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Dai cammini al centenario francescano: accoglienza, spiritualità e nuovi percorsi

La Sala Santo Stefano del Palazzo Vescovile ha ospitato oggi la conferenza stampa promossa dalla Diocesi di Città di Castello, in collaborazione con l’associazione Le Rose di Gerico, dedicata alla Via di Francesco e ai pellegrinaggi nell’Alta Valle del Tevere.

L’incontro ha rappresentato un momento di restituzione e rilancio, offrendo uno sguardo complessivo sull’accoglienza dei pellegrini nell’anno giubilare 2025, sull’avvio di nuovi servizi per il turismo religioso e sui primi appuntamenti di preparazione all’ottavo centenario dalla morte di san Francesco di Assisi.

Accoglienza Pellegrini anno 2025

L’accoglienza nell’anno del Giubileo, nel periodo 19 marzo 2025 – 31 dicembre 2025, ha registrato un flusso di pellegrini provenienti da tutto il mondo per un totale di 1.196 presenze. Le nazioni rappresentate vanno da Argentina a Usa, passando per Germania, Italia, Francia, Polonia, e molti altri Paesi. La più alta affluenza proviene dall’Italia con ben 783 pellegrini, seguita dalla Germania con 84 e dalla Francia con 55. Complessivamente, l’accoglienza ha visto pellegrini da 23 paesi diversi, con un forte contributo anche da parte di Spagna, Svizzera, e Olanda. Inoltre i numeri dell’accoglienza evidenziano la presenza di  sacerdoti, frati, suore e consacrati: 12 sacerdoti e 11 suore. Il numero di gruppi di preghiera è stato notevole, con ben 21 ritiri spirituali organizzati durante il periodo.

Ospitalità presso le foresterie donative della Diocesi

La foresteria del Monastero Ss. Crocifisso di Citerna ha accolto 645 persone, il Rifugio Betania di Pietralunga, ha ospitato ben 1.530 pellegrini. Questi numeri testimoniano un forte impegno verso l’accoglienza, dedicato a tutti coloro che cercano un momento di riflessione e preghiera in un contesto di comunità e fraternità.

Apertura al pubblico dell’info point dedicato al turismo religioso

Apre al pubblico l’info point diocesano dedicato al turismo religioso, all’accoglienza e ai pellegrinaggi. Il progetto è promosso dalla diocesi  tifernate e dall’associazione Le Rose di Gerico. Lo spazio è pensato come luogo di incontro e di condivisione, dove pellegrini e turisti potranno ricevere informazioni sui cammini francescani, i cammini di santa Veronica Giuliani e santa Margherita di Città di Castello, consultare mappe con itinerari religiosi, depliant su chiese e luoghi di culto del territorio diocesano. La sua sede è nella storica Libreria Sacro Cuore che, mantenendo la propria identità, diventa parte integrante del progetto contribuendo in modo significativo alle sue finalità pastorali e culturali. Presso l’info Point i pellegrini potranno timbrare le loro credenziali, segno del passaggio e della sosta presso la tappa di Città di Castello. Per conoscere servizi, contatti e orario di apertura dell’info point: https://www.diocesicittadicastello.it/info-point-turismo-religioso-accoglienza-e-pellegrinaggi/.

Centenario francescano, i primi appuntamenti tifernati

Il programma di iniziative proposto dalla Diocesi presenta momenti di incontro pensati per coinvolgere la comunità nel segno del messaggio francescano. Le iniziative intendono accompagnare il cammino di preparazione al centenario, offrendo occasioni di approfondimento sulla figura e sull’eredità del Santo di Assisi.

In particolare sono tre appuntamenti già programmati: il 24 febbraio al Museo diocesano con Padre Cesare Vaiani; il 27 febbraio alla Biblioteca Carducci con il prof. Andrea Maiarelli; tra maggio e giugno, nella chiesa di San Francesco, una riflessione sul Testamento di Francesco con mons. Felice Accrocca, vescovo eletto di Assisi e di Foligno, oltre che grande esperto di Francescanesimo.

Dal 23 al 31 maggio, sempre nella chiesa di San Francesco, si apre la mostra “Io, frate Francesco”, a cura dei Frati minori della Porziuncola di Assisi, che propone un incontro vivo con Francesco attraverso il suo Testamento, invitando a riscoprire l’essenziale, la fraternità e una visione unitaria della persona, in dialogo con il presente.  Il programma si arricchisce inoltre di un percorso musicale e liturgico in cui la musica accompagna e interpreta la spiritualità francescana, tra concerti, itinerari corali e momenti celebrativi: il 16 maggio con l’iniziativa “InCanto sulle Vie di Francesco” e a luglio “Al suono dell’Angelus” propone concerti settimanali nella chiesa di San Francesco.

Il calendario completo sarà progressivamente reso noto attraverso i canali di comunicazione diocesani, con l’auspicio che questo percorso diventi testimonianza concreta dei valori francescani nel territorio.

