Lunedì 2 febbraio la Chiesa che è in Città di Castello celebrerà la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, comunemente conosciuta come Candelora, insieme alla XXX Giornata della vita consacrata. Il cuore delle celebrazioni – tappa significativa dell’anno pastorale – sarà il santuario della Madonna delle Grazie, uno dei luoghi mariani più cari alla comunità diocesana.
In questa occasione, come da tradizione, verrà scoperta alla venerazione dei fedeli la preziosa immagine della Madonna delle Grazie, dipinta da Giovanni di Piamonte nel 1456, custodita nel santuario cittadino.
Il programma liturgico della giornata
La giornata si aprirà al mattino con la celebrazione delle Lodi alle ore 8.15, seguite dalla Santa Messa alle ore 8.30, durante la quale avverrà la benedizione e la distribuzione delle candele. Questo antico gesto liturgico, ricco di simbolismo, richiama Cristo luce del mondo e ha dato alla festa il nome popolare di Candelora.
Nel pomeriggio, alle 17.30, i fedeli si ritroveranno per i Vespri nella chiesa del monastero delle Cappuccine. A seguire, alle 18, sarà celebrata la Messa solenne nel santuario della Madonna delle Grazie, presieduta dal vescovo diocesano Luciano Paolucci Bedini. La liturgia sarà animata dalla Corale “Marietta Alboni” e dalla Confraternita di Santo Spirito. Durante la celebrazione, le persone di vita consacrata rinnoveranno i propri voti religiosi, nel contesto della Giornata loro dedicata.
La vita consacrata nella Chiesa diocesana
La vita consacrata rappresenta una componente essenziale e storicamente significativa della Chiesa di Città di Castello. Pur inserita oggi in un contesto profondamente cambiato rispetto al passato, continua a essere un segno eloquente sia sul piano ecclesiale sia su quello sociale.
Attualmente i monasteri di clausura presenti in diocesi sono quattro, anche se entro il mese di febbraio le Clarisse Urbaniste di Montone si trasferiranno in Libano. Rimarranno le Cappuccine e le Francescane dell’Immacolata a Città di Castello e le Benedettine a Citerna: circa 25 monache, di età e provenienze diverse, la cui quotidianità è scandita dalla vita comunitaria, dalla preghiera e dal lavoro.
La vita consacrata femminile attiva è presente con quattro congregazioni – Figlie della Misericordia, Piccole Ancelle del Sacro Cuore, Figlie di San Francesco di Sales e Francescane di Santa Elisabetta – per un totale di circa quaranta religiose distribuite in cinque comunità tra Città di Castello e Citerna. Le opere da loro animate spaziano dalle scuole alle case di riposo, fino a un centro di accoglienza per donne. Al di là dei servizi svolti, il valore più profondo della loro presenza risiede nella testimonianza di una vita donata a Dio e al prossimo, vissuta con gioia e capace di dialogare con le sfide del tempo presente.
Sono inoltre presenti in diocesi le Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe a Canoscio, diversi istituti di consacrazione laicale di ispirazione paolina a Città di Castello e l’Ordo Virginum, segno di una forma antica e sempre attuale di consacrazione nella Chiesa.
La presenza maschile consacrata
Più contenuta nei numeri, ma antica e profondamente radicata nella comunità ecclesiale, è la vita consacrata maschile. Essa è rappresentata dai Frati Minori a Città di Castello, dai Frati Minori Cappuccini a Belvedere e dai Figli dell’Amore Misericordioso nelle colline attorno alla città. In totale sono otto religiosi, impegnati nella vita parrocchiale, nella cappellania ospedaliera e in altri importanti ambiti pastorali.
Il grazie della Chiesa diocesana
In occasione della Giornata della Vita Consacrata, la Chiesa diocesana desidera esprimere gratitudine a tutte le persone consacrate, non solo per i servizi che svolgono, ma soprattutto per la loro presenza. Una presenza che continua a essere segno dell’azione di Dio nella storia e testimonianza viva del Vangelo all’interno della comunità locale.
La locandina delle celebrazioni a Santa Maria delle Grazie per la Giornata della vita consacrata
La Sala Santo Stefano del Palazzo Vescovile ha ospitato oggi la conferenza stampa promossa dalla Diocesi di Città di Castello, in collaborazione con l’associazione Le Rose di Gerico, dedicata alla Via di Francesco e ai pellegrinaggi nell’Alta Valle del Tevere.
L’incontro ha rappresentato un momento di restituzione e rilancio, offrendo uno sguardo complessivo sull’accoglienza dei pellegrini nell’anno giubilare 2025, sull’avvio di nuovi servizi per il turismo religioso e sui primi appuntamenti di preparazione all’ottavo centenario dalla morte di san Francesco di Assisi.
Accoglienza Pellegrini anno 2025
L’accoglienza nell’anno del Giubileo, nel periodo 19 marzo 2025 – 31 dicembre 2025, ha registrato un flusso di pellegrini provenienti da tutto il mondo per un totale di 1.196 presenze. Le nazioni rappresentate vanno da Argentina a Usa, passando per Germania, Italia, Francia, Polonia, e molti altri Paesi. La più alta affluenza proviene dall’Italia con ben 783 pellegrini, seguita dalla Germania con 84 e dalla Francia con 55. Complessivamente, l’accoglienza ha visto pellegrini da 23 paesi diversi, con un forte contributo anche da parte di Spagna, Svizzera, e Olanda. Inoltre i numeri dell’accoglienza evidenziano la presenza di sacerdoti, frati, suore e consacrati: 12 sacerdoti e 11 suore. Il numero di gruppi di preghiera è stato notevole, con ben 21 ritiri spirituali organizzati durante il periodo.
Ospitalità presso le foresterie donative della Diocesi
La foresteria del Monastero Ss. Crocifisso di Citerna ha accolto 645 persone, il Rifugio Betania di Pietralunga, ha ospitato ben 1.530 pellegrini. Questi numeri testimoniano un forte impegno verso l’accoglienza, dedicato a tutti coloro che cercano un momento di riflessione e preghiera in un contesto di comunità e fraternità.
