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Giovedì Santo con la Cena del Signore: l’amore che si fa dono e servizio

Con la celebrazione della Messa nella Cena del Signore, la Chiesa tifernate entra nel Triduo pasquale, centro della fede cristiana. Nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio di Città di Castello, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha presieduto una liturgia segnata dal ricordo dell’istituzione dell’Eucaristia e dal gesto della lavanda dei piedi.

Il gesto della lavanda dei piedi

Proprio da questo gesto evangelico ha preso avvio l’omelia del vescovo, che ha richiamato le parole di Gesù: «Capite quello che ho fatto per voi? […] Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». Un gesto che, ha spiegato, rappresenta «l’ultimo grande insegnamento» di Cristo ai suoi discepoli, «la sintesi della sintesi», il cuore del suo messaggio e della sua stessa vita.

L’Ultima Cena con i discepoli

La celebrazione dell’Ultima Cena è stata così riletta come il compimento della Pasqua ebraica e insieme il suo superamento. «Noi oggi siamo stati liberati», ha ricordato il vescovo, sottolineando come la salvezza non sia solo memoria del passato, ma esperienza viva e attuale: Dio continua a liberare l’uomo «da ciò che non ci fa vivere fino in fondo la nostra vita», e lo fa con l’unica forza capace di vincere il male, «l’amore».

Al centro della riflessione, il dono dell’Eucaristia. «Il pane è il mio corpo… il vino è il mio sangue», parole che non indicano un semplice ricordo, ma una realtà che si rinnova: «Oggi Gesù si dà per noi. Oggi Gesù dà la sua vita per la nostra salvezza». In ogni celebrazione eucaristica, ha ribadito Paolucci Bedini, Cristo continua a offrire la sua vita e a comunicare il suo amore.

Ascolta l’omelia del vescovo Luciano

Il gesto più umile

Ma proprio la lavanda dei piedi rende visibile il significato concreto di questo dono. Gesù, «il maestro e il Signore», si china sui discepoli compiendo «il gesto più umile», quello dei servi: un segno che diventa «modello di vita», chiamata a vivere un amore capace di abbassarsi e prendersi cura delle fragilità degli altri.

Da qui l’invito a lasciarsi trasformare dall’Eucaristia: «Abbiamo bisogno di nutrirci di quel pane e di quel vino», perché solo così è possibile vivere una vita libera dal male e «messa a servizio degli altri».

La celebrazione si è così configurata come una soglia: l’ingresso nel mistero pasquale, dove la morte non è sconfitta, ma rivelazione dell’amore più grande. E dove ogni Eucaristia diventa rendimento di grazie: «Grazie, Signore, che hai dato la tua vita per noi».

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Città di Castello | Giovedì Santo: l’amore che si fa dono e servizio

Messa Crismale: “Non siamo artigiani solitari, ma lavoratori nella vigna del Signore”

“Non siamo liberi professionisti, né artigiani solitari, ma lavoratori nella vigna del Signore”. Con queste parole il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha richiamato il senso più profondo del ministero sacerdotale durante la Messa Crismale celebrata nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio a Città di Castello. Una celebrazione intensa, vissuta alle soglie del Triduo pasquale, che ha riunito attorno al vescovo i sacerdoti della diocesi tifernate insieme a quelli della Chiesa eugubina, segno concreto di comunione tra le due diocesi unite nel cammino pastorale.

Cuore della liturgia sono stati i due momenti che da sempre caratterizzano la Messa Crismale: la consacrazione degli oli e il rinnovo delle promesse sacerdotali.

Gli oli che accompagnano la vita cristiana

Nel primo gesto, il vescovo ha consacrato il sacro crisma e benedetto gli oli dei catecumeni e degli infermi, destinati ad accompagnare i momenti fondamentali della vita cristiana. Un segno che affonda le radici nel mistero stesso di Cristo: “È il Signore che ci consacra. Dalla potenza di Lui siamo stati posti dentro il fiume della sua grazia per divenirne canali di trasmissione. È il Signore che ci manda”. L’unzione diventa così immagine di una Chiesa inviata nel mondo, chiamata a “portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati”, secondo le parole del profeta Isaia richiamate nell’omelia.

Il dono totale dei sacerdoti

Ampio e intenso è stato il passaggio dedicato al significato del sacerdozio. Il vescovo ha ricordato come tutto nasca dall’unico sacerdozio di Cristo: “Abbiamo necessario bisogno del sacerdozio di Gesù e non ne possiamo fare a meno… per mezzo di Lui siamo più che vincitori nella lotta contro la tentazione del peccato” . Da questa radice scaturisce anche la vita dei presbiteri, chiamati a donarsi totalmente: “Questa è la nostra vita… consegnata per sempre alla Chiesa, a servizio del Regno, si comprende solo a partire da questo dare tutto noi stessi per amore dei nostri fratelli”.

Il secondo momento, il rinnovo delle promesse sacerdotali, ha reso visibile questa consegna rinnovata. Rivolgendosi direttamente ai sacerdoti, il vescovo ha sottolineato la grazia e la responsabilità ricevute: “Quale dono stupendo quello di essere chiamati… ad essere associati al suo ministero di guida, di cura e di accompagnamento”.

Non è mancato un forte appello alla fraternità presbiterale e alla comunione ecclesiale: “È il Signore che ci ha messo insieme, non ci siamo scelti… ma lui ci ha chiamati e mandati”. Da qui l’invito a condividere il cammino pastorale “senza timori e gelosie”, mettendo in comune i doni e sostenendosi reciprocamente, perché “nessuno si deve sentire solo o abbandonato nel suo essere prete”.