Il vescovo di Città di Castello, Luciano Paolucci Bedini

«In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco, tutte le diocesi dell’Umbria si uniscono idealmente ad Assisi per celebrare questo anniversario di grande rilevanza spirituale e culturale. Anche la diocesi di Città di Castello ha predisposto un calendario articolato di iniziative, pensato per accompagnare la comunità locale e i pellegrini che attraverseranno la Via di Francesco in vista delle celebrazioni del prossimo 4 ottobre.

Il programma prevede innanzitutto momenti di riflessione e approfondimento, affidati a studiosi e conoscitori della figura di Francesco sotto il profilo spirituale, culturale e storico. Accanto a questi, non mancheranno celebrazioni liturgiche e appuntamenti musicali, con l’intento di cogliere e trasmettere le molteplici sfaccettature della vita del Santo anche attraverso il linguaggio delle arti.

Tra le iniziative in calendario, particolare rilievo avrà l’ospitalità, per oltre una settimana, della mostra “Io, frate Francesco”, inaugurata la scorsa estate al Meeting di Rimini. L’esposizione, composta da pannelli e testi narrativi, racconta la vicenda umana e spirituale di Francesco e sarà allestita nella chiesa di San Francesco a Città di Castello.

L’auspicio è che questo percorso, arricchito anche da ulteriori iniziative che verranno comunicate nel tempo, possa aiutare tutti a conoscere più profondamente San Francesco e a rendere attuali i suoi insegnamenti, lasciandosi ispirare dalla sua testimonianza di vita».

Angelica Lombardo, associazione Le Rose di Gerico

«È stato inaugurato il nuovo Info Point della Diocesi di Città di Castello, uno spazio pensato come luogo di accoglienza e di riferimento non solo per i pellegrini, ma anche per i turisti religiosi e per chiunque desideri approfondire la storia della diocesi. All’interno dell’Info Point sarà possibile consultare testi legati alla vita delle chiese locali, alle persone che hanno segnato il cammino della comunità diocesana – sacerdoti del passato e del presente – e incontrare operatori con cui confrontarsi e dialogare.

Un servizio particolarmente significativo riguarda la possibilità di timbrare le credenziali del pellegrino, un elemento importante soprattutto per chi percorre i cammini a piedi.

Nel corso della giornata sono stati presentati anche i dati relativi ai cammini del 2025, che risultano leggermente in calo rispetto al 2024. Una diminuzione fisiologica, spiegata anche alla luce del Giubileo a Roma, che ha naturalmente orientato molti pellegrini verso la capitale per la celebrazione dell’Anno Santo. Le prospettive per il periodo successivo restano tuttavia molto positive: già dalle numerose telefonate ricevute per richieste di informazioni e assistenza si percepisce un interesse crescente verso i percorsi del territorio tifernate.

La giornata è stata arricchita inoltre dalla presentazione della Joelette, un ausilio da trekking che arriva finalmente anche a Città di Castello. Si tratta di uno strumento fondamentale per favorire l’accesso alla natura e ai cammini da parte di persone con disabilità temporanee o permanenti, motorie o cognitive, rendendo l’esperienza del cammino sempre più inclusiva».

La famiglia come “bene rifugio relazionale”: tra crisi, risorse e nuove responsabilità educative

In un tempo segnato da incertezze, fragilità e trasformazioni rapide, la famiglia continua a rappresentare per molti giovani un luogo sicuro, un “porto” in cui sentirsi accolti, compresi e sostenuti. A definirla un vero e proprio bene rifugio relazionale sono gli stessi ragazzi, che nei dati più recenti la indicano come lo spazio affettivo in cui si sta bene e ci si sente protetti. Una definizione che, da sola, racconta la forza silenziosa ma decisiva della famiglia nel mondo contemporaneo.

L’incontro degli Uffici Irc di Gubbio e Città di Castello

Da questa consapevolezza è partito l’intervento del prof. Camillo Regalia, docente ordinario di Psicologia sociale della famiglia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, protagonista dell’ultimo incontro del percorso di aggiornamento promosso dagli Uffici per l’Insegnamento della religione cattolica (Irc) delle Diocesi di Città di Castello e di Gubbio per i docenti di religione. L’incontro si è svolto presso la parrocchia di Santa Maria ad Umbertide e ha offerto una riflessione ampia e articolata sul tema “Famiglia oggi: tra sfide e risorse”.

Se da un lato la famiglia resta un punto di riferimento fondamentale, dall’altro – ha sottolineato Regalia – sta cambiando profondamente la sua forma. In particolare, è entrata in crisi l’idea tradizionale di famiglia intesa come coppia stabile orientata alla genitorialità. Le proiezioni mostrano infatti un futuro in cui saranno sempre più diffuse le coppie senza figli e persino le famiglie composte da un solo membro. Un cambiamento che non è solo demografico, ma soprattutto culturale e relazionale.

Genitorialità: la “vita adulta” arriva tardi

Un secondo nodo centrale riguarda la transizione tardiva alla vita adulta, sempre più evidente nei percorsi delle nuove generazioni. Matrimonio e procreazione non sono più considerati “pietre angolari” che segnano l’ingresso nell’età adulta, ma piuttosto un capstone, un traguardo finale, il coronamento di una maturità già raggiunta. Solo “da adulti compiuti” – sembra dire la cultura attuale – ci si sente legittimati a sposarsi e a diventare genitori.

