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Assemblea pastorale 2026: una Chiesa più comunitaria, missionaria e sinodale 

Un’assemblea partecipata, viva, segnata da un clima di ascolto autentico e da un forte desiderio di rinnovamento. È questo il volto emerso dall’Assemblea pastorale della Diocesi di Città di Castello, che si è riunita venerdì 30 gennaio attorno al tema “Tempo di costruire”, chiamando presbiteri, diaconi, religiosi e laici a interrogarsi sul futuro delle comunità cristiane tifernati.

Un appuntamento che non ha avuto il sapore di una semplice verifica organizzativa, ma che si è configurato come una vera tappa di discernimento ecclesiale, nel solco del Cammino sinodale della Chiesa italiana e del progetto pastorale diocesano Vino nuovo in otri nuovi.

Una partecipazione ampia e consapevole

I lavori assembleari hanno visto una buona partecipazione e un coinvolgimento diffuso, in particolare da parte dei laici. Un segnale significativo, sottolineato dal vescovo Luciano Paolucci Bedini nel suo primo bilancio dell’incontro. «I lavori dell’Assemblea – ha detto il vescovo ‘a caldo’ – hanno coinvolto tante persone con buona partecipazione e profondo interesse per l’argomento della comunità e di come la comunità in qualche modo si costituisce e diventa missionaria e sinodale».

L’assemblea si è svolta in un clima di ascolto reciproco, favorito dal lavoro nei gruppi sinodali, nei quali sono emerse riflessioni articolate, domande concrete e anche una fiducia diffusa nella possibilità di un reale cambiamento. «Il lavoro dei gruppi – ha osservato ancora il vescovo Luciano – ha portato già varie iniziali indicazioni, molto vivaci e piene di fiducia ed entusiasmo, rispetto a un cammino che non si presenta facile, ma necessario per il rinnovamento delle nostre comunità».

Ripartire dalle fondamenta della comunità cristiana

Al cuore della riflessione assembleare vi è stata la consapevolezza che il rinnovamento pastorale non può ridursi a una riorganizzazione strutturale, ma deve nascere da una conversione più profonda, spirituale ed ecclesiale. Come ricordato dal vescovo Paolucci Bedini nell’introduzione al Foglio diocesano di collegamento di febbraio, «prima di qualsiasi scelta pastorale […] occorre ripartire dalle fondamenta della nostra esperienza di Comunità cristiana».

La comunità, dunque, non come somma di attività o di servizi, ma come luogo vivo di comunione, di ascolto della Parola, di celebrazione e di condivisione. Una comunità chiamata a riscoprirsi “Corpo di Cristo”, dove ogni battezzato è corresponsabile della missione.

Comunità pastorali: una sfida da abitare insieme

Uno dei nodi centrali affrontati dall’Assemblea è stato il cammino verso le Comunità pastorali, intese non come semplici accorpamenti di parrocchie, ma come un nuovo modo di essere Chiesa, più sinodale e missionario. Un processo che richiede tempo, ascolto e capacità di superare campanilismi e resistenze.

In questo percorso, i laici hanno mostrato particolare attenzione e convinzione. Come ha sottolineato il vescovo Paolucci Bedini a margine dell’Assemblea di ieri: «I laici soprattutto hanno mostrato grande interesse e convinzione nel portare avanti e provare a concretizzare sempre di più il progetto delle comunità pastorali che riguarda e coinvolge tutta la diocesi».

Un entusiasmo che si accompagna però alla consapevolezza della complessità del cammino, che richiede formazione, accompagnamento e un ripensamento reale delle forme di corresponsabilità.

Il percorso: una Chiesa che vuole crescere

A offrire una lettura complessiva del cammino emerso dall’Assemblea è stato anche il contributo di Alessandro Pacchioni, referente diocesano e regionale per il Cammino sinodale, che ha restituito il senso di un processo non burocratico, ma profondamente evangelico. «Il cammino tracciato dall’assemblea diocesana – ha detto – non si configura come una semplice riforma organizzativa, ma come l’avvio di un percorso volto a ricollocare al centro della vita ecclesiale i grandi temi del cammino sinodale».

Una Chiesa chiamata a “ripartire da Gesù Cristo”, a dare primato alla preghiera e all’ascolto della Parola, a superare una pastorale di conservazione per aprirsi a una pastorale generativa, capace di parlare all’uomo di oggi. «Non si tratta di fare di più – osserva Pacchioni – ma di vivere diversamente, perché la fede diventi stile di vita e testimonianza credibile».

Dal discernimento ai segni concreti

L’Assemblea ha indicato con chiarezza che il tempo dell’analisi deve ora tradursi in scelte e segni concreti: rinnovamento degli organismi di partecipazione, formazione dei laici, attenzione ai giovani, valorizzazione dei territori e delle fragilità, in una Chiesa che sappia davvero essere “in uscita”.