Apertura al pubblico dell’info point dedicato al turismo religioso
Apre al pubblico l’info point diocesano dedicato al turismo religioso, all’accoglienza e ai pellegrinaggi. Il progetto è promosso dalla diocesi tifernate e dall’associazione Le Rose di Gerico. Lo spazio è pensato come luogo di incontro e di condivisione, dove pellegrini e turisti potranno ricevere informazioni sui cammini francescani, i cammini di santa Veronica Giuliani e santa Margherita di Città di Castello, consultare mappe con itinerari religiosi, depliant su chiese e luoghi di culto del territorio diocesano. La sua sede è nella storica Libreria Sacro Cuore che, mantenendo la propria identità, diventa parte integrante del progetto contribuendo in modo significativo alle sue finalità pastorali e culturali. Presso l’info Point i pellegrini potranno timbrare le loro credenziali, segno del passaggio e della sosta presso la tappa di Città di Castello. Per conoscere servizi, contatti e orario di apertura dell’info point: https://www.diocesicittadicastello.it/info-point-turismo-religioso-accoglienza-e-pellegrinaggi/.
Centenario francescano, i primi appuntamenti tifernati
Il programma di iniziative proposto dalla Diocesi presenta momenti di incontro pensati per coinvolgere la comunità nel segno del messaggio francescano. Le iniziative intendono accompagnare il cammino di preparazione al centenario, offrendo occasioni di approfondimento sulla figura e sull’eredità del Santo di Assisi.
In particolare sono tre appuntamenti già programmati: il 24 febbraio al Museo diocesano con Padre Cesare Vaiani; il 27 febbraio alla Biblioteca Carducci con il prof. Andrea Maiarelli; tra maggio e giugno, nella chiesa di San Francesco, una riflessione sul Testamento di Francesco con mons. Felice Accrocca, vescovo eletto di Assisi e di Foligno, oltre che grande esperto di Francescanesimo.
Dal 23 al 31 maggio, sempre nella chiesa di San Francesco, si apre la mostra “Io, frate Francesco”, a cura dei Frati minori della Porziuncola di Assisi, che propone un incontro vivo con Francesco attraverso il suo Testamento, invitando a riscoprire l’essenziale, la fraternità e una visione unitaria della persona, in dialogo con il presente. Il programma si arricchisce inoltre di un percorso musicale e liturgico in cui la musica accompagna e interpreta la spiritualità francescana, tra concerti, itinerari corali e momenti celebrativi: il 16 maggio con l’iniziativa “InCanto sulle Vie di Francesco” e a luglio “Al suono dell’Angelus” propone concerti settimanali nella chiesa di San Francesco.
Il calendario completo sarà progressivamente reso noto attraverso i canali di comunicazione diocesani, con l’auspicio che questo percorso diventi testimonianza concreta dei valori francescani nel territorio.
Il vescovo di Città di Castello, Luciano Paolucci Bedini
«In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco, tutte le diocesi dell’Umbria si uniscono idealmente ad Assisi per celebrare questo anniversario di grande rilevanza spirituale e culturale. Anche la diocesi di Città di Castello ha predisposto un calendario articolato di iniziative, pensato per accompagnare la comunità locale e i pellegrini che attraverseranno la Via di Francesco in vista delle celebrazioni del prossimo 4 ottobre.
Il programma prevede innanzitutto momenti di riflessione e approfondimento, affidati a studiosi e conoscitori della figura di Francesco sotto il profilo spirituale, culturale e storico. Accanto a questi, non mancheranno celebrazioni liturgiche e appuntamenti musicali, con l’intento di cogliere e trasmettere le molteplici sfaccettature della vita del Santo anche attraverso il linguaggio delle arti.
Tra le iniziative in calendario, particolare rilievo avrà l’ospitalità, per oltre una settimana, della mostra “Io, frate Francesco”, inaugurata la scorsa estate al Meeting di Rimini. L’esposizione, composta da pannelli e testi narrativi, racconta la vicenda umana e spirituale di Francesco e sarà allestita nella chiesa di San Francesco a Città di Castello.
L’auspicio è che questo percorso, arricchito anche da ulteriori iniziative che verranno comunicate nel tempo, possa aiutare tutti a conoscere più profondamente San Francesco e a rendere attuali i suoi insegnamenti, lasciandosi ispirare dalla sua testimonianza di vita».
Angelica Lombardo, associazione Le Rose di Gerico
«È stato inaugurato il nuovo Info Point della Diocesi di Città di Castello, uno spazio pensato come luogo di accoglienza e di riferimento non solo per i pellegrini, ma anche per i turisti religiosi e per chiunque desideri approfondire la storia della diocesi. All’interno dell’Info Point sarà possibile consultare testi legati alla vita delle chiese locali, alle persone che hanno segnato il cammino della comunità diocesana – sacerdoti del passato e del presente – e incontrare operatori con cui confrontarsi e dialogare.
Un servizio particolarmente significativo riguarda la possibilità di timbrare le credenziali del pellegrino, un elemento importante soprattutto per chi percorre i cammini a piedi.
Nel corso della giornata sono stati presentati anche i dati relativi ai cammini del 2025, che risultano leggermente in calo rispetto al 2024. Una diminuzione fisiologica, spiegata anche alla luce del Giubileo a Roma, che ha naturalmente orientato molti pellegrini verso la capitale per la celebrazione dell’Anno Santo. Le prospettive per il periodo successivo restano tuttavia molto positive: già dalle numerose telefonate ricevute per richieste di informazioni e assistenza si percepisce un interesse crescente verso i percorsi del territorio tifernate.
La giornata è stata arricchita inoltre dalla presentazione della Joelette, un ausilio da trekking che arriva finalmente anche a Città di Castello. Si tratta di uno strumento fondamentale per favorire l’accesso alla natura e ai cammini da parte di persone con disabilità temporanee o permanenti, motorie o cognitive, rendendo l’esperienza del cammino sempre più inclusiva».
