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Un 2025 di crescita per l’Archivio Storico e la Biblioteca Diocesana

Nel corso del 2025 la sala consultazione dell’Archivio Storico Diocesano e della Biblioteca Diocesana “Storti – Guerri” ha fatto registrare un significativo incremento di presenze. Gli accessi complessivi sono stati infatti 873, con un aumento dell’8,5% rispetto al 2024, quando se ne erano contati 804.

Il dato conferma un trend positivo: dal 2013 al 2025 gli accessi totali sono stati 8.762, con una media annua di 674 presenze. L’anno di maggiore affluenza resta il 2019, con 875 accessi. Nel dettaglio, nel 2025 le consultazioni si sono suddivise tra 511 accessi per ricerche d’archivio e 362 per studi in biblioteca, entrambi in crescita rispetto all’anno precedente.

Domande di studio stabili: prevale la ricerca personale, cresce l’interesse scientifico e accademico

Rimane stabile anche il numero delle domande di studio per ricerche d’archivio: nel 2025 ne sono state presentate e accolte 51, in linea con i dati degli ultimi anni. La maggior parte delle richieste ha riguardato lo studio personale, seguite da ricerche scientifiche , studi finalizzati a pubblicazioni , tesi di laurea o dottorato, ricerche a fini amministrativi.

Ricercatori da Città di Castello e dall’estero: l’Archivio attrae studiosi da tutta Italia e oltreconfine

Dal punto di vista geografico, prevalgono gli studiosi residenti a Città di Castello, seguiti da Perugia, San Giustino e Sansepolcro, Citerna e Firenze. Non è mancata la dimensione internazionale, con tre ricercatori provenienti da Francia, Stati Uniti d’America e Svezia.

Tutela e riordino della memoria storica: revisionati fondi archivistici dal Seicento al Novecento

Accanto all’attività di consultazione, nel corso dell’anno è proseguito anche il lavoro di gestione e revisione dei fondi archivistici. In particolare sono state esaminate 19 unità archivistiche del Fondo della Curia vescovile di Città di Castello, relative agli anni 1673-1977, e sei unità del Fondo della Compagnia della Madonna del Buon Consiglio, per il periodo 1720-1933.

Biblioteca diocesana, prestiti stabili e catalogazione in crescita: oltre 14 mila schede consultabili online

Sul fronte della biblioteca, i prestiti librari si sono mantenuti su livelli sostanzialmente stabili: nel 2025 sono stati 154, con una lieve flessione del 2,5% rispetto ai 158 del 2024. Intensa, invece, l’attività di catalogazione. La bibliotecaria Cristiana Barni ha schedato 892 volumi (67 antichi e 825 moderni), mentre Leonardo Tredici ne ha catalogati 572, per un totale di 1.464 nuove schede tra libri e opuscoli.

Il patrimonio complessivo della Biblioteca Diocesana conta oggi 14.479 schede bibliografiche nel catalogo informatico del Polo Biblioteche Ecclesiastiche, corrispondenti a 17.563 copie. Un patrimonio consultabile online sia attraverso il portale BeWeB della Chiesa cattolica italiana sia tramite il catalogo dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico (ICCU), a conferma del ruolo dell’Archivio e della Biblioteca come punto di riferimento per la ricerca storica e culturale del territorio.

Amore per sempre, itinerario di preparazione al matrimonio

L’Ufficio Pastorale della Famiglia, invita al nuovo itinerario di preparazione al matrimonio, pensato per le coppie che desiderano vivere il fidanzamento come un tempo autentico di crescita, discernimento e scelta consapevole. Il percorso non è solo un cammino verso le nozze, ma un’occasione preziosa per fermarsi, ascoltarsi, parlare di amore, confrontarsi sulle domande profonde della vita di coppia e crescere insieme alla luce del Vangelo.

Il primo incontro si terrà venerdì 16 gennaio 2026, alle ore 21, a San Giustino, presso i locali della parrocchia. L’itinerario è rivolto a tutte le coppie che si stanno preparando al matrimonio e che desiderano dare valore al tempo del fidanzamento, riscoprendolo come dono e responsabilità.

Gli incontri saranno caratterizzati da momenti di dialogo, riflessione e condivisione, accompagnati da guide competenti e da un clima accogliente e familiare. È richiesto di portare con sé la Bibbia, strumento fondamentale per il cammino proposto. Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare il 340 5592875.

Custodire la speranza: la Chiesa tifernate ha chiuso il Giubileo 2025

Si è concluso, nel tempo luminoso del Natale, il Giubileo 2025 nella Diocesi di Città di Castello. Un anno santo intenso, vissuto come autentico pellegrinaggio di fede nelle chiese giubilari della cattedrale e del santuario della Madonna del Transito di Canoscio, segnato da celebrazioni penitenziali, ascolto della Parola, catechesi e cammini comunitari.

Il momento culminante è stato la solenne celebrazione di sabato 27 dicembre, nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio, presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, in occasione della Festa della Santa Famiglia.

“La speranza che non delude”

Nell’omelia, il vescovo ha subito collocato la chiusura del Giubileo dentro il mistero del Natale: «Con il volgere dell’anno, nel tempo santo del Natale, si chiude anche l’anno giubilare che abbiamo vissuto all’insegna della Speranza che non delude, quella di Gesù, morto e risorto per noi». Una speranza che non nasce dall’illusione, ma dall’amore di Dio «che lo Spirito Santo ha riversato nei nostri cuori».

