Archivi della categoria: COMUNICATI STAMPA

La Scuola di formazione teologica “Pagani” compie 50 anni: pomeriggio di memoria e di festa fissato per domani, 6 giugno

CITTÀ DI CASTELLO (5 giugno 2025) – Cinquant’anni di impegno formativo, di dialogo con la cultura, di servizio alla Chiesa e alla comunità. È questo il traguardo che la Scuola diocesana di formazione teologica “Cesare Pagani – 1975” si appresta a celebrare con una festa aperta a tutti, in programma per domani, venerdì 6 giugno, alle ore 17.30, nella sala della Cera e giardino annesso delle Piccole ancelle del Sacro Cuore a Città di Castello. L’anniversario arriva al termine dell’itinerario formativo 2024-2025 della Scuola, intitolato “Il giubileo della speranza e della giustizia sociale nel processo sinodale della Chiesa”, che si è concluso nell’aprile scorso.

Le testimonianze di chi ha guidato la Scuola

La serata del 6 giugno inizierà con la preghiera del Vespro, per poi dare spazio alle testimonianze dei quattro direttori che nel tempo hanno guidato l’istituzione: don Giovanni Cappelli, don Antonio Ferrini, il vescovo Nazzareno Marconi e don Romano Piccinelli, attuale coordinatore. Sarà inoltre ricordato don Giovanni Andreani, primo direttore della Scuola, scomparso nel 1995. Non mancheranno momenti di condivisione libera, in cui i presenti potranno portare il proprio contributo attraverso ricordi e valutazioni personali. A chiudere l’incontro sarà l’intervento del vescovo Luciano Paolucci Bedini, che proporrà alcune riflessioni sul futuro della formazione teologica nella Diocesi tifernate, ispirandosi al cammino fatto e alle sfide del presente.

L’appello di don Romano Piccinelli

Un opuscolo commemorativo, che raccoglie episodi e tratti significativi dei 50 anni di attività della Scuola, sarà distribuito a tutti i partecipanti. Don Romano Piccinelli, coordinatore della Scuola, lancia un appello a tutta la comunità: «Desideriamo che la festa riesca nel migliore dei modi, invitando e facendo in modo che ci siano tutti coloro che, ancora viventi, hanno partecipato, negli anni, ai nostri incontri. Anche se avessimo un archivio zeppo di dati – e non l’abbiamo! – esso non potrebbe sostituire la conoscenza capillare delle singole persone che ciascuno di voi porta nella testa e nel cuore. Ci affidiamo ai vostri ricordi, al vostro spirito di osservazione, ai vostri inviti, in una parola, alla vostra collaborazione». L’invito è rivolto in modo particolare a presbiteri, diaconi e operatori pastorali, affinché coinvolgano chi, negli anni, ha camminato insieme alla Scuola in questo importante servizio alla fede e alla riflessione teologica. Una tappa significativa nel cammino della Chiesa diocesana, che guarda con gratitudine al passato e con fiducia rinnovata al futuro.

Giovanni Silvestrini ordinato diacono nella Cattedrale di Città di Castello: “Servire con gioia e fraternità”

CITTÀ DI CASTELLO – Nella solennità dei santi martiri Crescenziano e compagni, lunedì 2 giugno, la Cattedrale di Città di Castello ha accolto l’ordinazione diaconale di Giovanni Silvestrini. A presiedere la celebrazione – in un clima di gioia e di festa – il vescovo diocesano mons. Luciano Paolucci Bedini, che ha imposto le mani e pronunciato la preghiera consacratoria su Giovanni, incardinando il nuovo diacono nella Chiesa tifernate. La liturgia è stata concelebrata, insieme a tutto il clero diocesano, anche dal vescovo emerito della Chiesa tifernate, mons. Domenico Cancian

La data scelta non è stata casuale. “Quando abbiamo scelto insieme questa data – ha ricordato il vescovo Luciano nell’omelia – pensavamo a san Crescenziano e ai suoi compagni martiri, che in questo nostro territorio hanno seminato per primi il Vangelo. Il loro tributo di sangue ha irrigato la fede di questo popolo e oggi accoglie l’offerta della tua vita donata per amore a servizio del Vangelo”.