Profonda anche la trasformazione del modo di vivere la genitorialità. Se un tempo diventare genitori era spesso il naturale esito di un percorso di coppia, oggi è sempre più una scelta consapevole. Ma questa enfasi sulla “scelta” del figlio, ha spiegato Regalia, comporta un forte aumento del senso di responsabilità per i genitori e, al tempo stesso, un carico di aspettative sui figli. Il “figlio desiderato” è pensato e immaginato nella sua individualità ancor prima di nascere: una condizione che può generare timori, senso di inadeguatezza oppure, all’opposto, una percezione narcisistica di predestinazione.

Rivoluzione digitale e famiglia tecnologica

Non meno rilevante il tema della famiglia tecnologica. La rivoluzione digitale, infatti, non incide solo sugli strumenti, ma riconfigura l’identità stessa delle relazioni familiari. Cambia il modo di comunicare, di educare, di esercitare l’autorità. Regalia ha delineato alcune tipologie genitoriali oggi diffuse: i genitori “domatori”, che controllano rigidamente; quelli “disarmati”, consapevoli del problema ma incapaci di intervenire; gli “accompagnatori”, che stabiliscono regole condivise; e infine i “liberi battitori”, che non percepiscono la necessità di porre limiti. Modelli diversi, che interrogano profondamente il ruolo educativo della famiglia.

Il dibattito che ha seguito l’intervento ha restituito un forte interesse e una partecipazione viva, mettendo in luce come, nonostante tutto, la forza della famiglia risieda ancora nella sua capacità generativa: quella misteriosa e positiva attitudine a trasformare le differenze in risorsa, a promuovere la piena realizzazione dell’umano, con effetti che si estendono dal piano intergenerazionale a quello sociale.

Uffici Scuola: un impegno che continua

A conclusione dell’incontro, i responsabili degli Uffici Scuola delle due Diocesi “sorelle” hanno annunciato che il percorso proseguirà con laboratori didattici, suddivisi per ordine e grado scolastico, per aiutare i docenti a tradurre i temi affrontati in proposte educative concrete. Un segno di continuità e di impegno, perché la riflessione sulla famiglia non resti solo teorica, ma diventi esperienza viva e feconda nella scuola e nella comunità.

(in collaborazione con Alessandro Manfucci)

Assemblea pastorale 2026: “Tempo di costruire” per la Chiesa tifernate 

Un tempo per fermarsi, ascoltare e progettare insieme. È questo lo spirito che anima l’Assemblea pastorale della diocesi di Città di Castello, in programma venerdì 30 gennaio 2026, dalle ore 18 alle 22, nella chiesa parrocchiale di Madonna del Latte.

Il titolo scelto – “Tempo di costruire” – richiama con forza una fase nuova del cammino ecclesiale diocesano: quella della ricezione e dell’attuazione del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, appena concluso, e della concreta messa a terra del progetto pastorale “Vino nuovo in otri nuovi”, che sta progressivamente prendendo forma attraverso la costituzione delle Comunità pastorali.

Cammino sinodale e progetto pastorale

Al centro dell’Assemblea vi sarà il tema della comunità cristiana, chiamata oggi a interrogarsi con maggiore consapevolezza sulla propria identità e missione: che cos’è una comunità? Quando possiamo davvero dirci comunità? Come si vive e come si rinnova nel tempo?

Domande tutt’altro che teoriche, che toccano da vicino la vita quotidiana delle parrocchie, delle associazioni e delle realtà ecclesiali del territorio, in un contesto ecclesiale che chiede partecipazione, corresponsabilità e missionarietà.

Una tappa diocesana nel percorso della Chiesa umbra

Come ricorda il vescovo Luciano Paolucci Bedini, l’esigenza di ripensare la Chiesa affinché sia sempre più missionaria e sinodale è oggi condivisa a livello nazionale e regionale.

Il 28 febbraio prossimo, infatti, la Chiesa umbra affronterà questi temi nell’Assemblea ecclesiale regionale, dal titolo “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”. L’Assemblea pastorale diocesana del 30 gennaio si colloca dunque come momento preparatorio, chiamato a offrire un contributo concreto che nasce dall’esperienza e dalla riflessione delle comunità locali.

Il programma: preghiera, gruppi e confronto

I lavori assembleari sono aperti a tutti, ma prevedono in particolare la partecipazione di presbiteri e diaconi e di alcuni delegati ufficiali, in particolare un rappresentante almeno per ogni parrocchia, per ogni realtà di vita consacrata, per ogni gruppo, associazione o movimento ecclesiale.

Dopo l’accoglienza e la preghiera iniziale, seguirà l’introduzione del vescovo. I partecipanti saranno poi coinvolti in laboratori sinodali di gruppo, guidati da domande comuni e accompagnati da moderatori. Una cena frugale favorirà la fraternità e la continuità del confronto, prima della restituzione finale e delle conclusioni.

Un invito alla partecipazione attiva e comunitaria

Non si tratta di un semplice appuntamento di calendario, ma di un vero tempo di costruzione condivisa, nel quale a ciascuno è chiesto di lasciarsi coinvolgere, di ascoltare e di offrire il proprio contributo, in uno stile autenticamente sinodale.