La celebrazione ha così restituito l’immagine di una Chiesa raccolta attorno al suo vescovo, chiamata a rinnovarsi nella missione e nella comunione, mentre si apre il tempo santo della Pasqua.

L’omelia integrale del vescovo Luciano

Carissimi tutti, fratelli e sorelle nel battesimo, figli amati del Padre ed eredi del regno eterno, il Signore vi dia pace! Questa solenne celebrazione, che insieme viviamo dentro la settimana santa, alle soglie del triduo pasquale, ci unisce nel rendimento di grazie al Signore per il dono del sacerdozio alla sua Chiesa. Il Cristo risorto, unico ed eterno sacerdote che, con il suo sacrificio di amore sulla croce, ha donato la sua vita per liberarci dal male e dalla morte, offrendo se stesso nell’obbedienza alla volontà del Padre, per restituirci la bellezza originaria della creazione e darci un esempio da seguire.

Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. In Gesù, eterno sacerdote del Padre, anche noi tutti, nel nostro oggi, possiamo attingere ad una vita nuova ed essere associati ad un nuova famiglia nella fraternità della Chiesa. L’atto supremo del sacerdozio di Cristo ci ha aperto la via di una salvezza piena, e la sua risurrezione ha sugellato questa nostra appartenenza a Lui. Con Lui possiamo attraversare la morte e sconfiggere ogni male. Per mezzo di Lui siamo più che vincitori nella lotta contro la tentazione del peccato. Grazie a Lui ci è donata una possibilità di pensare e vivere la nostra esistenza in una forma nuova, diversa da quella del mondo, la forma del santo Vangelo. Abbiamo necessario bisogno del sacerdozio di Gesù e non ne possiamo fare a meno.

Così tutti i credenti partecipano del ministero sacerdotale di Cristo, offrendo se stessi e il proprio quotidiano al Padre nel sacrificio di un amore che accoglie, benedice, comprende, sopporta, perdona e si prende cura dei fratelli. Condizione indispensabile per l’esercizio di questo sacerdozio battesimale è l’unione umile e profonda con il cuore di Cristo Gesù, con la sua Pasqua di morte e risurrezione, alimentata dalla parola di vita e dai sacramenti della fede. A beneficio di questa sacra offerta che ogni fedele fa della sua vita, il Signore ha scelto tra i fratelli alcuni che lo rendano presente e operante nella Chiesa e che mettano tutta la loro vita a servizio del suo popolo santo perché mostrino attuali i suoi gesti di salvezza.

Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore, ministri del nostro Dio sarete detti. Io darò loro fedelmente il salario, concluderò con loro un’alleanza eterna. Sarà famosa tra le genti la loro stirpe, la loro discendenza in mezzo ai popoli. Coloro che li vedranno riconosceranno che essi sono la stirpe benedetta dal Signore.”. Carissimi fratelli presbiteri di questa immensa grazia siamo stati fatti partecipi. Quale dono stupendo quello di essere chiamati non solo a seguirlo come discepoli, insieme a tutti i nostri fratelli di fede, ma addirittura ad essere associati al suo ministero di maestro e di guida, di cura e di accompagnamento, di consolazione e di guarigione per i suoi discepoli. E questa è la nostra vita, ogni giorno, in ogni stagione che gli anni ci riservano. Consegnata per sempre alla Chiesa, a servizio del regno, si spiega e si comprende solo a partire da questo dare tutto noi stessi per amore dei nostri fratelli. Come Cristo, ma soprattutto con Cristo e in Lui.

Ecco il senso dell’unzione che ci ha segnati il giorno della nostra ordinazione, con l’olio crismale, che profuma dell’amore di Cristo, e da il nome a questa celebrazione: “Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio, per consolare tutti gli afflitti, per dare agli afflitti di Sion una corona invece della cenere, olio di letizia invece dell’abito da lutto, veste di lode invece di uno spirito mesto”.

È il Signore che ci consacra. Dalla potenza di Lui siamo stati posti dentro il fiume della sua grazia per divenirne canali di trasmissione. È il Signore che ci manda. Anzi, ci associa all’invio del suo Figlio, l’unico vero missionario del Padre. È questa la nostra nuova identità, e da essa discende la nostra missione di vita. Da quando il Signore ci ha chiamati non siamo più solo noi stessi, non abbiamo un nostro progetto, non ci è data un’autorità individuale. Possiamo solo essere servi fedeli e obbedienti, uniti inscindibilmente da un legame di fraternità in Cristo, pena l’insignificanza della nostra azione e la non credibilità delle nostre parole, a totale servizio dell’unica missione della Chiesa, che è guidata dallo Spirito Santo.

Sappiamo tutti che questi anni sono il tempo in cui il Signore si attende da noi una profonda trasformazione missionaria della Chiesa, ed è sempre il Signore che ce ne indica le vie concrete attraverso i verbi del profeta Isaia: annunciare la gioia del Vangelo a chi fatica a vivere e desidera un’esistenza nuova, fermarsi e chinarsi per ungere e fasciare le ferite di chi ha combattuto contro la vita, abbracciare e prendersi cura di chi ha il cuore spezzato dal dolore, lottare per la liberazione di chi vive situazioni di schiavitù relazionale e di chi è prigioniero delle proprie fragilità, aiutare ad aprire le porte dei cuori induriti per riconoscere la presenza del Signore e accogliere i doni della sua grazia, visitare e rimanere accanto di chi è afflitto, affranto e in lutto per donare la consolazione che viene da Dio. Ecco, tutto questo è la missione che ci attende. Riguarda e coinvolge tutti i credenti nella Chiesa, ma a noi sacerdoti è chiesto di esserne gli animatori convinti e appassionati.