Un cammino che non si improvvisa, ma che richiede perseveranza, fiducia nello Spirito e capacità di camminare insieme. Come ha ricordato il vescovo Paolucci Bedini, la sfida è tutta qui: «trovare comunità concrete che non solo pensino il cambiamento, ma lo vivano e se ne facciano responsabili».

L’Assemblea pastorale si chiude così non come un punto di arrivo, ma come un nuovo inizio: un tempo di costruzione condivisa, nel quale la Chiesa tifernate è chiamata a riscoprirsi sempre più comunità di discepoli missionari.

Città di Castello celebra la Candelora e la Giornata della vita consacrata

Lunedì 2 febbraio la Chiesa che è in Città di Castello celebrerà la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, comunemente conosciuta come Candelora, insieme alla XXX Giornata della vita consacrata. Il cuore delle celebrazioni – tappa significativa dell’anno pastorale – sarà il santuario della Madonna delle Grazie, uno dei luoghi mariani più cari alla comunità diocesana.

In questa occasione, come da tradizione, verrà scoperta alla venerazione dei fedeli la preziosa immagine della Madonna delle Grazie, dipinta da Giovanni di Piamonte nel 1456, custodita nel santuario cittadino.

Il programma liturgico della giornata

La giornata si aprirà al mattino con la celebrazione delle Lodi alle ore 8.15, seguite dalla Santa Messa alle ore 8.30, durante la quale avverrà la benedizione e la distribuzione delle candele. Questo antico gesto liturgico, ricco di simbolismo, richiama Cristo luce del mondo e ha dato alla festa il nome popolare di Candelora.

Nel pomeriggio, alle 17.30, i fedeli si ritroveranno per i Vespri nella chiesa del monastero delle Cappuccine. A seguire, alle 18, sarà celebrata la Messa solenne nel santuario della Madonna delle Grazie, presieduta dal vescovo diocesano Luciano Paolucci Bedini. La liturgia sarà animata dalla Corale “Marietta Alboni” e dalla Confraternita di Santo Spirito. Durante la celebrazione, le persone di vita consacrata rinnoveranno i propri voti religiosi, nel contesto della Giornata loro dedicata.

La vita consacrata nella Chiesa diocesana

La vita consacrata rappresenta una componente essenziale e storicamente significativa della Chiesa di Città di Castello. Pur inserita oggi in un contesto profondamente cambiato rispetto al passato, continua a essere un segno eloquente sia sul piano ecclesiale sia su quello sociale.

Attualmente i monasteri di clausura presenti in diocesi sono quattro, anche se entro il mese di febbraio le Clarisse Urbaniste di Montone si trasferiranno in Libano. Rimarranno le Cappuccine e le Francescane dell’Immacolata a Città di Castello e le Benedettine a Citerna: circa 25 monache, di età e provenienze diverse, la cui quotidianità è scandita dalla vita comunitaria, dalla preghiera e dal lavoro.

La vita consacrata femminile attiva è presente con quattro congregazioni – Figlie della Misericordia, Piccole Ancelle del Sacro Cuore, Figlie di San Francesco di Sales e Francescane di Santa Elisabetta – per un totale di circa quaranta religiose distribuite in cinque comunità tra Città di Castello e Citerna. Le opere da loro animate spaziano dalle scuole alle case di riposo, fino a un centro di accoglienza per donne. Al di là dei servizi svolti, il valore più profondo della loro presenza risiede nella testimonianza di una vita donata a Dio e al prossimo, vissuta con gioia e capace di dialogare con le sfide del tempo presente.

Sono inoltre presenti in diocesi le Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe a Canoscio, diversi istituti di consacrazione laicale di ispirazione paolina a Città di Castello e l’Ordo Virginum, segno di una forma antica e sempre attuale di consacrazione nella Chiesa.

La presenza maschile consacrata

Più contenuta nei numeri, ma antica e profondamente radicata nella comunità ecclesiale, è la vita consacrata maschile. Essa è rappresentata dai Frati Minori a Città di Castello, dai Frati Minori Cappuccini a Belvedere e dai Figli dell’Amore Misericordioso nelle colline attorno alla città. In totale sono otto religiosi, impegnati nella vita parrocchiale, nella cappellania ospedaliera e in altri importanti ambiti pastorali.

Il grazie della Chiesa diocesana

In occasione della Giornata della Vita Consacrata, la Chiesa diocesana desidera esprimere gratitudine a tutte le persone consacrate, non solo per i servizi che svolgono, ma soprattutto per la loro presenza. Una presenza che continua a essere segno dell’azione di Dio nella storia e testimonianza viva del Vangelo all’interno della comunità locale.

La locandina delle celebrazioni a Santa Maria delle Grazie per la Giornata della vita consacrata

Dai cammini al centenario francescano: accoglienza, spiritualità e nuovi percorsi

La Sala Santo Stefano del Palazzo Vescovile ha ospitato oggi la conferenza stampa promossa dalla Diocesi di Città di Castello, in collaborazione con l’associazione Le Rose di Gerico, dedicata alla Via di Francesco e ai pellegrinaggi nell’Alta Valle del Tevere.