 

Una storia vocazionale segnata dalla rinascita

 

Giovanni Silvestrini, 46 anni, originario di Città di Castello, è cresciuto nella frazione di San Martin D’Upò. Dopo gli studi in ragioneria e un’attività lavorativa come coltivatore diretto nel settore della legna da ardere, ha vissuto un lungo periodo lontano dalla Chiesa. Ma, come ha ricordato don Francesco Verzini, rettore del Pontificio Seminario regionale umbro “Pio XI” di Assisi, è stato “grazie alla testimonianza del fratello minore e alla partecipazione a un seminario di Vita nuova nello Spirito promosso dalla comunità Magnificat” che Giovanni ha riscoperto la fede e avvertito la chiamata alla vocazione.

Nel 2018 è entrato nel percorso formativo propedeutico e poi nel Seminario regionale. “Giovanni è un uomo di preghiera viva e fede radicata, riflessivo e operoso – ha detto don Verzini – capace di commuoversi di fronte all’ingiustizia e di non rimanere indifferente al bisogno altrui. Posso attestare che ne è degno”, ha concluso presentando il candidato durante il rito.

 

L’invito del Vescovo: “Vivi il tuo ministero come un fratello tra i fratelli”

 

Il vescovo Paolucci Bedini ha centrato l’omelia sul brano evangelico “Rimanete nel mio amore”, sottolineando che la vita cristiana e il ministero diaconale “non sono nostri, ma di Cristo”. Ha ricordato a Giovanni che il servizio va vissuto “tra i fratelli e per loro, ma sempre come un fratello che ha bisogno anche del dono degli altri”.

Un’attenzione particolare è stata dedicata al senso della fraternità e della carità, vissute come segno concreto della fede: “La carità più grande che possiamo fare al mondo è l’evangelizzazione – ha affermato il Vescovo – che va vissuta nello stile dell’incarnazione: scendere, vedere, ascoltare, toccare, consolare, condividere”.

 

Una comunità in festa

 

La celebrazione è stata preceduta, domenica primo giugno, da una veglia di preghiera nella chiesa arcipretale di San Giustino, la comunità dove Giovanni ha svolto il suo tirocinio pastorale. Lì amici, parrocchiani e confratelli si sono uniti in preghiera per accompagnarlo nel passo decisivo verso il ministero ordinato.

Nel pomeriggio del 2 giugno, il neo-diacono ha partecipato – insieme al vescovo Luciano e ad altri fedeli – al pellegrinaggio presso Pieve de’ Saddi, luogo del martirio e della sepoltura di san Crescenziano, per rendere omaggio a quei testimoni della fede che hanno aperto la strada al Vangelo nell’Alta Valle del Tevere.

 

2 giugno. Ordinazione diaconale di Giovanni Silvestrini

Il 2 giugno la chiesa di Città di Castello fa memoria di san Crescenziano e dei compagni martiri che hanno evangelizzato il territorio altotiberino.

I santi martiri

Il nome di Crescenziano, nei libri liturgici locali, compare sempre associato a quello di un gruppo di martiri sepolti nella pieve di Saddi (nel comune di Pietralunga): Giustino, Faustino, Veriano, Orfito, Grivicciano, Benedetto, Eutropio, Fortunato, Esuperanzio. I martiri di Saddi hanno goduto nel medioevo di un culto intenso in Italia centrale. La sua venerazione si è sviluppata in età altomedievale, in particolare a Urbino, a partire dal 1068. In quell’anno, infatti, il vescovo di Città di Castello, Fulcone, donò l’insigne reliquia del corpo del santo al vescovo di Urbino, il beato Mainardo, che lo collocò nella ricostruita cattedrale e ne fece il patrono della città.
Soldato dell’esercito romano, Crescenziano sarebbe stato espulso dalle file militari a motivo della sua fede cristiana. Giunto a Città di Castello vi avrebbe annunciato per primo il Vangelo.
A motivo del suo rifiuto di sacrificare agli dei pagani subì il martirio, secondo una delle tradizioni il 1 giugno dell’anno 303 e fu sepolto in località Saddi, dove poi sorse la pieve a lui intitolata.