La presentazione delle varie iniziative su cammini, turismo religioso e centenario francescano
Il logo tifernate per il centenario francescano
La Joelette acquistata per rendere accessibili i cammini sulla Via di Francesco anche ai disabili
In un tempo segnato da incertezze, fragilità e trasformazioni rapide, la famiglia continua a rappresentare per molti giovani un luogo sicuro, un “porto” in cui sentirsi accolti, compresi e sostenuti. A definirla un vero e proprio bene rifugio relazionale sono gli stessi ragazzi, che nei dati più recenti la indicano come lo spazio affettivo in cui si sta bene e ci si sente protetti. Una definizione che, da sola, racconta la forza silenziosa ma decisiva della famiglia nel mondo contemporaneo.
L’incontro degli Uffici Irc di Gubbio e Città di Castello
Da questa consapevolezza è partito l’intervento del prof. Camillo Regalia, docente ordinario di Psicologia sociale della famiglia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, protagonista dell’ultimo incontro del percorso di aggiornamento promosso dagli Uffici per l’Insegnamento della religione cattolica (Irc) delle Diocesi di Città di Castello e di Gubbio per i docenti di religione. L’incontro si è svolto presso la parrocchia di Santa Maria ad Umbertide e ha offerto una riflessione ampia e articolata sul tema “Famiglia oggi: tra sfide e risorse”.
Se da un lato la famiglia resta un punto di riferimento fondamentale, dall’altro – ha sottolineato Regalia – sta cambiando profondamente la sua forma. In particolare, è entrata in crisi l’idea tradizionale di famiglia intesa come coppia stabile orientata alla genitorialità. Le proiezioni mostrano infatti un futuro in cui saranno sempre più diffuse le coppie senza figli e persino le famiglie composte da un solo membro. Un cambiamento che non è solo demografico, ma soprattutto culturale e relazionale.
Genitorialità: la “vita adulta” arriva tardi
Un secondo nodo centrale riguarda la transizione tardiva alla vita adulta, sempre più evidente nei percorsi delle nuove generazioni. Matrimonio e procreazione non sono più considerati “pietre angolari” che segnano l’ingresso nell’età adulta, ma piuttosto un capstone, un traguardo finale, il coronamento di una maturità già raggiunta. Solo “da adulti compiuti” – sembra dire la cultura attuale – ci si sente legittimati a sposarsi e a diventare genitori.
Profonda anche la trasformazione del modo di vivere la genitorialità. Se un tempo diventare genitori era spesso il naturale esito di un percorso di coppia, oggi è sempre più una scelta consapevole. Ma questa enfasi sulla “scelta” del figlio, ha spiegato Regalia, comporta un forte aumento del senso di responsabilità per i genitori e, al tempo stesso, un carico di aspettative sui figli. Il “figlio desiderato” è pensato e immaginato nella sua individualità ancor prima di nascere: una condizione che può generare timori, senso di inadeguatezza oppure, all’opposto, una percezione narcisistica di predestinazione.
Rivoluzione digitale e famiglia tecnologica
Non meno rilevante il tema della famiglia tecnologica. La rivoluzione digitale, infatti, non incide solo sugli strumenti, ma riconfigura l’identità stessa delle relazioni familiari. Cambia il modo di comunicare, di educare, di esercitare l’autorità. Regalia ha delineato alcune tipologie genitoriali oggi diffuse: i genitori “domatori”, che controllano rigidamente; quelli “disarmati”, consapevoli del problema ma incapaci di intervenire; gli “accompagnatori”, che stabiliscono regole condivise; e infine i “liberi battitori”, che non percepiscono la necessità di porre limiti. Modelli diversi, che interrogano profondamente il ruolo educativo della famiglia.
Il dibattito che ha seguito l’intervento ha restituito un forte interesse e una partecipazione viva, mettendo in luce come, nonostante tutto, la forza della famiglia risieda ancora nella sua capacità generativa: quella misteriosa e positiva attitudine a trasformare le differenze in risorsa, a promuovere la piena realizzazione dell’umano, con effetti che si estendono dal piano intergenerazionale a quello sociale.
Uffici Scuola: un impegno che continua
A conclusione dell’incontro, i responsabili degli Uffici Scuola delle due Diocesi “sorelle” hanno annunciato che il percorso proseguirà con laboratori didattici, suddivisi per ordine e grado scolastico, per aiutare i docenti a tradurre i temi affrontati in proposte educative concrete. Un segno di continuità e di impegno, perché la riflessione sulla famiglia non resti solo teorica, ma diventi esperienza viva e feconda nella scuola e nella comunità.
L’incontro degli Uffici Irc di Gubbio e Città di Castello con il prof. Camillo Regalia
L’incontro degli Uffici Irc di Gubbio e Città di Castello con il prof. Camillo Regalia
Un tempo per fermarsi, ascoltare e progettare insieme. È questo lo spirito che anima l’Assemblea pastorale della diocesi di Città di Castello, in programma venerdì 30 gennaio 2026, dalle ore 18 alle 22, nella chiesa parrocchiale di Madonna del Latte.
Il titolo scelto – “Tempo di costruire” – richiama con forza una fase nuova del cammino ecclesiale diocesano: quella della ricezione e dell’attuazione del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, appena concluso, e della concreta messa a terra del progetto pastorale “Vino nuovo in otri nuovi”, che sta progressivamente prendendo forma attraverso la costituzione delle Comunità pastorali.
Cammino sinodale e progetto pastorale
Al centro dell’Assemblea vi sarà il tema della comunità cristiana, chiamata oggi a interrogarsi con maggiore consapevolezza sulla propria identità e missione: che cos’è una comunità? Quando possiamo davvero dirci comunità? Come si vive e come si rinnova nel tempo?