Anche nella Chiesa di oggi gli occhi di molti sono fissi su di noi, preti e vescovi, e attendono di vedere segni concreti e autentici di Vangelo. Anch’io come vescovo sento molto questa responsabilità e vedo con timore i miei limiti, da solo poco potrei fare senza l’apporto di una autentica comunione e di una vera collaborazione con voi fratelli preti. Ve lo chiedo oggi con tutto il cuore, mentre rinnoviamo le promesse sacerdotali: viviamo questo enorme dono e questa grande chiamata che il Signore ci ha rivolto sentendoci tutti uniti e profondamente solidali nella missione di servire la Chiesa nelle nostre Chiese. È il Signore che ci ha messo insieme, non ci siamo scelti, perché non è nostro il sacerdozio, ne tanto meno la missione che c’è da compiere, ma lui ci ha scelti, chiamati e mandati. Non siamo liberi professionisti, ne artigiani solitari, ma solo lavoratori dipendenti nella vigna del Signore. Allora condividiamo con gioia ed entusiasmo il progetto missionario che è stato affidato alle nostre mani. Fatichiamo insieme perché il Vangelo raggiunga più cuori possibili. Remiamo tutti verso la stessa direzione, perché la barca di Pietro possa affrontare le tempeste della storia e navigare sicura verso la riva che ci attende. Mettiamo in sinergia i nostri doni personali, per il bene di tutti, senza timori e gelosie, senza ristrutturare vecchi confini, ma inaugurando strade nuove. Evitiamo, per amore dei fratelli, e rispetto della comunione, inutili giudizi che allontanano, senza tentare le vie del dialogo e imparare sempre e di nuovo lo stile dell’umiltà. Ripensiamo insieme anche il nostro modo di essere preti e parroci perché il ministero sia fonte di gioia e di consolazione per tutti noi, superando quelle difficoltà che il tempo ci presenta. Nessuno si deve sentire solo o abbandonato nel suo essere prete, ma solo aiutandoci insieme, amandoci gli uni gli altri, come dice il Vangelo, possiamo vivere davvero la fraternità presbiterale in cui il Signore ci ha costituiti. E riconosciamo onestamente e con semplicità che per crescere in questa testimonianza abbiamo anche bisogno dell’esempio e del sostegno dei nostri fratelli e sorelle di battesimo, specie di chi vive nella fede l’amore coniugale, l’autorità genitoriale e la responsabilità di una famiglia. Con loro, prima di tutto, possiamo crescere nella corresponsabilità ecclesiale.

Ancora una volta affidiamo alla misericordia di Dio le nostre vite, i propositi per il nostro cammino e i desideri del nostro cuore, e lo facciamo insieme nella preghiera della Chiesa e con le parole della Scrittura: Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen”.

Processione del Cristo Morto a Città di Castello: una notte di fede, storia e comunità

Con la Messa Crismale del Mercoledì Santo, la comunità entra nel cuore della Settimana Santa, avviandosi verso il Triduo pasquale, il momento più intenso dell’anno liturgico. Nella cattedrale tifernate si rinnova un cammino di fede che culmina nel Venerdì Santo con uno dei riti più attesi e identitari: la Processione del Cristo Morto, una tradizione che da oltre otto secoli attraversa la storia e la spiritualità della città.

Il programma della Settimana Santa tifernate

Le celebrazioni si susseguono con solennità. Dopo la benedizione degli oli santi e il rinnovo delle promesse sacerdotali, il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiede la Messa nella Cena del Signore il Giovedì Santo, mentre il giorno successivo la liturgia della Passione prepara i fedeli a vivere il momento più suggestivo e partecipato dell’intera settimana.

La Processione del Cristo Morto: luoghi e itinerario

È nella notte del Venerdì Santo che Città di Castello si trasforma. Le luci del centro storico si spengono e le vie si fanno silenziose, quasi sospese. Alle ore 21.30, dalla chiesa di Santa Maria Maggiore, prende avvio la Processione del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Il corteo attraversa corso Vittorio Emanuele, piazza Matteotti e corso Cavour, fino a raggiungere piazza Gabriotti, dove si conclude con la benedizione davanti alla cattedrale.

Le radici millenarie della Confraternita

Il cuore della processione è rappresentato dalle Confraternite del Buon Consiglio e di Santo Spirito, custodi di una tradizione che affonda le radici nel Medioevo. I confratelli avanzano lentamente, accompagnando il simulacro del Cristo deposto e quello della Vergine addolorata, mentre le torce accese disegnano nell’oscurità una scena carica di emozione, quella che a Città di Castello viene evocata come “foco vivo”. È un’immagine potente, che restituisce il senso profondo di una comunità raccolta attorno al mistero della Passione.

Fede, memoria e comunità

La processione non è soltanto un rito religioso, ma il riflesso di una storia lunga e stratificata. Le confraternite, infatti, nacquero come aggregazioni penitenziali e svolsero per secoli un ruolo fondamentale nella vita civile: erano loro a occuparsi della sepoltura dei defunti, soprattutto nei momenti più difficili segnati da guerre, epidemie e calamità. Un servizio svolto per carità cristiana, che ha contribuito a costruire il tessuto sociale della città.

Tra le più antiche realtà confraternali italiane, quella del Buon Consiglio custodisce una memoria millenaria, raccontata anche nel volume “Disciplinati per l’eternità” di Mario Lepri. Un’opera che restituisce il valore umano e spirituale di uomini che, nei secoli, hanno operato nel silenzio per il bene della comunità, lasciando un’eredità ancora oggi viva.

