Archivi

21 Novembre – 2022 GIORNATA DELLE CLAUSTRALI

Tutti noi siamo debitori della preghiera incessante dei monaci e delle monache che in ogni angolo del mondo vivono in clausura. La Chiesa invita noi a pregare per loro e invita a riflettere sul loro inestimabile valore. La scelta contemplativa non è fuga dalla realtà ma apre all’ingresso del Signore nella storia dell’uomo. Il 21 novembre, nella memoria della presentazione della Beata Vergine Maria al tempio, ricorre la Giornata Pro orantibus, o Giornata di preghiera per le Claustrali, istituita da Pio XII nel 1953. Qualche anno dopo la giornata fu fissata al 21 novembre, perché nell’offerta totale di Maria a Dio si riconosce l’ideale della vita consacrata e contemplativa. L’intenzione di papa Pio XII nell’istituire questa giornata era quella di far conoscere a tutta la Chiesa la vita contemplativa, per pregare e sostenere economicamente i monasteri delle claustrali. Forse apparirà per lo meno strano che sia necessario far conoscere alla Chiesa uno dei carismi di cui Dio l’ha dotata per il bene di tutti… ma così strano non è! Nei monasteri dei diversi Ordini presenti nel mondo, “cuore orante” delle varie Diocesi, vivono “nascoste” circa 38.000 monache. Una precisazione sul senso di questo “nascondimento”. Quando san Paolo dice “la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio”, parla della vita cristiana in generale e indica un’esistenza immersa in Lui per mezzo del battesimo e condotta nell’umile ferialità del quotidiano; un’esistenza nella quale Dio è il riferimento continuo della vita, del pensare, del sentire, del discernere e dell’agire. E non solo: una vita che irradia fuori di sè il proprio senso, la propria ragione ultima. Una vita che narra, annuncia, proclama, anche con la voce profonda del silenzio, l’amore fatto carne in Gesù di Nazaret, la sua pasqua di morte e di risurrezione. Si può capire allora quale sia il senso più vero del termine “vita nascosta” riferito alla vita contemplativa: essa semplicemente esplicita, in maniera totalizzante, la più profonda dimensione di appartenenza a Cristo alla quale ciascuno è chiamato, e resta lì, al cuore di ogni Diocesi, come memoria di ciò che riguarda tutti i battezzati. E vuol mettere ciascuno in movimento, inquietare il cuore di ciascuno e svegliarlo dal sonno, per affascinarlo di Vangelo… come il lievito nascosto nella pasta che la fa fermentare tutta. Ma come fare, concretamente, a lasciarsi “lievitare di Vangelo”? Fidandosi della Parola che ci strappa al nostro sonno, fidandoci della storia che Dio sta facendo con noi, fidandoci del suo amore! In una sua lettera pastorale (Sto alla porta, 1992), il cardinal Martini parlava dell’eccedenza della carità e lo faceva in termini che possono adattarsi bene anche a noi: Il discepolo del Vangelo è pure chiamato a […] saper manifestare l’eccedenza della carità evangelica, la sua forza escatologica e non solo la sua dimensione storico-sociale. È solo l’amore di Dio, che ci dà la forza di ribellarci alla logica imperante che ci vuole tutti appiattiti sul presente, che ci fa guardare oltre gli spazi angusti dell’io del quale siamo prigionieri, che ci strappa dalla ricerca del benessere personale come fosse il culmine della felicità… Ci dà la forza e il gusto di ribellarci per non farci rubare la libertà e la speranza che Cristo ci ha conquistato e partecipato! Inizio della libertà è non difenderci dall’amore smisurato che Dio nutre per noi. Libertà in atto è rispondervi mettendolo al centro della vita e lasciarci portare lì dove vorrà. Ecco quindi cosa si nasconde dietro la Giornata di preghiera per le Claustrali: la memoria che c’è un oltre che ha il potere di strapparci a noi stessi, che ci invita a perdere noi stessi per amore, che ci fa sentire legati al destino di ogni uomo e che ci fa collaborare, pur poveramente e umilmente, alla pienezza della sua felicità. Che è sempre e solo in Dio.