L’ordinazione

Proprio lunedì 2 giugno alle ore 10.30 nella Cattedrale di Città di Castello il vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini ordinerà diacono il seminarista Giovanni Silvestrini che ha percorso il cammino di formazione al sacerdozio presso il seminario regionale “Pio XI” di Assisi.

La veglia di preghiera

Domenica 1 giugno alle ore 21 nella chiesa arcipretale di San Giutino, la comunità dove attualmente Giovanni svolge la propria esperienza pastorale, si svolgerà la veglia di preghiera in preparazione alla celebrazione.

Giubileo e indulgenza, una conferenza e una mostra ne raccontano il significato e la storia per la Chiesa

CITTÀ DI CASTELLO (24 maggio 2025) – Venerdì 23 maggio si è tenuta presso il Museo diocesano di Città di Castello la conferenza “Indulgenza: storia e significato”, promossa nell’ambito delle iniziative culturali e religiose in preparazione al Giubileo del 2025. L’evento ha rappresentato un’importante occasione per approfondire, alla luce della storia e della teologia, uno dei temi più caratteristici dell’Anno Santo: l’indulgenza plenaria.

A guidare la riflessione sono stati due esperti relatori: don Andrea Czortek, vicario generale della diocesi, e don Alberto Gildoni, incaricato diocesano per il Giubileo 2025. Al termine dell’incontro è stata inaugurata la mostra documentaria “Beatorum apostolorum limina visitare”, allestita presso il Museo e il Seminario diocesano.

 

 

Il significato dell’indulgenza: la relazione di don Andrea Czortek

Nella sua ricca relazione, don Andrea Czortek ha ripercorso le origini storiche e il significato ecclesiale dell’indulgenza, definendola come “la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele acquista per intervento della Chiesa”. Questo dono spirituale, ha spiegato il relatore, è espressione della misericordia di Dio e della comunione dei santi, un’opportunità di purificazione e conversione anche in favore dei defunti.

Don Czortek ha illustrato l’evoluzione dell’indulgenza, dalle prime concessioni nel medioevo alle indulgenze plenarie legate ai pellegrinaggi e alle crociate, fino alla loro piena regolamentazione da parte del Concilio di Trento. Ampio spazio è stato dato alla storia dei Giubilei, a partire da quello del 1300 indetto da papa Bonifacio VIII, fino all’Anno Santo 2025, che sarà il primo della storia ad essere aperto da un papa e chiuso da un altro.

Tra i tanti riferimenti storici, il vicario generale della Chiesa tifernate ha ricordato anche i testamenti di pellegrini altotiberini del 1350, conservati nell’Archivio capitolare, testimoni dell’intensa partecipazione popolare al secondo Giubileo della Chiesa.

Pellegrini di speranza: la riflessione di don Alberto Gildoni

Don Alberto Gildoni ha approfondito il senso teologico e pastorale del Giubileo in corso, proclamato da papa Francesco con la bolla “Spes non confundit”. Al centro della sua riflessione, la speranza come motore del cammino cristiano, “una speranza viva” che nasce dalla risurrezione di Cristo e che trova compimento anche attraverso il dono dell’indulgenza giubilare.

Secondo don Gildoni, l’indulgenza rappresenta una “remissione della pena temporale” che segue al perdono sacramentale, e che va compresa come aiuto concreto alla conversione e alla riparazione del male compiuto. Con un’efficace immagine, il relatore ha spiegato: “Il peccato è come un chiodo nel cuore: la confessione lo toglie, l’indulgenza chiude il foro”.

Ha ricordato, inoltre, che il Giubileo del 2025 offre molteplici vie per ottenere l’indulgenza, anche per chi non potrà recarsi a Roma: dai pellegrinaggi locali, alle opere di misericordia, fino all’unione spirituale ai riti tramite i media. L’indulgenza, ha sottolineato, non è solo un atto individuale, ma una chiamata a divenire costruttori di speranza, promuovendo riconciliazione, giustizia e pace.