Per una migliore organizzazione dell’incontro è richiesta l’iscrizione, possibile tramite il link seguente: https://bit.ly/assembleadiocesanacdc2026.

Un’occasione preziosa per camminare insieme come Chiesa diocesana, verso forme sempre più mature di comunione, corresponsabilità e missione.

Per scaricare la locandina: Link

Solennità di Sant’Antonio Abate

In occasione della solennità di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali domestici, domenica 25 gennaio si celebrerà la Santa Messa alle ore 10.30 presso la Basilica Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio. A seguire, alle ore 11.15, si terrà la tradizionale benedizione degli animali da compagnia e da cortile, in piazza Gabriotti, davanti alla chiesa.

Il santo

Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì,  ultracentenario nel 356. Gli Antoniani ottennero dal Papa il privilegio di allevare maiali, liberi di circolare se riconoscibili da una campanella; il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, detto “fuoco di sant’Antonio”. Da qui nacque l’associazione del santo con il maiale, che lo rese patrono degli animali domestici e invocato contro le malattie della pelle. Nell’iconografia sant’Antonio è raffigurato con il maialino e il bastone a forma di “tau”, simbolo del destino ultimo. La devozione popolare prevede la benedizione degli animali e delle stalle nel giorno della sua festa. È anche patrono di chi lavora con il fuoco e, il 17 gennaio, soprattutto nelle zone rurali, si accendono i tradizionali falò di sant’Antonio, segno di purificazione e passaggio dall’inverno alla primavera.

 

Un 2025 di crescita per l’Archivio Storico e la Biblioteca Diocesana

Nel corso del 2025 la sala consultazione dell’Archivio Storico Diocesano e della Biblioteca Diocesana “Storti – Guerri” ha fatto registrare un significativo incremento di presenze. Gli accessi complessivi sono stati infatti 873, con un aumento dell’8,5% rispetto al 2024, quando se ne erano contati 804.

Il dato conferma un trend positivo: dal 2013 al 2025 gli accessi totali sono stati 8.762, con una media annua di 674 presenze. L’anno di maggiore affluenza resta il 2019, con 875 accessi. Nel dettaglio, nel 2025 le consultazioni si sono suddivise tra 511 accessi per ricerche d’archivio e 362 per studi in biblioteca, entrambi in crescita rispetto all’anno precedente.

Domande di studio stabili: prevale la ricerca personale, cresce l’interesse scientifico e accademico

Rimane stabile anche il numero delle domande di studio per ricerche d’archivio: nel 2025 ne sono state presentate e accolte 51, in linea con i dati degli ultimi anni. La maggior parte delle richieste ha riguardato lo studio personale, seguite da ricerche scientifiche , studi finalizzati a pubblicazioni , tesi di laurea o dottorato, ricerche a fini amministrativi.

Ricercatori da Città di Castello e dall’estero: l’Archivio attrae studiosi da tutta Italia e oltreconfine

Dal punto di vista geografico, prevalgono gli studiosi residenti a Città di Castello, seguiti da Perugia, San Giustino e Sansepolcro, Citerna e Firenze. Non è mancata la dimensione internazionale, con tre ricercatori provenienti da Francia, Stati Uniti d’America e Svezia.

Tutela e riordino della memoria storica: revisionati fondi archivistici dal Seicento al Novecento

Accanto all’attività di consultazione, nel corso dell’anno è proseguito anche il lavoro di gestione e revisione dei fondi archivistici. In particolare sono state esaminate 19 unità archivistiche del Fondo della Curia vescovile di Città di Castello, relative agli anni 1673-1977, e sei unità del Fondo della Compagnia della Madonna del Buon Consiglio, per il periodo 1720-1933.

Biblioteca diocesana, prestiti stabili e catalogazione in crescita: oltre 14 mila schede consultabili online

Sul fronte della biblioteca, i prestiti librari si sono mantenuti su livelli sostanzialmente stabili: nel 2025 sono stati 154, con una lieve flessione del 2,5% rispetto ai 158 del 2024. Intensa, invece, l’attività di catalogazione. La bibliotecaria Cristiana Barni ha schedato 892 volumi (67 antichi e 825 moderni), mentre Leonardo Tredici ne ha catalogati 572, per un totale di 1.464 nuove schede tra libri e opuscoli.

Il patrimonio complessivo della Biblioteca Diocesana conta oggi 14.479 schede bibliografiche nel catalogo informatico del Polo Biblioteche Ecclesiastiche, corrispondenti a 17.563 copie. Un patrimonio consultabile online sia attraverso il portale BeWeB della Chiesa cattolica italiana sia tramite il catalogo dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU), a conferma del ruolo dell’Archivio e della Biblioteca come punto di riferimento per la ricerca storica e culturale del territorio.

