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Domenica 13 novembre 2022 – 6ª GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

Gesù Cristo si è fatto povero per voi (cfr 2 Cor 8,9) Poveri ed “impoveriti” dalla “tempesta” della pandemia, indigenti, profughi e sfollati a causa della guerra in Ucraina, dove “il diretto intervento di una ‘superpotenza’” intende “imporre la sua volontà contro il principio dell’autodeterminazione dei popoli”. È a tutti costoro che Papa Francesco dedica il Messaggio per la VI Giornata Mondiale dei Poveri, che si celebra il 13 novembre. Un lungo documento nel quale il Papa stigmatizza sin dalle prime righe una delle principali cause di povertà del nostro tempo: la guerra. Una “sciagura”, scrive, che si è affacciata all’orizzonte poco dopo che si era aperto “uno squarcio di sereno” dopo la pandemia. Una tragedia “destinata ad imporre al mondo uno scenario diverso”. Il conflitto in corso ormai da oltre cento giorni, afferma il Pontefice, è andato “ad aggiungersi alle guerre regionali che in questi anni stanno mietendo morte e distruzione”, ma “il quadro si presenta più complesso”. Si ripetono scene di tragica memoria e ancora una volta i ricatti reciproci di alcuni potenti coprono la voce dell’umanità che invoca la pace. “Quanti poveri genera l’insensatezza della guerra!”, esclama Francesco. “Dovunque si volga lo sguardo, si constata come la violenza colpisca le persone indifese e più deboli. Deportazione di migliaia di persone, soprattutto bambini e bambine, per sradicarle e imporre loro un’altra identità”. Sono milioni le donne, i bambini, gli anziani costretti a sfidare il pericolo delle bombe pur di mettersi in salvo cercando rifugio come profughi nei Paesi confinanti. Quanti poi rimangono nelle zone di conflitto, ogni giorno convivono con la paura e la mancanza di cibo, acqua, cure mediche e soprattutto degli affetti In questi frangenti, “la ragione si oscura e chi ne subisce le conseguenze sono tante persone comuni, che vengono ad aggiungersi al già elevato numero di indigenti”. Non solo: “Più si protrae il conflitto, più si aggravano le conseguenze”, osserva il Papa. Lo slancio, quindi, di “intere popolazioni” che in questi anni hanno aperto le porte per accogliere milioni di profughi da Medio Oriente, Africa e ora Ucraina, come pure l’altruistismo di tante famiglie che “hanno spalancato le loro case per fare spazio ad altre famiglie”, si trova a collidere con la durezza di una realtà fuori controllo: I popoli che accolgono fanno sempre più fatica a dare continuità al soccorso; le famiglie e le comunità iniziano a sentire il peso di una situazione che va oltre l’emergenza. Tuttavia adesso è “il momento di non cedere e di rinnovare la motivazione iniziale”, incoraggia Francesco, “ciò che abbiamo iniziato ha bisogno di essere portato a compimento con la stessa responsabilità”. La solidarietà è proprio questo: “Condividere il poco che abbiamo con quanti non hanno nulla, perché nessuno soffra. Più cresce il senso della comunità e della comunione come stile di vita e maggiormente si sviluppa la solidarietà”. Inoltre, scrive il Papa, bisogna considerare che ci sono Paesi dove, in questi decenni, si è attuata una crescita di benessere significativo per tante famiglie che hanno raggiunto uno stato di vita sicuro: “Come membri della società 16 civile, manteniamo vivo il richiamo ai valori di libertà, responsabilità, fratellanza e solidarietà. E come cristiani, ritroviamo sempre nella carità, nella fede e nella speranza il fondamento del nostro essere e del nostro agire”. “Agire” è infatti, per il Pontefice, la parola chiave: Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno. A volte, invece, sembra subentrare “una forma di rilassatezza, che porta ad assumere comportamenti non coerenti, quale è l’indifferenza nei confronti dei poveri”. Succede “che alcuni cristiani, per un eccessivo attaccamento al denaro, restino impantanati nel cattivo uso dei beni e del patrimonio. Sono situazioni che manifestano una fede debole e una speranza fiacca e miope”, annota il Papa. Non è il problema del denaro in sé, che fa parte della vita quotidiana delle persone e dei rapporti sociali, bensì il valore che esso possiede per noi: Un simile attaccamento impedisce di guardare con realismo alla vita di tutti i giorni e offusca lo sguardo, impedendo di vedere le esigenze degli altri. Nulla di più nocivo potrebbe accadere a un cristiano e a una comunità dell’essere abbagliati dall’idolo della ricchezza, che finisce per incatenare a una visione della vita effimera e fallimentare Quindi, chiosa Francesco, non si tratta di avere verso i poveri “un comportamento assistenzialistico”. Non è l’attivismo che salva, ma l’attenzione sincera e generosa che permette di avvicinarsi a un povero come a un fratello che tende la mano perché io mi riscuota dal torpore in cui sono caduto Il Papa rinnova l’invito “urgente” a trovare “nuove strade che possano andare oltre l’impostazione di quelle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che unisca i popoli”. C’è un paradosso che oggi come nel passato è difficile da accettare, perché si scontra con la logica umana: c’è una povertà che rende ricchi… L’esperienza di debolezza e del limite che abbiamo vissuto in questi ultimi anni, e ora la tragedia di una guerra con ripercussioni globali, devono insegnare qualcosa di decisivo: non siamo al mondo per sopravvivere, ma perché a tutti sia consentita una vita degna e felice Gesù stesso mostra che c’è “una povertà che umilia e uccide”, e c’è “un’altra povertà, la sua, che libera e rende sereni”. La povertà che uccide è “la miseria, figlia dell’ingiustizia, dello sfruttamento, della violenza e della distribuzione ingiusta delle risorse. È la povertà disperata, priva di futuro, perché imposta dalla cultura dello scarto che non concede prospettive né vie d’uscita”. Quando l’unica legge diventa il calcolo del guadagno a fine giornata, allora non si hanno più freni ad adottare la logica dello sfruttamento delle persone: gli altri sono solo dei mezzi. Non esistono più giusto salario, giusto orario lavorativo, e si creano nuove forme di schiavitù, subite da persone che non hanno alternativa e devono accettare questa velenosa ingiustizia pur di racimolare il minimo per il sostentamento La povertà che libera, al contrario, è “quella che si pone dinanzi a noi come una scelta responsabile per alleggerirsi della zavorra e puntare sull’essenziale”. “Incontrare i poveri – afferma il Pontefice – permette di mettere fine a tante ansie e paure inconsistenti, per approdare a ciò che veramente conta nella vita e che nessuno può rubarci: l’amore vero e gratuito”. I poveri, dunque, “prima di essere oggetto della nostra elemosina, sono soggetti che aiutano a liberarci dai lacci dell’inquietudine e della superficialità”.

