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Associazione Chiese storiche: formazione, incontri e visite guidate

Le attività promosse dall’associazione Chiese storiche di Città di Castello, che hanno accompagnato anche il periodo estivo, continuano nei prossimi mesi con incontri tematici, visite guidate e lezioni.

I prossimi appuntamenti

Venerdì 19 settembre , alle ore 17, presso la Biblioteca comunale, l’ing. Giovanni Cangi condurrà la conferenza dal titolo “La chiesa di Santa Maria Maggiore, i Palazzi dei Vitelli e l’influsso sull’urbanistica della città”. Sabato 11 ottobre , nell’abito dei corsi di formazione promossi dalla Conferenza episcopale italiana e sostenuti dai fondi 8xmille alla Chiesa cattolica, i volontari dell’associazione si recheranno a Mercatello sul Metauro, percorrendo le strade e visitando i luoghi di santa Margherita. La giornata sarà preceduta da una lezione che avrà come tema centrale la figura di santa Margherita di Città di Castello, la sua vita e il suo carisma.

La formazione

Nel mese di ottobre e novembre si concluderà l’anno di formazione, con gli incontri del 17 ottobre su “La chiesa di San Francesco, le sue cappelle e i suoi altari: origini e storia” – relatrice Valeria Nardi, del 26 ottobre su “S. Maria Maggiore: gli affreschi dal Rinascimento al ‘900” relatore Luciano Vanni e del 7 novembre su “I Vitelli: la presenza nel territorio a nord di Città di Castello” – relatrice Nadia Burzigotti. Nel mese di settembre inoltre, continua il servizio di accoglienza nelle chiese del centro storico: tutti i sabati dalle ore 11 alle ore 12.30. Tutti coloro che sono interessati alle attività promosse dall’associazione, in collaborazione con la Diocesi tifernate, possono consultare il sito www.chiesestoriche.it e il profilo Facebook .

CorriCastello 2025: lo sport che unisce e fa bene alla città

Torna domenica 7 settembre la CorriCastello – Ogni passo conta, la corsa che lo scorso anno ha riportato in città il clima delle grandi manifestazioni popolari e che anche quest’anno promette di trasformare il centro storico in un palcoscenico di festa, sport e solidarietà.

La manifestazione, giunta alla sua seconda edizione, è promossa dalla Caritas Diocesana di Città di Castello insieme al Marathon Club e ad Atletica Pakman, con il patrocinio del Comune e della Federazione Italiana di Atletica Leggera – Comitato Umbria. Obiettivo dichiarato: correre insieme per una buona causa, perché ogni passo, come recita lo slogan scelto, davvero “conta”.

Una città in movimento

Il programma della giornata si aprirà alle 8 del mattino, quando i partecipanti si ritroveranno in piazza Matteotti, cuore della città tifernate. Alle ore 9 toccherà ai più piccoli: il centro storico accoglierà le corse riservate ai bambini e ai ragazzi, con distanze diverse in base all’età, dai 50 ai 1200 metri, curate come lo scorso anno dall’Atletica Pakman. Non ci sarà classifica, ma solo la gioia di partecipare, con la certezza di ricevere una medaglia ricordo da portare a casa.

Alle ore 10 scatterà invece la gara principale: un percorso di 8 chilometri che attraverserà i rioni cittadini, ripercorrendo in gran parte il tracciato storico della “StraCastello”. La corsa è aperta sia agli agonisti, con validità come prova del Gran Premio AltoTevere, sia a chi desidera affrontarla in maniera più distesa, grazie alla formula non competitiva e alla camminata a passo libero, pensata per famiglie e gruppi. Le strade saranno chiuse al traffico e presidiate per garantire sicurezza a tutti i partecipanti.

Una corsa che fa bene due volte

La CorriCastello non è solo sport, ma soprattutto solidarietà. Parte del ricavato delle iscrizioni, al netto delle spese, sarà devoluto alla Caritas diocesana per sostenere l’emergenza abitativa, un bisogno purtroppo sempre più urgente anche nel territorio tifernate.