Richiamando il cammino dell’intera Chiesa universale, mons. Paolucci Bedini ha ricordato come il Giubileo sia stato aperto da papa Francesco e guidato fino alla conclusione «con il desiderio che tutta la Chiesa, pellegrina di speranza, possa essere casa e scuola di comunione e di unità per tutto il genere umano».

Una grazia che chiede conversione

Con realismo evangelico, il vescovo ha riconosciuto che l’Anno santo non ha cancellato le ferite del mondo: «Il Giubileo non ha magicamente risanato le tante ferite dell’umanità». Eppure, ha aggiunto, è stato spazio fecondo di grazia: «La preghiera di molti, soprattutto dei più piccoli e fragili, ha manifestato il desiderio struggente di pace e salvezza che abita il cuore dei popoli».

Un’immagine forte ha attraversato l’omelia: quella della porta spalancata. «Come spalancate sono le braccia di Dio per ogni suo figlio, così quella porta è stata occasione di rinnovamento per chi ha avuto il coraggio di uscire dalle proprie comodità e intraprendere il cammino della conversione».

La Santa Famiglia, grembo di speranza

Non casuale il riferimento alla Festa della Santa Famiglia: «La santità della loro vicenda credente – ha detto il vescovo – diventa per noi grembo di fede e di speranza nel cammino della storia». In Gesù che “venne ad abitare in mezzo a noi”, Dio ha scelto la via della prossimità: «Il progetto della salvezza ha preso casa tra le mura della nostra vita quotidiana».

Le case degli uomini, luoghi da abitare

Ampio spazio è stato dedicato al tema delle case, come luogo concreto dove custodire la speranza: «L’inizio di ogni speranza per il nostro mondo passa dalla cura delle case degli uomini». Case chiamate a tornare a essere «accoglienti e ospitali, capaci di custodire relazioni di cura e di rispetto».

Un richiamo diretto ha riguardato le famiglie: «Troppo spesso belle, ma vuote… perché tornino a essere culle della vita e santuari dell’amore». E lo sguardo si è allargato a chi una casa non ce l’ha, alle case di cura, alle case di accoglienza, luoghi che «hanno bisogno di volti e di cuori capaci di ascoltare e stringere mani tremanti».

Parrocchie e casa comune

Non sono mancate parole forti sulle parrocchie, chiamate a essere «case tra le case», con porte e finestre aperte, capaci di non restare «estranee alla storia degli uomini». Infine, l’attenzione alla casa comune, il creato: «Santa madre terra che gratuitamente abitiamo, di cui siamo custodi distratti e ingrati», ma che ci educa al rispetto e alla fraternità.

La speranza custodita nella carità

La conclusione dell’omelia ha affidato all’assemblea un mandato chiaro: «L’anno santo si chiude, ma non è chiuso il cuore di Dio». La speranza va custodita nella carità, come ricorda san Paolo: «Sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto». «È nella carità – ha ribadito il vescovo – che si custodisce la speranza».

La bellezza che diventa preghiera

Ad accompagnare la celebrazione è stata la Schola Cantorum Anton Maria Abbatini, diretta da Alessandro Bianconi, che ha sostenuto la liturgia con canti di grande intensità spirituale. In particolare, il O Magnum Mysterium di Morten Lauridsen ha avvolto la cattedrale in un clima di profonda contemplazione del mistero dell’Incarnazione.

Il Giubileo si è così concluso nella Chiesa tifernate, ma il suo frutto resta affidato alla vita quotidiana delle comunità: l’anno santo termina, la speranza resta, come riconsegna e come vocazione per tutti.

Corale “Alboni”: la cattedrale gremita abbraccia la musica della speranza

La basilica cattedrale di Città di Castello, venerdì 26 dicembre, si è trasformata in un grande spazio di ascolto, preghiera e condivisione in occasione del concerto che ha segnato la chiusura dell’Anno giubilare nella diocesi. Un appuntamento atteso, che ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, tanto che molte persone sono state costrette a seguire l’esecuzione rimanendo in piedi, riempiendo ogni angolo dell’edificio sacro.

La Cattedrale colma per un evento di fede e cultura

L’affluenza straordinaria ha confermato il forte legame tra la città e le sue realtà corali, ma anche il desiderio diffuso di vivere un momento di musica sacra come esperienza comunitaria. In un clima di silenzio raccolto e di grande attenzione, il pubblico ha accompagnato con ascolto intenso l’intero percorso musicale, trasformando il concerto in un vero evento ecclesiale.

L’iniziativa, promossa dalla Chiesa tifernate in collaborazione con la Corale “Marietta Alboni” e inserita nel cammino giubilare “Pellegrini di Speranza”, ha saputo unire dimensione artistica e spirituale, offrendo una conclusione solenne e partecipata all’Anno santo.

Il “Lobgesang”: dalla notte alla lode

Cuore del pomeriggio musicale è stata l’esecuzione della Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Felix Mendelssohn-Bartholdy, pagina monumentale che intreccia linguaggio sinfonico e parola biblica. L’opera ha condotto l’assemblea in un itinerario sonoro che dalla domanda e dall’attesa approda alla lode piena, in un crescendo di luce e speranza.

La scelta di proporre il Lobgesang proprio nel momento conclusivo del Giubileo ha assunto un valore fortemente simbolico: un canto di ringraziamento che ha dato voce, attraverso la musica, al cammino vissuto dalla diocesi nel corso dell’anno.