20 Novembre 2022 – XXXVII Giornata Mondiale della Gioventù 2022

C’è Maria, la fretta “buona” che la spinge ad andare ad aiutare Elisabetta dimenticandosi di sé, c’è Gesù che viene incontro e abita in mezzo a noi, Lui – afferma il Papa – è la risposta alle sfide dell’umanità di oggi, attraversata dalla guerra e dall’emergenza sanitaria. Sono molti e diversi gli spunti che Francesco offre ai giovani nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona sul tema: “Maria si alzò e andò in fretta”, tratto dal Vangelo di Luca. Un Messaggio nel quale emergono anche le tentazioni grandi che i giovani vivono: il restare “intrappolati” nelle reti o a contemplare nello specchio la propria immagine. La tentazione di vivere superficialmente, guidati da una fretta “non buona” che porta ad essere distanti, distratti, assenti con la mente e il cuore. Francesco offre al contempo una risposta che è pienezza: quella che arriva quando Dio entra nella vita di ognuno, come accadde a Maria, e quando questo suo abitare “ci porta dritti al cuore di ogni nostro fratello e sorella”. Risvegliarsi alla vita Il cammino verso l’appuntamento portoghese 2023 è stato scandito da altri messaggi; nel 2020 la meditazione era sulla parola di Gesù: «Giovane, dico a te, alzati!» (Lc 7,14); nel 2021 la figura di San Paolo apostolo, a cui il Signore Risorto disse: «Alzati! Ti costituisco testimone di quel che hai visto». Alzarsi, scrive il Papa, vuol dire “risorgere”, “risvegliarsi alla vita”. Lisbona, sottolinea Francesco, “rappresenterà un nuovo inizio per voi giovani e – con voi – per l’umanità intera”. Giovani non “intrappolati” ma aperti Risvegliarsi, sperimentare la presenza di Cristo è “un’esplosione di luce che non può lasciare fermo nessuno”. La sperimenta Maria dopo l’annuncio dell’angelo che la spinge ad andare, sapendo che i piani di Dio sono “il miglior progetto possibile per la sua vita”. “Maria – si legge nel Messaggio – diventa tempio di Dio, immagine della Chiesa in cammino, la Chiesa che esce e si mette al servizio, la Chiesa portatrice della Buona Novella!” La connessione genuina è quella dell’incontro “Non potete risolvere tutti i problemi del mondo. Ma magari potete iniziare da quelli di chi vi sta più vicino, dalle questioni del vostro territorio”. Francesco cita Madre Teresa di Calcutta che parlando del bene che faceva diceva che era una goccia nell’oceano, “ma se non lo facessi- affermava la santa – l’oceano avrebbe una goccia in meno”. La strada che indica il Papa è quella dei bisogni concreti, urgenti per i quali è importante agire in fretta. Francesco si sofferma sulle “frette” che agitano il cuore dei giovani, sa che in tanti “colpiti da realtà come la pandemia, la guerra, la migrazione forzata, la povertà, la violenza, le calamità climatiche” si chiedono “perché proprio a me?”. Invita anche a guardare alla fretta di Maria che è propria di coloro che hanno ricevuto doni straordinari e non possono far a meno di condividere. L’incontro tra generazioni Il Papa si sofferma sulla fretta “non buona”, quando le relazioni personali e sul lavoro diventano sterili perché non ci si mette la testa e tanto meno il cuore. Vivere l’incontro con Gesù diventa totalizzante perché è “rispetto, assenza di pregiudizi e di condanne, sguardo di misericordia che non avevamo mai incontrato negli altri”. Insieme per superare anche le guerre Proprio l’incontro tra generazioni aiuta a superare le distanze “tra classi sociali, tra etnie, tra gruppi e categorie di ogni genere” e anche le guerre. “I giovani sono sempre speranza di una nuova unità per l’umanità frammentata e divisa. Ma solo se hanno memoria, solo se ascoltano i drammi e i sogni degli anziani”. “Non è casuale che la guerra sia tornata in Europa nel momento in cui la generazione che l’ha vissuta nel secolo scorso sta scomparendo”. Le lezioni della storia servono a superare gli estremismi. Unica risposta “Gesù – scrive Francesco – è la risposta di Dio di fronte alle sfide dell’umanità in ogni tempo”. Guardando al Portogallo, terra di missionari e benedetta dalla Madonna di Fatima, il Papa rinnova il suo invito a tutti i giovani del mondo a partecipare alla Gmg per sperimentare, dopo tanto isolamento, la gioia dell’incontro.