L’incontro ha rappresentato un momento di restituzione e rilancio, offrendo uno sguardo complessivo sull’accoglienza dei pellegrini nell’anno giubilare 2025, sull’avvio di nuovi servizi per il turismo religioso e sui primi appuntamenti di preparazione all’ottavo centenario dalla morte di san Francesco di Assisi.

Accoglienza Pellegrini anno 2025

L’accoglienza nell’anno del Giubileo, nel periodo 19 marzo 2025 – 31 dicembre 2025, ha registrato un flusso di pellegrini provenienti da tutto il mondo per un totale di 1.196 presenze. Le nazioni rappresentate vanno da Argentina a Usa, passando per Germania, Italia, Francia, Polonia, e molti altri Paesi. La più alta affluenza proviene dall’Italia con ben 783 pellegrini, seguita dalla Germania con 84 e dalla Francia con 55. Complessivamente, l’accoglienza ha visto pellegrini da 23 paesi diversi, con un forte contributo anche da parte di Spagna, Svizzera, e Olanda. Inoltre i numeri dell’accoglienza evidenziano la presenza di  sacerdoti, frati, suore e consacrati: 12 sacerdoti e 11 suore. Il numero di gruppi di preghiera è stato notevole, con ben 21 ritiri spirituali organizzati durante il periodo.

Ospitalità presso le foresterie donative della Diocesi

La foresteria del Monastero Ss. Crocifisso di Citerna ha accolto 645 persone, il Rifugio Betania di Pietralunga, ha ospitato ben 1.530 pellegrini. Questi numeri testimoniano un forte impegno verso l’accoglienza, dedicato a tutti coloro che cercano un momento di riflessione e preghiera in un contesto di comunità e fraternità.

Apertura al pubblico dell’info point dedicato al turismo religioso

Apre al pubblico l’info point diocesano dedicato al turismo religioso, all’accoglienza e ai pellegrinaggi. Il progetto è promosso dalla diocesi  tifernate e dall’associazione Le Rose di Gerico. Lo spazio è pensato come luogo di incontro e di condivisione, dove pellegrini e turisti potranno ricevere informazioni sui cammini francescani, i cammini di santa Veronica Giuliani e santa Margherita di Città di Castello, consultare mappe con itinerari religiosi, depliant su chiese e luoghi di culto del territorio diocesano. La sua sede è nella storica Libreria Sacro Cuore che, mantenendo la propria identità, diventa parte integrante del progetto contribuendo in modo significativo alle sue finalità pastorali e culturali. Presso l’info Point i pellegrini potranno timbrare le loro credenziali, segno del passaggio e della sosta presso la tappa di Città di Castello. Per conoscere servizi, contatti e orario di apertura dell’info point: https://www.diocesicittadicastello.it/info-point-turismo-religioso-accoglienza-e-pellegrinaggi/.

Centenario francescano, i primi appuntamenti tifernati

Il programma di iniziative proposto dalla Diocesi presenta momenti di incontro pensati per coinvolgere la comunità nel segno del messaggio francescano. Le iniziative intendono accompagnare il cammino di preparazione al centenario, offrendo occasioni di approfondimento sulla figura e sull’eredità del Santo di Assisi.

In particolare sono tre appuntamenti già programmati: il 24 febbraio al Museo diocesano con Padre Cesare Vaiani; il 27 febbraio alla Biblioteca Carducci con il prof. Andrea Maiarelli; tra maggio e giugno, nella chiesa di San Francesco, una riflessione sul Testamento di Francesco con mons. Felice Accrocca, vescovo eletto di Assisi e di Foligno, oltre che grande esperto di Francescanesimo.

Dal 23 al 31 maggio, sempre nella chiesa di San Francesco, si apre la mostra “Io, frate Francesco”, a cura dei Frati minori della Porziuncola di Assisi, che propone un incontro vivo con Francesco attraverso il suo Testamento, invitando a riscoprire l’essenziale, la fraternità e una visione unitaria della persona, in dialogo con il presente.  Il programma si arricchisce inoltre di un percorso musicale e liturgico in cui la musica accompagna e interpreta la spiritualità francescana, tra concerti, itinerari corali e momenti celebrativi: il 16 maggio con l’iniziativa “InCanto sulle Vie di Francesco” e a luglio “Al suono dell’Angelus” propone concerti settimanali nella chiesa di San Francesco.

Il calendario completo sarà progressivamente reso noto attraverso i canali di comunicazione diocesani, con l’auspicio che questo percorso diventi testimonianza concreta dei valori francescani nel territorio.

Il vescovo di Città di Castello, Luciano Paolucci Bedini

«In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco, tutte le diocesi dell’Umbria si uniscono idealmente ad Assisi per celebrare questo anniversario di grande rilevanza spirituale e culturale. Anche la diocesi di Città di Castello ha predisposto un calendario articolato di iniziative, pensato per accompagnare la comunità locale e i pellegrini che attraverseranno la Via di Francesco in vista delle celebrazioni del prossimo 4 ottobre.