FACI – UFFICIO DIOCESANO

Si ricorda che si possono rinnovare le iscrizioni alla Faci così come si possono fare le nuove iscrizioni. Anche quest’anno la quota sarà di 25 €. Si sottolinea il fatto che possono iscriversi all’associazione, oltre al clero (sacerdoti e diaconi) anche i laici accreditati, cioè chi ha compiti in ambito diocesano. Che cos’è la F.A.C.I.? E’ una sigla e sta a significare: Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia. Il termine esprime molto opportunamente lo spirito della FACI che, proponendosi di raccogliere ogni singola realtà, intende mettere in atto quell’obiettivo di fraterna comunione che costituisce la forza vitale della Chiesa. Si prende cura nel mantenere unite le associazioni del clero, ed è un punto di riferimento per sacerdoti e diaconi. FINALITA’ – Rappresentanza del clero nella dinamica di dialogo con le organizzazioni ed autorità civili ed ecclesiali. – Assistenza morale: diffusione e valorizzazione della fraternità sacerdotale, in campo diocesano, interdiocesano, nazionale; promozione e tutela dei diritti e della dignità della persona del prete e diacono. – Assistenza sociale ed economica: problemi previdenziali ed assistenziali e quelli assicurativi in genere; trattamento pensionistico, ecc. Molte forme di questo tipo di assistenza vengono attuate tramite il Patronato. La FACI propone e difende diritti; illustra e chiarisce il meccanismo della remunerazione in materia di sostentamento del clero, suggerendo eventuali miglioramenti applicativi. – Aggiornamento giuridico culturale: fa conoscere al clero le leggi che li interessano, risolvendo i quesiti e proponendo lo studio e l’attuazione di opportune soluzioni da maturare con gli organismi competenti. – Amico del Clero: La rivista l’amico del clero che arriva ogni mese offre spunti ed aggiornamenti relativi al clero sempre interessanti. – Convenzioni: La FACI, guardando alla notevole complessità del sistema di libero mercato, ha ritenuto di dover intervenire in favore dei propri associati per garantirli, agevolarli e tutelarli nelle relazioni con il mondo economico commerciale. Ha stipulato pertanto numerosi convenzioni di cui poter usufruire con società assicurative, enti distributori di energia e gas, costruttori di auto, servizi finanziari ed altri. Inoltre nel portale sono a disposizione per gli iscritti moduli e documenti utili per la gestione della parrocchia.