Una tradizione che si rinnova

La processione si rinnova arricchendosi anche di elementi che riportano a tradizioni e consuetudini precedenti, come il ritorno dei tamburini dei balestrieri tifernati, segno di un legame profondo tra storia, fede e identità cittadina. E come sempre, il Cristo Morto viene condotto dalla sede del Buon Consiglio in via del Popolo fino a Santa Maria Maggiore, in un gesto che unisce passato e presente.

Come sempre, oltre alle due confraternite, la tradizione coinvolge anche Banda musicale tifernate e Corale “Abbatini”, autorità civili e militari, con l’assistenza di Croce bianca, Protezione civile e Associazione Carabinieri.

Nel silenzio della notte del Venerdì Santo, tra il suono cadenzato dei passi e la luce tremolante delle torce, la Processione del Cristo Morto continua così a raccontare l’anima di Città di Castello. Un evento che va oltre la tradizione e diventa esperienza condivisa, memoria viva e segno tangibile di una fede che attraversa i secoli.

Settimana Santa: il cammino delle comunità diocesane con il vescovo Luciano

Le Chiese diocesane di Gubbio e di Città di Castello si preparano a vivere i giorni più intensi e significativi dell’anno liturgico, cuore pulsante della fede cristiana: la Settimana Santa. Un tempo sacro, denso di memoria e di simboli, che conduce i fedeli attraverso il mistero della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, fino alla luce gioiosa della Pasqua.

In questo itinerario spirituale, il vescovo Luciano Paolucci Bedini accompagnerà le comunità delle due diocesi umbre con la sua presenza e la sua parola, presiedendo le principali celebrazioni che scandiscono i giorni santi.

La Domenica delle Palme e della Passione

Il cammino prenderà avvio domenica 29 marzo, con la celebrazione della Domenica delle Palme e della Passione del Signore: alle ore 11 è prevista la processione dalla chiesa di Santa Croce della Foce alla chiesa di San Domenico, segno dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e apertura solenne della Settimana Santa.

Momento particolarmente significativo sarà il Mercoledì Santo, primo aprile, quando alle ore 17.30, nella cattedrale di Città di Castello, il vescovo presiederà la Messa Crismale. Durante la celebrazione saranno benedetti gli oli santi e i sacerdoti rinnoveranno le promesse della loro ordinazione, in un forte segno di comunione ecclesiale.

Giovedì, l’avvio del Triduo Pasquale

Il Giovedì Santo, 2 aprile, alle ore 18.30, sempre nella cattedrale tifernate, si terrà la Celebrazione nella Cena del Signore, che ricorda l’istituzione dell’Eucaristia e del sacerdozio ministeriale, aprendo il Triduo Pasquale.

Il giorno seguente, Venerdì Santo, 3 aprile, sarà dedicato alla memoria della Passione del Signore: alle ore 15, nella chiesa di San Giovanni a Gubbio, il vescovo presiederà l’azione liturgica della Passione, mentre alle ore 19 le vie della città faranno da cornice alla tradizionale e suggestiva Processione del Cristo morto.

La gioia della Pasqua di Resurrezione

Il cuore della fede cristiana troverà il suo vertice nella Veglia Pasquale nella Notte Santa, sabato 4 aprile alle ore 23 nella cattedrale di Gubbio: una liturgia ricca di segni, che dalla luce del fuoco nuovo conduce all’annuncio della Risurrezione.

La gioia pasquale proseguirà domenica 5 aprile, con la celebrazione della Pasqua del Signore alle ore 10.30 nella cattedrale di Città di Castello.

A Montone, la donazione della Santa Spina

Infine, lunedì 6 aprile, memoria del Lunedì dell’Angelo, il vescovo presiederà alle ore 10.30 a Montone la celebrazione in memoria della donazione della Santa Spina, appuntamento particolarmente caro alla devozione del territorio.

Un calendario intenso che invita tutti i fedeli a partecipare e a lasciarsi coinvolgere in un cammino di fede, nella consapevolezza che, anche oggi, il mistero pasquale continua a parlare al cuore dell’uomo e a rinnovare la speranza delle comunità.

Le celebrazioni della Settimana Santa nelle parrocchie del centro

Le celebrazioni della Settimana Santa nella parrocchie dell’unità pastorale del centro tifernate

Festival Biblico 2026 a Città di Castello: tre appuntamenti per riflettere sul “potere del limite”

Ci sarà anche la Diocesi di Città di Castello tra le protagoniste della ventiduesima edizione del Festival Biblico, l’iniziativa promossa dalla Diocesi di Vicenza e dalla Società San Paolo che, dal 9 aprile al primo giugno 2026, coinvolgerà numerose città italiane.

Per la prima volta, infatti, anche il territorio tifernate ha scelto di aderire alla proposta culturale e spirituale, con il patrocinio della Fondazione Festival Biblico di Vicenza, proponendo un programma articolato in tre appuntamenti di rilievo religioso, sociale e artistico.

Il tema 2026: il limite come spazio di libertà e relazione

Al centro dell’edizione 2026 il tema “Il potere del limite”, una provocazione quanto mai attuale in un tempo che tende a rimuovere o mascherare la fragilità, percependola esclusivamente come ostacolo.

Il Festival invita invece a riscoprire il limite come luogo generativo, capace di aprire alla libertà, alla verità e all’incontro. Non solo segno della finitezza umana, dunque, ma condizione che rende possibile la relazione con l’altro: proprio nell’accettazione di non bastare a se stessi affondano le radici dell’etica e della responsabilità.

Un dialogo su povertà, carcere e fragilità sociali

Il primo appuntamento è in programma sabato 11 aprile alle ore 16:30 nella Sala del Consiglio comunale, con un dialogo dal titolo “Disuguaglianze, povertà, disagio, carcere: quali azioni per umanizzare la società”.