Il programma prevede innanzitutto momenti di riflessione e approfondimento, affidati a studiosi e conoscitori della figura di Francesco sotto il profilo spirituale, culturale e storico. Accanto a questi, non mancheranno celebrazioni liturgiche e appuntamenti musicali, con l’intento di cogliere e trasmettere le molteplici sfaccettature della vita del Santo anche attraverso il linguaggio delle arti.

Tra le iniziative in calendario, particolare rilievo avrà l’ospitalità, per oltre una settimana, della mostra “Io, frate Francesco”, inaugurata la scorsa estate al Meeting di Rimini. L’esposizione, composta da pannelli e testi narrativi, racconta la vicenda umana e spirituale di Francesco e sarà allestita nella chiesa di San Francesco a Città di Castello.

L’auspicio è che questo percorso, arricchito anche da ulteriori iniziative che verranno comunicate nel tempo, possa aiutare tutti a conoscere più profondamente San Francesco e a rendere attuali i suoi insegnamenti, lasciandosi ispirare dalla sua testimonianza di vita».

Angelica Lombardo, associazione Le Rose di Gerico

«È stato inaugurato il nuovo Info Point della Diocesi di Città di Castello, uno spazio pensato come luogo di accoglienza e di riferimento non solo per i pellegrini, ma anche per i turisti religiosi e per chiunque desideri approfondire la storia della diocesi. All’interno dell’Info Point sarà possibile consultare testi legati alla vita delle chiese locali, alle persone che hanno segnato il cammino della comunità diocesana – sacerdoti del passato e del presente – e incontrare operatori con cui confrontarsi e dialogare.

Un servizio particolarmente significativo riguarda la possibilità di timbrare le credenziali del pellegrino, un elemento importante soprattutto per chi percorre i cammini a piedi.

Nel corso della giornata sono stati presentati anche i dati relativi ai cammini del 2025, che risultano leggermente in calo rispetto al 2024. Una diminuzione fisiologica, spiegata anche alla luce del Giubileo a Roma, che ha naturalmente orientato molti pellegrini verso la capitale per la celebrazione dell’Anno Santo. Le prospettive per il periodo successivo restano tuttavia molto positive: già dalle numerose telefonate ricevute per richieste di informazioni e assistenza si percepisce un interesse crescente verso i percorsi del territorio tifernate.

La giornata è stata arricchita inoltre dalla presentazione della Joelette, un ausilio da trekking che arriva finalmente anche a Città di Castello. Si tratta di uno strumento fondamentale per favorire l’accesso alla natura e ai cammini da parte di persone con disabilità temporanee o permanenti, motorie o cognitive, rendendo l’esperienza del cammino sempre più inclusiva».

La famiglia come “bene rifugio relazionale”: tra crisi, risorse e nuove responsabilità educative

In un tempo segnato da incertezze, fragilità e trasformazioni rapide, la famiglia continua a rappresentare per molti giovani un luogo sicuro, un “porto” in cui sentirsi accolti, compresi e sostenuti. A definirla un vero e proprio bene rifugio relazionale sono gli stessi ragazzi, che nei dati più recenti la indicano come lo spazio affettivo in cui si sta bene e ci si sente protetti. Una definizione che, da sola, racconta la forza silenziosa ma decisiva della famiglia nel mondo contemporaneo.

L’incontro degli Uffici Irc di Gubbio e Città di Castello

Da questa consapevolezza è partito l’intervento del prof. Camillo Regalia, docente ordinario di Psicologia sociale della famiglia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, protagonista dell’ultimo incontro del percorso di aggiornamento promosso dagli Uffici per l’Insegnamento della religione cattolica (Irc) delle Diocesi di Città di Castello e di Gubbio per i docenti di religione. L’incontro si è svolto presso la parrocchia di Santa Maria ad Umbertide e ha offerto una riflessione ampia e articolata sul tema “Famiglia oggi: tra sfide e risorse”.

Se da un lato la famiglia resta un punto di riferimento fondamentale, dall’altro – ha sottolineato Regalia – sta cambiando profondamente la sua forma. In particolare, è entrata in crisi l’idea tradizionale di famiglia intesa come coppia stabile orientata alla genitorialità. Le proiezioni mostrano infatti un futuro in cui saranno sempre più diffuse le coppie senza figli e persino le famiglie composte da un solo membro. Un cambiamento che non è solo demografico, ma soprattutto culturale e relazionale.

Genitorialità: la “vita adulta” arriva tardi

Un secondo nodo centrale riguarda la transizione tardiva alla vita adulta, sempre più evidente nei percorsi delle nuove generazioni. Matrimonio e procreazione non sono più considerati “pietre angolari” che segnano l’ingresso nell’età adulta, ma piuttosto un capstone, un traguardo finale, il coronamento di una maturità già raggiunta. Solo “da adulti compiuti” – sembra dire la cultura attuale – ci si sente legittimati a sposarsi e a diventare genitori.