Per qualsiasi informazione specifica si rimanda al sito http://www.faci.net

Don Giuseppe Floridi Incaricato diocesano te. 347.3521236 giubeppe@libero.it

SANTI FLORIDO, VESCOVO, E AMANZIO, SACERDOTE

Florido nacque a Città di Castello attorno al 520. I suoi genitori morirono quando egli era ancora in giovane età; studiò lettere e eologia. Attorno all’anno 542 il vescovo lo nominò diacono. Qualche empo dopo Florido, insieme ad Amanzio e Donnino, fuggì a Perugia, poiché Città di Castello era stata assediata dalle truppe di Totila. Qui il vescovo Ercolano, lo ordinò sacerdote. Ercolano affidò a Florido un’ambasceria presso il vescovo di Todi, Fortunato. Recandosi a Todi i due santi incontrarono, presso Pantalla, un indemoniato, che fu guarito dalla preghiera di Florido (anno 544 circa). Quando, sette anni dopo, anche Perugia cedette a Totila il vescovo Ercolano fu ucciso. Florido, tornato a Città di Castello, la trovò distrutta. Nella drammatica situazione seppe tenere unita la popolazione e organizzare la ricostruzione. Aiutandosi l’un l’altro come fratelli, Florido vescovo, Amanzio sacerdote e Donnino laico/eremita, hanno dato vita a una Chiesa autentica, animata dalla fede e dalla carità, fondata sulla certezza dell’amore di Dio che dà la forza di ricostruire le mura, le case, il castello, le strade, ma soprattutto una comunità umana e cristiana.
Papa Pelagio, accogliendo la preghiera dei cittadini, nominò Florido vescovo. Egli si impegnò nel predicare la Parola di Dio, vivendo con giustizia e carità. Morì a Pieve de’ Saddi il
13 novembre 599. L’agiografia presenta sant’Amanzio insieme a san Florido: Floridus simul cum Amantio. È proprio questo “stare insieme”, che coinvolge anche il laico Donnino,
a caratterizzare la santità dei personaggi. La più antica testimonianza sui santi Florido e Amanzio, è contenuta nei Dialoghi di papa Gregorio Magno, che dice di avere conosciuto di persona i due
santi, invitati a Roma per avere informazioni sul santo vescovo e martire perugino Ercolano. Gregorio Magno cita il vescovo Florido come informatore a proposito della vita di sant’Ercolano. Egli parla di Florido come di «vescovo di Tiferno Tiberino» e di «vescovo di vita venerabile» (Dialoghi, III,13) e ricorda come sia stato lui a informare il papa della capacità taumaturgica del
prete Amanzio, «uomo di grande semplicità, che ha il potere di imporre le mani sui malati, a guisa degli apostoli, e di risanarli» e che «possiede anche il dono miracoloso di
uccidere i serpenti, segnandoli col segno di croce dovunque li trovi» (Dialoghi, III, 35).  Il testo antico più completo che tramanda notizie sui santi Florido, Amanzio e Donnino è la Vita Floridi
scritta dal diacono Arnolfo, canonico della cattedrale di Arezzo, negli anni ’70 dell’XI secolo. Dopo la dedicazione della chiesa cattedrale ai santi Florido e Amanzio (1023, o 1032), la più remota attestazione del culto è contenuta nel calendario della canonica della cattedrale stessa (1153-1167 circa).