Ad aprire l’incontro saranno il vescovo di Città di Castello, mons. Luciano Paolucci Bedini, e il sindaco Luca Secondi. A confrontarsi, in un format dialogico pensato per mettere in relazione esperienze e sensibilità diverse, saranno don Marco Briziarelli, delegato regionale delle Caritas dell’Umbria, e il senatore Valter Verini, segretario della Commissione Giustizia del Senato.

Al centro del confronto, le grandi questioni legate alle fragilità sociali e alle possibili risposte per una società più giusta e inclusiva.

La meditazione biblica: quando il potere diventa servizio

Il secondo appuntamento, venerdì 17 aprile alle ore 21 all’Auditorium San Giovanni Decollato, sarà dedicato a una meditazione biblica dal titolo “Quando il potere si fa cura”.

A guidarla sarà la professoressa Adriana Valerio, storica della Chiesa e teologa, che offrirà una rilettura del concetto di potere alla luce del Vangelo. In questa prospettiva, il potere smette di essere dominio e controllo per diventare servizio e responsabilità, capace di farsi carico della fragilità altrui e di trovare proprio nella cura la sua espressione più autentica.

Musica e spiritualità nel segno di San Francesco

Domenica 19 aprile alle ore 17, al Santuario della Madonna delle Grazie, il Festival si concluderà con un evento artistico-musicale dal titolo “Francesco, dall’infinitamente piccolo al dono più grande”, realizzato in collaborazione con il Fec – Fondo edifici di culto.

L’iniziativa si inserisce nel cammino dell’ottavo centenario del Transito di san Francesco d’Assisi (1226-2026) e propone una riflessione sulla figura del Poverello attraverso il linguaggio universale della musica.

Protagoniste saranno la Schola Cantorum “Giovanni Medici”, la corale “Braccio Fortebraccio” di Montone e la scuola comunale di musica “Giacomo Puccini”.

Un’occasione di confronto per la comunità

Il Festival Biblico rappresenta per Città di Castello un’importante occasione di confronto e crescita, capace di coniugare dimensione spirituale e vita quotidiana.

Partendo dalle Sacre Scritture, gli appuntamenti proposti intendono offrire chiavi di lettura per interpretare il presente, ricordando che: “l’umano non si misura dalla potenza, ma dalla capacità di dare senso al proprio essere finito”.

Per informazioni sul programma generale e sulle altre città coinvolte è possibile consultare il sito ufficiale www.festivalbiblico.it.

La locandina degli appuntamenti della Chiesa tifernate per il Festival Biblico 2026

Città di Castello, l’Oratorio Don Bosco ha una nuova casa nel seminario vescovile 

Una nuova casa per i ragazzi e le famiglie di Città di Castello. L’Oratorio San Giovanni Bosco ha trasferito le proprie attività nei locali del Seminario vescovile, in via Pomerio San Girolamo 2, riportando nel cuore della città uno spazio dedicato all’educazione, all’incontro e alla crescita dei più giovani.

La nuova sede offre ambienti più ampi e funzionali per le attività che ogni pomeriggio coinvolgono bambini e ragazzi del centro storico: aiuto compiti, momenti di gioco, laboratori e iniziative educative che da oltre trent’anni caratterizzano l’esperienza dell’oratorio.

Un ritorno al seminario con un forte valore educativo

Il trasferimento dell’oratorio nei locali del seminario rappresenta anche un ritorno simbolico a un luogo storicamente dedicato alla formazione dei giovani.

«L’oratorio San Giovanni Bosco nasce nel 1992 come associazione di volontariato a servizio delle comunità parrocchiali», ricorda il vicario diocesano don Andrea Czortek. «In oltre trent’anni ha avuto diverse sedi: una prima esperienza nella parrocchia di San Pio, poi un periodo nel seminario e successivamente nella palazzina della vecchia scuola vescovile».

Il nuovo trasferimento è legato alla riorganizzazione degli spazi della diocesi, ma porta con sé anche un significato più profondo. «Il seminario – prosegue don Czortek – è stato costruito nel XVIII secolo come luogo educativo. Oggi recupera quella stessa funzione, in modo diverso, accogliendo i ragazzi che frequentano l’oratorio».

L’oratorio opera infatti nel cuore del centro storico di Città di Castello e collabora con le parrocchie della comunità pastorale cittadina, diventando un importante punto di riferimento per famiglie, bambini e adolescenti.

Un punto di riferimento per ragazzi e famiglie

Attualmente sono circa 45 i ragazzi che frequentano con regolarità le attività dell’oratorio, dalle scuole elementari fino alle superiori. A raccontare la vita quotidiana di questo spazio educativo è la presidente dell’associazione, Luisella Alberti.

«L’oratorio è un luogo dove ciascuno porta la propria esperienza e dà quello che può», spiega. «Io sono arrivata qui otto anni fa, dopo una lunga carriera come comandante della polizia municipale di Città di Castello. Ho accettato subito l’invito a collaborare perché sapevo che questo è un luogo speciale di accoglienza e crescita».

Le attività si svolgono soprattutto durante il periodo scolastico. «Dalle 14 alle 16 i ragazzi fanno i compiti con l’aiuto dei volontari, molti dei quali sono ex insegnanti con grande esperienza», racconta Alberti. «Poi c’è la merenda e dalle 16 alle 18 iniziano le attività ricreative».

Ma la vita dell’oratorio non si limita ai pomeriggi invernali. Durante l’estate vengono organizzati campi scuola, gruppi estivi e campeggi, momenti molto attesi dai ragazzi e dagli animatori più giovani.