Profonda anche la trasformazione del modo di vivere la genitorialità. Se un tempo diventare genitori era spesso il naturale esito di un percorso di coppia, oggi è sempre più una scelta consapevole. Ma questa enfasi sulla “scelta” del figlio, ha spiegato Regalia, comporta un forte aumento del senso di responsabilità per i genitori e, al tempo stesso, un carico di aspettative sui figli. Il “figlio desiderato” è pensato e immaginato nella sua individualità ancor prima di nascere: una condizione che può generare timori, senso di inadeguatezza oppure, all’opposto, una percezione narcisistica di predestinazione.

Rivoluzione digitale e famiglia tecnologica

Non meno rilevante il tema della famiglia tecnologica. La rivoluzione digitale, infatti, non incide solo sugli strumenti, ma riconfigura l’identità stessa delle relazioni familiari. Cambia il modo di comunicare, di educare, di esercitare l’autorità. Regalia ha delineato alcune tipologie genitoriali oggi diffuse: i genitori “domatori”, che controllano rigidamente; quelli “disarmati”, consapevoli del problema ma incapaci di intervenire; gli “accompagnatori”, che stabiliscono regole condivise; e infine i “liberi battitori”, che non percepiscono la necessità di porre limiti. Modelli diversi, che interrogano profondamente il ruolo educativo della famiglia.

Il dibattito che ha seguito l’intervento ha restituito un forte interesse e una partecipazione viva, mettendo in luce come, nonostante tutto, la forza della famiglia risieda ancora nella sua capacità generativa: quella misteriosa e positiva attitudine a trasformare le differenze in risorsa, a promuovere la piena realizzazione dell’umano, con effetti che si estendono dal piano intergenerazionale a quello sociale.

Uffici Scuola: un impegno che continua

A conclusione dell’incontro, i responsabili degli Uffici Scuola delle due Diocesi “sorelle” hanno annunciato che il percorso proseguirà con laboratori didattici, suddivisi per ordine e grado scolastico, per aiutare i docenti a tradurre i temi affrontati in proposte educative concrete. Un segno di continuità e di impegno, perché la riflessione sulla famiglia non resti solo teorica, ma diventi esperienza viva e feconda nella scuola e nella comunità.

(in collaborazione con Alessandro Manfucci)

Assemblea pastorale 2026: “Tempo di costruire” per la Chiesa tifernate 

Un tempo per fermarsi, ascoltare e progettare insieme. È questo lo spirito che anima l’Assemblea pastorale della diocesi di Città di Castello, in programma venerdì 30 gennaio 2026, dalle ore 18 alle 22, nella chiesa parrocchiale di Madonna del Latte.

Il titolo scelto – “Tempo di costruire” – richiama con forza una fase nuova del cammino ecclesiale diocesano: quella della ricezione e dell’attuazione del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, appena concluso, e della concreta messa a terra del progetto pastorale “Vino nuovo in otri nuovi”, che sta progressivamente prendendo forma attraverso la costituzione delle Comunità pastorali.

Cammino sinodale e progetto pastorale

Al centro dell’Assemblea vi sarà il tema della comunità cristiana, chiamata oggi a interrogarsi con maggiore consapevolezza sulla propria identità e missione: che cos’è una comunità? Quando possiamo davvero dirci comunità? Come si vive e come si rinnova nel tempo?

Domande tutt’altro che teoriche, che toccano da vicino la vita quotidiana delle parrocchie, delle associazioni e delle realtà ecclesiali del territorio, in un contesto ecclesiale che chiede partecipazione, corresponsabilità e missionarietà.

Una tappa diocesana nel percorso della Chiesa umbra

Come ricorda il vescovo Luciano Paolucci Bedini, l’esigenza di ripensare la Chiesa affinché sia sempre più missionaria e sinodale è oggi condivisa a livello nazionale e regionale.

Il 28 febbraio prossimo, infatti, la Chiesa umbra affronterà questi temi nell’Assemblea ecclesiale regionale, dal titolo “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”. L’Assemblea pastorale diocesana del 30 gennaio si colloca dunque come momento preparatorio, chiamato a offrire un contributo concreto che nasce dall’esperienza e dalla riflessione delle comunità locali.

Il programma: preghiera, gruppi e confronto

I lavori assembleari sono aperti a tutti, ma prevedono in particolare la partecipazione di presbiteri e diaconi e di alcuni delegati ufficiali, in particolare un rappresentante almeno per ogni parrocchia, per ogni realtà di vita consacrata, per ogni gruppo, associazione o movimento ecclesiale.

Dopo l’accoglienza e la preghiera iniziale, seguirà l’introduzione del vescovo. I partecipanti saranno poi coinvolti in laboratori sinodali di gruppo, guidati da domande comuni e accompagnati da moderatori. Una cena frugale favorirà la fraternità e la continuità del confronto, prima della restituzione finale e delle conclusioni.

Un invito alla partecipazione attiva e comunitaria

Non si tratta di un semplice appuntamento di calendario, ma di un vero tempo di costruzione condivisa, nel quale a ciascuno è chiesto di lasciarsi coinvolgere, di ascoltare e di offrire il proprio contributo, in uno stile autenticamente sinodale.