18 novembre 2022 – 2ª GIORNATA DI PREGHIERA PER LE VITTIME DI ABUSI

Una Giornata nazionale di preghiera della Chiesa italiana per le vittime e i sopravvissuti agli abusi, per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili. Potrebbe sembrare un appuntamento formale, visto il moltiplicarsi delle “giornate” dedicate ai temi più diversi. Ma la decisione del Consiglio permanente Cei non è né scontata né banale. Indica invece la volontà della Chiesa italiana di ribadire e proseguire nella svolta di trasparenza e di «parresia» in nome del Vangelo confermata dalle decisioni di questi ultimi anni. La «Giornata» – che sarà celebrata ogni anno il 18 novembre – si inserisce in quella rete di impegni e di iniziative che hanno visto, all’indomani dell’approvazione delle linee guida per il contrasto agli abusi e il sostegno delle vittime (giugno 2019), il consolidarsi di una struttura che conta ormai in tutte le comunità su un referente specifico, su un pool di esperti (psicologi, psicoterapeuti, operatori di pastorale familiare, giuristi) e su uno sportello di ascolto (servizio ancora non presente ovunque), oltre che di un vescovo responsabile in ogni regione ecclesiastica. In questo mosaico che va ormai completandosi, la giornata di preghiera e di sensibilizzazione può diventare un appuntamento per ricordare che la Chiesa italiana, anche sul fronte del contrasto agli abusi e dell’educazione al rispetto e alla promozione dei soggetti più vulnerabili, c’è e intende fare la sua parte fino in fondo, mettendo da parte incertezze e imbarazzi del passato. Con una serie di iniziative promosse dalle Chiese locali in tutto il Paese, si celebra quest’anno II Giornata. L’appuntamento, istituito in corrispondenza della Giornata europea per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, coinvolge tutta la comunità cristiana nella preghiera, nella richiesta di perdono per i peccati commessi e nella sensibilizzazione riguardo a questa dolorosa realtà. Il tema che accompagna questo secondo appuntamento di consapevolezza e comunione è tratto dal Salmo 147: «Il Signore risana i cuori affranti e fascia le loro ferite». Dal dolore alla consolazione. Il Salmo celebra il Signore che ha creato il mondo e se ne prende cura, mantenendolo in vita e, allo stesso tempo, non abbandonando mai il suo popolo nel caos del dolore, che sconvolge la quotidianità e a volte fa smarrire l’identità. L’immagine della cura delle ferite del cuore lascia intendere la capacità di Dio di conoscere la sua gente nel profondo: ci sono ferite che non traspaiono all’esterno, ma che sono incise nell’intimo. Lì Dio sa arrivare per lenire il dolore e per avviare una guarigione profonda. Questa è la consolazione che aspetta coloro che sono legati al Signore: i dolori non sono esclusi, ma nessun dolore è definitivo. E così nasce la lode che incornicia il Salmo: il Signore non ha lasciato il suo popolo nel momento della sofferenza, né ha atteso che si riprendesse da solo. Lo ha invece raggiunto per riportarlo a casa, per consentirgli di tornare ad essere sé stesso: il popolo dei salvati. Da queste riflessioni nasce il tema della II Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi. La consolazione, non atto formale ma imperativo per la comunità cristiana, diventa prossimità, accompagnamento, custodia, cura, prevenzione e formazione. Non si può distogliere lo sguardo davanti alle ferite provocate da ogni forma di abuso, né ci può essere guarigione senza la presa in carico del dolore altrui. Nella fiducia del conforto del Signore in ogni dolore, ciascuno è chiamato a sostenere questa nuova coscienza che matura e cresce nelle nostre Chiese.