PROGRAMMA

ASSEMBLEA PASTORALE DIOCESANA: IL VESCOVO LUCIANO PRESENTA I “CANTIERI” DEL CAMMINO SINODALE

È stata la prima Assemblea pastorale guidata dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, dal suo ingresso nella Chiesa diocesana di Città di Castello. Un incontro “itinerante” con sacerdoti, consacrati e laici nelle tre zone pastorali del territorio altotiberino, nei pomeriggi del 25, 26 e 27 ottobre. Oltre a essere un’importante occasione di dialogo, all’inizio di un nuovo anno pastorale, l’Assemblea ha anche avviato di nuovo la riflessione e il confronto sul Cammino sinodale, l’itinerario quinquennale che intende coinvolgere i cattolici a livello locale e nazionale, nel percorso più ampio del Sinodo dei vescovi della Chiesa universale.

Durante le tre sessioni di Assemblea pastorale, la segreteria diocesana per il sinodo ha presentato il documento nazionale di sintesi dello stesso Cammino sinodale, che mette insieme i contributi delle Chiese locali, elaborati dopo la prima fase di ascolto tra il 2021 e il 2022. Sono dieci i nuclei intorno ai quali sono state organizzate le riflessioni emerse dalle sintesi diocesane.

Dieci concetti che non sono categorie astratte, quanto piuttosto dimensioni, declinazioni e ambiti del camminare insieme. Si tratta di verbi e sostantivi: ascoltare, accogliere, relazioni, celebrare, comunicazione, condividere, dialogo, casa, passaggi di vita e metodo. Dieci nuclei che permettono di mettere a fuoco le priorità sulle quali il cammino sinodale dovrà concentrarsi nel secondo anno della fase narrativa, tra 2022 e 2023, prima delle fasi sapienziale e profetica.

Queste priorità vanno ora organizzate in tre “cantieri sinodali”, che sono stati illustrati dal vescovo Luciano nella seconda parte di ogni incontro nelle tre zone pastorali. Si tratta del cantiere della strada e del villaggio (tutti i luoghi dove i cristiani vivono e lavorano ogni giorno), quello dell’ospitalità e della casa (dove si sperimentano ospitalità, dialogo e cura dei fragili), quello delle diaconie e della formazione spirituale (dove si incrociano i ministeri, le vocazioni e i servizi ecclesiali). Tre percorsi che sono stati chiamati “cantieri di Betania”, perché la casa di Lazzaro, Marta e Maria rappresenta l’icona di un luogo aperto a tutti, dove parole come cammino, ascolto, accoglienza, ospitalità, servizio, relazioni e condivisione rappresentano la quotidianità.

Poi, si aggiunge un quarto cantiere locale, che il vescovo Luciano ha spiegato in Assemblea. “La proposta – ha detto – nasce dall’esperienza più recente e attuale che questa diocesi sta vivendo: quella di essere unita nella persona del vescovo con la Chiesa ‘sorella’ di Gubbio. Il Santo Padre ci chiede di far crescere queste Chiese nella conoscenza reciproca e nell’integrazione graduale della loro esperienza di fede per andare verso l’unità. A me pare interessante e bella questa sfida e quindi la proposta per il quarto cantiere del Cammino sinodale è proprio questa: imparare a camminare insieme”.

Per visionare la registrazione integrale dell’Assemblea pastorale del 27 ottobre a San Giustino: https://youtu.be/dkfGZBF16CY

Assemblea Pastorale di Zona – Camminiamo Insieme

La Diocesi di Città di Castello nel secondo anno di ascolto del sinodo delle Chiese che sono in Italia.

Incontro del Vescovo Luciano con le Zone Pastorali
Zona Pastorale Centro martedì 25 Ottobre ore 18,00 Chiesa Santa Veronica a La Tina
Zona Pastorale Sud mercoledì 26 Ottobre ore 18,00 Chiesa San Donato Trestina
Zona Pastorale Nord giovedì 27 Ottobre ore 18,00 presso sala museo Tabacco

Passato e presente si incontrano per raccontare le chiese della nostra città

A partire da oggi, nelle chiese del centro storico della nostra città (Cattedrale, San Domenico, San Francesco, Santa Maria Maggiore, Santa Maria Nova, San Michele Arcangelo e santuario della Madonna delle Grazie), saranno presenti dei totem informativi con QR code. Questa semplice tecnologia consentirà di accedere ad una pagina con informazioni storico artistiche (italiano – inglese). Inoltre, sarà possibile ascoltare una traccia audio con gli stessi contenuti.  I visitatori di questi luoghi potranno così accedere alle informazioni semplicemente inquadrando, con il proprio cellulare, il QR code. Le app che consentono questa operazione, sono gratuite e facilmente scaricabili, sia da app store – Apple che da Google play. Il progetto, promosso dall’Associazione chiese storiche e dalla Diocesi di Città di Castello, realizzato dalla ditta H24 di Perugia, è stato finanziato con i fondi otto per mille alla Chiesa Cattolica.