Per una migliore organizzazione dell’incontro è richiesta l’iscrizione, possibile tramite il link seguente: https://bit.ly/assembleadiocesanacdc2026.

Un’occasione preziosa per camminare insieme come Chiesa diocesana, verso forme sempre più mature di comunione, corresponsabilità e missione.

Per scaricare la locandina: Link

Solennità di Sant’Antonio Abate

In occasione della solennità di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali domestici, domenica 25 gennaio si celebrerà la Santa Messa alle ore 10.30 presso la Basilica Cattedrale dei Santi Florido e Amanzio. A seguire, alle ore 11.15, si terrà la tradizionale benedizione degli animali da compagnia e da cortile, in piazza Gabriotti, davanti alla chiesa.

Il santo

Antonio abate è uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa. Nato a Coma, nel cuore dell’Egitto, intorno al 250, a vent’anni abbandonò ogni cosa per vivere dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, dove condusse vita anacoretica per più di 80 anni: morì,  ultracentenario nel 356. Gli Antoniani ottennero dal Papa il privilegio di allevare maiali, liberi di circolare se riconoscibili da una campanella; il loro grasso veniva usato per curare l’ergotismo, detto “fuoco di sant’Antonio”. Da qui nacque l’associazione del santo con il maiale, che lo rese patrono degli animali domestici e invocato contro le malattie della pelle. Nell’iconografia sant’Antonio è raffigurato con il maialino e il bastone a forma di “tau”, simbolo del destino ultimo. La devozione popolare prevede la benedizione degli animali e delle stalle nel giorno della sua festa. È anche patrono di chi lavora con il fuoco e, il 17 gennaio, soprattutto nelle zone rurali, si accendono i tradizionali falò di sant’Antonio, segno di purificazione e passaggio dall’inverno alla primavera.

 

Un 2025 di crescita per l’Archivio Storico e la Biblioteca Diocesana

Nel corso del 2025 la sala consultazione dell’Archivio Storico Diocesano e della Biblioteca Diocesana “Storti – Guerri” ha fatto registrare un significativo incremento di presenze. Gli accessi complessivi sono stati infatti 873, con un aumento dell’8,5% rispetto al 2024, quando se ne erano contati 804.

Il dato conferma un trend positivo: dal 2013 al 2025 gli accessi totali sono stati 8.762, con una media annua di 674 presenze. L’anno di maggiore affluenza resta il 2019, con 875 accessi. Nel dettaglio, nel 2025 le consultazioni si sono suddivise tra 511 accessi per ricerche d’archivio e 362 per studi in biblioteca, entrambi in crescita rispetto all’anno precedente.

Domande di studio stabili: prevale la ricerca personale, cresce l’interesse scientifico e accademico

Rimane stabile anche il numero delle domande di studio per ricerche d’archivio: nel 2025 ne sono state presentate e accolte 51, in linea con i dati degli ultimi anni. La maggior parte delle richieste ha riguardato lo studio personale, seguite da ricerche scientifiche , studi finalizzati a pubblicazioni , tesi di laurea o dottorato, ricerche a fini amministrativi.

Ricercatori da Città di Castello e dall’estero: l’Archivio attrae studiosi da tutta Italia e oltreconfine

Dal punto di vista geografico, prevalgono gli studiosi residenti a Città di Castello, seguiti da Perugia, San Giustino e Sansepolcro, Citerna e Firenze. Non è mancata la dimensione internazionale, con tre ricercatori provenienti da Francia, Stati Uniti d’America e Svezia.

Tutela e riordino della memoria storica: revisionati fondi archivistici dal Seicento al Novecento

Accanto all’attività di consultazione, nel corso dell’anno è proseguito anche il lavoro di gestione e revisione dei fondi archivistici. In particolare sono state esaminate 19 unità archivistiche del Fondo della Curia vescovile di Città di Castello, relative agli anni 1673-1977, e sei unità del Fondo della Compagnia della Madonna del Buon Consiglio, per il periodo 1720-1933.

Biblioteca diocesana, prestiti stabili e catalogazione in crescita: oltre 14 mila schede consultabili online

Sul fronte della biblioteca, i prestiti librari si sono mantenuti su livelli sostanzialmente stabili: nel 2025 sono stati 154, con una lieve flessione del 2,5% rispetto ai 158 del 2024. Intensa, invece, l’attività di catalogazione. La bibliotecaria Cristiana Barni ha schedato 892 volumi (67 antichi e 825 moderni), mentre Leonardo Tredici ne ha catalogati 572, per un totale di 1.464 nuove schede tra libri e opuscoli.

Il patrimonio complessivo della Biblioteca Diocesana conta oggi 14.479 schede bibliografiche nel catalogo informatico del Polo Biblioteche Ecclesiastiche, corrispondenti a 17.563 copie. Un patrimonio consultabile online sia attraverso il portale BeWeB della Chiesa cattolica italiana sia tramite il catalogo dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU), a conferma del ruolo dell’Archivio e della Biblioteca come punto di riferimento per la ricerca storica e culturale del territorio.