«Nel 2024 abbiamo avuto oltre 500 iscritti, con tantissime famiglie e più di 100 bambini – ricorda Gaetano Zucchini, direttore della Caritas –. È stata una festa che ci ha riempito il cuore. Quest’anno vogliamo ripetere quell’esperienza, ma con un’attenzione ancora più concreta a chi vive difficoltà. Camminare o correre insieme significa non essere indifferenti».

Lo spirito della CorriCastello

A sottolineare la continuità con la tradizione è Luca Martinelli, presidente del Marathon Club: «Il percorso è lo stesso degli storici 8 chilometri della StraCastello, la corsa che per decenni ha coinvolto l’intera città. Non potendo più usare quel nome, abbiamo scelto CorriCastello, ma lo spirito è lo stesso: un evento che unisce, prima ancora che una gara. Vogliamo che partecipino non solo i competitivi, ma anche chi desidera camminare, magari con i figli, in un momento che appartiene alla città intera».

Il sindaco Luca Secondi conferma il valore identitario dell’iniziativa: «CorriCastello è già diventata un appuntamento riconoscibile nel panorama cittadino. È un’occasione di divertimento sano che però richiama anche la responsabilità verso le fragilità che viviamo come comunità».

E il vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini sottolinea la dimensione educativa: «Lo sport richiama tante persone e permette di vivere insieme momenti belli, ma anche di accendere l’attenzione su chi fa più fatica. È significativo che ci sia spazio per le famiglie e per i bambini: sono loro a dare il senso più vero di una città che cresce insieme».

Come iscriversi

Le iscrizioni sono già aperte. Gli atleti competitivi possono registrarsi online tramite il portale www.icron.it. La quota è di 10 euro fino a venerdì 5 settembre, che diventeranno 12 euro per chi sceglierà di iscriversi la mattina stessa della gara. Per i non competitivi e per chi partecipa alla camminata la quota è 10 euro, invariata anche all’ultimo minuto. La partecipazione dei bambini è gratuita o a offerta liberaOltre che online, sarà possibile iscriversi direttamente nei giorni precedenti presso i gazebo del Marathon Club allestiti in città. Ai primi 600 iscritti, sia competitivi che non, sarà consegnata una maglietta ricordo dell’evento. 

Per maggiori informazioni ci si può rivolgere alla Caritas diocesana (tel. 0758553911, web www.caritascdc.it) oppure al Marathon Club (tel. 3281415725 – 3315677483, web www.marathonclubcdc.it).

Una città che corre insieme

La manifestazione è resa possibile anche grazie al sostegno di numerose realtà economiche locali che hanno scelto di legare il loro nome a un’iniziativa che porta con sé i valori dello sport e della solidarietà. Domenica 7 settembre, dunque, Città di Castello si rimetterà le scarpe da corsa per vivere un’esperienza che non è solo una gara, ma un modo per ritrovarsi, stringersi insieme e guardare con attenzione a chi ha più bisogno.

 

Città di Castello si ritrova unita davanti alla Madonna delle Grazie

Una comunità raccolta attorno alla propria patrona. Così si è presentata ieri la chiesa-santuario della Madonna delle Grazie, gremita di fedeli per l’intera giornata della solennità del 26 agosto, culmine di un cammino di preghiera che aveva visto nei giorni precedenti il triduo, la veglia e la processione con l’immagine mariana tanto venerata.

Il momento più atteso è stata la concelebrazione solenne presieduta dal vescovo diocesano, mons. Luciano Paolucci Bedini, concelebrata dai sacerdoti e dai diaconi della diocesi, a cominciare dal parroco e vicario diocesano don Andrea Czortek, con il sostegno della corale “Marietta Alboni” e della confraternita di Santo Spirito. Al termine, il vescovo ha impartito la benedizione davanti all’immagine della Madonna delle Grazie – patrona principale di Città di Castello e secondaria dell’intera diocesi tifernate – custodita nella cappella laterale del santuario, luogo privilegiato della devozione che da secoli accompagna la vita religiosa e anche civile del popolo tifernate. Alla liturgia solenne ha partecipato anche il sindaco del Comune tifernate, Luca Secondi, con il gonfalone della Città.