Voci, coro e direzione: un’esecuzione intensa

Protagonisti dell’esecuzione sono stati i soprani Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli, il tenore Federico Savini, la Corale “Marietta Alboni”, diretti da Marcello Marini. L’accompagnamento di Simone Nocchi al pianoforte e di Angelo Silvio Rosati all’organo ha conferito all’opera un carattere essenziale e solenne, particolarmente adatto allo spazio liturgico della cattedrale.

L’impegno corale, frutto di uno studio lungo e meticoloso, è apparso evidente nella compattezza delle voci e nella capacità di rendere la complessità della partitura senza perdere intensità espressiva. Il pubblico ha seguito l’intera esecuzione con attenzione partecipe, “sciogliendosi” al termine della sinfonia cantata in un lungo e fragoroso applauso.

Il saluto del vescovo e il ringraziamento alla comunità

Al termine del concerto, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha rivolto un saluto al pubblico, ringraziando calorosamente la Corale “Marietta Alboni”, il Coro “Nuove Note”, i solisti, il direttore e tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa. Le sue parole hanno richiamato il valore della musica come linguaggio capace di unire, di evangelizzare e di accompagnare la preghiera della Chiesa, soprattutto in un momento così significativo come la conclusione dell’Anno giubilare.

Il congedo natalizio tra tradizione e calore umano

Dopo la solennità del Lobgesang, la serata si è conclusa in un clima più familiare e festoso. La Corale “Marietta Alboni” e il Coro “Nuove Note” – quest’ultimo diretto in alcuni brani da Anna Marini – hanno infatti salutato il pubblico con canti della tradizione natalizia, accolti con particolare calore e partecipazione. Un gesto semplice ma eloquente, che ha riportato il concerto dentro l’atmosfera del Natale e della comunità riunita.

Una chiusura che diventa inizio

Il concerto del 26 dicembre non è stato soltanto un evento musicale, ma un vero atto comunitario, capace di sintetizzare fede, cultura e partecipazione. In una cattedrale gremita, la musica ha dato forma alla gratitudine per il cammino giubilare appena concluso e ha lasciato intravedere, nelle sue ultime note, l’invito a continuare il percorso con rinnovata speranza.

Natale tra luce, pace e speranza nelle Chiese di Città di Castello e Gubbio

Le comunità cristiane delle diocesi di Città di Castello e di Gubbio stanno vivendo anche quest’anno il Natale come un tempo intenso di fede, raccoglimento e condivisione, segnato da celebrazioni partecipate e da un forte richiamo spirituale affidato alle parole dei sacerdoti e del vescovo Luciano Paolucci Bedini, che ha guidato i fedeli nella Veglia di mezzanotte nella cattedrale tifernate dei Santi Florido e Amanzio e nella Messa del giorno di Natale nella basilica eugubina di Sant’Ubaldo.

Città di Castello: la luce che entra nella storia

Il centro delle celebrazioni è stato il mistero dell’Incarnazione, riletto dal Vescovo con uno sguardo profondamente pastorale e attuale. Nella notte di Natale, a Città di Castello, mons. Paolucci Bedini ha invitato i fedeli a non fermarsi all’emozione esteriore della festa, ma a interrogarsi sul senso profondo di ciò che accade a Betlemme: «Gesù, il Figlio di Dio, nasce come una luce di cui il mondo ha bisogno, così piccola da sembrare incapace di rischiarare le tenebre, eppure destinata a cambiare completamente la storia».

Una luce fragile, nascosta, che rivela però il modo sorprendente con cui Dio sceglie di salvare l’umanità: non attraverso la potenza, ma attraverso l’umiltà. «Dio poteva scegliere vie più eclatanti – ha ricordato il Vescovo – e invece ci viene incontro come un bambino povero, in una notte silenziosa, affidandosi alle mani degli uomini». È qui, ha spiegato, che si nasconde il “perché” del Natale: l’umanità ha bisogno di pace, di riconciliazione, di un amore capace di guarire le ferite generate da divisioni, ingiustizie e violenza.

Gubbio: la luce che non viene vinta dalle tenebre

Lo stesso messaggio è risuonato con forza nella mattina di Natale a Gubbio, dove il vescovo ha presieduto la Messa nella basilica di Sant’Ubaldo. Commentando il Vangelo, mons. Paolucci Bedini ha ricordato che «la Parola di Dio si è fatta vicina nel bambino Gesù e quella luce, di cui il mondo ha continuamente bisogno, torna ad accendersi nelle tenebre dell’umanità».

Il Natale, ha sottolineato, non è un ricordo da custodire nel passato, ma un evento che continua ad accadere nella storia quotidiana: «Dio non passa per i grandi eventi, ma per la vita ordinaria, per le relazioni, per le scelte di ogni giorno». Una luce che può essere facilmente confusa con le luci effimere del mondo, ma che resta l’unica capace di donare speranza e di rimettere in cammino l’umanità ferita. «Abbiamo ancora bisogno del Natale – ha affermato – perché solo l’amore di Dio può prendere in mano la storia e trasformarla».

Da qui l’appello alla responsabilità dei credenti: tenere accesa quella piccola luce, prendendosi cura di chi soffre, di chi è solo, di chi rischia di perdere la speranza. «La missione della pace e dell’amore di Dio – ha concluso – continua a passare per le nostre povere mani».