Amore per sempre, itinerario di preparazione al matrimonio

L’Ufficio Pastorale della Famiglia, invita al nuovo itinerario di preparazione al matrimonio, pensato per le coppie che desiderano vivere il fidanzamento come un tempo autentico di crescita, discernimento e scelta consapevole. Il percorso non è solo un cammino verso le nozze, ma un’occasione preziosa per fermarsi, ascoltarsi, parlare di amore, confrontarsi sulle domande profonde della vita di coppia e crescere insieme alla luce del Vangelo.

Il primo incontro si terrà venerdì 16 gennaio 2026, alle ore 21, a San Giustino, presso i locali della parrocchia. L’itinerario è rivolto a tutte le coppie che si stanno preparando al matrimonio e che desiderano dare valore al tempo del fidanzamento, riscoprendolo come dono e responsabilità.

Gli incontri saranno caratterizzati da momenti di dialogo, riflessione e condivisione, accompagnati da guide competenti e da un clima accogliente e familiare. È richiesto di portare con sé la Bibbia, strumento fondamentale per il cammino proposto. Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare il 340 5592875.

Custodire la speranza: la Chiesa tifernate ha chiuso il Giubileo 2025

Si è concluso, nel tempo luminoso del Natale, il Giubileo 2025 nella Diocesi di Città di Castello. Un anno santo intenso, vissuto come autentico pellegrinaggio di fede nelle chiese giubilari della cattedrale e del santuario della Madonna del Transito di Canoscio, segnato da celebrazioni penitenziali, ascolto della Parola, catechesi e cammini comunitari.

Il momento culminante è stato la solenne celebrazione di sabato 27 dicembre, nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio, presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, in occasione della Festa della Santa Famiglia.

“La speranza che non delude”

Nell’omelia, il vescovo ha subito collocato la chiusura del Giubileo dentro il mistero del Natale: «Con il volgere dell’anno, nel tempo santo del Natale, si chiude anche l’anno giubilare che abbiamo vissuto all’insegna della Speranza che non delude, quella di Gesù, morto e risorto per noi». Una speranza che non nasce dall’illusione, ma dall’amore di Dio «che lo Spirito Santo ha riversato nei nostri cuori».

Richiamando il cammino dell’intera Chiesa universale, mons. Paolucci Bedini ha ricordato come il Giubileo sia stato aperto da papa Francesco e guidato fino alla conclusione «con il desiderio che tutta la Chiesa, pellegrina di speranza, possa essere casa e scuola di comunione e di unità per tutto il genere umano».

Una grazia che chiede conversione

Con realismo evangelico, il vescovo ha riconosciuto che l’Anno santo non ha cancellato le ferite del mondo: «Il Giubileo non ha magicamente risanato le tante ferite dell’umanità». Eppure, ha aggiunto, è stato spazio fecondo di grazia: «La preghiera di molti, soprattutto dei più piccoli e fragili, ha manifestato il desiderio struggente di pace e salvezza che abita il cuore dei popoli».

Un’immagine forte ha attraversato l’omelia: quella della porta spalancata. «Come spalancate sono le braccia di Dio per ogni suo figlio, così quella porta è stata occasione di rinnovamento per chi ha avuto il coraggio di uscire dalle proprie comodità e intraprendere il cammino della conversione».

La Santa Famiglia, grembo di speranza

Non casuale il riferimento alla Festa della Santa Famiglia: «La santità della loro vicenda credente – ha detto il vescovo – diventa per noi grembo di fede e di speranza nel cammino della storia». In Gesù che “venne ad abitare in mezzo a noi”, Dio ha scelto la via della prossimità: «Il progetto della salvezza ha preso casa tra le mura della nostra vita quotidiana».

Le case degli uomini, luoghi da abitare

Ampio spazio è stato dedicato al tema delle case, come luogo concreto dove custodire la speranza: «L’inizio di ogni speranza per il nostro mondo passa dalla cura delle case degli uomini». Case chiamate a tornare a essere «accoglienti e ospitali, capaci di custodire relazioni di cura e di rispetto».

Un richiamo diretto ha riguardato le famiglie: «Troppo spesso belle, ma vuote… perché tornino a essere culle della vita e santuari dell’amore». E lo sguardo si è allargato a chi una casa non ce l’ha, alle case di cura, alle case di accoglienza, luoghi che «hanno bisogno di volti e di cuori capaci di ascoltare e stringere mani tremanti».

Parrocchie e casa comune

Non sono mancate parole forti sulle parrocchie, chiamate a essere «case tra le case», con porte e finestre aperte, capaci di non restare «estranee alla storia degli uomini». Infine, l’attenzione alla casa comune, il creato: «Santa madre terra che gratuitamente abitiamo, di cui siamo custodi distratti e ingrati», ma che ci educa al rispetto e alla fraternità.