Domenica 13 novembre 2022 – 6ª GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

Gesù Cristo si è fatto povero per voi (cfr 2 Cor 8,9) Poveri ed “impoveriti” dalla “tempesta” della pandemia, indigenti, profughi e sfollati a causa della guerra in Ucraina, dove “il diretto intervento di una ‘superpotenza’” intende “imporre la sua volontà contro il principio dell’autodeterminazione dei popoli”. È a tutti costoro che Papa Francesco dedica il Messaggio per la VI Giornata Mondiale dei Poveri, che si celebra il 13 novembre. Un lungo documento nel quale il Papa stigmatizza sin dalle prime righe una delle principali cause di povertà del nostro tempo: la guerra. Una “sciagura”, scrive, che si è affacciata all’orizzonte poco dopo che si era aperto “uno squarcio di sereno” dopo la pandemia. Una tragedia “destinata ad imporre al mondo uno scenario diverso”. Il conflitto in corso ormai da oltre cento giorni, afferma il Pontefice, è andato “ad aggiungersi alle guerre regionali che in questi anni stanno mietendo morte e distruzione”, ma “il quadro si presenta più complesso”. Si ripetono scene di tragica memoria e ancora una volta i ricatti reciproci di alcuni potenti coprono la voce dell’umanità che invoca la pace. “Quanti poveri genera l’insensatezza della guerra!”, esclama Francesco. “Dovunque si volga lo sguardo, si constata come la violenza colpisca le persone indifese e più deboli. Deportazione di migliaia di persone, soprattutto bambini e bambine, per sradicarle e imporre loro un’altra identità”. Sono milioni le donne, i bambini, gli anziani costretti a sfidare il pericolo delle bombe pur di mettersi in salvo cercando rifugio come profughi nei Paesi confinanti. Quanti poi rimangono nelle zone di conflitto, ogni giorno convivono con la paura e la mancanza di cibo, acqua, cure mediche e soprattutto degli affetti In questi frangenti, “la ragione si oscura e chi ne subisce le conseguenze sono tante persone comuni, che vengono ad aggiungersi al già elevato numero di indigenti”. Non solo: “Più si protrae il conflitto, più si aggravano le conseguenze”, osserva il Papa. Lo slancio, quindi, di “intere popolazioni” che in questi anni hanno aperto le porte per accogliere milioni di profughi da Medio Oriente, Africa e ora Ucraina, come pure l’altruistismo di tante famiglie che “hanno spalancato le loro case per fare spazio ad altre famiglie”, si trova a collidere con la durezza di una realtà fuori controllo: I popoli che accolgono fanno sempre più fatica a dare continuità al soccorso; le famiglie e le comunità iniziano a sentire il peso di una situazione che va oltre l’emergenza. Tuttavia adesso è “il momento di non cedere e di rinnovare la motivazione iniziale”, incoraggia Francesco, “ciò che abbiamo iniziato ha bisogno di essere portato a compimento con la stessa responsabilità”. La solidarietà è proprio questo: “Condividere il poco che abbiamo con quanti non hanno nulla, perché nessuno soffra. Più cresce il senso della comunità e della comunione come stile di vita e maggiormente si sviluppa la solidarietà”. Inoltre, scrive il Papa, bisogna considerare che ci sono Paesi dove, in questi decenni, si è attuata una crescita di benessere significativo per tante famiglie che hanno raggiunto uno stato di vita sicuro: “Come membri della società 16 civile, manteniamo vivo il richiamo ai valori di libertà, responsabilità, fratellanza e solidarietà. E come cristiani, ritroviamo sempre nella carità, nella