Giornata di formazione Caritas regionale

Sabato 1 ottobre 2022 dalle 9.00  presso il Cenacolo Francescano, Santa Maria degli Angeli si terrà la Giornata di formazione Caritas regionale. 
Il tema dell’incontro: “Ogni giorno siamo chiamati tutti a diventare carezza di Dio”. 
PROGRAMMA
8.00/9.00 – ACCOGLIENZA/ISCRIZIONI (Volontari Caritas di Assisi)
9.00 – SALUTO DEL DELEGATO CEI: S.E.MONS. FRANCESCO SODDU
9.10 PREGHIERA, SALUTO DEL DIRETTORE REGIONALE
Relazione p. GIULIO MICHELINI “UN POPOLO DI POVERI IN CAMMINO”
10.20 GRUPPI DI LAVORO
13.00 PRANZO
15.00 RIPRESA DEI LAVORI: RELAZIONE GRUPPI DI LAVORO
16.00 TESTIMONIANZA
16.30 CELEBRAZIONE EUCARISTICA: presiede MONS. SODDU

Messaggio del Santo Padre per la 96ª Giornata Missionaria Mondiale

“Di me sarete testimoni”
Nel giorno dell’Epifania del Signore, giorno in cui si è celebra la Giornata dell’Infanzia Missionaria, è stato diffuso il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale che celebreremo la penultima domenica di ottobre. Francesco scrive che “molti cristiani sono costretti a fuggire dalla loro terra” e che, con l’aiuto dello Spirito, “la Chiesa dovrà sempre spingersi oltre i propri confini, per testimoniare a tutti l’amore di Cristo”. Tema della Giornata: “Di me sarete testimoni” La Chiesa è per sua natura missionaria, evangelizzare è la sua identità. Gesù, prima di salire in Cielo, lascia ai suoi discepoli il mandato che è chiamata essenziale per tutti i cristiani: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. Nel suo messaggio per la Giornata, Papa Francesco offre alcune riflessioni sulle parole chiave che descrivono la vita e la missione dei discepoli.
“Di me sarete miei testimoni”
Mi sarete testimoni: queste parole, scrive il Papa, sono “il punto centrale”: Gesù dice che tutti i discepoli saranno suoi testimoni e che “saranno costituiti tali per grazia” e “la Chiesa, comunità dei discepoli di Cristo, non ha altra missione se non quella di evangelizzare il mondo, rendendo testimonianza a Cristo”. Francesco fa quindi notare che l’uso del plurale: “sarete testimoni” indica “il carattere comunitario-ecclesiale della chiamata”. E prosegue:
Ogni battezzato è chiamato alla missione nella Chiesa e su mandato della Chiesa: la missione perciò si fa insieme, non individualmente, in comunione con la comunità ecclesiale e non per propria iniziativa. E se anche c’è qualcuno che in qualche situazione molto particolare porta avanti la missione evangelizzatrice da solo, egli la compie e dovrà compierla sempre in comunione con la Chiesa che lo ha mandato.
E’ Cristo, Colui che dobbiamo testimoniare
Papa Francesco cita le parole di san Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi: “Evangelizzare non è mai per nessuno un atto individuale e isolato, ma profondamente ecclesiale”. Osserva poi che i discepoli “sono inviati da Gesù al mondo non solo per fare la missione, ma anche e soprattutto per vivere la missione; non solo per dare testimonianza, ma anche e soprattutto per essere testimoni di Cristo”.
I missionari di Cristo non sono inviati a comunicare sé stessi, a mostrare le loro qualità e capacità persuasive o le loro doti manageriali. Hanno, invece l’altissimo onore di offrire Cristo, in parole e azioni, annunciando a tutti la Buona Notizia della sua salvezza con gioia e franchezza, come i primi apostoli.
Francesco ricorda ancora san Paolo VI quando avvertiva che “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri”, afferma quindi che per la trasmissione della fede è fondamentale “la testimonianza di vita evangelica dei cristiani”, ma che “resta altrettanto necessario” l’annuncio della persona e del messaggio di Cristo. Scrive nel messaggio:
Nell’evangelizzazione, perciò, l’esempio di vita cristiana e l’annuncio di Cristo vanno insieme. L’uno serve all’altro. Sono i due polmoni con cui deve respirare ogni comunità per essere missionaria. Questa testimonianza completa, coerente e gioiosa di Cristo sarà sicuramente la forza di attrazione per la crescita della Chiesa anche nel terzo millennio. Esorto pertanto tutti a riprendere il coraggio, la franchezza, quella parresia dei primi cristiani, per testimoniare Cristo con parole e opere, in ogni ambiente di vita.
“Fino ai confini della terra”
La missione affidata ai discepoli ha un carattere universale, da Gerusalemme si allarga fino ‘all’estremità della terra’. E Francesco fa una precisazione: essi “non sono mandati a fare proselitismo, ma ad annunciare; il cristiano non fa