La speranza custodita nella carità

La conclusione dell’omelia ha affidato all’assemblea un mandato chiaro: «L’anno santo si chiude, ma non è chiuso il cuore di Dio». La speranza va custodita nella carità, come ricorda san Paolo: «Sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto». «È nella carità – ha ribadito il vescovo – che si custodisce la speranza».

La bellezza che diventa preghiera

Ad accompagnare la celebrazione è stata la Schola Cantorum Anton Maria Abbatini, diretta da Alessandro Bianconi, che ha sostenuto la liturgia con canti di grande intensità spirituale. In particolare, il O Magnum Mysterium di Morten Lauridsen ha avvolto la cattedrale in un clima di profonda contemplazione del mistero dell’Incarnazione.

Il Giubileo si è così concluso nella Chiesa tifernate, ma il suo frutto resta affidato alla vita quotidiana delle comunità: l’anno santo termina, la speranza resta, come riconsegna e come vocazione per tutti.

Corale “Alboni”: la cattedrale gremita abbraccia la musica della speranza

La basilica cattedrale di Città di Castello, venerdì 26 dicembre, si è trasformata in un grande spazio di ascolto, preghiera e condivisione in occasione del concerto che ha segnato la chiusura dell’Anno giubilare nella diocesi. Un appuntamento atteso, che ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, tanto che molte persone sono state costrette a seguire l’esecuzione rimanendo in piedi, riempiendo ogni angolo dell’edificio sacro.

La Cattedrale colma per un evento di fede e cultura

L’affluenza straordinaria ha confermato il forte legame tra la città e le sue realtà corali, ma anche il desiderio diffuso di vivere un momento di musica sacra come esperienza comunitaria. In un clima di silenzio raccolto e di grande attenzione, il pubblico ha accompagnato con ascolto intenso l’intero percorso musicale, trasformando il concerto in un vero evento ecclesiale.

L’iniziativa, promossa dalla Chiesa tifernate in collaborazione con la Corale “Marietta Alboni” e inserita nel cammino giubilare “Pellegrini di Speranza”, ha saputo unire dimensione artistica e spirituale, offrendo una conclusione solenne e partecipata all’Anno santo.

Il “Lobgesang”: dalla notte alla lode

Cuore del pomeriggio musicale è stata l’esecuzione della Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Felix Mendelssohn-Bartholdy, pagina monumentale che intreccia linguaggio sinfonico e parola biblica. L’opera ha condotto l’assemblea in un itinerario sonoro che dalla domanda e dall’attesa approda alla lode piena, in un crescendo di luce e speranza.

La scelta di proporre il Lobgesang proprio nel momento conclusivo del Giubileo ha assunto un valore fortemente simbolico: un canto di ringraziamento che ha dato voce, attraverso la musica, al cammino vissuto dalla diocesi nel corso dell’anno.

Voci, coro e direzione: un’esecuzione intensa

Protagonisti dell’esecuzione sono stati i soprani Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli, il tenore Federico Savini, la Corale “Marietta Alboni”, diretti da Marcello Marini. L’accompagnamento di Simone Nocchi al pianoforte e di Angelo Silvio Rosati all’organo ha conferito all’opera un carattere essenziale e solenne, particolarmente adatto allo spazio liturgico della cattedrale.

L’impegno corale, frutto di uno studio lungo e meticoloso, è apparso evidente nella compattezza delle voci e nella capacità di rendere la complessità della partitura senza perdere intensità espressiva. Il pubblico ha seguito l’intera esecuzione con attenzione partecipe, “sciogliendosi” al termine della sinfonia cantata in un lungo e fragoroso applauso.

Il saluto del vescovo e il ringraziamento alla comunità

Al termine del concerto, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha rivolto un saluto al pubblico, ringraziando calorosamente la Corale “Marietta Alboni”, il Coro “Nuove Note”, i solisti, il direttore e tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa. Le sue parole hanno richiamato il valore della musica come linguaggio capace di unire, di evangelizzare e di accompagnare la preghiera della Chiesa, soprattutto in un momento così significativo come la conclusione dell’Anno giubilare.

Il congedo natalizio tra tradizione e calore umano

Dopo la solennità del Lobgesang, la serata si è conclusa in un clima più familiare e festoso. La Corale “Marietta Alboni” e il Coro “Nuove Note” – quest’ultimo diretto in alcuni brani da Anna Marini – hanno infatti salutato il pubblico con canti della tradizione natalizia, accolti con particolare calore e partecipazione. Un gesto semplice ma eloquente, che ha riportato il concerto dentro l’atmosfera del Natale e della comunità riunita.

Una chiusura che diventa inizio

Il concerto del 26 dicembre non è stato soltanto un evento musicale, ma un vero atto comunitario, capace di sintetizzare fede, cultura e partecipazione. In una cattedrale gremita, la musica ha dato forma alla gratitudine per il cammino giubilare appena concluso e ha lasciato intravedere, nelle sue ultime note, l’invito a continuare il percorso con rinnovata speranza.