Un viaggio nella memoria spirituale: la mostra “Beatorum apostolorum limina visitare”

A conclusione della conferenza, i presenti si sono soffermati nella sala documentaria del Museo diocesano per l’inaugurazione della mostra “Beatorum apostolorum limina visitare. Memorie di Giubileo nell’Archivio e nella Biblioteca della diocesi di Città di Castello”. L’esposizione, che resterà aperta per qualche mese, offre uno straordinario percorso tra documenti, testamenti e testimonianze dei Giubilei dal XIV al XX secolo.

Tra i pezzi più apprezzati, un registro notarile del 1350 contenente testamenti di pellegrini umbri in partenza per Roma: la più antica documentazione cittadina relativa a un Anno Santo. Particolare attenzione ha suscitato anche la lettera dell’allora sindaco di Firenze Giorgio La Pira, invitato nel 1975 a tenere un incontro pubblico in occasione del Giubileo.

La mostra si articola in due sedi: il Museo diocesano (visitabile dal martedì alla domenica, ore 10-13 e 15-18) e il Seminario diocesano (dal 3 giugno, aperto dal lunedì al venerdì, ore 8.30-12.30, con apertura pomeridiana il mercoledì fino alle 19).

Cultura e spiritualità per vivere il Giubileo

Conferenza e mostra fanno parte del progetto integrato Mab (Museo, Archivio, Biblioteca), finanziato con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e volto alla valorizzazione del patrimonio culturale e spirituale della diocesi. Dei progetti finanziati con i fondi 8xmille, dell’importanza della firma per la Chiesa cattolica nelle dichiarazioni dei redditi e del sostegno ai sacerdoti ha parlato – all’inizio della conferenza – don Giuseppe Floridi, delegato diocesano per il Sovvenire.

 

Città di Castello celebra il beato Carlo Liviero, vescovo e fondatore delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore

Nell’Anno giubilare della Speranza, la Chiesa di Città di Castello si prepara a vivere un momento di spiritualità e memoria con la festa liturgica annuale del beato Carlo Liviero, vescovo e fondatore delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore. L’appuntamento, in programma per venerdì 30 maggio 2025, coinvolgerà – come sempre – la comunità ecclesiale tifernate.

Il triduo di preparazione

La celebrazione sarà preceduta da un triduo di preparazione, nei giorni 27, 28 e 29 maggio, con inizio alle ore 18.30 nella Cattedrale. Un’occasione per approfondire la figura e il carisma del Beato, la cui testimonianza continua a parlare al cuore dei fedeli.

La celebrazione solenne in Cattedrale

Nella mattinata del 30 maggio, alle ore 10, sempre in Cattedrale, sarà celebrata la santa messa presieduta dal vescovo diocesano Luciano Paolucci Bedini. La liturgia sarà animata dagli alunni della Scuola Sacro Cuore, segno tangibile della vitalità dell’opera educativa voluta dallo stesso Liviero. Al termine della celebrazione, è prevista una visita all’urna del Beato, per un momento personale di preghiera e venerazione.

Da Vicenza alla Chiesa tifernate

La memoria liturgica del beato Carlo Liviero, fissata alla data del 30 maggio, coincide con il giorno del suo battesimo, avvenuto nel 1866. Nato a Vicenza il 29 maggio di quello stesso anno, Carlo Liviero visse un’esistenza segnata dalla carità operosa e dalla dedizione totale al ministero sacerdotale ed episcopale. Ordinato presbitero nel 1888 a Padova, esercitò il suo ministero in parrocchie del vicentino, distinguendosi per un’intensa azione pastorale e sociale.

Nel 1910, papa san Pio X lo chiamò alla guida della Diocesi di Città di Castello. Il suo episcopato fu caratterizzato da un ardente zelo apostolico e da una sorprendente capacità organizzativa, che si tradusse in una molteplicità di iniziative pastorali, sociali e culturali. Tra queste si ricordano la fondazione del settimanale “Voce di popolo”, la creazione della Scuola tipografica per orfani, la Libreria e l’Ospizio Sacro Cuore, il pensionato per giovani lavoratrici, la colonia marina a Pesaro e numerose attività educative e caritative, tutte animate da un’autentica passione evangelica.