Le celebrazioni dei prossimi giorni e la chiusura del Giubileo

Il tempo natalizio prosegue con altri appuntamenti significativi. Mercoledì 31 dicembre, alle 18.30, nella cattedrale tifernate, la Messa di ringraziamento con il canto del Te Deum accompagnerà la fine dell’anno civile, mentre il nuovo anno si aprirà il primo gennaio, solennità di Maria Madre di Dio, con la Messa per la Giornata mondiale della Pace presieduta dal vescovo alle 18.30 nella chiesa di San Giovanni a Gubbio. Il tempo natalizio si concluderà poi con l’Epifania del Signore, il 6 gennaio, con le celebrazioni a Gubbio (alle ore 10, nella casa di riposo “Mosca”) e in cattedrale a Città di Castello, alle ore 18.30.

Molto significativi saranno anche i riti di chiusura del Giubileo. A Città di Castello, la celebrazione conclusiva si terrà sabato 27 dicembre alle 18.30 in cattedrale; a Gubbio, domenica 28 dicembre alle 17, nella cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo. Sarà il momento per consegnare al Signore il cammino compiuto e per accogliere l’invito a trasformare la grazia ricevuta in stile di vita quotidiano.

Come ha ricordato lo stesso vescovo, il Giubileo si conclude, ma non termina la sua chiamata: la speranza resta, non come semplice ricordo, ma come vocazione concreta, affidata ancora una volta alla testimonianza delle comunità cristiane.

La musica chiude il Giubileo: Mendelssohn risuona in cattedrale a Città di Castello

Un grande appuntamento di musica sacra e vita ecclesiale accompagnerà la conclusione dell’anno giubilare nella diocesi di Città di Castello. Venerdì 26 dicembre 2025, alle ore 17, nella basilica cattedrale sarà eseguita la Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Mendelssohn-Bartholdy: una pagina monumentale per soli, coro, organo e pianoforte, scelta come segno sonoro di lode e speranza nel tempo della chiusura giubilare.

Un evento diocesano tra arte e fede

Il concerto, promosso dalla Chiesa tifernate in collaborazione con l’associazione Corale “Marietta Alboni” e nel solco del Giubileo “Pellegrini di Speranza”, vuole essere un momento di elevazione artistica e spirituale. Il tradizionale appuntamento natalizio del 26 dicembre, che per anni ha accompagnato il pomeriggio festivo della città, quest’anno assume una valenza particolare proprio per la coincidenza con il calendario di chiusura del Giubileo diocesano.

Lo ricorda il vicario diocesano e parroco della Madonna delle Grazie, don Andrea Czortek, inserendo l’iniziativa dentro una storia concreta di comunità: la Corale “Marietta Alboni” nasce nel 1983 in parrocchia e, nel tempo, diventa “appartenente alla città intera”, con un radicamento che resta vivo nel santuario delle Grazie, descritto come “la casa di famiglia” a cui si torna sempre. E sul concerto del 26 dicembre sottolinea che quest’anno sarà “caratterizzato da un elemento che si richiama al Giubileo”, diventando un “inno di gloria” offerto “attraverso la bellezza della musica” come occasione di riflessione a conclusione dell’anno santo.

Il “Lobgesang”, un itinerario dalla notte alla luce

Il titolo dice già molto: Lobgesang significa “Canto di lode”. La partitura mendelssohniana coniuga tre movimenti strumentali e un grande finale in forma di cantata, costruito su testi biblici, fino all’inno conclusivo: “Ogni essere che respira dia lode al Signore”. È un cammino musicale che attraversa domanda, attesa e liberazione, fino all’esplosione luminosa della lode.

Nella presentazione critica dell’opera – curata da Francesco Banconi – emerge uno dei passaggi più intensi: l’interrogativo ripetuto con crescente pathos – “Sentinella, a che punto è la notte?” – a cui segue l’annuncio gioioso “La notte è passata”, amplificato dal coro in una progressione che conduce verso la luce. Un simbolismo che dialoga con il cuore del Giubileo, inteso come tempo di conversione e di speranza.

“Fraternità, pace e una grande lode a Dio”

A guidare l’esecuzione sarà Marcello Marini, direttore della Corale “Marietta Alboni”, che definisce il Lobgesang una “grande opera sinfonico-corale” accostabile ai grandi modelli che integrano voci e orchestra, come la Nona di Beethoven. Ma l’accento più forte, per l’occasione, è sul significato ecclesiale: “Abbiamo pensato dunque di offrire alla nostra gente, alla diocesi, questa esecuzione come canto di fraternità, di pace e una grande lode a Dio”.

Il maestro spiega anche una scelta che caratterizzerà l’appuntamento tifernate: non l’orchestra, ma una versione “abbastanza anomala” con pianoforte e organo. Una soluzione dettata da motivi organizzativi, ma che, nelle parole di Marini, “funziona, funziona molto bene”, valorizzando i temi essenziali della sinfonia-cantata e rendendo il linguaggio musicale particolarmente adatto allo spazio della cattedrale.

La locandina del concerto Lobgesang della Corale “Alboni” di Città di Castello

I cori “Alboni” e “Nuove Note”

Il concerto vedrà protagonisti i solisti Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli (soprani) e Federico Savini (tenore), insieme al Coro “Nuove Note” e alla Corale “Marietta Alboni”, con il contributo strumentale di Simone Nocchi (pianoforte) e Angelo Silvio Rosati (organo), sotto la direzione di Marcello Marini, con la collaborazione del maestro del coro Anna Marini.