fede e nella speranza il fondamento del nostro essere e del nostro agire”. “Agire” è infatti, per il Pontefice, la parola chiave: Davanti ai poveri non si fa retorica, ma ci si rimbocca le maniche e si mette in pratica la fede attraverso il coinvolgimento diretto, che non può essere delegato a nessuno. A volte, invece, sembra subentrare “una forma di rilassatezza, che porta ad assumere comportamenti non coerenti, quale è l’indifferenza nei confronti dei poveri”. Succede “che alcuni cristiani, per un eccessivo attaccamento al denaro, restino impantanati nel cattivo uso dei beni e del patrimonio. Sono situazioni che manifestano una fede debole e una speranza fiacca e miope”, annota il Papa. Non è il problema del denaro in sé, che fa parte della vita quotidiana delle persone e dei rapporti sociali, bensì il valore che esso possiede per noi: Un simile attaccamento impedisce di guardare con realismo alla vita di tutti i giorni e offusca lo sguardo, impedendo di vedere le esigenze degli altri. Nulla di più nocivo potrebbe accadere a un cristiano e a una comunità dell’essere abbagliati dall’idolo della ricchezza, che finisce per incatenare a una visione della vita effimera e fallimentare Quindi, chiosa Francesco, non si tratta di avere verso i poveri “un comportamento assistenzialistico”. Non è l’attivismo che salva, ma l’attenzione sincera e generosa che permette di avvicinarsi a un povero come a un fratello che tende la mano perché io mi riscuota dal torpore in cui sono caduto Il Papa rinnova l’invito “urgente” a trovare “nuove strade che possano andare oltre l’impostazione di quelle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che unisca i popoli”. C’è un paradosso che oggi come nel passato è difficile da accettare, perché si scontra con la logica umana: c’è una povertà che rende ricchi… L’esperienza di debolezza e del limite che abbiamo vissuto in questi ultimi anni, e ora la tragedia di una guerra con ripercussioni globali, devono insegnare qualcosa di decisivo: non siamo al mondo per sopravvivere, ma perché a tutti sia consentita una vita degna e felice Gesù stesso mostra che c’è “una povertà che umilia e uccide”, e c’è “un’altra povertà, la sua, che libera e rende sereni”. La povertà che uccide è “la miseria, figlia dell’ingiustizia, dello sfruttamento, della violenza e della distribuzione ingiusta delle risorse. È la povertà disperata, priva di futuro, perché imposta dalla cultura dello scarto che non concede prospettive né vie d’uscita”. Quando l’unica legge diventa il calcolo del guadagno a fine giornata, allora non si hanno più freni ad adottare la logica dello sfruttamento delle persone: gli altri sono solo dei mezzi. Non esistono più giusto salario, giusto orario lavorativo, e si creano nuove forme di schiavitù, subite da persone che non hanno alternativa e devono accettare questa velenosa ingiustizia pur di racimolare il minimo per il sostentamento La povertà che libera, al contrario, è “quella che si pone dinanzi a noi come una scelta responsabile per alleggerirsi della zavorra e puntare sull’essenziale”. “Incontrare i poveri – afferma il Pontefice – permette di mettere fine a tante ansie e paure inconsistenti, per approdare a ciò che veramente conta nella vita e che nessuno può rubarci: l’amore vero e gratuito”. I poveri, dunque, “prima di essere oggetto della nostra elemosina, sono soggetti che aiutano a liberarci dai lacci dell’inquietudine e della superficialità”.