La fondazione delle Ancelle e la beatificazione

Particolarmente significativa fu, nel 1915, la nascita della congregazione delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore, che ancora oggi ne custodiscono l’eredità spirituale e apostolica. Il processo di beatificazione si svolse tra il 1977 e il 1982. L’eroicità delle virtù fu riconosciuta nel 2000 e, a seguito del riconoscimento di un miracolo, Carlo Liviero fu proclamato Beato il 27 maggio 2007 proprio a Città di Castello. L’intera comunità diocesana è invitata a partecipare all’ormai prossima solenne celebrazione di quest’anno, per rendere grazie al Signore per il dono di un pastore così ricco di zelo e carità, e per rinnovare l’impegno a camminare nella speranza e nella fede, seguendo l’esempio del beato Carlo Liviero.

 

Indulgenza, tra storia e significato: una conferenza per riscoprirne il valore spirituale

Un’occasione per riflettere sul senso dell’indulgenza nel contesto dell’Anno Santo e per approfondirne le radici storiche e il significato ecclesiale. È questo il cuore della conferenza dal titolo “Indulgenza: storia e significato”, che si terrà venerdì 23 maggio alle 17.30 al Museo diocesano di piazza Gabriotti a Città di Castello.

L’incontro: origini e ruolo tra i credenti

L’incontro rappresenta un’opportunità per approfondire un tema centrale del Giubileo, spesso circondato da curiosità e interpretazioni diverse. I relatori, don Andrea Czortek, vicario generale, e don Alberto Gildoni, incaricato diocesano per il Giubileo, accompagneranno il pubblico in un percorso che ripercorre le origini storiche dell’indulgenza e il suo ruolo nella vita dei credenti. La conferenza offrirà spunti di riflessione sulla dimensione di misericordia e redenzione che questo strumento ecclesiale rappresenta, in collegamento con le celebrazioni giubilari e le pratiche di fede.

La mostra delle memorie giubilari

Al termine della conferenza sarà inaugurata la mostra “Beatorum apostolorum limina visitare. Memorie di Giubileo nell’Archivio e nella Biblioteca della diocesi di Città di Castello”. Il percorso espositivo offre l’occasione di immergersi nella storia spirituale e culturale della diocesi, esplorando testimonianze e documenti legati ai pellegrinaggi e ai Giubilei celebrati nel corso dei secoli.

I fondi 8xmille per i beni culturali

Le due iniziative rientrano nel calendario delle attività culturali e religiose promosse dalla diocesi di Città di Castello per celebrare e far conoscere il Giubileo. La conferenza e la mostra fanno parte del progetto integrato Mab, dedicato ad Archivio, Biblioteca e Museo diocesano, finanziato con i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica e finalizzato alla valorizzazione, alla conoscenza e alla fruizione del patrimonio storico, culturale e devozionale.

Giubileo 2025: passa in Umbria il pellegrinaggio delle associazioni impegnate sui cammini francescani. Le iniziative in programma tra Città di Castello, Pietralunga e Gubbio

Prosegue con entusiasmo il pellegrinaggio a staffetta lungo la Via di Francesco, un’iniziativa promossa in occasione del Giubileo del 2025 da una rete di realtà associative impegnate nella valorizzazione dei cammini francescani. Il pellegrinaggio, partito da Rimini e Firenze il 22 aprile, si propone di unire simbolicamente territori, comunità e spiritualità in un lungo cammino che terminerà a Roma il primo giugno, con l’arrivo dei pellegrini alla Porta Santa di San Pietro.

Il percorso ha già toccato tappe di forte valore spirituale e simbolico, come il Santuario de La Verna – raggiunto lo scorso 26 aprile – e prevede l’arrivo ad Assisi domenica 4 maggio, dinanzi alla tomba di san Francesco. Da lì, il cammino proseguirà attraverso la Valle Santa reatina, fino a Rieti, per poi concludersi nella Capitale.