Amore per sempre, itinerario di preparazione al matrimonio

L’Ufficio Pastorale della Famiglia, invita al nuovo itinerario di preparazione al matrimonio, pensato per le coppie che desiderano vivere il fidanzamento come un tempo autentico di crescita, discernimento e scelta consapevole. Il percorso non è solo un cammino verso le nozze, ma un’occasione preziosa per fermarsi, ascoltarsi, parlare di amore, confrontarsi sulle domande profonde della vita di coppia e crescere insieme alla luce del Vangelo.

Il primo incontro si terrà venerdì 16 gennaio 2026, alle ore 21, a San Giustino, presso i locali della parrocchia. L’itinerario è rivolto a tutte le coppie che si stanno preparando al matrimonio e che desiderano dare valore al tempo del fidanzamento, riscoprendolo come dono e responsabilità.

Gli incontri saranno caratterizzati da momenti di dialogo, riflessione e condivisione, accompagnati da guide competenti e da un clima accogliente e familiare. È richiesto di portare con sé la Bibbia, strumento fondamentale per il cammino proposto. Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare il 340 5592875.

Custodire la speranza: la Chiesa tifernate ha chiuso il Giubileo 2025

Si è concluso, nel tempo luminoso del Natale, il Giubileo 2025 nella Diocesi di Città di Castello. Un anno santo intenso, vissuto come autentico pellegrinaggio di fede nelle chiese giubilari della cattedrale e del santuario della Madonna del Transito di Canoscio, segnato da celebrazioni penitenziali, ascolto della Parola, catechesi e cammini comunitari.

Il momento culminante è stato la solenne celebrazione di sabato 27 dicembre, nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio, presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, in occasione della Festa della Santa Famiglia.

“La speranza che non delude”

Nell’omelia, il vescovo ha subito collocato la chiusura del Giubileo dentro il mistero del Natale: «Con il volgere dell’anno, nel tempo santo del Natale, si chiude anche l’anno giubilare che abbiamo vissuto all’insegna della Speranza che non delude, quella di Gesù, morto e risorto per noi». Una speranza che non nasce dall’illusione, ma dall’amore di Dio «che lo Spirito Santo ha riversato nei nostri cuori».

Richiamando il cammino dell’intera Chiesa universale, mons. Paolucci Bedini ha ricordato come il Giubileo sia stato aperto da papa Francesco e guidato fino alla conclusione «con il desiderio che tutta la Chiesa, pellegrina di speranza, possa essere casa e scuola di comunione e di unità per tutto il genere umano».

Una grazia che chiede conversione

Con realismo evangelico, il vescovo ha riconosciuto che l’Anno santo non ha cancellato le ferite del mondo: «Il Giubileo non ha magicamente risanato le tante ferite dell’umanità». Eppure, ha aggiunto, è stato spazio fecondo di grazia: «La preghiera di molti, soprattutto dei più piccoli e fragili, ha manifestato il desiderio struggente di pace e salvezza che abita il cuore dei popoli».

Un’immagine forte ha attraversato l’omelia: quella della porta spalancata. «Come spalancate sono le braccia di Dio per ogni suo figlio, così quella porta è stata occasione di rinnovamento per chi ha avuto il coraggio di uscire dalle proprie comodità e intraprendere il cammino della conversione».

La Santa Famiglia, grembo di speranza

Non casuale il riferimento alla Festa della Santa Famiglia: «La santità della loro vicenda credente – ha detto il vescovo – diventa per noi grembo di fede e di speranza nel cammino della storia». In Gesù che “venne ad abitare in mezzo a noi”, Dio ha scelto la via della prossimità: «Il progetto della salvezza ha preso casa tra le mura della nostra vita quotidiana».

Le case degli uomini, luoghi da abitare

Ampio spazio è stato dedicato al tema delle case, come luogo concreto dove custodire la speranza: «L’inizio di ogni speranza per il nostro mondo passa dalla cura delle case degli uomini». Case chiamate a tornare a essere «accoglienti e ospitali, capaci di custodire relazioni di cura e di rispetto».

Un richiamo diretto ha riguardato le famiglie: «Troppo spesso belle, ma vuote… perché tornino a essere culle della vita e santuari dell’amore». E lo sguardo si è allargato a chi una casa non ce l’ha, alle case di cura, alle case di accoglienza, luoghi che «hanno bisogno di volti e di cuori capaci di ascoltare e stringere mani tremanti».

Parrocchie e casa comune

Non sono mancate parole forti sulle parrocchie, chiamate a essere «case tra le case», con porte e finestre aperte, capaci di non restare «estranee alla storia degli uomini». Infine, l’attenzione alla casa comune, il creato: «Santa madre terra che gratuitamente abitiamo, di cui siamo custodi distratti e ingrati», ma che ci educa al rispetto e alla fraternità.

La speranza custodita nella carità

La conclusione dell’omelia ha affidato all’assemblea un mandato chiaro: «L’anno santo si chiude, ma non è chiuso il cuore di Dio». La speranza va custodita nella carità, come ricorda san Paolo: «Sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto». «È nella carità – ha ribadito il vescovo – che si custodisce la speranza».

La bellezza che diventa preghiera

Ad accompagnare la celebrazione è stata la Schola Cantorum Anton Maria Abbatini, diretta da Alessandro Bianconi, che ha sostenuto la liturgia con canti di grande intensità spirituale. In particolare, il O Magnum Mysterium di Morten Lauridsen ha avvolto la cattedrale in un clima di profonda contemplazione del mistero dell’Incarnazione.