FACI – UFFICIO DIOCESANO

Si ricorda che si possono rinnovare le iscrizioni alla Faci così come si possono fare le nuove iscrizioni. Anche quest’anno la quota sarà di 25 €. Si sottolinea il fatto che possono iscriversi all’associazione, oltre al clero (sacerdoti e diaconi) anche i laici accreditati, cioè chi ha compiti in ambito diocesano. Che cos’è la F.A.C.I.? E’ una sigla e sta a significare: Federazione tra le Associazioni del Clero in Italia. Il termine esprime molto opportunamente lo spirito della FACI che, proponendosi di raccogliere ogni singola realtà, intende mettere in atto quell’obiettivo di fraterna comunione che costituisce la forza vitale della Chiesa. Si prende cura nel mantenere unite le associazioni del clero, ed è un punto di riferimento per sacerdoti e diaconi. FINALITA’ – Rappresentanza del clero nella dinamica di dialogo con le organizzazioni ed autorità civili ed ecclesiali. – Assistenza morale: diffusione e valorizzazione della fraternità sacerdotale, in campo diocesano, interdiocesano, nazionale; promozione e tutela dei diritti e della dignità della persona del prete e diacono. – Assistenza sociale ed economica: problemi previdenziali ed assistenziali e quelli assicurativi in genere; trattamento pensionistico, ecc. Molte forme di questo tipo di assistenza vengono attuate tramite il Patronato. La FACI propone e difende diritti; illustra e chiarisce il meccanismo della remunerazione in materia di sostentamento del clero, suggerendo eventuali miglioramenti applicativi. – Aggiornamento giuridico culturale: fa conoscere al clero le leggi che li interessano, risolvendo i quesiti e proponendo lo studio e l’attuazione di opportune soluzioni da maturare con gli organismi competenti. – Amico del Clero: La rivista l’amico del clero che arriva ogni mese offre spunti ed aggiornamenti relativi al clero sempre interessanti. – Convenzioni: La FACI, guardando alla notevole complessità del sistema di libero mercato, ha ritenuto di dover intervenire in favore dei propri associati per garantirli, agevolarli e tutelarli nelle relazioni con il mondo economico commerciale. Ha stipulato pertanto numerosi convenzioni di cui poter usufruire con società assicurative, enti distributori di energia e gas, costruttori di auto, servizi finanziari ed altri. Inoltre nel portale sono a disposizione per gli iscritti moduli e documenti utili per la gestione della parrocchia.