Domande tutt’altro che teoriche, che toccano da vicino la vita quotidiana delle parrocchie, delle associazioni e delle realtà ecclesiali del territorio, in un contesto ecclesiale che chiede partecipazione, corresponsabilità e missionarietà.
Una tappa diocesana nel percorso della Chiesa umbra
Come ricorda il vescovo Luciano Paolucci Bedini, l’esigenza di ripensare la Chiesa affinché sia sempre più missionaria e sinodale è oggi condivisa a livello nazionale e regionale.
Il 28 febbraio prossimo, infatti, la Chiesa umbra affronterà questi temi nell’Assemblea ecclesiale regionale, dal titolo “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”. L’Assemblea pastorale diocesana del 30 gennaio si colloca dunque come momento preparatorio, chiamato a offrire un contributo concreto che nasce dall’esperienza e dalla riflessione delle comunità locali.
Il programma: preghiera, gruppi e confronto
I lavori assembleari sono aperti a tutti, ma prevedono in particolare la partecipazione di presbiteri e diaconi e di alcuni delegati ufficiali, in particolare un rappresentante almeno per ogni parrocchia, per ogni realtà di vita consacrata, per ogni gruppo, associazione o movimento ecclesiale.
Dopo l’accoglienza e la preghiera iniziale, seguirà l’introduzione del vescovo. I partecipanti saranno poi coinvolti in laboratori sinodali di gruppo, guidati da domande comuni e accompagnati da moderatori. Una cena frugale favorirà la fraternità e la continuità del confronto, prima della restituzione finale e delle conclusioni.
Un invito alla partecipazione attiva e comunitaria
Non si tratta di un semplice appuntamento di calendario, ma di un vero tempo di costruzione condivisa, nel quale a ciascuno è chiesto di lasciarsi coinvolgere, di ascoltare e di offrire il proprio contributo, in uno stile autenticamente sinodale.
Si è concluso, nel tempo luminoso del Natale, il Giubileo 2025 nella Diocesi di Città di Castello. Un anno santo intenso, vissuto come autentico pellegrinaggio di fede nelle chiese giubilari della cattedrale e del santuario della Madonna del Transito di Canoscio, segnato da celebrazioni penitenziali, ascolto della Parola, catechesi e cammini comunitari.
Il momento culminante è stato la solenne celebrazione di sabato 27 dicembre, nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio, presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, in occasione della Festa della Santa Famiglia.
“La speranza che non delude”
Nell’omelia, il vescovo ha subito collocato la chiusura del Giubileo dentro il mistero del Natale: «Con il volgere dell’anno, nel tempo santo del Natale, si chiude anche l’anno giubilare che abbiamo vissuto all’insegna della Speranza che non delude, quella di Gesù, morto e risorto per noi». Una speranza che non nasce dall’illusione, ma dall’amore di Dio «che lo Spirito Santo ha riversato nei nostri cuori».
Richiamando il cammino dell’intera Chiesa universale, mons. Paolucci Bedini ha ricordato come il Giubileo sia stato aperto da papa Francesco e guidato fino alla conclusione «con il desiderio che tutta la Chiesa, pellegrina di speranza, possa essere casa e scuola di comunione e di unità per tutto il genere umano».
Una grazia che chiede conversione
Con realismo evangelico, il vescovo ha riconosciuto che l’Anno santo non ha cancellato le ferite del mondo: «Il Giubileo non ha magicamente risanato le tante ferite dell’umanità». Eppure, ha aggiunto, è stato spazio fecondo di grazia: «La preghiera di molti, soprattutto dei più piccoli e fragili, ha manifestato il desiderio struggente di pace e salvezza che abita il cuore dei popoli».
Un’immagine forte ha attraversato l’omelia: quella della porta spalancata. «Come spalancate sono le braccia di Dio per ogni suo figlio, così quella porta è stata occasione di rinnovamento per chi ha avuto il coraggio di uscire dalle proprie comodità e intraprendere il cammino della conversione».
La Santa Famiglia, grembo di speranza
Non casuale il riferimento alla Festa della Santa Famiglia: «La santità della loro vicenda credente – ha detto il vescovo – diventa per noi grembo di fede e di speranza nel cammino della storia». In Gesù che “venne ad abitare in mezzo a noi”, Dio ha scelto la via della prossimità: «Il progetto della salvezza ha preso casa tra le mura della nostra vita quotidiana».
Le case degli uomini, luoghi da abitare
Ampio spazio è stato dedicato al tema delle case, come luogo concreto dove custodire la speranza: «L’inizio di ogni speranza per il nostro mondo passa dalla cura delle case degli uomini». Case chiamate a tornare a essere «accoglienti e ospitali, capaci di custodire relazioni di cura e di rispetto».
Un richiamo diretto ha riguardato le famiglie: «Troppo spesso belle, ma vuote… perché tornino a essere culle della vita e santuari dell’amore». E lo sguardo si è allargato a chi una casa non ce l’ha, alle case di cura, alle case di accoglienza, luoghi che «hanno bisogno di volti e di cuori capaci di ascoltare e stringere mani tremanti».
Parrocchie e casa comune
Non sono mancate parole forti sulle parrocchie, chiamate a essere «case tra le case», con porte e finestre aperte, capaci di non restare «estranee alla storia degli uomini». Infine, l’attenzione alla casa comune, il creato: «Santa madre terra che gratuitamente abitiamo, di cui siamo custodi distratti e ingrati», ma che ci educa al rispetto e alla fraternità.
La speranza custodita nella carità
La conclusione dell’omelia ha affidato all’assemblea un mandato chiaro: «L’anno santo si chiude, ma non è chiuso il cuore di Dio». La speranza va custodita nella carità, come ricorda san Paolo: «Sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto». «È nella carità – ha ribadito il vescovo – che si custodisce la speranza».
La bellezza che diventa preghiera
Ad accompagnare la celebrazione è stata la Schola Cantorum Anton Maria Abbatini, diretta da Alessandro Bianconi, che ha sostenuto la liturgia con canti di grande intensità spirituale. In particolare, il O Magnum Mysterium di Morten Lauridsen ha avvolto la cattedrale in un clima di profonda contemplazione del mistero dell’Incarnazione.