L’omelia del vescovo: la grazia come segno

Nella sua omelia mons. Paolucci Bedini ha preso spunto dal Vangelo delle nozze di Cana, sottolineando che ciò che nei Vangeli viene chiamato “miracolo” è in realtà “segno”: «Il Signore non gioca con noi e il suo amore non è magia. I segni di Gesù sono indicazioni che rivelano la verità dell’amore misericordioso di Dio».

La figura di Maria, ha ricordato il vescovo, è quella della madre attenta, che si accorge di dove manca la grazia del Signore: «Lo sguardo materno di Maria si accorge sempre di dove manca la grazia di Dio: nella vita delle famiglie, della nostra città, di un mondo stanco e ferito». Da qui il duplice compito della Vergine: intercedere presso il Figlio e nello stesso tempo rivolgersi ai fedeli con l’invito evangelico “Fate quello che vi dirà”.

«Le grazie del Signore – ha proseguito – non si attendono in maniera passiva. Esse ci coinvolgono, chiedono il nostro contributo, la nostra vicinanza, il nostro servizio. Maria ci indica la via perché l’amore di Dio possa raggiungere chi ne ha bisogno».

Una devozione che unisce

La festa di ieri ha mostrato, ancora una volta, come la devozione alla Madonna delle Grazie non sia solo eredità storica ma presente vivo, capace di radunare la comunità attorno alla fede e di rinnovarne lo slancio missionario. «Ogni volta che la grazia dell’amore di Dio raggiunge una persona – ha concluso il vescovo – lì si manifesta la gloria del Signore, segno che muove, rinnova e rinforza la nostra fede».

La giornata si è chiusa con un senso di gratitudine condivisa: per la presenza di Maria, patrona e madre della città, e per la certezza che anche oggi continua a guidare il suo popolo con lo stesso sguardo attento di Cana.

 

 

Badia Petroia: la comunità riabbraccia  il cuore spirituale del suo territorio

Una giornata di festa, emozione e memoria condivisa: così la comunità di Badia Petroia ha accolto la tanto attesa riapertura della cripta dell’abbazia benedettina, tornata finalmente accessibile dopo oltre trent’anni di chiusura.

La celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini ha dato avvio alla mattinata inaugurale, seguita dal momento istituzionale con gli interventi delle autorità civili e religiose e, infine, dalla visita al gioiello restaurato. Tante persone hanno gremito la chiesa e l’atrio antistante, testimoniando con la loro presenza l’attaccamento profondo a questo luogo millenario.

Una lunga attesa durata trent’anni

La cripta era chiusa al culto dal 1995, anno dell’ultima celebrazione (un battesimo). I danni causati dai terremoti e le fragilità strutturali sull’Abbazia avevano reso necessario un lungo e complesso percorso di consolidamento e restauro, avviato negli anni 2000 e portato a compimento in più fasi grazie al contributo della Regione Umbria e della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, oltre al sostegno di cittadini e associazioni locali.

Dopo il terremoto del 1997 e ulteriori problemi statici, la cripta era rimasta imprigionata per anni tra puntellamenti provvisori e lavori interrotti. Oggi, grazie al progetto dello studio Tosti e associati, coordinato dall’ing. Giuseppe Lacava per la Soprintendenza, è tornata a vivere con una rinnovata stabilità e un moderno sistema di illuminazione che ne valorizza l’atmosfera raccolta. Solo nelle ultime fasi dei lavori, la Soprintendenza umbra ha investito oltre 230mila euro per le varie opere necessarie.

Il vescovo Paolucci Bedini: “La cripta è il fondamento che regge tutto”

Nell’omelia, il vescovo Paolucci Bedini ha sottolineato il valore simbolico della riapertura: “Le chiese benedettine, come questa abbazia, erano costituite su tre livelli. Oggi riapriamo la cripta, il livello più profondo, il fondamento, quello che non si vede ma che regge tutto. Qui si custodiva la fede dei martiri e dei santi: si scendeva per pregare e ricevere quella grazia senza la quale la vita non cresce”.