Il Giubileo si è così concluso nella Chiesa tifernate, ma il suo frutto resta affidato alla vita quotidiana delle comunità: l’anno santo termina, la speranza resta, come riconsegna e come vocazione per tutti.

Corale “Alboni”: la cattedrale gremita abbraccia la musica della speranza

La basilica cattedrale di Città di Castello, venerdì 26 dicembre, si è trasformata in un grande spazio di ascolto, preghiera e condivisione in occasione del concerto che ha segnato la chiusura dell’Anno giubilare nella diocesi. Un appuntamento atteso, che ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, tanto che molte persone sono state costrette a seguire l’esecuzione rimanendo in piedi, riempiendo ogni angolo dell’edificio sacro.

La Cattedrale colma per un evento di fede e cultura

L’affluenza straordinaria ha confermato il forte legame tra la città e le sue realtà corali, ma anche il desiderio diffuso di vivere un momento di musica sacra come esperienza comunitaria. In un clima di silenzio raccolto e di grande attenzione, il pubblico ha accompagnato con ascolto intenso l’intero percorso musicale, trasformando il concerto in un vero evento ecclesiale.

L’iniziativa, promossa dalla Chiesa tifernate in collaborazione con la Corale “Marietta Alboni” e inserita nel cammino giubilare “Pellegrini di Speranza”, ha saputo unire dimensione artistica e spirituale, offrendo una conclusione solenne e partecipata all’Anno santo.

Il “Lobgesang”: dalla notte alla lode

Cuore del pomeriggio musicale è stata l’esecuzione della Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Felix Mendelssohn-Bartholdy, pagina monumentale che intreccia linguaggio sinfonico e parola biblica. L’opera ha condotto l’assemblea in un itinerario sonoro che dalla domanda e dall’attesa approda alla lode piena, in un crescendo di luce e speranza.

La scelta di proporre il Lobgesang proprio nel momento conclusivo del Giubileo ha assunto un valore fortemente simbolico: un canto di ringraziamento che ha dato voce, attraverso la musica, al cammino vissuto dalla diocesi nel corso dell’anno.

Voci, coro e direzione: un’esecuzione intensa

Protagonisti dell’esecuzione sono stati i soprani Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli, il tenore Federico Savini, la Corale “Marietta Alboni”, diretti da Marcello Marini. L’accompagnamento di Simone Nocchi al pianoforte e di Angelo Silvio Rosati all’organo ha conferito all’opera un carattere essenziale e solenne, particolarmente adatto allo spazio liturgico della cattedrale.

L’impegno corale, frutto di uno studio lungo e meticoloso, è apparso evidente nella compattezza delle voci e nella capacità di rendere la complessità della partitura senza perdere intensità espressiva. Il pubblico ha seguito l’intera esecuzione con attenzione partecipe, “sciogliendosi” al termine della sinfonia cantata in un lungo e fragoroso applauso.

Il saluto del vescovo e il ringraziamento alla comunità

Al termine del concerto, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha rivolto un saluto al pubblico, ringraziando calorosamente la Corale “Marietta Alboni”, il Coro “Nuove Note”, i solisti, il direttore e tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa. Le sue parole hanno richiamato il valore della musica come linguaggio capace di unire, di evangelizzare e di accompagnare la preghiera della Chiesa, soprattutto in un momento così significativo come la conclusione dell’Anno giubilare.

Il congedo natalizio tra tradizione e calore umano

Dopo la solennità del Lobgesang, la serata si è conclusa in un clima più familiare e festoso. La Corale “Marietta Alboni” e il Coro “Nuove Note” – quest’ultimo diretto in alcuni brani da Anna Marini – hanno infatti salutato il pubblico con canti della tradizione natalizia, accolti con particolare calore e partecipazione. Un gesto semplice ma eloquente, che ha riportato il concerto dentro l’atmosfera del Natale e della comunità riunita.

Una chiusura che diventa inizio

Il concerto del 26 dicembre non è stato soltanto un evento musicale, ma un vero atto comunitario, capace di sintetizzare fede, cultura e partecipazione. In una cattedrale gremita, la musica ha dato forma alla gratitudine per il cammino giubilare appena concluso e ha lasciato intravedere, nelle sue ultime note, l’invito a continuare il percorso con rinnovata speranza.

Natale tra luce, pace e speranza nelle Chiese di Città di Castello e Gubbio

Le comunità cristiane delle diocesi di Città di Castello e di Gubbio stanno vivendo anche quest’anno il Natale come un tempo intenso di fede, raccoglimento e condivisione, segnato da celebrazioni partecipate e da un forte richiamo spirituale affidato alle parole dei sacerdoti e del vescovo Luciano Paolucci Bedini, che ha guidato i fedeli nella Veglia di mezzanotte nella cattedrale tifernate dei Santi Florido e Amanzio e nella Messa del giorno di Natale nella basilica eugubina di Sant’Ubaldo.

