Un itinerario spirituale e umano di quarantadue chilometri immerso nel silenzio dell’Appennino umbro-marchigiano. Dal 16 al 18 ottobre 2026, un folto gruppo di pellegrini ha ripercorso l’antico tracciato che collega Mercatello sul Metauro a Città di Castello, rinnovando un legame secolare nel segno di due sante straordinarie: Veronica Giuliani, la “mistica delle stimmate” e patrona della scherma, e Margherita di Città di Castello, la “guaritrice ferita” proclamata patrona delle persone con disabilità.
Prima tappa: la partenza da Mercatello e la salita a Scalocchio
Il pellegrinaggio si è aperto venerdì 16 ottobre nella piazza principale di Mercatello sul Metauro. La prima sosta si è tenuta presso il Monastero “Sacro Cuore” delle Clarisse Cappuccine, eretto proprio sulla casa natale di Santa Veronica. Qui la comunità di clausura ha accolto i camminatori per la benedizione iniziale. «Tutta la vita di Veronica è stata una ricerca continua e appassionata di Gesù, fino a poter dire: “Finalmente l’Amore si è fatto trovare”», ha ricordato suor Marilena Chiara Bertani, sottolineando come la clausura stessa sia un cammino quotidiano verso l’essenziale.
I pellegrini hanno poi raggiunto la Pieve Collegiata, luogo simbolo custodito dal parroco don Fabio Bricca. La chiesa conserva il fonte battesimale condiviso da entrambe le Sante, l’abito di santa Margherita e la tavola bizantina della Madonna del XII secolo. «Margherita, nata con gravi disabilità e abbandonata dalla famiglia naturale, interpella la nostra società moderna che esalta la prestanza e l’efficienza fisica», ha spiegato don Fabio, evidenziando come la sua storia sia un inno all’accoglienza.
«Veronica ci richiama all’importanza della spiritualità e per il cristianesimo la spiritualità non è una parola vaga: è l’incontro con Cristo. La sintesi del suo messaggio alla Chiesa e al mondo contemporaneo è proprio questa: mettere al centro della vita Cristo e ripartire da Lui», ha detto invece don Fabio riferendosi alla Santa cappuccina.
Il cammino urbano è proseguito verso il ponte romanico, dove il sindaco Alfiero Marchetti ha salutato i partecipanti ricordando il valore storico di un borgo millenario. Attraversando l’antico borgo di Sant’Andrea in Corona, il vicesindaco Gabriele Giovannini ha illustrato le radici contadine del territorio, fino all’arrivo nel pomeriggio all’Abbazia di Scalocchio, antica insula benedettina del VII secolo. Ad accogliere i viandanti c’erano Maurizio Grilli e altri rappresentanti della Confraternita dell’Immacolata Concezione. Grilli ha rievocato la memoria storica della Festa delle Rocche e il profondo legame di Scalocchio con Santa Veronica, che vi sostava regolarmente durante i suoi spostamenti verso la vallata del Tevere.
Seconda tappa: l’ascolto dei boschi e l’accoglienza di Vallurbana
Sabato 17 ottobre i pellegrini si sono mossi dall’Abbazia di Scalocchio alla volta di Vallurbana, affrontando un itinerario di oltre venti chilometri su strade bianche e mulattiere. La giornata è stata caratterizzata da un clima di raccoglimento e dal canto delle campane intonato lungo le soste presso chiesine e pievi dal musicista e pellegrino Alessandro Bianconi.
La dimensione del cammino ha favorito la condivisione spontanea tra i partecipanti. Gregorio Cestini e Valentina Paoloni hanno raccontato l’emozione di staccare dalla frenesia quotidiana: «La bellezza sta nel partire con l’essenziale nello zaino e condividere il percorso; camminare ci permette di riappropriarci del tempo e immergerci nella natura». Tra i partecipanti anche Elena, pellegrina veterana di Apecchio che già in passato aveva percorso il cammino, testimoniando la forte forza di attrazione spirituale di questo tracciato.
Nel tardo pomeriggio il gruppo è giunto alla Chiesa di Vallurbana. Qui la restauratrice Lucia Gustinelli ha narrato la commovente storia del restauro dell’affresco della Madonna: «L’immagine era storicamente priva del volto, eppure gli abitanti del luogo, con immensa devozione, hanno sempre visto in quel busto lo sguardo protettivo di una madre». A farle eco è stata la residente Clara Crocioni, che ha ricordato le origini agricole della comunità e la gioia di vedere oggi giovani famiglie ristrutturare le vecchie case del borgo.
Terza tappa: l’arrivo a Città di Castello nel segno della comunione
Domenica 18 ottobre l’ultima tappa si è aperta con la Santa Messa alle ore 9 nella Chiesa di Vallurbana, presieduta dal vescovo di Città di Castello e Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini. Lui stesso – come aveva già fatto sabato mattina – ha poi percorso a piedi l’ultimo tratto insieme ai viandanti, salendo verso Fraccano e scendendo lungo le mulattiere collinari verso la città.
«È stato un percorso meraviglioso attraverso i nostri boschi, su sentieri agevoli che permettono di camminare in pace senza incrociare nessuno per ore», ha dichiarato il vescovo Luciano al termine della discesa, sottolineando la matrice comunitaria dell’esperienza.
L’arrivo a Città di Castello ha visto il suo momento culminante nel Monastero delle Clarisse Cappuccine di Santa Veronica. La Madre Abbadessa suor Chiara Veronica Sebastiano ha accolto i pellegrini con parole di profonda gratitudine: «Vi abbiamo accompagnato con la preghiera. Vi siete messi sulle orme di Veronica e Margherita, due donne che hanno cercato in modi diversi, ma con lo stesso ardore, un unico volto e un unico grande Amore».
Un’eredità viva per il territorio
Il successo di questa tre giorni ha confermato come il Cammino delle due Sante non sia soltanto una rievocazione storica, ma una vera e propria risorsa pastorale, umana e culturale. L’esperienza unisce la valorizzazione del paesaggio montano all’accessibilità inclusiva, proiettando l’intero territorio verso l’appuntamento del 300° anniversario della morte di santa Veronica Giuliani nel 2027.
La riuscita dell’iniziativa è il frutto di una corale sinergia istituzionale ed ecclesiale che ha visto lavorare in stretta comunione l’Arcidiocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado e la Diocesi di Città di Castello, insieme alle amministrazioni comunali di Mercatello sul Metauro, San Giustino e Città di Castello. Un contributo prezioso è giunto dalle comunità parrocchiali, dai sacerdoti, dalle secolari confraternite locali e dalle comunità monastiche delle Clarisse Cappuccine del Monastero “Sacro Cuore” di Mercatello e del Monastero di Santa Veronica a Città di Castello, custodi spirituali dell’itinerario.
Un riconoscimento del tutto speciale va all’associazione “Le Rose di Gerico”, pilastro organizzativo e guida del pellegrinaggio, e in modo particolare ad Angelica Lombardo e Claudio Milli. Con la loro costante presenza, la professionalità e una straordinaria sensibilità umana, Angelica e Claudio hanno saputo prendersi cura di ogni singolo pellegrino, garantendo sicurezza, ascolto e una calorosa accoglienza in ogni tappa. La loro dedizione ha trasformato il semplice camminare in una profonda esperienza di fraternità, facendo sentire ciascun partecipante custodito e parte di un’unica grande famiglia sui passi di Veronica e Margherita.
- Il Cammino delle due sante Margherita e Veronica
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