Dalla vita interna della corale emerge l’immagine di una comunità composita, che proprio nella diversità trova la sua forza. Il corista Stefano Bravi racconta la “Marietta Alboni” come “un gruppo di persone di diversa età, di diversa estrazione”, dove convivono esperienze decennali e nuovi ingressi, competenze musicali consolidate e passioni che diventano formazione nel tempo. E offre un’immagine che sa di pastorale oltre che di musica: “Il coro in fondo è questo, mettere insieme voci diverse per creare insieme un’armonia”.

Uno studio “accurato e meticoloso”

Il Lobgesang non è una partitura qualsiasi: richiede grande compattezza corale, resistenza, precisione e profondità espressiva. Patrizia Calabresi, corista della “Marietta Alboni”, lo definisce senza esitazioni “un’opera impegnativa, imponente”, che ha chiesto “uno studio accurato e meticoloso, dettagliato, che è durato anche molto tempo”.

Nelle sue parole compare anche un dettaglio dal forte valore simbolico per la città: l’opera fu presentata nel 1840 in occasione delle celebrazioni legate all’invenzione della stampa e dei caratteri mobili, e portarla oggi a Città di Castello – che ha nella tradizione tipografica uno dei suoi tratti distintivi – viene vissuta come una “coincidenza” capace di rendere “particolarmente orgogliosi”. Calabresi sottolinea inoltre la “maestosità corale” unita alla “maestosità del messaggio di speranza” contenuto nell’inno di lode.

Una chiusura giubilare che parla al presente

Tra la dimensione liturgica della cattedrale, la forza biblica dei testi e l’architettura musicale che conduce dalla notte alla luce, il concerto del 26 dicembre si presenta come un evento capace di parlare insieme alla città e alla comunità diocesana. La musica corale diventa linguaggio di comunione, la musica sacra torna a essere annuncio e preghiera, e la chiusura dell’anno giubilare trova un segno pubblico che unisce bellezza e fede.

Nella sintesi più efficace, resta l’intenzione dichiarata dal direttore Marcello Marini: offrire alla diocesi non solo un’esecuzione, ma un gesto corale di gratitudine, “una grande lode a Dio”, nel solco della speranza che il Giubileo ha posto al centro del cammino ecclesiale.

Festività natalizie e chiusura del Giubileo nelle cattedrali di Città di Castello e Gubbio

Le diocesi di Gubbio e di Città di Castello si preparano a vivere il Natale, un momento che unisce le due comunità in un condiviso clima di attesa e di festa. Un tempo di preparazione e un cammino di fede che invitano a contemplare il mistero della nascita di Cristo nella gioia profonda dell’Incarnazione.

Il programma delle celebrazioni ha preso il via martedì 16 alle ore 6.30, nella chiesa di San Marziale a Gubbio, con la Novena di Natale. Questa preghiera accompagnerà i fedeli fino alla mattinata di mercoledì 24, guidandoli nell’attesa che prepara il cuore e la mente al mistero del Natale, vissuto nella speranza e nella gioia che precede la nascita di Gesù.

La notte della vigilia del Natale, nella cattedrale a Città di Castello, sarà celebrata la tradizionale Santa Messa di mezzanotte, presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini. Giovedì 25, solennità del Natale del Signore, alle ore 11, nella basilica di Sant’Ubaldo a Gubbio, il Vescovo presiederà la Messa Pontificale.

Nella cattedrale tifernate, venerdì 26, festa di Santo Stefano, alle ore 17, il concerto della Corale “Marietta Alboni” offrirà un’occasione per vivere le feste nel segno della musica, quest’anno dedicata soprattutto alla chiusura dell’anno giubilare. Mentre lunedì 29, alle ore 21.15, nella chiesa di San Pietro a Gubbio, saranno le voci della Corale “Beati Ubaldi” ad animare il concerto di Natale.

Mercoledì 31 alle 18.30, nella cattedrale di Città di Castello, sarà celebrata la Santa Messa di ringraziamento con il canto del Te Deum, tradizionale inno di gratitudine che accompagna la fine dell’anno. Un’occasione per guardare al cammino percorso e rendere grazie per tutte le benedizioni ricevute portando davanti a Dio gioie, fatiche e progetti.

Il nuovo anno si apre giovedì primo gennaio, solennità di Maria, Madre di Dio. Alle ore 18.30, il vescovo Luciano, nella chiesa di San Giovanni di Gubbio celebra la Messa per l’inizio dell’anno, nella Giornata mondiale della Pace.

Sabato 6 gennaio, Epifania del Signore, alle ore 10, mons. Paolucci Bedini sarà a Gubbio per la celebrazione nella casa di riposo “Mosca” e alle 18.30, nella cattedrale tifernate dei Santi Florido e Amanzio, presiederà la liturgia, invitando i fedeli a raccogliersi per vivere insieme il mistero dell’apparizione di Cristo ai Magi, simbolo universale della luce di Dio che si manifesta a tutti i popoli. Le celebrazioni che si terranno nella cattedrale tifernate durante le festività natalizie saranno animate dalla Schola Cantorum “Abbatini”.

Le celebrazioni per la chiusura del Giubileo

Prima della fine del 2025, le Chiese diocesane “sorelle” celebreranno anche la chiusura dell’anno santo. 

Nella diocesi di Città di Castello, il Giubileo ha avuto come chiese giubilari la cattedrale e il santuario della Madonna del Transito di Canoscio, luoghi di celebrazioni penitenziali, ascolto della Parola, catechesi e pellegrinaggi. Il tratto finale sarà segnato dalla solenne celebrazione di sabato 27 dicembre, alle 18.30, in cattedrale, presieduta dal vescovo Luciano. 