Città di Castello: la luce che entra nella storia

Il centro delle celebrazioni è stato il mistero dell’Incarnazione, riletto dal Vescovo con uno sguardo profondamente pastorale e attuale. Nella notte di Natale, a Città di Castello, mons. Paolucci Bedini ha invitato i fedeli a non fermarsi all’emozione esteriore della festa, ma a interrogarsi sul senso profondo di ciò che accade a Betlemme: «Gesù, il Figlio di Dio, nasce come una luce di cui il mondo ha bisogno, così piccola da sembrare incapace di rischiarare le tenebre, eppure destinata a cambiare completamente la storia».

Una luce fragile, nascosta, che rivela però il modo sorprendente con cui Dio sceglie di salvare l’umanità: non attraverso la potenza, ma attraverso l’umiltà. «Dio poteva scegliere vie più eclatanti – ha ricordato il Vescovo – e invece ci viene incontro come un bambino povero, in una notte silenziosa, affidandosi alle mani degli uomini». È qui, ha spiegato, che si nasconde il “perché” del Natale: l’umanità ha bisogno di pace, di riconciliazione, di un amore capace di guarire le ferite generate da divisioni, ingiustizie e violenza.

Gubbio: la luce che non viene vinta dalle tenebre

Lo stesso messaggio è risuonato con forza nella mattina di Natale a Gubbio, dove il vescovo ha presieduto la Messa nella basilica di Sant’Ubaldo. Commentando il Vangelo, mons. Paolucci Bedini ha ricordato che «la Parola di Dio si è fatta vicina nel bambino Gesù e quella luce, di cui il mondo ha continuamente bisogno, torna ad accendersi nelle tenebre dell’umanità».

Il Natale, ha sottolineato, non è un ricordo da custodire nel passato, ma un evento che continua ad accadere nella storia quotidiana: «Dio non passa per i grandi eventi, ma per la vita ordinaria, per le relazioni, per le scelte di ogni giorno». Una luce che può essere facilmente confusa con le luci effimere del mondo, ma che resta l’unica capace di donare speranza e di rimettere in cammino l’umanità ferita. «Abbiamo ancora bisogno del Natale – ha affermato – perché solo l’amore di Dio può prendere in mano la storia e trasformarla».

Da qui l’appello alla responsabilità dei credenti: tenere accesa quella piccola luce, prendendosi cura di chi soffre, di chi è solo, di chi rischia di perdere la speranza. «La missione della pace e dell’amore di Dio – ha concluso – continua a passare per le nostre povere mani».

Le celebrazioni dei prossimi giorni e la chiusura del Giubileo

Il tempo natalizio prosegue con altri appuntamenti significativi. Mercoledì 31 dicembre, alle 18.30, nella cattedrale tifernate, la Messa di ringraziamento con il canto del Te Deum accompagnerà la fine dell’anno civile, mentre il nuovo anno si aprirà il primo gennaio, solennità di Maria Madre di Dio, con la Messa per la Giornata mondiale della Pace presieduta dal vescovo alle 18.30 nella chiesa di San Giovanni a Gubbio. Il tempo natalizio si concluderà poi con l’Epifania del Signore, il 6 gennaio, con le celebrazioni a Gubbio (alle ore 10, nella casa di riposo “Mosca”) e in cattedrale a Città di Castello, alle ore 18.30.

Molto significativi saranno anche i riti di chiusura del Giubileo. A Città di Castello, la celebrazione conclusiva si terrà sabato 27 dicembre alle 18.30 in cattedrale; a Gubbio, domenica 28 dicembre alle 17, nella cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo. Sarà il momento per consegnare al Signore il cammino compiuto e per accogliere l’invito a trasformare la grazia ricevuta in stile di vita quotidiano.

Come ha ricordato lo stesso vescovo, il Giubileo si conclude, ma non termina la sua chiamata: la speranza resta, non come semplice ricordo, ma come vocazione concreta, affidata ancora una volta alla testimonianza delle comunità cristiane.

La musica chiude il Giubileo: Mendelssohn risuona in cattedrale a Città di Castello

Un grande appuntamento di musica sacra e vita ecclesiale accompagnerà la conclusione dell’anno giubilare nella diocesi di Città di Castello. Venerdì 26 dicembre 2025, alle ore 17, nella basilica cattedrale sarà eseguita la Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Mendelssohn-Bartholdy: una pagina monumentale per soli, coro, organo e pianoforte, scelta come segno sonoro di lode e speranza nel tempo della chiusura giubilare.

Un evento diocesano tra arte e fede

Il concerto, promosso dalla Chiesa tifernate in collaborazione con l’associazione Corale “Marietta Alboni” e nel solco del Giubileo “Pellegrini di Speranza”, vuole essere un momento di elevazione artistica e spirituale. Il tradizionale appuntamento natalizio del 26 dicembre, che per anni ha accompagnato il pomeriggio festivo della città, quest’anno assume una valenza particolare proprio per la coincidenza con il calendario di chiusura del Giubileo diocesano.