Il Giubileo si è così concluso nella Chiesa tifernate, ma il suo frutto resta affidato alla vita quotidiana delle comunità: l’anno santo termina, la speranza resta, come riconsegna e come vocazione per tutti.
La celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza nella cattedrale tifernate
La celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza nella cattedrale tifernate
La celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza nella cattedrale tifernate
La celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza nella cattedrale tifernate
La basilica cattedrale di Città di Castello, venerdì 26 dicembre, si è trasformata in un grande spazio di ascolto, preghiera e condivisione in occasione del concerto che ha segnato la chiusura dell’Anno giubilare nella diocesi. Un appuntamento atteso, che ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, tanto che molte persone sono state costrette a seguire l’esecuzione rimanendo in piedi, riempiendo ogni angolo dell’edificio sacro.
La Cattedrale colma per un evento di fede e cultura
L’affluenza straordinaria ha confermato il forte legame tra la città e le sue realtà corali, ma anche il desiderio diffuso di vivere un momento di musica sacra come esperienza comunitaria. In un clima di silenzio raccolto e di grande attenzione, il pubblico ha accompagnato con ascolto intenso l’intero percorso musicale, trasformando il concerto in un vero evento ecclesiale.
L’iniziativa, promossa dalla Chiesa tifernate in collaborazione con la Corale “Marietta Alboni” e inserita nel cammino giubilare “Pellegrini di Speranza”, ha saputo unire dimensione artistica e spirituale, offrendo una conclusione solenne e partecipata all’Anno santo.
Il “Lobgesang”: dalla notte alla lode
Cuore del pomeriggio musicale è stata l’esecuzione della Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Felix Mendelssohn-Bartholdy, pagina monumentale che intreccia linguaggio sinfonico e parola biblica. L’opera ha condotto l’assemblea in un itinerario sonoro che dalla domanda e dall’attesa approda alla lode piena, in un crescendo di luce e speranza.
La scelta di proporre il Lobgesang proprio nel momento conclusivo del Giubileo ha assunto un valore fortemente simbolico: un canto di ringraziamento che ha dato voce, attraverso la musica, al cammino vissuto dalla diocesi nel corso dell’anno.
Voci, coro e direzione: un’esecuzione intensa
Protagonisti dell’esecuzione sono stati i soprani Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli, il tenore Federico Savini, la Corale “Marietta Alboni”, diretti da Marcello Marini. L’accompagnamento di Simone Nocchi al pianoforte e di Angelo Silvio Rosati all’organo ha conferito all’opera un carattere essenziale e solenne, particolarmente adatto allo spazio liturgico della cattedrale.
L’impegno corale, frutto di uno studio lungo e meticoloso, è apparso evidente nella compattezza delle voci e nella capacità di rendere la complessità della partitura senza perdere intensità espressiva. Il pubblico ha seguito l’intera esecuzione con attenzione partecipe, “sciogliendosi” al termine della sinfonia cantata in un lungo e fragoroso applauso.
Il saluto del vescovo e il ringraziamento alla comunità
Al termine del concerto, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha rivolto un saluto al pubblico, ringraziando calorosamente la Corale “Marietta Alboni”, il Coro “Nuove Note”, i solisti, il direttore e tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa. Le sue parole hanno richiamato il valore della musica come linguaggio capace di unire, di evangelizzare e di accompagnare la preghiera della Chiesa, soprattutto in un momento così significativo come la conclusione dell’Anno giubilare.
Il congedo natalizio tra tradizione e calore umano
Dopo la solennità del Lobgesang, la serata si è conclusa in un clima più familiare e festoso. La Corale “Marietta Alboni” e il Coro “Nuove Note” – quest’ultimo diretto in alcuni brani da Anna Marini – hanno infatti salutato il pubblico con canti della tradizione natalizia, accolti con particolare calore e partecipazione. Un gesto semplice ma eloquente, che ha riportato il concerto dentro l’atmosfera del Natale e della comunità riunita.
Una chiusura che diventa inizio
Il concerto del 26 dicembre non è stato soltanto un evento musicale, ma un vero atto comunitario, capace di sintetizzare fede, cultura e partecipazione. In una cattedrale gremita, la musica ha dato forma alla gratitudine per il cammino giubilare appena concluso e ha lasciato intravedere, nelle sue ultime note, l’invito a continuare il percorso con rinnovata speranza.
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Le comunità cristiane delle diocesi di Città di Castello e di Gubbio stanno vivendo anche quest’anno il Natale come un tempo intenso di fede, raccoglimento e condivisione, segnato da celebrazioni partecipate e da un forte richiamo spirituale affidato alle parole dei sacerdoti e del vescovo Luciano Paolucci Bedini, che ha guidato i fedeli nella Veglia di mezzanotte nella cattedrale tifernate dei Santi Florido e Amanzio e nella Messa del giorno di Natale nella basilica eugubina di Sant’Ubaldo.
Città di Castello: la luce che entra nella storia
Il centro delle celebrazioni è stato il mistero dell’Incarnazione, riletto dal Vescovo con uno sguardo profondamente pastorale e attuale. Nella notte di Natale, a Città di Castello, mons. Paolucci Bedini ha invitato i fedeli a non fermarsi all’emozione esteriore della festa, ma a interrogarsi sul senso profondo di ciò che accade a Betlemme: «Gesù, il Figlio di Dio, nasce come una luce di cui il mondo ha bisogno, così piccola da sembrare incapace di rischiarare le tenebre, eppure destinata a cambiare completamente la storia».
Una luce fragile, nascosta, che rivela però il modo sorprendente con cui Dio sceglie di salvare l’umanità: non attraverso la potenza, ma attraverso l’umiltà. «Dio poteva scegliere vie più eclatanti – ha ricordato il Vescovo – e invece ci viene incontro come un bambino povero, in una notte silenziosa, affidandosi alle mani degli uomini». È qui, ha spiegato, che si nasconde il “perché” del Natale: l’umanità ha bisogno di pace, di riconciliazione, di un amore capace di guarire le ferite generate da divisioni, ingiustizie e violenza.