Per qualsiasi informazione specifica si rimanda al sito http://www.faci.net

Don Giuseppe Floridi Incaricato diocesano te. 347.3521236 giubeppe@libero.it

SANTI FLORIDO, VESCOVO, E AMANZIO, SACERDOTE

Florido nacque a Città di Castello attorno al 520. I suoi genitori morirono quando egli era ancora in giovane età; studiò lettere e eologia. Attorno all’anno 542 il vescovo lo nominò diacono. Qualche empo dopo Florido, insieme ad Amanzio e Donnino, fuggì a Perugia, poiché Città di Castello era stata assediata dalle truppe di Totila. Qui il vescovo Ercolano, lo ordinò sacerdote. Ercolano affidò a Florido un’ambasceria presso il vescovo di Todi, Fortunato. Recandosi a Todi i due santi incontrarono, presso Pantalla, un indemoniato, che fu guarito dalla preghiera di Florido (anno 544 circa). Quando, sette anni dopo, anche Perugia cedette a Totila il vescovo Ercolano fu ucciso. Florido, tornato a Città di Castello, la trovò distrutta. Nella drammatica situazione seppe tenere unita la popolazione e organizzare la ricostruzione. Aiutandosi l’un l’altro come fratelli, Florido vescovo, Amanzio sacerdote e Donnino laico/eremita, hanno dato vita a una Chiesa autentica, animata dalla fede e dalla carità, fondata sulla certezza dell’amore di Dio che dà la forza di ricostruire le mura, le case, il castello, le strade, ma soprattutto una comunità umana e cristiana.
Papa Pelagio, accogliendo la preghiera dei cittadini, nominò Florido vescovo. Egli si impegnò nel predicare la Parola di Dio, vivendo con giustizia e carità. Morì a Pieve de’ Saddi il
13 novembre 599. L’agiografia presenta sant’Amanzio insieme a san Florido: Floridus simul cum Amantio. È proprio questo “stare insieme”, che coinvolge anche il laico Donnino,
a caratterizzare la santità dei personaggi. La più antica testimonianza sui santi Florido e Amanzio, è contenuta nei Dialoghi di papa Gregorio Magno, che dice di avere conosciuto di persona i due
santi, invitati a Roma per avere informazioni sul santo vescovo e martire perugino Ercolano. Gregorio Magno cita il vescovo Florido come informatore a proposito della vita di sant’Ercolano. Egli parla di Florido come di «vescovo di Tiferno Tiberino» e di «vescovo di vita venerabile» (Dialoghi, III,13) e ricorda come sia stato lui a informare il papa della capacità taumaturgica del
prete Amanzio, «uomo di grande semplicità, che ha il potere di imporre le mani sui malati, a guisa degli apostoli, e di risanarli» e che «possiede anche il dono miracoloso di
uccidere i serpenti, segnandoli col segno di croce dovunque li trovi» (Dialoghi, III, 35).  Il testo antico più completo che tramanda notizie sui santi Florido, Amanzio e Donnino è la Vita Floridi
scritta dal diacono Arnolfo, canonico della cattedrale di Arezzo, negli anni ’70 dell’XI secolo. Dopo la dedicazione della chiesa cattedrale ai santi Florido e Amanzio (1023, o 1032), la più remota attestazione del culto è contenuta nel calendario della canonica della cattedrale stessa (1153-1167 circa).

PROGRAMMA

ASSEMBLEA PASTORALE DIOCESANA: IL VESCOVO LUCIANO PRESENTA I “CANTIERI” DEL CAMMINO SINODALE

È stata la prima Assemblea pastorale guidata dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, dal suo ingresso nella Chiesa diocesana di Città di Castello. Un incontro “itinerante” con sacerdoti, consacrati e laici nelle tre zone pastorali del territorio altotiberino, nei pomeriggi del 25, 26 e 27 ottobre. Oltre a essere un’importante occasione di dialogo, all’inizio di un nuovo anno pastorale, l’Assemblea ha anche avviato di nuovo la riflessione e il confronto sul Cammino sinodale, l’itinerario quinquennale che intende coinvolgere i cattolici a livello locale e nazionale, nel percorso più ampio del Sinodo dei vescovi della Chiesa universale.

Durante le tre sessioni di Assemblea pastorale, la segreteria diocesana per il sinodo ha presentato il documento nazionale di sintesi dello stesso Cammino sinodale, che mette insieme i contributi delle Chiese locali, elaborati dopo la prima fase di ascolto tra il 2021 e il 2022. Sono dieci i nuclei intorno ai quali sono state organizzate le riflessioni emerse dalle sintesi diocesane.

Dieci concetti che non sono categorie astratte, quanto piuttosto dimensioni, declinazioni e ambiti del camminare insieme. Si tratta di verbi e sostantivi: ascoltare, accogliere, relazioni, celebrare, comunicazione, condividere, dialogo, casa, passaggi di vita e metodo. Dieci nuclei che permettono di mettere a fuoco le priorità sulle quali il cammino sinodale dovrà concentrarsi nel secondo anno della fase narrativa, tra 2022 e 2023, prima delle fasi sapienziale e profetica.