Lo ricorda il vicario diocesano e parroco della Madonna delle Grazie, don Andrea Czortek, inserendo l’iniziativa dentro una storia concreta di comunità: la Corale “Marietta Alboni” nasce nel 1983 in parrocchia e, nel tempo, diventa “appartenente alla città intera”, con un radicamento che resta vivo nel santuario delle Grazie, descritto come “la casa di famiglia” a cui si torna sempre. E sul concerto del 26 dicembre sottolinea che quest’anno sarà “caratterizzato da un elemento che si richiama al Giubileo”, diventando un “inno di gloria” offerto “attraverso la bellezza della musica” come occasione di riflessione a conclusione dell’anno santo.

Il “Lobgesang”, un itinerario dalla notte alla luce

Il titolo dice già molto: Lobgesang significa “Canto di lode”. La partitura mendelssohniana coniuga tre movimenti strumentali e un grande finale in forma di cantata, costruito su testi biblici, fino all’inno conclusivo: “Ogni essere che respira dia lode al Signore”. È un cammino musicale che attraversa domanda, attesa e liberazione, fino all’esplosione luminosa della lode.

Nella presentazione critica dell’opera – curata da Francesco Banconi – emerge uno dei passaggi più intensi: l’interrogativo ripetuto con crescente pathos – “Sentinella, a che punto è la notte?” – a cui segue l’annuncio gioioso “La notte è passata”, amplificato dal coro in una progressione che conduce verso la luce. Un simbolismo che dialoga con il cuore del Giubileo, inteso come tempo di conversione e di speranza.

“Fraternità, pace e una grande lode a Dio”

A guidare l’esecuzione sarà Marcello Marini, direttore della Corale “Marietta Alboni”, che definisce il Lobgesang una “grande opera sinfonico-corale” accostabile ai grandi modelli che integrano voci e orchestra, come la Nona di Beethoven. Ma l’accento più forte, per l’occasione, è sul significato ecclesiale: “Abbiamo pensato dunque di offrire alla nostra gente, alla diocesi, questa esecuzione come canto di fraternità, di pace e una grande lode a Dio”.

Il maestro spiega anche una scelta che caratterizzerà l’appuntamento tifernate: non l’orchestra, ma una versione “abbastanza anomala” con pianoforte e organo. Una soluzione dettata da motivi organizzativi, ma che, nelle parole di Marini, “funziona, funziona molto bene”, valorizzando i temi essenziali della sinfonia-cantata e rendendo il linguaggio musicale particolarmente adatto allo spazio della cattedrale.

La locandina del concerto Lobgesang della Corale “Alboni” di Città di Castello

I cori “Alboni” e “Nuove Note”

Il concerto vedrà protagonisti i solisti Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli (soprani) e Federico Savini (tenore), insieme al Coro “Nuove Note” e alla Corale “Marietta Alboni”, con il contributo strumentale di Simone Nocchi (pianoforte) e Angelo Silvio Rosati (organo), sotto la direzione di Marcello Marini, con la collaborazione del maestro del coro Anna Marini.

Dalla vita interna della corale emerge l’immagine di una comunità composita, che proprio nella diversità trova la sua forza. Il corista Stefano Bravi racconta la “Marietta Alboni” come “un gruppo di persone di diversa età, di diversa estrazione”, dove convivono esperienze decennali e nuovi ingressi, competenze musicali consolidate e passioni che diventano formazione nel tempo. E offre un’immagine che sa di pastorale oltre che di musica: “Il coro in fondo è questo, mettere insieme voci diverse per creare insieme un’armonia”.

Uno studio “accurato e meticoloso”

Il Lobgesang non è una partitura qualsiasi: richiede grande compattezza corale, resistenza, precisione e profondità espressiva. Patrizia Calabresi, corista della “Marietta Alboni”, lo definisce senza esitazioni “un’opera impegnativa, imponente”, che ha chiesto “uno studio accurato e meticoloso, dettagliato, che è durato anche molto tempo”.

Nelle sue parole compare anche un dettaglio dal forte valore simbolico per la città: l’opera fu presentata nel 1840 in occasione delle celebrazioni legate all’invenzione della stampa e dei caratteri mobili, e portarla oggi a Città di Castello – che ha nella tradizione tipografica uno dei suoi tratti distintivi – viene vissuta come una “coincidenza” capace di rendere “particolarmente orgogliosi”. Calabresi sottolinea inoltre la “maestosità corale” unita alla “maestosità del messaggio di speranza” contenuto nell’inno di lode.

Una chiusura giubilare che parla al presente

Tra la dimensione liturgica della cattedrale, la forza biblica dei testi e l’architettura musicale che conduce dalla notte alla luce, il concerto del 26 dicembre si presenta come un evento capace di parlare insieme alla città e alla comunità diocesana. La musica corale diventa linguaggio di comunione, la musica sacra torna a essere annuncio e preghiera, e la chiusura dell’anno giubilare trova un segno pubblico che unisce bellezza e fede.

Nella sintesi più efficace, resta l’intenzione dichiarata dal direttore Marcello Marini: offrire alla diocesi non solo un’esecuzione, ma un gesto corale di gratitudine, “una grande lode a Dio”, nel solco della speranza che il Giubileo ha posto al centro del cammino ecclesiale.