi farlo per me?».

Don Giovanni ha quindi allargato il suo sguardo a tutta l’assemblea, ricordando che la vocazione riguarda ogni battezzato. «La vocazione è una sola: è quella alla vita», ha affermato, invitando ciascuno a scegliere ogni giorno Cristo e a camminare insieme nella sequela del Vangelo.

Le prime messe del nuovo sacerdote

Dopo l’ordinazione, don Giovanni sta presiedendo le sue prime celebrazioni eucaristiche nelle comunità che hanno accompagnato il suo cammino di fede. La prima messa stata celebrata domenica 28 giugno nella chiesa arcipretale di San Giustino, mentre domenica 5 luglio alle ore 18 celebrebrà l’Eucaristia nella chiesa di San Giovanni Battista agli Zoccolanti di Città di Castello.

Per la Chiesa tifernate l’ordinazione di don Giovanni Silvestrini rappresenta un motivo di gratitudine e di speranza. Il dono di un nuovo sacerdote rinnova infatti l’impegno della comunità cristiana a sostenere con la preghiera le vocazioni e ad accompagnare il ministero di chi è chiamato a servire il Popolo di Dio nell’annuncio del Vangelo e nella celebrazione dei sacramenti.

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Città di Castello - L'ordinazione sacerdotale di don Giovanni Silvestrini