Consiglio Presbiterale del 14 settembre 2022

Venerdì 14 settembre 2022, alle ore 10.30 nella Sala dell’Episcopio, si è riunito il Consiglio Presbiterale per trattare i seguenti argomenti:
* Programmazione del cammino sinodale;
* Ritiri e formazione del Clero;
* Varie ed eventuali.
Il Vescovo introduce l’incontro tracciando un breve bilancio dei primi due mesi dall’inizio del suo ministero episcopale in Diocesi, evidenziando alcune priorità: i colloqui con i sacerdoti, la visita alle comunità religiose, la visita alle tre zone pastorali. A queste si aggiunge l’attenzione alla parte amministrativa, data la mancanza di un economo dopo la prematura scomparsa di Gianfranco Scarabottini. Il nuovo anno pastorale, che sta iniziando, coincide anche con il primo anno del Cammino sinodale della Chiesa italiana dedicato all’ascolto. Seguirà poi l’anno di riflessione e infine l’anno di discernimento con le varie indicazioni condivise. Dalla sintesi dei “gruppi sinodali”, svoltasi nel primo anno di ascolto (fase narrativa), erano emerse diverse aree di crisi: famiglia, formazione dei catechisti, giovani, linguaggio liturgico. Veniva inoltre sottolineata la mancanza di una fede vissuta; soprattutto in famiglia dove manca l’incontro concreto con il Signore. Una Chiesa vista e percepita soltanto come agenzia educativa, con l’assenza di una visione teologica. In linea con lo stile sinodale, dopo l’incontro con il Clero mercoledì 21 settembre, si condivide di programmare per il mese di ottobre in ognuna delle tre zone pastorali della Diocesi un’assemblea aperta a tutti per riflettere sui cosidetti “Cantieri di Betania”. Il testo – che ha come icona biblica di riferimento l’incontro di Gesù con Marta e Maria, nella casa di Betania – presenta tre cantieri: quello della strada e del villaggio, quello dell’ospitalità e della casa e quello delle diaconie e della formazione spirituale. Questi cantieri potranno essere adattati liberamente a ciascuna realtà, scegliendo quanti e quali proporre nei diversi territori. A questi, ogni Chiesa locale potrà aggiungerne un quarto che valorizzi una priorità risultante dalla propria sintesi diocesana. È ancora tanto necessario ascoltare per capire, perché tanti non si sentono ascoltati; per comprendere le urgenze, per sentire le sofferenze, sempre solo per annunciare il Signore Gesù, in quella conversione pastorale e missionaria che ci è chiesta. Si tratta, dunque, di una grande opportunità per aprirsi ai tanti ‘mondi’ che guardano con curiosità, attenzione e speranza al Vangelo di Gesù. Circa la catechesi, infine, si apprezza il notevole sforzo che le Parrocchie e i catechisti hanno messo in atto in questi difficili mesi. Il Consiglio Presbiterale accoglie ed appoggia fortemente la richiesta dell’Ufficio Catechistico circa una necessaria formazione dei catechisti nei mesi di ottobre-novembre, per poi iniziare gli incontri con i bambini/ragazzi nel tempo di Avvento, seguendo così il percorso dell’anno liturgico

Sac. Alberto Gildoni
Segretario del Consiglio Presbiterale