Gubbio: la luce che non viene vinta dalle tenebre
Lo stesso messaggio è risuonato con forza nella mattina di Natale a Gubbio, dove il vescovo ha presieduto la Messa nella basilica di Sant’Ubaldo. Commentando il Vangelo, mons. Paolucci Bedini ha ricordato che «la Parola di Dio si è fatta vicina nel bambino Gesù e quella luce, di cui il mondo ha continuamente bisogno, torna ad accendersi nelle tenebre dell’umanità».
Il Natale, ha sottolineato, non è un ricordo da custodire nel passato, ma un evento che continua ad accadere nella storia quotidiana: «Dio non passa per i grandi eventi, ma per la vita ordinaria, per le relazioni, per le scelte di ogni giorno». Una luce che può essere facilmente confusa con le luci effimere del mondo, ma che resta l’unica capace di donare speranza e di rimettere in cammino l’umanità ferita. «Abbiamo ancora bisogno del Natale – ha affermato – perché solo l’amore di Dio può prendere in mano la storia e trasformarla».
Da qui l’appello alla responsabilità dei credenti: tenere accesa quella piccola luce, prendendosi cura di chi soffre, di chi è solo, di chi rischia di perdere la speranza. «La missione della pace e dell’amore di Dio – ha concluso – continua a passare per le nostre povere mani».
Le celebrazioni dei prossimi giorni e la chiusura del Giubileo
Il tempo natalizio prosegue con altri appuntamenti significativi. Mercoledì 31 dicembre, alle 18.30, nella cattedrale tifernate, la Messa di ringraziamento con il canto del Te Deum accompagnerà la fine dell’anno civile, mentre il nuovo anno si aprirà il primo gennaio, solennità di Maria Madre di Dio, con la Messa per la Giornata mondiale della Pace presieduta dal vescovo alle 18.30 nella chiesa di San Giovanni a Gubbio. Il tempo natalizio si concluderà poi con l’Epifania del Signore, il 6 gennaio, con le celebrazioni a Gubbio (alle ore 10, nella casa di riposo “Mosca”) e in cattedrale a Città di Castello, alle ore 18.30.
Molto significativi saranno anche i riti di chiusura del Giubileo. A Città di Castello, la celebrazione conclusiva si terrà sabato 27 dicembre alle 18.30 in cattedrale; a Gubbio, domenica 28 dicembre alle 17, nella cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo. Sarà il momento per consegnare al Signore il cammino compiuto e per accogliere l’invito a trasformare la grazia ricevuta in stile di vita quotidiano.
Come ha ricordato lo stesso vescovo, il Giubileo si conclude, ma non termina la sua chiamata: la speranza resta, non come semplice ricordo, ma come vocazione concreta, affidata ancora una volta alla testimonianza delle comunità cristiane.
Un grande appuntamento di musica sacra e vita ecclesiale accompagnerà la conclusione dell’anno giubilare nella diocesi di Città di Castello. Venerdì 26 dicembre 2025, alle ore 17, nella basilica cattedrale sarà eseguita la Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Mendelssohn-Bartholdy: una pagina monumentale per soli, coro, organo e pianoforte, scelta come segno sonoro di lode e speranza nel tempo della chiusura giubilare.
Un evento diocesano tra arte e fede
Il concerto, promosso dalla Chiesa tifernate in collaborazione con l’associazione Corale “Marietta Alboni” e nel solco del Giubileo “Pellegrini di Speranza”, vuole essere un momento di elevazione artistica e spirituale. Il tradizionale appuntamento natalizio del 26 dicembre, che per anni ha accompagnato il pomeriggio festivo della città, quest’anno assume una valenza particolare proprio per la coincidenza con il calendario di chiusura del Giubileo diocesano.
Lo ricorda il vicario diocesano e parroco della Madonna delle Grazie, don Andrea Czortek, inserendo l’iniziativa dentro una storia concreta di comunità: la Corale “Marietta Alboni” nasce nel 1983 in parrocchia e, nel tempo, diventa “appartenente alla città intera”, con un radicamento che resta vivo nel santuario delle Grazie, descritto come “la casa di famiglia” a cui si torna sempre. E sul concerto del 26 dicembre sottolinea che quest’anno sarà “caratterizzato da un elemento che si richiama al Giubileo”, diventando un “inno di gloria” offerto “attraverso la bellezza della musica” come occasione di riflessione a conclusione dell’anno santo.
Il “Lobgesang”, un itinerario dalla notte alla luce
Il titolo dice già molto: Lobgesang significa “Canto di lode”. La partitura mendelssohniana coniuga tre movimenti strumentali e un grande finale in forma di cantata, costruito su testi biblici, fino all’inno conclusivo: “Ogni essere che respira dia lode al Signore”. È un cammino musicale che attraversa domanda, attesa e liberazione, fino all’esplosione luminosa della lode.
Nella presentazione critica dell’opera – curata da Francesco Banconi – emerge uno dei passaggi più intensi: l’interrogativo ripetuto con crescente pathos – “Sentinella, a che punto è la notte?” – a cui segue l’annuncio gioioso “La notte è passata”, amplificato dal coro in una progressione che conduce verso la luce. Un simbolismo che dialoga con il cuore del Giubileo, inteso come tempo di conversione e di speranza.
“Fraternità, pace e una grande lode a Dio”
A guidare l’esecuzione sarà Marcello Marini, direttore della Corale “Marietta Alboni”, che definisce il Lobgesang una “grande opera sinfonico-corale” accostabile ai grandi modelli che integrano voci e orchestra, come la Nona di Beethoven. Ma l’accento più forte, per l’occasione, è sul significato ecclesiale: “Abbiamo pensato dunque di offrire alla nostra gente, alla diocesi, questa esecuzione come canto di fraternità, di pace e una grande lode a Dio”.