Un richiamo alla dimensione spirituale che ha toccato il cuore dei presenti, che hanno riscoperto la profondità simbolica di questo spazio sacro.

Il sindaco Secondi: “Una sfida di comunità”

Anche il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi presente insieme all’assessore alla Cultura, Michela Botteghi -,  ha voluto sottolineare l’importanza corale del risultato raggiunto: “È stato un percorso pluridecennale, con tanti ostacoli e intoppi amministrativi. Ma alla fine ci siamo arrivati, grazie all’impegno di professionisti, maestranze e soprattutto della comunità di Badia Petroia, che non ha mai smesso di crederci. È stata una vera sfida di comunità”.

Don Vichi: “Un sogno realizzato prima di morire”

Fra i più emozionati, il parroco don Adolfo Vichi, che ha seguito la vicenda per decenni: “Avevo quasi perso la speranza. Avevo chiesto all’impresa dell’architetto Antonio Lunghi di Assisi di lasciarmi celebrare di nuovo nella cripta prima di morire. Oggi il sogno si è realizzato. La grande partecipazione della gente è per me la gioia più grande”.

I tecnici: memoria, passione e professionalità

L’ingegnere Massimo Tosti, che ha raccolto il testimone professionale e umano dal padre Giuseppe, ha ricordato con commozione la promessa fatta al parroco: “Oggi sento mio padre presente qui con me. Abbiamo portato a termine un incarico complesso ma di grande soddisfazione, rendendo felice don Adolfo e la comunità. È un momento che custodirò sempre nel cuore”.

L’ingegnere Giuseppe Lacava della Soprintendenza ha evidenziato la complessità del percorso tecnico: “Dopo anni di abbandono, bisognava fare qualcosa. Le scelte fatte rispettano i principi del restauro: interventi visibili, reversibili, rispettosi della materia storica. Siamo tutti contenti del risultato”.

La voce della comunità

Particolarmente sentite le parole di Valentina Anselmi, ingegnere e membro del Consiglio parrocchiale per gli affari economici: “Per noi è una giornata storica. Qui ci sono nata, da bambina pregavo nella cripta. Dopo trent’anni possiamo di nuovo entrare nel cuore pulsante dell’abbazia. Siamo felici e orgogliosi di questo dono”.

Un bene ritrovato, una comunità rinnovata

Con la riapertura della cripta, Badia Petroia non recupera solo un bene architettonico di grande pregio, ma soprattutto un luogo di identità e spiritualità.

Il clima di festa che ha accompagnato la giornata – fatto di applausi, sorrisi e commozione – testimonia che questo restauro non è soltanto un intervento tecnico, ma il segno concreto di una comunità che, unita, ha saputo custodire e ritrovare il proprio cuore più profondo.

Nelle prossime settimane, la Curia diocesana tifernate – con il vescovo Luciano Paolucci Bedini, l’economo Aldo Benedetti e la responsabile dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici Federica Tarducci – ha intenzione di organizzare un incontro con la comunità parrocchiale per illustrare le tappe e i dettagli che hanno portato al recupero dell’abbazia fino ad ora e quali potranno essere ulteriori passi in avanti da mettere in “cantiere” nel futuro prossimo.

 

Storia, architettura e rinascita di un gioiello medievale

Le origini benedettine (X secolo)

L’Abbazia di Badia Petroia, situata nel territorio di Città di Castello, venne fondata intorno al 960 dai monaci benedettini. In quell’epoca furono edificati il monastero e la prima chiesa, destinati a diventare un importante punto di riferimento religioso e culturale per tutta l’Alta Valle del Tevere.

La trasformazione romanica (XII-XIII secolo)

Tra il XII e il XIII secolo la chiesa fu completamente riedificata in forme romaniche, con tre navate, tre absidi e una cripta monumentale. La pianta longitudinale e l’imponente transetto sopraelevato testimoniavano il ruolo liturgico e monastico dell’edificio, che si sviluppava su tre diversi livelli pavimentali destinati rispettivamente a fedeli, monaci e clero.