Anche la Chiesa eugubina ha vissuto intensamente l’anno santo nelle chiese di San Francesco e Sant’Ubaldo a Gubbio e nella collegiata di Santa Maria della Reggia a Umbertide. La messa di chiusura del Giubileo sarà celebrata domenica 28 dicembre, alle 17, nella cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, presieduta dal vescovo Paolucci Bedini.

Sarà il momento per consegnare al Signore quanto vissuto e accogliere la chiamata a trasformare la grazia ricevuta in stile quotidiano. L’anno santo termina, ma la speranza resta. Non come ricordo, ma come vocazione: «la speranza è una vocazione, e nessuno di noi può pensarsi escluso da questa chiamata divina», come ha scritto il vescovo Luciano.

Un Natale di solidarietà: la Caritas trasforma l’Avvento in gesti concreti di vicinanza

In occasione delle festività natalizie, la Caritas diocesana tifernate promuove una serie di iniziative di solidarietà pensate per sostenere chi vive momenti di fragilità economica, sociale e abitativa. Nel tempo di Avvento, la preparazione al Natale diventa così un invito a trasformare la festa in gesti di vicinanza concreta, segno di una comunità che sceglie di non lasciare indietro nessuno. L’obiettivo è quello di costruire relazioni, promuovere incontri, raccogliere beni e creare occasioni di prossimità per le tante persone e famiglie che vivono situazioni di precarietà.

La raccolta alimentare per Emporio e Mensa

Domenica 14 dicembre si terrà l’iniziativa “La spesa sotto l’albero”, durante la quale in tutte le parrocchie della diocesi verranno raccolti generi alimentari di prima necessità come olio, tonno, scatolame, pasta, biscotti e zucchero. Tutto ciò che verrà donato sarà destinato all’Emporio della solidarietà e alla Mensa diocesana, due punti di riferimento quotidiani per chi affronta difficoltà crescenti. Oltre all’aiuto materiale, queste realtà rappresentano infatti un luogo di ascolto, accoglienza e sostegno umano. Per conoscere le modalità di partecipazione o per ulteriori informazioni è possibile rivolgersi alla propria parrocchia o contattare direttamente la Caritas.

La locandina Caritas de “La spesa sotto l’albero”

Panettoni solidali: un dono che aiuta chi è in difficoltà

Torna anche quest’anno la tradizionale vendita dei panettoni artigianali solidali, disponibili fino al 6 gennaio in tutte le parrocchie della diocesi. Acquistare un panettone significa portare in tavola un prodotto buono e allo stesso tempo sostenere famiglie fragili, in particolare quelle colpite dall’emergenza abitativa. Ogni panettone diventa così un gesto di vicinanza e di condivisione, capace di trasformare un dono semplice in un aiuto concreto per chi sta vivendo un momento difficile.

La locandina Caritas per la vendita dei panettoni artigianali solidali

Giocattoli e libri per un Natale speciale dei bambini

La Caritas propone inoltre una raccolta di giocattoli e libri destinati ai bambini meno fortunati. Si cercano giocattoli nuovi o in ottime condizioni e libri adatti a tutte le età, con l’intento di portare un po’ di gioia nelle case di chi ha meno opportunità. La consegna può essere effettuata all’Emporio della solidarietà in via XI Settembre 37, durante gli orari di apertura (martedì dalle 14 alle 17.30, giovedì dalle 8 alle 12 e dalle 14 alle 17.30, sabato dalle 8 alle 12), oppure all’oratorio “Ore d’Oro” di Trestina il 6 dicembre dalle 15.30 alle 18.30. Un piccolo dono può davvero illuminare il Natale di un bambino e contribuire a costruire una comunità più attenta e solidale.

La locandina Caritas per la raccolta natalizia dei giocattoli

A teatro, una “serata solidale” con Aldo Cazzullo

La solidarietà passa anche attraverso la cultura. Sabato 13 dicembre, alle ore 21, il Teatro degli Illuminati ospiterà un evento speciale dedicato a san Francesco: la presentazione del nuovo libro di Aldo Cazzullo, Francesco. Il primo italiano. L’autore esplora l’attualità della figura del santo di Assisi, presentandolo come una delle radici fondative dell’identità italiana. L’incontro, promosso dalla Diocesi tifernate e dalla Caritas in collaborazione con il Comune di Città di Castello e con gli assessorati alla Cultura e alle Politiche sociali, ha una chiara finalità solidale: l’intero incasso sarà devoluto alle iniziative Caritas per affrontare l’emergenza abitativa, che coinvolge numerose famiglie del territorio.

Si tratta di un appuntamento che unisce cultura, memoria storica e solidarietà, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire la forza del messaggio francescano. Cazzullo ha espresso grande entusiasmo per il ritorno a Città di Castello, ricordando il calore e l’attenzione del pubblico del Teatro degli Illuminati. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare allo 0758529613 (dal lunedì al giovedì, dalle 10 alle 12) oppure scrivere a teatro@comune.cittadicastello.pg.it.

La locandina Caritas per la serata a teatro con Aldo Cazzullo

Trasformare l’Avvento in luce condivisa

La Caritas invita tutti a trasformare l’Avvento in un gesto di attenzione verso chi vive tempi difficili. Ogni raccolta, ogni panettone solidale, ogni giocattolo donato e ogni partecipazione agli eventi culturali può accendere una luce nella vita di qualcuno. Per informazioni più dettagliate sulle iniziative è possibile contattare gli uffici Caritas o inviare un messaggio WhatsApp al numero 3792149166.

