Scuola di Italiano Caritas, una nuova casa per una comunità che cresce

«Quando uno straniero arriva qui è tutto buio. Non capisce le parole, non conosce le leggi, non sa come muoversi. Poi incontra una comunità e tutto cambia». Le parole di Maryna, arrivata dall’Ucraina con i figli dopo lo scoppio della guerra, raccontano meglio di qualsiasi discorso il significato dell’inaugurazione dei nuovi locali della Scuola di Italiano per stranieri della Caritas diocesana di Città di Castello, che c’è stata venerdì 3 luglio in via San Florido.

Quella inaugurata non è semplicemente una nuova sede. È la casa di un’esperienza che negli anni recenti è cresciuta grazie all’impegno di operatori, insegnanti e volontarie, accompagnando decine di persone provenienti da Paesi diversi in un percorso che ha nella lingua italiana il punto di partenza, ma che conduce ben oltre: verso l’autonomia, il lavoro, le relazioni e la piena partecipazione alla vita della comunità.

Una scuola nata dall’ascolto dei bisogni

L’inaugurazione è stata volutamente costruita come un racconto corale, lasciando spazio alle testimonianze degli studenti e di quanti, ogni giorno, rendono possibile questa esperienza.

A ripercorrerne la storia sono state Laura Santinelli ed Eva Piersimoni, operatrici della Caritas diocesana. La scuola nasce all’interno del centro di accoglienza gestito dalla Caritas per la Prefettura di Perugia, inizialmente rivolta ai richiedenti asilo. Ben presto, però, emerge un bisogno più ampio e, grazie a un progetto finanziato con i fondi dell’8xmille, i corsi vengono aperti a tutti gli stranieri interessati a imparare l’italiano. Da allora il numero degli studenti cresce costantemente, così come cambiano gli spazi che li ospitano: dalla piccola sede della Caritas all’ex Seminario, poi alla mensa e infine ai nuovi locali messi a disposizione dalla Diocesi.

«Quello che cerchiamo di costruire – ha spiegato Santinelli – sono prima di tutto relazioni. Le lezioni passano attraverso il dialogo, l’ascolto e attività capaci di coinvolgere anche chi arriva senza conoscere una parola d’italiano». Una scuola che non si pone in alternativa al Centro provinciale per l’istruzione degli adulti (Cpia), ma in piena collaborazione con esso, accogliendo chi, per motivi burocratici, lavorativi o familiari, rischierebbe di rimanere escluso dai percorsi ordinari di formazione.

Le storie che danno un volto all’inclusione

A dare il volto concreto a questo progetto sono state soprattutto le testimonianze degli studenti.

Mohamed, arrivato dall’Egitto quasi tre anni fa, ha raccontato il proprio percorso di integrazione con una frase tanto semplice quanto efficace: «Senza la lingua non puoi fare niente». Per lui imparare l’italiano ha significato poter lavorare, parlare con le persone, affrontare da solo gli uffici pubblici e costruire una vita autonoma. Anche oggi, dopo il lavoro, continua a frequentare le lezioni perché, spiega, «ogni giorno si può imparare qualcosa di nuovo».

Commovente anche il racconto di Ousmane, originario della Guinea Conakry. Dopo un viaggio durato oltre due anni e mezzo attraverso Mali, Algeria, Libia e Tunisia, è arrivato a Lampedusa nell’agosto del 2023 e poi a Città di Castello. Qui ha trovato una rete di persone che lo ha accompagnato passo dopo passo: prima l’apprendimento della lingua, poi il Servizio civile, le certificazioni linguistiche, la licenza media e infine un lavoro stabile. Oggi continua a studiare perché, dice con determinazione, «voglio andare avanti».

Maryna, invece, ha raccontato il disorientamento vissuto nei primi mesi trascorsi lontano dall’Ucraina. «Pensavo di tornare presto a casa e non avevo iniziato a studiare l’italiano. Poi ho capito che era necessario. Qui ho trovato persone che mi hanno aiutato a parlare senza paura, a conoscere il territorio e a sentirmi parte di una comunità».

Oumaima ha ricordato come la scuola le abbia aperto una “finestra di possibilità”: pur senza documenti regolari ha potuto iniziare a studiare l’italiano, avviando un percorso che l’ha condotta alla formazione, al Servizio civile e a una maggiore autonomia personale e lavorativa.

Il valore del volontariato e dell’accoglienza

Accanto agli studenti ci sono le volontarie, molte delle quali insegnanti in pensione. Tra loro – insieme a Daniela e Antonella – c’era Alberta Marinelli, che ha raccontato come questa esperienza abbia restituito significato anche al proprio percorso personale: «Quando entro qui mi sento a casa. Ogni piccolo passo avanti di questi ragazzi è come vedere sbocciare un fiore».

Un impegno che il direttore della Caritas diocesana, Gaetano Zucchini, ha definito una vera «palestra di dignità». «Qui – ha spiegato – non si insegna soltanto una lingua, ma si accompagnano le persone nella costruzione del proprio futuro. La Caritas vive la sussidiarietà come uno stile e vuole intercettare bisogni che rischierebbero di rimanere senza risposta. La cosa più bella è vedere la gioia di chi accoglie: il dono riempie il cuore non solo di chi lo riceve, ma anche di chi lo offre».

Il vescovo: «Una scuola che è già una comunità»

A raccogliere il filo delle testimonianze è stato il vescovo di Città di Castello e di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini, che ha invitato a guardare oltre l’aspetto didattico dell’iniziativa.

«L’inaugurazione di questi nuovi locali ci offre l’occasione per riflettere su un servizio che la Caritas svolge da anni grazie all’impegno di tanti volontari. Qui le persone vengono accolte, ascoltate e accompagnate a entrare, poco alla volta, nella realtà in cui sono arrivate». Poi la sintesi che ha dato il senso all’intero pomeriggio: «È una scuola di lingua, ma di fatto è una comunità che crea un percorso di integrazione e di inclusione».

Sulla stessa linea anche l’intervento di Benedetta Calagreti, assessore alle Politiche sociali e all’inclusione sociale, che ha portato il saluto dell’intera amministrazione comunale di Città di Castello. All’inizio dell’incontro inaugurale, anche il sindaco Luca Secondi era passato per un saluto ai responsabili e volontari della Caritas diocesana tifernate.

L’iniziativa proseguirà con due appuntamenti aperti al territorio. Lunedì 6 luglio, dalle 18 alle 20, nei locali della Scuola di Italiano di via San Florido 25, si terrà una lezione aperta rivolta a insegnanti, educatori, operatori e volontari interessati a conoscere il metodo didattico sviluppato dalla Caritas. Mercoledì 8 luglio, dalle 18.30 alle 20, il Bar La Piazzetta ospiterà invece “Conversazioni dal mondo”, un incontro aperto alla cittadinanza per dialogare con gli studenti della scuola e favorire l’incontro tra culture ed esperienze diverse. Per partecipare a entrambi gli appuntamenti è richiesta la prenotazione telefonando allo 075 8553911 oppure scrivendo a info@caritascdc.it.