Il maestro spiega anche una scelta che caratterizzerà l’appuntamento tifernate: non l’orchestra, ma una versione “abbastanza anomala” con pianoforte e organo. Una soluzione dettata da motivi organizzativi, ma che, nelle parole di Marini, “funziona, funziona molto bene”, valorizzando i temi essenziali della sinfonia-cantata e rendendo il linguaggio musicale particolarmente adatto allo spazio della cattedrale.
La locandina del concerto Lobgesang della Corale “Alboni” di Città di Castello
I cori “Alboni” e “Nuove Note”
Il concerto vedrà protagonisti i solisti Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli (soprani) e Federico Savini (tenore), insieme al Coro “Nuove Note” e alla Corale “Marietta Alboni”, con il contributo strumentale di Simone Nocchi (pianoforte) e Angelo Silvio Rosati (organo), sotto la direzione di Marcello Marini, con la collaborazione del maestro del coro Anna Marini.
Dalla vita interna della corale emerge l’immagine di una comunità composita, che proprio nella diversità trova la sua forza. Il corista Stefano Bravi racconta la “Marietta Alboni” come “un gruppo di persone di diversa età, di diversa estrazione”, dove convivono esperienze decennali e nuovi ingressi, competenze musicali consolidate e passioni che diventano formazione nel tempo. E offre un’immagine che sa di pastorale oltre che di musica: “Il coro in fondo è questo, mettere insieme voci diverse per creare insieme un’armonia”.
Uno studio “accurato e meticoloso”
Il Lobgesang non è una partitura qualsiasi: richiede grande compattezza corale, resistenza, precisione e profondità espressiva. Patrizia Calabresi, corista della “Marietta Alboni”, lo definisce senza esitazioni “un’opera impegnativa, imponente”, che ha chiesto “uno studio accurato e meticoloso, dettagliato, che è durato anche molto tempo”.
Nelle sue parole compare anche un dettaglio dal forte valore simbolico per la città: l’opera fu presentata nel 1840 in occasione delle celebrazioni legate all’invenzione della stampa e dei caratteri mobili, e portarla oggi a Città di Castello – che ha nella tradizione tipografica uno dei suoi tratti distintivi – viene vissuta come una “coincidenza” capace di rendere “particolarmente orgogliosi”. Calabresi sottolinea inoltre la “maestosità corale” unita alla “maestosità del messaggio di speranza” contenuto nell’inno di lode.
Una chiusura giubilare che parla al presente
Tra la dimensione liturgica della cattedrale, la forza biblica dei testi e l’architettura musicale che conduce dalla notte alla luce, il concerto del 26 dicembre si presenta come un evento capace di parlare insieme alla città e alla comunità diocesana. La musica corale diventa linguaggio di comunione, la musica sacra torna a essere annuncio e preghiera, e la chiusura dell’anno giubilare trova un segno pubblico che unisce bellezza e fede.
Nella sintesi più efficace, resta l’intenzione dichiarata dal direttore Marcello Marini: offrire alla diocesi non solo un’esecuzione, ma un gesto corale di gratitudine, “una grande lode a Dio”, nel solco della speranza che il Giubileo ha posto al centro del cammino ecclesiale.
Le diocesi di Gubbio e di Città di Castello si preparano a vivere il Natale, un momento che unisce le due comunità in un condiviso clima di attesa e di festa. Un tempo di preparazione e un cammino di fede che invitano a contemplare il mistero della nascita di Cristo nella gioia profonda dell’Incarnazione.
Il programma delle celebrazioni ha preso il via martedì 16 alle ore 6.30, nella chiesa di San Marziale a Gubbio, con la Novena di Natale. Questa preghiera accompagnerà i fedeli fino alla mattinata di mercoledì 24, guidandoli nell’attesa che prepara il cuore e la mente al mistero del Natale, vissuto nella speranza e nella gioia che precede la nascita di Gesù.
La notte della vigilia del Natale, nella cattedrale a Città di Castello, sarà celebrata la tradizionale Santa Messa di mezzanotte, presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini. Giovedì 25, solennità del Natale del Signore, alle ore 11, nella basilica di Sant’Ubaldo a Gubbio, il Vescovo presiederà la Messa Pontificale.
Nella cattedrale tifernate, venerdì 26, festa di Santo Stefano, alle ore 17, il concerto della Corale “Marietta Alboni” offrirà un’occasione per vivere le feste nel segno della musica, quest’anno dedicata soprattutto alla chiusura dell’anno giubilare. Mentre lunedì 29, alle ore 21.15, nella chiesa di San Pietro a Gubbio, saranno le voci della Corale “Beati Ubaldi” ad animare il concerto di Natale.
Mercoledì 31 alle 18.30, nella cattedrale di Città di Castello, sarà celebrata la Santa Messa di ringraziamento con il canto del Te Deum, tradizionale inno di gratitudine che accompagna la fine dell’anno. Un’occasione per guardare al cammino percorso e rendere grazie per tutte le benedizioni ricevute portando davanti a Dio gioie, fatiche e progetti.
Il nuovo anno si apre giovedì primo gennaio, solennità di Maria, Madre di Dio. Alle ore 18.30, il vescovo Luciano, nella chiesa di San Giovanni di Gubbio celebra la Messa per l’inizio dell’anno, nella Giornata mondiale della Pace.
Sabato 6 gennaio, Epifania del Signore, alle ore 10, mons. Paolucci Bedini sarà a Gubbio per la celebrazione nella casa di riposo “Mosca” e alle 18.30, nella cattedrale tifernate dei Santi Florido e Amanzio, presiederà la liturgia, invitando i fedeli a raccogliersi per vivere insieme il mistero dell’apparizione di Cristo ai Magi, simbolo universale della luce di Dio che si manifesta a tutti i popoli. Le celebrazioni che si terranno nella cattedrale tifernate durante le festività natalizie saranno animate dalla Schola Cantorum “Abbatini”.