Sorrisi e dignità: sei mesi di attività per l’ambulatorio odontoiatrico Caritas

Negli ultimi anni, in Italia, il fenomeno della povertà sanitaria ha assunto proporzioni preoccupanti. L’accesso alle cure, pur in un sistema universalistico, non è garantito per tutti. Le cure odontoiatriche, spesso escluse dagli interventi di base, rappresentano uno degli ambiti in cui la rinuncia è più frequente. «Il problema della povertà sanitaria è ormai un problema che si avverte drammaticamente nel nostro Paese», afferma Gaetano Zucchini, direttore della Caritas diocesana di Città di Castello. «Sempre più persone non riescono a curarsi in maniera corretta e questo dato è salito vertiginosamente negli ultimi anni».

Zucchini sottolinea come la disparità di accesso alle cure stia crescendo: «Una persona con reddito medio-alto spende in media 1.200 euro l’anno per la propria salute, mentre i più poveri meno di 200 euro. La rinuncia alle cure è enorme, e le cure odontoiatriche rappresentano proprio la rinuncia principale». Proprio la costante osservazione di questo fenomeno sul territorio tifernate ha acceso una consapevolezza: «Era un dato che avevamo riscontrato anche a Città di Castello, al di là dei numeri nazionali» spiega. «Per questo ci siamo messi al lavoro, valutando gli aspetti territoriali, la fattibilità, la sostenibilità economica e soprattutto la possibilità di offrire un servizio dignitoso e stabile».

La nascita dell’ambulatorio “Santa Margherita”

Dopo due anni di progettazione, ricerca di fondi e autorizzazioni, l’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita” – nell’aprile scorso – ha aperto le sue porte. Una struttura costruita con professionalità, rispetto delle norme sanitarie, investimenti sulle attrezzature e soprattutto con il contributo gratuito di odontoiatri e igienisti.

«Abbiamo seguito lo stile Caritas: analisi del territorio, ascolto dei bisogni, valutazione delle possibilità realizzative», racconta Zucchini. «L’apertura è stata resa possibile grazie alla generosità di odontoiatri che lavorano gratuitamente: oggi sono cinque professionisti, con un direttore sanitario, che dedicano il loro tempo per offrire cure di qualità». Il risultato è un servizio che offre prestazioni odontoiatriche di base gratuite, prevenzione, educazione alla salute orale e un vero accompagnamento umano.

I numeri dei primi sei mesi: adulti e bambini curati

Nei primi sei mesi l’ambulatorio ha accolto 44 pazienti: 26 adulti e 18 bambiniGli adulti hanno ricevuto 152 prestazioni, tra visite, otturazioni, terapie canalari, estrazioni e radiografie, per un valore pari a circa 20 mila euro. I bambini hanno ricevuto 56 prestazioni, per un valore di quasi 4 mila euro.

Per Zucchini questi numeri parlano da soli: «I dati che abbiamo raccolto non servono a dire se siamo stati più o meno bravi, servono a raccontare l’entità del problema. E l’entità è enorme», sottolinea. «Questa esperienza sta dando a tante persone fragili una speranza concreta di terapia». L’esigenza è così diffusa che le richieste stanno superando i confini locali: «Il passaparola sta arrivando ben oltre la nostra diocesi. Stiamo già valutando pazienti provenienti da altre diocesi umbre» aggiunge il direttore Caritas.

Una sanità che accoglie: il metodo clinico e umano

Il direttore sanitario dell’ambulatorio, Guido Lombardo, riassume il cuore del progetto: «Il nostro intervento è un intervento di pazienza, oltre che di competenza. I pazienti arrivano spesso con un grado di malattia orale molto importante, ma ciò che conta è che si sentano accolti e ascoltati». Lombardo insiste sulla presa in carico integrale: «Non risolviamo solo il piccolo problema: cerchiamo di restituire la bocca a una condizione di benessere. Vogliamo far passare il paziente da uno stato di malattia a uno stato di salute, anche psicologico».

Questo si traduce in un approccio orientato al recupero, non alla “bonifica totale”: «La politica delle estrazioni non è quella che abbiamo scelto» spiega. «Cerchiamo di recuperare tutto quello che è possibile recuperare, perché la bocca è un luogo di identità. Una persona già vive una mutilazione, non possiamo aggiungerne un’altra». Il lavoro è reso possibile da una squadra coesa: «Mi avvalgo di colleghi competenti e di uno staff infermieristico e amministrativo qualificato. Questo permette che la nostra esperienza vada avanti in maniera serena», aggiunge Lombardo.

Ma il feedback più forte arriva dai pazienti: «Capita che qualcuno dica: “Per la prima volta oggi ho iniziato a masticare con i miei denti”. Questa è la gratifica più grande: ridare sorriso e fiducia».

Una famiglia prima ancora che un ambulatorio

Tra le stanze dell’ambulatorio si respira un clima umano unico, dove le relazioni sono parte integrante del percorso di cura. «Questa è diventata una grande famiglia», racconta Elisabetta Nesci, assistente alla poltrona. «I pazienti si rivolgono a noi con molta umiltà e con una gioia enorme. Ti abbracciano, ti ringraziano mille volte, ti portano persino la cena. È un’esperienza che arricchisce umanamente». Maria Grazia Ceci, che cura la segreteria, aggiunge: «Non mi sarei mai aspettata di trovare persone che lavorano con tanto amore verso gli altri. È commovente, davvero commovente».