Queste priorità vanno ora organizzate in tre “cantieri sinodali”, che sono stati illustrati dal vescovo Luciano nella seconda parte di ogni incontro nelle tre zone pastorali. Si tratta del cantiere della strada e del villaggio (tutti i luoghi dove i cristiani vivono e lavorano ogni giorno), quello dell’ospitalità e della casa (dove si sperimentano ospitalità, dialogo e cura dei fragili), quello delle diaconie e della formazione spirituale (dove si incrociano i ministeri, le vocazioni e i servizi ecclesiali). Tre percorsi che sono stati chiamati “cantieri di Betania”, perché la casa di Lazzaro, Marta e Maria rappresenta l’icona di un luogo aperto a tutti, dove parole come cammino, ascolto, accoglienza, ospitalità, servizio, relazioni e condivisione rappresentano la quotidianità.

Poi, si aggiunge un quarto cantiere locale, che il vescovo Luciano ha spiegato in Assemblea. “La proposta – ha detto – nasce dall’esperienza più recente e attuale che questa diocesi sta vivendo: quella di essere unita nella persona del vescovo con la Chiesa ‘sorella’ di Gubbio. Il Santo Padre ci chiede di far crescere queste Chiese nella conoscenza reciproca e nell’integrazione graduale della loro esperienza di fede per andare verso l’unità. A me pare interessante e bella questa sfida e quindi la proposta per il quarto cantiere del Cammino sinodale è proprio questa: imparare a camminare insieme”.

Per visionare la registrazione integrale dell’Assemblea pastorale del 27 ottobre a San Giustino: https://youtu.be/dkfGZBF16CY

Assemblea Pastorale di Zona – Camminiamo Insieme

La Diocesi di Città di Castello nel secondo anno di ascolto del sinodo delle Chiese che sono in Italia.

Incontro del Vescovo Luciano con le Zone Pastorali
Zona Pastorale Centro martedì 25 Ottobre ore 18,00 Chiesa Santa Veronica a La Tina
Zona Pastorale Sud mercoledì 26 Ottobre ore 18,00 Chiesa San Donato Trestina
Zona Pastorale Nord giovedì 27 Ottobre ore 18,00 presso sala museo Tabacco

Passato e presente si incontrano per raccontare le chiese della nostra città

A partire da oggi, nelle chiese del centro storico della nostra città (Cattedrale, San Domenico, San Francesco, Santa Maria Maggiore, Santa Maria Nova, San Michele Arcangelo e santuario della Madonna delle Grazie), saranno presenti dei totem informativi con QR code. Questa semplice tecnologia consentirà di accedere ad una pagina con informazioni storico artistiche (italiano – inglese). Inoltre, sarà possibile ascoltare una traccia audio con gli stessi contenuti.  I visitatori di questi luoghi potranno così accedere alle informazioni semplicemente inquadrando, con il proprio cellulare, il QR code. Le app che consentono questa operazione, sono gratuite e facilmente scaricabili, sia da app store – Apple che da Google play. Il progetto, promosso dall’Associazione chiese storiche e dalla Diocesi di Città di Castello, realizzato dalla ditta H24 di Perugia, è stato finanziato con i fondi otto per mille alla Chiesa Cattolica.

Giornata di formazione Caritas regionale

Sabato 1 ottobre 2022 dalle 9.00  presso il Cenacolo Francescano, Santa Maria degli Angeli si terrà la Giornata di formazione Caritas regionale. 
Il tema dell’incontro: “Ogni giorno siamo chiamati tutti a diventare carezza di Dio”. 
PROGRAMMA
8.00/9.00 – ACCOGLIENZA/ISCRIZIONI (Volontari Caritas di Assisi)
9.00 – SALUTO DEL DELEGATO CEI: S.E.MONS. FRANCESCO SODDU
9.10 PREGHIERA, SALUTO DEL DIRETTORE REGIONALE
Relazione p. GIULIO MICHELINI “UN POPOLO DI POVERI IN CAMMINO”
10.20 GRUPPI DI LAVORO
13.00 PRANZO
15.00 RIPRESA DEI LAVORI: RELAZIONE GRUPPI DI LAVORO
16.00 TESTIMONIANZA
16.30 CELEBRAZIONE EUCARISTICA: presiede MONS. SODDU