Volontari e servizio civile al fianco dei ragazzi

Accanto ai volontari storici, un ruolo importante è svolto anche dai giovani impegnati nel servizio civile. Maria Farioli racconta il suo impegno nell’aiuto allo studio e nel sostegno ai ragazzi. «Siamo divisi per classi: elementari da una parte e medie dall’altra. Aiutiamo i ragazzi a studiare, a ripetere o a fare gli esercizi. Se non hanno compiti, possono leggere o disegnare utilizzando i materiali dell’oratorio».

La nuova sede offre ambienti più ampi e funzionali, soprattutto per le giornate in cui il maltempo costringe a restare al chiuso. «Qui c’è molto più spazio – racconta ancora Maria – e durante le giornate di pioggia i ragazzi possono giocare a ping pong o al biliardino senza annoiarsi».

Il tempo del gioco e della relazione

Una parte fondamentale della vita dell’oratorio è dedicata alle attività ricreative e ai momenti di socializzazione, guidati dagli animatori. Tra loro c’è anche Nabil Zermane, che segue i ragazzi soprattutto nel pomeriggio.

«Dalle 16 alle 18, dopo i compiti, iniziano i momenti di gioco», racconta. «A volte organizziamo attività strutturate, altre volte lasciamo che siano i ragazzi a proporre. Quest’anno abbiamo introdotto anche il laboratorio teatrale».

L’oratorio è profondamente radicato nel tessuto sociale della città. «La merenda spesso è offerta da forni e pasticcerie della zona, segno concreto di quanto questa realtà sia importante per la comunità». Il calcio resta il gioco più amato, ma ciò che conta davvero è il clima di amicizia e relazione che nasce ogni giorno tra i ragazzi.

Un luogo aperto a tutti

Accoglienza è una delle parole chiave dell’esperienza dell’oratorio. «Qui non facciamo distinzioni», sottolinea ancora la presidente Alberti. «Chiunque può entrare. Giorni fa sono arrivati dei pellegrini diretti ad Assisi: faceva freddo e avevano dei panini. Hanno chiesto se potevano fermarsi e li abbiamo accolti volentieri. Questo è lo spirito dell’oratorio».

Un ambiente dove si respirano solidarietà, amicizia, condivisione e generosità, valori che da sempre caratterizzano l’esperienza dell’Oratorio Don Bosco.

Arte e bellezza nei nuovi spazi

All’interno della nuova sede trova posto anche un segno artistico significativo. Nel corridoio dell’edificio è stata collocata l’opera dell’artista tifernate Andrea Lensi, intitolata Anima e cuore. «Ho voluto riempire quello spazio con molto colore, quasi come fosse la vetrata di una cattedrale gotica», spiega l’artista. «L’opera rappresenta l’unione tra la dimensione spirituale e quella fisica dell’uomo, una ricerca di armonia». Il lavoro è dedicato al fratello Roberto, figura molto legata alla vita dell’oratorio.

Una comunità che cresce nei nuovi spazi

Il trasferimento nella nuova sede è stato accompagnato anche da un momento di inaugurazione e benedizione degli ambienti, avvenuto nei giorni scorsi alla presenza del sindaco Luca Secondi, dell’assessore Benedetta Calagreti e di don Andrea Czortek, insieme a volontari, famiglie e ragazzi.

Il gesto simbolico è stato il taglio di un nastro colorato realizzato con stelle filanti dai bambini dell’oratorio, segno della partecipazione e della gioia della comunità.

Nel suo intervento il sindaco ha ricordato come la bellezza dei luoghi sia fatta soprattutto dalle persone che li animano. Un pensiero che riassume bene lo spirito dell’Oratorio Don Bosco: una realtà che da oltre trent’anni continua a offrire ai ragazzi di Città di Castello uno spazio di incontro, crescita e amicizia.

Quaresima 2026, avviato il cammino della Chiesa tifernate verso la Pasqua

Con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri nella parrocchie della diocesi si è aperto ieri per la Chiesa tifernate il tempo di Quaresima. In particolare, l’unità pastorale del centro storico di Città di Castello si è ritrovata alle ore 18.30 nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio dove si è svolta la santa messa che ha segnato l’inizio del cammino verso la Pasqua, alla presenza dei gruppi del catechismo delle parrocchie della zona cittadina. Un momento intenso di preghiera e raccoglimento – con la celebrazione presieduta da don Alberto Gildoni e don Filippo Chiarioni – che ha richiamato il forte invito alla conversione tratto dal libro del profeta Gioele: “Ritornate a me con tutto il cuore”, esortazione che accompagnerà l’intero itinerario quaresimale.

La Via Crucis nei venerdì di Quaresima

Dopo l’avvio liturgico di ieri, il programma proseguirà nelle prossime settimane con una serie di appuntamenti che coinvolgeranno le diverse realtà parrocchiali. Ogni venerdì di Quaresima, alle ore 21, nel chiostro delle Cappuccine si terrà la Via Crucis, animata a turno dalle comunità del territorio. 

Il primo appuntamento, il 20 febbraio, sarà curato dalle parrocchie di Santa Maria delle Grazie, San Michele Arcangelo e San Francesco. Il 27 febbraio sarà la volta delle parrocchie di Santa Maria Maggiore e Santa Maria Nova, mentre il 6 marzo l’animazione sarà affidata alla parrocchia della Cattedrale. Il 13 marzo la Via Crucis sarà guidata dai giovani e il 20 marzo dalle suore, in un cammino condiviso che intende esprimere l’unità e la corresponsabilità pastorale.