Il declino del monastero

Già alla fine del Quattrocento l’abbazia cessò di essere un centro monastico attivo. Nel 1871 i beni vennero concessi in enfiteusi alla famiglia Rossi, che ancora oggi possiede una parte del complesso, trasformato in villa privata. Nel corso dei secoli, l’insieme unitario del monastero si è dissolto: alcune aree sono diventate abitazioni civili, altre sono cadute in rovina, e solo la chiesa abbaziale ha conservato la sua funzione originaria di luogo di culto.

Architettura della chiesa

Originariamente la chiesa presentava otto campate: quattro destinate ai fedeli, tre al coro dei monaci e una al presbiterio. Era coperta da capriate lignee, con un transetto poco sporgente e una scenografica cripta triabsidata sottostante.

Oggi la pianta appare ridotta a croce latina: la navata sinistra è scomparsa, quella destra in parte inglobata in edifici privati e la porzione anteriore è stata perduta a causa di terremoti. La facciata originaria in pietra arenaria, scandita da lesene verticali, si conserva parzialmente, così come la base del campanile quadrato, crollato nel sisma del 1917.

La cripta: cuore spirituale dell’abbazia

Sotto il transetto si estende la straordinaria cripta del XII secolo, composta da quindici campate con volte a crociera sostenute da pilastri, colonne e lesene. L’abside maggiore presenta un sistema di mensole, mentre quelle laterali scaricano su colonne e pilastri in arenaria.

Nel tempo la cripta ha subito danni significativi a causa dei terremoti, con lesioni evidenti soprattutto sulle colonne più esili. Dopo il sisma del 1984 furono installati sostegni provvisori in legno, poi sostituiti da imponenti strutture metalliche e in cemento che per decenni hanno compromesso la lettura estetica e architettonica dell’ambiente.

Dal restauro alla rinascita

Grazie a un lungo e complesso intervento di recupero e restauro, la cripta è oggi restituita alla comunità e ai visitatori. La sua riapertura segna non solo la riscoperta di un ambiente di eccezionale valore storico e artistico, ma anche la rinascita di un luogo che, da oltre mille anni, custodisce la memoria e la spiritualità di un intero territorio.

 

 

 

Badia Petroia ritrova la sua cripta che torna accessibile, restaurata e consolidata

La cripta dell’abbazia di Badia Petroia, dopo una lunga attesa, è pronta a riaprire le porte ai fedeli. La cerimonia di inaugurazione inizierà alle ore 11 di domenica 24 agosto quando, nell’aula liturgica abbaziale, si terrà la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini.

Alle ore 12, il momento istituzionale, con gli interventi del vescovo Luciano Paolucci Bedini, del sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, dell’ing. Giuseppe Lacava in rappresentanza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, degli ingegneri Massimo Tosti e Gian Piero Bolletti, dell’architetta Francesca Cangemi dello studio “Tosti e associati”, di mons. Adolfo Vichi, parroco della parrocchia di Santa Maria e Sant’Egidio in Badia Petroia. Alle ore 12.30, è prevista l’inaugurazione e sarà possibile visitare la cripta.

Gli ultimi interventi realizzati

Nel 1997, il terremoto che ha colpito il territorio tifernate, ha lasciato segni profondi nell’abbazia di Badia Petroia e nella sua cripta. I lavori di consolidamento statico e restauro sono durati sei anni, dal 2000 al 2006. Un progetto imponente, portato a termine grazie alla cooperazione di più enti: la Conferenza episcopale italiana, che ha contribuito mettendo a disposizione i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica, la Diocesi di Città di Castello e la Regione Umbria. Per la cripta dell’abbazia, bene di proprietà demaniale, è intervenuto il Provveditorato alle Opere pubbliche. In ultimo, non meno importante, il contributo di privati cittadini e parrocchiani e associazioni. Nel 2018, l’ingresso dell’abbazia è stato dichiarato inagibile per il rischio di crolli a causa di lesioni riscontrate sia nei pilastri che nella muratura. I lavori di consolidamento hanno restituito lo spazio alla comunità, completo di un moderno e funzionale sistema di illuminazione. Il progetto è stato finanziato sempre con fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e della Diocesi di Città di Castello. Lo scorrere inesorabile del tempo non ha risparmiato la cripta dell’abbazia. Risale infatti, al 1995, l’ultima celebrazione (era un battesimo) prima della chiusura al culto.