Uno sguardo al futuro

L’ambulatorio “Santa Margherita” – l’ultima opera segno della Caritas diocesana tifernate, in ordine di tempo – è oggi un presidio sanitario e sociale prezioso, capace di restituire dignità a chi per anni ha vissuto nel dolore o nella vergogna di non potersi curare. «Forse abbiamo imboccato la strada giusta», dice Zucchini. «L’importante è portare avanti questo progetto con dignità, cura e attenzione verso i più fragili». Le richieste aumentano, la rete si allarga, la comunità risponde. E ogni sorriso ritrovato non è solo il risultato di una cura, ma il segno di una rinascita possibile.

Sinodalità: al via il nuovo itinerario della Scuola diocesana di formazione teologica

Giovedì 20 novembre 2025, alle ore 21, nella sala Santo Stefano del Palazzo Vescovile di Città di Castello, prende ufficialmente il via il nuovo percorso 2025-2026 della Scuola diocesana di formazione teologica “Cesare Pagani – 1975”, giunta al suo 51° anno di attività. Un cammino che, anche quest’anno, vuole accompagnare la comunità diocesana nella crescita culturale, spirituale e civile, mettendo al centro il tema della sinodalità.

Un anno dedicato alla sinodalità

Il filo rosso dell’intero itinerario sarà l’educazione alla sinodalità, dimensione che negli ultimi anni è diventata un orizzonte fondamentale per la vita della Chiesa.

«Abbiamo parlato a lungo di sinodo e di sinodalità – spiega don Romano Piccinelli, direttore e coordinatore della Scuola – e ci rendiamo conto di aver tutti bisogno di essere educati secondo questa prospettiva di matrice profondamente ecclesiale».

L’obiettivo è offrire strumenti e spazi di riflessione che permettano ai partecipanti di comprendere e vivere la sinodalità come mentalità, stile e pratica ecclesiale.

Una teologia che ascolta il presente

Don Romano Piccinelli

Oltre al tema centrale, il nuovo anno di formazione guarderà ai grandi interrogativi del tempo presente: la vita civile e democratica, la responsabilità sociale, le sfide politiche e culturali, la ricerca religiosa e spirituale, il dialogo con il mondo contemporaneo.

«È la luce della fede che orienta la nostra intelligenza e la nostra ragione – aggiunge don Romano – ad approfondire i contenuti e le tematiche tenendo conto dello spirito del Vangelo, da vivere non solo teoricamente, ma nella pratica della vita delle persone e della società intera».

Un approccio che intreccia dimensione teologica e quotidianità, nella convinzione che la fede sappia offrire criteri per leggere il mondo e orientare le proprie scelte.

Struttura dell’itinerario: moduli, laboratori e tre eventi straordinari

Il percorso 2025-2026 si articolerà in tre moduli, ognuno composto da tre incontri e un laboratorio, a cui si aggiungeranno tre appuntamenti aperti al pubblico.

Tra i temi approfonditi: In ascolto del Vangelo di Matteo; Con premura ecclesiale; A contatto con la fragilità dell’esistenza, in occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco.

Sono previsti anche tre focus tematici: L’imbarazzo e il coraggio della pace oggi (18 dicembre 2025); Sinodalità, democrazia e partecipazione (13 febbraio 2026); Intelligenza artificiale, nel rispetto della persona umana e per il bene comune (25 marzo 2026).

Gli incontri si svolgeranno ogni giovedì, da novembre a marzo, nella sala Santo Stefano del Palazzo Vescovile.

Una proposta per tutti

La Scuola diocesana “Cesare Pagani” conferma la propria vocazione inclusiva: non solo formazione per gli operatori pastorali, ma una vera e propria occasione di crescita per l’intero popolo di Dio – credenti e non credenti –, per chiunque desideri approfondire la dimensione spirituale, culturale e sociale del vivere umano.

«La teologia è un servizio alla vita, alla speranza e alla ricerca di senso che attraversa ogni persona», ricorda don Piccinelli.

Il cammino già iniziato: l’anteprima con Daniela Sala

Il nuovo itinerario è stato introdotto da un’anteprima lo scorso 24 ottobre, con la conferenza della prof.ssa Daniela Sala, caporedattrice del mensile Il Regno-Documenti, dedicata al tema: “Oggi e sempre Laudato si’. Per la pace: cura integrale dell’uomo e del creato”.

Un prologo che ha intrecciato spiritualità francescana, ecologia integrale ed educazione alla pace, illuminando la cornice culturale e pastorale del nuovo biennio.

Camminare insieme per pensare e discernere

L’itinerario nasce dalla collaborazione con gli Uffici pastorali della diocesi e diverse realtà culturali del territorio, tra cui Ospedale da Campo, l’altrapagina e il Movimento per la Vita.

«È un cammino che vuole aiutarci a pensare, a discernere e a camminare insieme», conclude don Romano.

Domani, dunque, non solo si apre un nuovo anno di formazione, ma prende forma un percorso comunitario di ascolto, dialogo e corresponsabilità, che invita ciascuno a mettersi in gioco per comprendere, alla luce del Vangelo, le sfide del nostro tempo.

Il depliant dell’itinerario formativo 2025-2026 della Scuola diocesana di teologia (1)

Il depliant dell’itinerario formativo 2025-2026 della Scuola diocesana di teologia (2)