La celebrazione penitenziale prima della Settimana santa

Il percorso quaresimale culminerà venerdì 27 marzo con la celebrazione penitenziale e le confessioni individuali in programma alle ore 21 presso il santuario della Madonna delle Grazie. Sarà un’occasione privilegiata per accostarsi al sacramento della Riconciliazione e prepararsi spiritualmente alla Pasqua, nel segno della misericordia e del rinnovamento interiore.

L’unità pastorale del centro storico propone così un itinerario scandito dalla preghiera, dall’ascolto della Parola e dalla conversione del cuore, invitando tutti i fedeli a vivere con intensità il tempo forte della Quaresima.

La locandina degli appuntamenti di Quaresima 2026 per le parrocchie del centro storico tifernate

Centenario francescano: due iniziative aprono il programma della Chiesa tifernate 

Con due appuntamenti di grande interesse culturale e spirituale si apre a Città di Castello il programma promosso dalla Diocesi nell’ambito dell’Ottavo Centenario del Transito di san Francesco (1226-2026).

Padre Vaiani sul Cantico delle creature

Il primo incontro è fissato per martedì 24 febbraio alle ore 21 nel Salone gotico del Museo diocesano. Protagonista, padre Cesare Vaiani con una conferenza dal titolo “Il Cantico di Frate Sole: pregare con il cosmo e la storia”, lettura commentata del celebre testo di san Francesco.

Frate minore francescano e teologo, dopo l’ingresso nell’Ordine dei Frati minori, padre Vaiani ha compiuto gli studi teologici specializzandosi in spiritualità francescana, ambito nel quale è docente e autore di numerose pubblicazioni. Ha insegnato Teologia spirituale presso la Pontificia Università Antonianum di Roma ed è stato Ministro provinciale dei Frati minori di Lombardia. I suoi studi si concentrano in particolare sulla figura di san Francesco d’Assisi, sulla tradizione francescana e sul rapporto tra esperienza spirituale e vita ecclesiale. 

L’incontro è un’occasione per riscoprire la forza poetica e teologica del Cantico, testo fondativo e insieme straordinaria preghiera. Attraverso l’analisi guidata, verrà messa in luce l’attualità di una spiritualità capace di tenere insieme creato, fraternità e responsabilità storica, in un tempo segnato da crisi ambientali e smarrimento esistenziale.

La locandina dell’incontro del 24 febbraio 2026 con p. Vaiani

Il prof. Maiarelli sulla storia dei francescani

Il secondo appuntamento si terrà venerdì 27 febbraio alle ore 17 presso la Biblioteca comunale “Giosuè Carducci”. Il prof. Andrea Maiarelli, docente di Storia della Chiesa in Umbria presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Assisi, parlerà del tema “I Frati minori a Città di Castello e nell’Alta Valtiberina: un percorso tra Medioevo ed Età moderna”. 

L’incontro offrirà uno sguardo sulla presenza francescana nel territorio tifernate, ricostruendo l’impatto religioso, sociale e culturale lungo i secoli. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’Associazione Chiese Storiche.

Giornata del malato: la compassione che conduce fino a Lourdes

La trentaquattresima Giornata mondiale del malato, che si celebra l’11 febbraio, offre anche quest’anno un’occasione preziosa di riflessione e di preghiera per tutta la comunità ecclesiale, richiamando il valore della compassione come forma concreta di amore. Il tema proposto, ispirato alla parabola evangelica del buon samaritano, invita a riconoscere – nel prendersi cura del dolore dell’altro – una via autentica di testimonianza cristiana, capace di tradursi in gesti semplici ma profondi di prossimità e solidarietà.

In ospedale la celebrazione diocesana

In questo clima spirituale si inserisce la celebrazione diocesana promossa dalla Chiesa tifernate, nella stessa giornata dell’11 febbraio. Alle ore 16.30, infatti, il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiede la liturgia eucaristica nella cappella dell’ospedale di Città di Castello. Una iniziativa organizzata dall’Ufficio diocesano per la pastorale della Salute.

La locandina della Giornata diocesana del malato celebrata l’11 febbraio

Pellegrinaggio a Lourdes nel luglio prossimo

Dalla riflessione sulla sofferenza e sulla cura nasce anche il desiderio di ringraziamento e di affidamento, che troverà espressione nel pellegrinaggio a Lourdes in programma nel luglio 2026. Le diocesi di Città di Castello e di Gubbio, insieme ai volontari dell’Unitalsi delle sottosezioni e gruppi umbri, si metteranno in cammino verso il santuario mariano, luogo da sempre legato alla preghiera per i malati e alla speranza di guarigione nel corpo e nello spirito. Il pellegrinaggio rappresenta molto più di un semplice viaggio: è un’esperienza ecclesiale condivisa, vissuta accanto ai più fragili, nel segno del servizio e dell’amore gratuito.

Il viaggio potrà essere effettuato sia in treno (dal 19 al 25 luglio) sia in aereo (dal 18 al 24 luglio), con partenza da Perugia, offrendo a molti la possibilità di prendere parte a un’esperienza che unisce preghiera, fraternità e servizio. Per informazioni e iscrizioni al pellegrinaggio: Giacomo, tel. 3280151680 (Gubbio); Maria Teresa, tel. 3477001563 (Città di Castello); Giovanni, tel. 3388343195 (Umbertide).

Le Chiese tifernate ed eugubina insieme

La partecipazione del vescovo Paolucci Bedini sottolinea il valore unitario di questo cammino, che vede coinvolte le comunità diocesane e l’Unitalsi in una testimonianza corale di fede. Il viaggio offre a molti la possibilità di prendere parte a un’esperienza che unisce preghiera, fraternità e servizio. Lourdes diventa così la naturale continuazione di quanto vissuto nella Giornata del malato: un segno concreto di quella compassione che, accolta e celebrata, si trasforma in scelta di vita e in cammino condiviso.