Le celebrazioni per la chiusura del Giubileo
Prima della fine del 2025, le Chiese diocesane “sorelle” celebreranno anche la chiusura dell’anno santo.
Nella diocesi di Città di Castello, il Giubileo ha avuto come chiese giubilari la cattedrale e il santuario della Madonna del Transito di Canoscio, luoghi di celebrazioni penitenziali, ascolto della Parola, catechesi e pellegrinaggi. Il tratto finale sarà segnato dalla solenne celebrazione di sabato 27 dicembre, alle 18.30, in cattedrale, presieduta dal vescovo Luciano.
Anche la Chiesa eugubina ha vissuto intensamente l’anno santo nelle chiese di San Francesco e Sant’Ubaldo a Gubbio e nella collegiata di Santa Maria della Reggia a Umbertide. La messa di chiusura del Giubileo sarà celebrata domenica 28 dicembre, alle 17, nella cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, presieduta dal vescovo Paolucci Bedini.
Sarà il momento per consegnare al Signore quanto vissuto e accogliere la chiamata a trasformare la grazia ricevuta in stile quotidiano. L’anno santo termina, ma la speranza resta. Non come ricordo, ma come vocazione: «la speranza è una vocazione, e nessuno di noi può pensarsi escluso da questa chiamata divina», come ha scritto il vescovo Luciano.
In occasione delle festività natalizie, la Caritas diocesana tifernate promuove una serie di iniziative di solidarietà pensate per sostenere chi vive momenti di fragilità economica, sociale e abitativa. Nel tempo di Avvento, la preparazione al Natale diventa così un invito a trasformare la festa in gesti di vicinanza concreta, segno di una comunità che sceglie di non lasciare indietro nessuno. L’obiettivo è quello di costruire relazioni, promuovere incontri, raccogliere beni e creare occasioni di prossimità per le tante persone e famiglie che vivono situazioni di precarietà.
La raccolta alimentare per Emporio e Mensa
Domenica 14 dicembre si terrà l’iniziativa “La spesa sotto l’albero”, durante la quale in tutte le parrocchie della diocesi verranno raccolti generi alimentari di prima necessità come olio, tonno, scatolame, pasta, biscotti e zucchero. Tutto ciò che verrà donato sarà destinato all’Emporio della solidarietà e alla Mensa diocesana, due punti di riferimento quotidiani per chi affronta difficoltà crescenti. Oltre all’aiuto materiale, queste realtà rappresentano infatti un luogo di ascolto, accoglienza e sostegno umano. Per conoscere le modalità di partecipazione o per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi alla propria parrocchia o contattare direttamente la Caritas.
La locandina Caritas de “La spesa sotto l’albero”
Panettoni solidali: un dono che aiuta chi è in difficoltà
Torna anche quest’anno la tradizionale vendita dei panettoni artigianali solidali, disponibili fino al 6 gennaio in tutte le parrocchie della diocesi. Acquistare un panettone significa portare in tavola un prodotto buono e allo stesso tempo sostenere famiglie fragili, in particolare quelle colpite dall’emergenza abitativa. Ogni panettone diventa così un gesto di vicinanza e di condivisione, capace di trasformare un dono semplice in un aiuto concreto per chi sta vivendo un momento difficile.
La locandina Caritas per la vendita dei panettoni artigianali solidali
Giocattoli e libri per un Natale speciale dei bambini
La Caritas propone inoltre una raccolta di giocattoli e libri destinati ai bambini meno fortunati. Si cercano giocattoli nuovi o in ottime condizioni e libri adatti a tutte le età, con l’intento di portare un po’ di gioia nelle case di chi ha meno opportunità. La consegna può essere effettuata all’Emporio della solidarietà in via XI Settembre 37, durante gli orari di apertura (martedì dalle 14 alle 17.30, giovedì dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 17.30, sabato dalle 8 alle 12), oppure all’oratorio “Ore d’Oro” di Trestina il 6 dicembre dalle 15.30 alle 18.30. Un piccolo dono può davvero illuminare il Natale di un bambino e contribuire a costruire una comunità più attenta e solidale.
La locandina Caritas per la raccolta natalizia dei giocattoli
A teatro, una “serata solidale” con Aldo Cazzullo
La solidarietà passa anche attraverso la cultura. Sabato 13 dicembre, alle ore 21, il Teatro degli Illuminati ospiterà un evento speciale dedicato a san Francesco: la presentazione del nuovo libro di Aldo Cazzullo, Francesco. Il primo italiano. L’autore esplora l’attualità della figura del santo di Assisi, presentandolo come una delle radici fondative dell’identità italiana. L’incontro, promosso dalla Diocesi tifernate e dalla Caritas in collaborazione con il Comune di Città di Castello e con gli assessorati alla Cultura e alle Politiche sociali, ha una chiara finalità solidale: l’intero incasso sarà devoluto alle iniziative Caritas per affrontare l’emergenza abitativa, che coinvolge numerose famiglie del territorio.
Si tratta di un appuntamento che unisce cultura, memoria storica e solidarietà, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire la forza del messaggio francescano. Cazzullo ha espresso grande entusiasmo per il ritorno a Città di Castello, ricordando il calore e l’attenzione del pubblico del Teatro degli Illuminati. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare allo 0758529613 (dal lunedì al giovedì, dalle 10 alle 12) oppure scrivere a teatro@comune.cittadicastello.pg.it.
La locandina Caritas per la serata a teatro con Aldo Cazzullo
Trasformare l’Avvento in luce condivisa
La Caritas invita tutti a trasformare l’Avvento in un gesto di attenzione verso chi vive tempi difficili. Ogni raccolta, ogni panettone solidale, ogni giocattolo donato e ogni partecipazione agli eventi culturali può accendere una luce nella vita di qualcuno. Per informazioni più dettagliate sulle iniziative è possibile contattare gli uffici Caritas o inviare un messaggio WhatsApp al numero 3792149166.