Il progetto di consolidamento e la riapertura

L’attuale progetto, coordinato dall’ing. Giuseppe Lacava per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dellʼUmbria e realizzato dallo Studio Tosti e associati, ripristina la stabilità strutturale della cripta e restituisce la piena fruibilità del luogo sacro, nel rispetto dei principi di tutela.
I tecnici incaricati, gli ingegneri Massimo Tosti, Gian Piero Bolletti e l’architetta Francesca Cangemi, hanno dato vita a un progetto che migliora la fruibilità e la funzionalità della cripta, preservando – nel contempo – l’autenticità della materia storica e la percezione del bene nel suo contesto.
Lo studio tecnico di ingegneria e architettura “Tosti e associati” viene fondato nel 2001 dall’ing. Giuseppe Tosti, che si è occupato in prima persona della fase iniziale dei lavori di consolidamento e restauro della cripta, dedicandosi con passione e abnegazione al progetto al fine di poter restituire questo luogo alla sua comunità.

 

 

 

 

 

Un agosto di fede e di memoria per la Chiesa di Città di Castello

Dopo le celebrazioni per l’Assunta al santuario della Madonna del Transito di Canoscio, la comunità diocesana di Città di Castello si prepara a vivere due importanti appuntamenti di fede e tradizione, che intrecciano la storia della Chiesa locale con la devozione popolare: il 23 agosto, anniversario della dedicazione della Basilica Cattedrale, e il 26 agosto, solennità della Madonna delle Grazie, patrona principale della città e patrona secondaria della diocesi.

La memoria della Cattedrale: pietre vive nella Chiesa

Il 23 agosto ricorre la dedicazione della Basilica Cattedrale, cuore spirituale e liturgico della diocesi. Celebrare questo anniversario significa ricordare che la Chiesa non è fatta solo di mura, ma di “pietre vive”, i cristiani che, nati dall’acqua battesimale e radunati intorno all’Eucaristia, formano il popolo di Dio. La celebrazione è anche segno di comunione attorno al vescovo, padre e pastore della Chiesa tifernate. Due i momenti liturgici previsti per sabato 23: le Messe alle ore 10 e alle 18.30.

La storia della Cattedrale – oggi affidata alla cura pastorale di don Alberto Gildoni – è antica e intrecciata alla vita della città. Dopo la prima costruzione voluta da san Florido nel VI secolo e dedicata a san Lorenzo, nel 1023 (secondo alcune fonti 1032) fu consacrata una nuova cattedrale dedicata ai santi Florido e Amanzio. Tra il Quattrocento e il Cinquecento l’edificio fu ricostruito e consacrato il 22 agosto 1540. Nel 1888 papa Leone XIII l’ha elevata a Basilica Minore, riconoscendone la centralità per la fede del territorio.

La Madonna delle Grazie: madre e patrona del popolo tifernate

Pochi giorni dopo, la città e la diocesi si stringono attorno alla loro Madonna delle Grazie, con celebrazioni che culminano il 26 agosto. La tavola dipinta da Giovanni di Piamonte, discepolo di Piero della Francesca nel 1456, raffigura la Vergine col Bambino e i santi Florido e Filippo Benizi: un’immagine che da secoli accompagna la vita del popolo tifernate.

Il culto della Madonna delle Grazie si è radicato nel Quattrocento, diventando non solo devozione religiosa ma anche segno civico di protezione e identità. Già nel 1514 l’immagine fu portata in processione per implorare la fine della peste, e nel 1783 il Comune la proclamò ufficialmente patrona della città, riconoscendo la sua intercessione in occasione del terremoto del 1781. Ancora oggi, ogni anno, la comunità rinnova questa fiducia, affidando alla Vergine le speranze e le fatiche del presente.