La locandina del pellegrinaggio delle diocesi di Gubbio e Città di Castello a Lourdes, nel luglio 2026

Assemblea pastorale 2026: una Chiesa più comunitaria, missionaria e sinodale 

Un’assemblea partecipata, viva, segnata da un clima di ascolto autentico e da un forte desiderio di rinnovamento. È questo il volto emerso dall’Assemblea pastorale della Diocesi di Città di Castello, che si è riunita venerdì 30 gennaio attorno al tema “Tempo di costruire”, chiamando presbiteri, diaconi, religiosi e laici a interrogarsi sul futuro delle comunità cristiane tifernati.

Un appuntamento che non ha avuto il sapore di una semplice verifica organizzativa, ma che si è configurato come una vera tappa di discernimento ecclesiale, nel solco del Cammino sinodale della Chiesa italiana e del progetto pastorale diocesano Vino nuovo in otri nuovi.

Una partecipazione ampia e consapevole

I lavori assembleari hanno visto una buona partecipazione e un coinvolgimento diffuso, in particolare da parte dei laici. Un segnale significativo, sottolineato dal vescovo Luciano Paolucci Bedini nel suo primo bilancio dell’incontro. «I lavori dell’Assemblea – ha detto il vescovo ‘a caldo’ – hanno coinvolto tante persone con buona partecipazione e profondo interesse per l’argomento della comunità e di come la comunità in qualche modo si costituisce e diventa missionaria e sinodale».

L’assemblea si è svolta in un clima di ascolto reciproco, favorito dal lavoro nei gruppi sinodali, nei quali sono emerse riflessioni articolate, domande concrete e anche una fiducia diffusa nella possibilità di un reale cambiamento. «Il lavoro dei gruppi – ha osservato ancora il vescovo Luciano – ha portato già varie iniziali indicazioni, molto vivaci e piene di fiducia ed entusiasmo, rispetto a un cammino che non si presenta facile, ma necessario per il rinnovamento delle nostre comunità».

Ripartire dalle fondamenta della comunità cristiana

Al cuore della riflessione assembleare vi è stata la consapevolezza che il rinnovamento pastorale non può ridursi a una riorganizzazione strutturale, ma deve nascere da una conversione più profonda, spirituale ed ecclesiale. Come ricordato dal vescovo Paolucci Bedini nell’introduzione al Foglio diocesano di collegamento di febbraio, «prima di qualsiasi scelta pastorale […] occorre ripartire dalle fondamenta della nostra esperienza di Comunità cristiana».

La comunità, dunque, non come somma di attività o di servizi, ma come luogo vivo di comunione, di ascolto della Parola, di celebrazione e di condivisione. Una comunità chiamata a riscoprirsi “Corpo di Cristo”, dove ogni battezzato è corresponsabile della missione.

Comunità pastorali: una sfida da abitare insieme

Uno dei nodi centrali affrontati dall’Assemblea è stato il cammino verso le Comunità pastorali, intese non come semplici accorpamenti di parrocchie, ma come un nuovo modo di essere Chiesa, più sinodale e missionario. Un processo che richiede tempo, ascolto e capacità di superare campanilismi e resistenze.

In questo percorso, i laici hanno mostrato particolare attenzione e convinzione. Come ha sottolineato il vescovo Paolucci Bedini a margine dell’Assemblea di ieri: «I laici soprattutto hanno mostrato grande interesse e convinzione nel portare avanti e provare a concretizzare sempre di più il progetto delle comunità pastorali che riguarda e coinvolge tutta la diocesi».

Un entusiasmo che si accompagna però alla consapevolezza della complessità del cammino, che richiede formazione, accompagnamento e un ripensamento reale delle forme di corresponsabilità.

Il percorso: una Chiesa che vuole crescere

A offrire una lettura complessiva del cammino emerso dall’Assemblea è stato anche il contributo di Alessandro Pacchioni, referente diocesano e regionale per il Cammino sinodale, che ha restituito il senso di un processo non burocratico, ma profondamente evangelico. «Il cammino tracciato dall’assemblea diocesana – ha detto – non si configura come una semplice riforma organizzativa, ma come l’avvio di un percorso volto a ricollocare al centro della vita ecclesiale i grandi temi del cammino sinodale».

Una Chiesa chiamata a “ripartire da Gesù Cristo”, a dare primato alla preghiera e all’ascolto della Parola, a superare una pastorale di conservazione per aprirsi a una pastorale generativa, capace di parlare all’uomo di oggi. «Non si tratta di fare di più – osserva Pacchioni – ma di vivere diversamente, perché la fede diventi stile di vita e testimonianza credibile».

Dal discernimento ai segni concreti

L’Assemblea ha indicato con chiarezza che il tempo dell’analisi deve ora tradursi in scelte e segni concreti: rinnovamento degli organismi di partecipazione, formazione dei laici, attenzione ai giovani, valorizzazione dei territori e delle fragilità, in una Chiesa che sappia davvero essere “in uscita”.

Un cammino che non si improvvisa, ma che richiede perseveranza, fiducia nello Spirito e capacità di camminare insieme. Come ha ricordato il vescovo Paolucci Bedini, la sfida è tutta qui: «trovare comunità concrete che non solo pensino il cambiamento, ma lo vivano e se ne facciano responsabili».

L’Assemblea pastorale si chiude così non come un punto di arrivo, ma come un nuovo inizio: un tempo di costruzione condivisa, nel quale la Chiesa tifernate è chiamata a riscoprirsi sempre più comunità di discepoli missionari.