Da Città di Castello e Gubbio a Lourdes, un pellegrinaggio da riportare nella vita

Si è concluso nel fine settimana scorso il pellegrinaggio regionale dell’Unitalsi dell’Umbria al santuario mariano di Lourdes, esperienza che ha riunito 577 partecipanti provenienti dalle diverse diocesi umbre. Una presenza significativa è arrivata anche dalle Chiese di Gubbio e Città di Castello, con circa 90 pellegrini partiti dall’area di Gubbio e Umbertide e una quindicina dalla diocesi tifernate.

A guidare il pellegrinaggio, insieme ai sacerdoti, alle religiose, ai volontari, alle dame e ai barellieri dell’Unitalsi, sono stati i vescovi umbri Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve, e Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Gubbio e di Città di Castello. Presente anche il vescovo emerito di Orvieto-Todi, Benedetto Tuzia.

Sono state giornate intense, scandite dalla preghiera, dalle celebrazioni, dal servizio ai malati, dagli incontri e dai momenti vissuti nei luoghi legati alle apparizioni della Vergine a Bernadette. Un cammino nel quale la dimensione personale della fede si intreccia continuamente con quella comunitaria: pellegrini di età ed esperienze differenti che condividono il viaggio, la fatica, le domande, il silenzio e il servizio.

Il pellegrinaggio umbro si è incrociato a Lourdes anche con il cammino dei 420 giovani dell’Arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve diretti verso Santiago de Compostela, offrendo per alcune ore l’immagine di una Chiesa regionale capace di riunire generazioni e vocazioni diverse attorno a una stessa esperienza di fede.

«Il pellegrinaggio non finisce»

È stato mons. Luciano Paolucci Bedini a presiedere e a pronunciare l’omelia della Messa dell’arrivederci, celebrata il 24 luglio nella basilica sotterranea di San Pio X. Il vescovo ha invitato i pellegrini a non considerare Lourdes soltanto come la meta raggiunta dopo il viaggio, ma come un punto dal quale ripartire.

«Il pellegrinaggio non finisce», ha ricordato. Tornare a casa, infatti, non significa riprendere semplicemente «la vita di prima», lasciando a Lourdes ciò che si è ricevuto. I doni sperimentati nei giorni trascorsi al santuario, ha sottolineato Paolucci Bedini, sono destinati a continuare a lavorare nella vita quotidiana e a portare frutto.

Richiamando la parabola evangelica del seminatore, il vescovo ha paragonato il pellegrinaggio alla cura del terreno del cuore: riaprire ciò che si è indurito, liberare il terreno dai rovi e dai sassi e permettere alla parte buona presente in ciascuno di diventare nuovamente feconda.

Quattro doni da riportare a casa

Quattro, in particolare, le esperienze che mons. Paolucci Bedini ha indicato ai pellegrini come eredità di Lourdes: il silenzio, la preghiera, la fraternità e la carità.

Il primo è un «silenzio abitato», capace di interrompere il rumore e la corsa delle giornate e di restituire spazio all’ascolto di se stessi e di Dio. Poi la preghiera, non soltanto come domanda o supplica, ma anzitutto come ascolto di quella Parola che ricorda a ogni uomo e ogni donna di essere, davanti a Dio, «figli amati».

Il terzo dono è la fraternità sperimentata durante il viaggio. Una dimensione che il vescovo ha indicato come «l’unico antidoto alla solitudine», invitando i pellegrini a trasformare anche le comunità e i gruppi di appartenenza in luoghi di accoglienza, amicizia e condivisione.

Infine la carità, resa visibile a Lourdes dal servizio dei volontari e dall’attenzione riservata in particolare alle persone malate e fragili, ma chiamata a proseguire una volta tornati nelle proprie città e nelle proprie parrocchie. Perché, ha ricordato Paolucci Bedini, non esiste una vita autenticamente cristiana che non si traduca nella «vicinanza e nel servizio agli altri fratelli», soprattutto a chi attraversa sofferenza, bisogno, solitudine e fatica.

È dunque con questo patrimonio che anche i pellegrini di Gubbio, Umbertide e Città di Castello hanno fatto ritorno nelle proprie comunità. Lourdes resta alle spalle come luogo geografico, ma il pellegrinaggio continua: nel silenzio da ritrovare, nella preghiera quotidiana, nelle relazioni da custodire e soprattutto nello sguardo da rivolgere a chi cammina accanto.