Le celebrazioni del 2025

Il triduo di preparazione – nel santuario custodito dal vicario diocesano, don Andrea Czortek – sarà animato da padre Francesco Mori, cappuccino, con Rosario, Vespri e Messe serali (23-25 agosto). Sabato 23 agosto, alle ore 21, ci sarà la veglia di preghiera. Lunedì 25 agosto, sempre alle 21: processione con l’immagine della Madonna delle Grazie.

Martedì 26 agosto, giorno della festa: Messe al mattino (ore 8, 9, 10, 11), Vespri solenni alle 17.30 e, alle 18.30, la concelebrazione presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, animata dalla corale “Marietta Alboni” e dalla Confraternita di Santo Spirito.

Un cammino di fede comune

Le due ricorrenze, così vicine nel calendario, offrono alla diocesi un’opportunità preziosa: riscoprire insieme l’unità della Chiesa, che ha il suo cuore nella Cattedrale, e la tenerezza della maternità di Maria, Madonna delle Grazie, che accompagna e sostiene la comunità nelle sue gioie e nelle sue prove.

Canoscio celebra l’Assunta. Il Vescovo: “Maria,  maestra di fede e segno di sicura speranza”

Il santuario della Madonna del Transito a Canoscio, affacciato sulle colline tifernati, ha accolto oggi centinaia di fedeli per la solennità dell’Assunzione di Maria, appuntamento che da secoli richiama pellegrini dall’Umbria e dalla vicina Toscana. La celebrazione principale, alle ore 11, è stata presieduta dal vescovo di Città di Castello, mons. Luciano Paolucci Bedini, che nell’omelia (LEGGI L’INTEGRALE) ha invitato a guardare a Maria “come a un segno di consolazione e di sicura speranza”.

L’ ultimo passaggio di Maria, la misura della storia di tutti noi

“Non è un caso – ha detto il vescovo Luciano – che questa solennità sia posta nel cuore dell’estate, tempo di passaggio e di bilanci. Alcune volte la fiducia e la speranza vengono meno perché viviamo passaggi duri di cui non vediamo la fine. Oggi la Chiesa ci mette davanti l’immagine dell’ultimo passaggio di Maria al Cielo, che spesso temiamo e di cui facciamo fatica a parlare. Eppure è proprio lì che si misura la storia di tutti noi”.

Il Vescovo ha ricordato che “Maria, per la sua immacolata concezione, nel momento del passaggio da questa vita alla vita piena del Cielo, è stata assunta in anima e corpo, così come saremo anche noi il giorno della risurrezione. Questa immagine, che qui a Canoscio contempliamo anche nell’icona del Transito, è un segno certo: quell’orizzonte di beatitudine, di pace e di compimento ci è stato conquistato e donato gratuitamente da Cristo”.

La speranza che illumina tutti

“Se l’orizzonte più alto è sicuro – ha proseguito – allora tutto ciò che viviamo, pur nella fatica e nell’incertezza, resta illuminato e non ci fa smarrire. Maria diventa il riferimento per alzare gli occhi al Cielo, non come chi pensa che dopo le difficoltà verrà un riposo lontano, ma come chi sa che la speranza illumina già l’oggi”.

Tre, per il vescovo, gli insegnamenti che Maria offre per custodire questa speranza: “Primo, fare spazio a Gesù nella nostra vita. Dio non è lontano, ma vuole entrare in tutte le nostre cose, dalla mattina alla sera, notte compresa. Secondo, farsi discepoli: conoscere la sua parola, comprendere la sua volontà, lasciarsi guidare da lui. Terzo, affrontare il passaggio della morte con fiducia, sapendo che non è per chiudere ma per aprire la porta eterna. Come Maria ai piedi della croce, addolorata ma senza perdere la speranza, anche noi possiamo vivere così ogni passaggio difficile”.

Un momento di ascolto

Nei giorni precedenti la comunità ha vissuto la novena e, ieri sera, la tradizionale processione dalla Pieve al santuario, un cammino di preghiera illuminato dalle fiaccole. Il rettore, don Franco Sgoluppi, ha sottolineato come questa festa sia “un’occasione particolare che da tantissimo tempo, da secoli, porta la gente su questo colle per venerare l’immagine di Maria Assunta in Cielo. È un’occasione per tante persone, dall’Umbria e dalla Toscana, per ritrovarsi a pregare e onorare la Vergine Maria. Ma deve essere anche un momento per mettersi in ascolto di ciò che Maria oggi dice alle nostre persone, alle nostre famiglie, alla Chiesa e all’umanità”.

Per don Sgoluppi il messaggio di Maria è chiaro: “Un richiamo a pregare intensamente, perché il Signore doni al nostro mondo pace, fraternità, giustizia e una riscoperta della fede che porta a quella speranza viva di cui ci parla il Giubileo, la speranza che non delude e trova in Cristo il suo fondamento e la sua origine”.

La festa continuerà anche domani, 16 agosto, con le messe alle ore 9, 11, 16.30 e 18, e la speciale benedizione dei bambini dopo ogni celebrazione. Nei giorni della festa i sacerdoti sono a disposizione per le confessioni, offrendo a pellegrini e fedeli un’occasione privilegiata di riconciliazione e grazia sacramentale.

 

 

 

Festa dell’Assunta: Canoscio si prepara a celebrare la Madonna del Transito

Il santuario di Canoscio e la parrocchia dei Santi Cosma e Damiano, affidati alla cura pastorale di don Franco Sgoluppi, stanno vivendo giorni intensi in vista della solennità dell’Assunta. Dal 6 agosto è in corso la novena, ogni giorno alle 21, che si concluderà il 13 agostoLa vigilia, il 14 agosto, sarà segnata da un momento particolarmente sentito: la processione, che alle 21 partirà dalla Pieve per raggiungere il Santuario, segno visibile del cammino di fede e di affidamento a Maria. 

La festa dell’Assunta

Il giorno centrale delle celebrazioni sarà il 15 agosto, festa liturgica dell’Assunta, con numerose messe programmate fin dal primo mattino. Alle 11, la celebrazione solenne sarà presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini e richiamerà fedeli e pellegrini da tutta la diocesi e oltre. Il clima di festa continuerà anche il giorno successivo, 16 agosto, con le messe alle 9, alle 11, alle 16.30 e alle 18. In questa occasione, dopo ogni celebrazione, i bambini riceveranno una speciale benedizione. Durante i giorni della festa, i sacerdoti saranno a disposizione per le confessioni, offrendo così un’occasione privilegiata per la riconciliazione e la grazia sacramentale. Il santuario di Canoscio si prepara così ad accogliere tutti sotto lo sguardo amorevole della Madonna del Transito, che – come ricordano le parole dell’inno mariano – “attende e benedice tutti”.

Una messa per ricordare e celebrare i 110 anni dall’apertura dell’orfanotrofio di Carlo Liviero

Sabato 9 agosto la S. Messa delle ore 18 sarà celebrata nell’Orto della Cera, con ingresso da Via del Pozzo, luogo delle origini dell’Opera Sacro Cuore e delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore. Tutto ebbe inizio 110 anni fa, il 9 agosto 1915, grazie al cuore grande del beato Carlo Liviero, vescovo di Città di Castello, che aprì un orfanotrofio per i figli dei combattenti e caduti nella guerra da poco iniziata. Quel giorno ebbe inizio una storia di carità che ancora oggi continua, articolata in numerose modalità e presenti in tre continenti.
Con la celebrazione nell’Orto della Cera la comunità di Città di Castello intende rendere grazie a Dio per quanto avvenuto 110 anni fa e per quanto è stato vissuto in questi undici decenni.

 

Riapertura della cripta dell’antica Abbazia di Badia Petroia

Il Ministero della Cultura – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria ha comunicato alla Diocesi di Città di Castello e alla parrocchia di santa Maria e sant’Egidio in Badia Petroia l’ultimazione dei lavori di consolidamento e restauro della cripta dell’omonima Abbazia, che potrà quindi essere riaperta al culto e tornare ad essere visitata dai tanti turisti e appassionati d’arte medievale. La cerimonia ufficiale di riapertura, alla presenza delle autorità civili e religiose, è prevista per domenica 24 agosto