Elemento fortemente identitario di questo pellegrinaggio è il bordone del pellegrino, accompagnato dal Tau francescano, che viene trasmesso di tappa in tappa come segno di continuità, comunione e testimonianza tra tutti i partecipanti, pellegrini e comunità ospitanti.

Le tappe in Alta Umbria

Particolarmente significativa sarà la tappa in Alta Umbria, nei territori di Città di Castello e Gubbio, che si svolgerà nelle giornate del primo e 2 maggio, sotto il coordinamento dell’associazione Le Rose di Gerico, che fa parte della nuova Rete associativa Via di Francesco in Umbria.

Il cammino inizierà nella mattinata di giovedì primo maggio con il ritrovo alle ore 8.30 nella piazza del Duomo a Città di Castello, dove i pellegrini saranno accolti dal vescovo Luciano Paolucci Bedini. Dopo la benedizione del pellegrino, il gruppo partirà a piedi in direzione Pietralunga, con alcune soste lungo il percorso: la prima prevista verso le ore 10 al Bar Sasso, poi una pausa pranzo a Candeggio alle 13 e un’ulteriore tappa pomeridiana a Pieve de’ Saddi intorno alle 15. L’arrivo a Pietralunga è previsto intorno alle 18.30, dove i partecipanti saranno accolti dal parroco don Francesco Cosa. Il rientro a Città di Castello avverrà con mezzi propri.

Il giorno successivo, venerdì 2 maggio, il pellegrinaggio proseguirà in bicicletta grazie alla collaborazione con il gruppo Go.Cycling. La partenza da Pietralunga è fissata per le ore 14. Dopo una sosta a Loreto intorno alle 16.30, si giungerà a Gubbio, presso la chiesa della Vittorina, verso le ore 18. Alle 18:30 si terranno i Vespri, e al termine sarà possibile partecipare a un momento conviviale con una apericena di fine tappa, per la quale è richiesta la prenotazione via WhatsApp al numero 3661118386 (PiccolAccoglienza di Gubbio). Anche in questo caso il rientro a Città di Castello sarà autonomo.

La partecipazione al pellegrinaggio è libera e aperta a tutti. Chi desidera unirsi, anche solo per un tratto del percorso, a piedi o in bici, è invitato semplicemente a segnalare la propria presenza per permettere una migliore organizzazione. Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare il numero 3711886742, anche via WhatsApp.

Chi promuove l’iniziativa

A promuovere il pellegrinaggio a staffetta sulla Via di Francesco sono quattro associazioni attive nei diversi territori attraversati dal cammino: I Cammini di Francesco in Emilia-Romagna, I Cammini di Francesco in Casentino, la Rete associativa Via di Francesco in Umbria e la Rete associativa della Via di Francesco nel Lazio. Queste realtà da anni collaborano per valorizzare i percorsi spirituali e naturalistici legati alla figura di san Francesco, promuovendo una cultura del cammino come occasione di incontro, fede e fraternità.

Il vescovo Luciano: “Il nostro grazie per il grande dono di Papa Francesco”

La scomparsa improvvisa del Santo Padre Francesco rattrista profondamente i nostri cuori e ci invita alla preghiera unanime per la sua persona. Siamo grati al Signore per quanto ha donato alla sua Chiesa attraverso il ministero di questo Papa. Fino all’ultimo è voluto rimanere in mezzo al popolo che Dio gli aveva affidato, dandoci un esempio di dedizione pastorale e di amore paterno. Ha guidato la Chiesa ad entrare in una nuova epoca, additando a tutti i fedeli cristiani lo stile e la passione con cui siamo chiamati ad annunciare il Vangelo in questo tempo. Lo affidiamo alle braccia misericordiose del Padre che tanto ha voluto indicare ad ogni uomo come il porto sicuro di ogni nostro cammino. Grazie Papa Francesco, riposa in pace. 

Invito le comunità a riunirsi in questi giorni per un momento di preghiera comune in suffragio del Santo Padre Francesco,  così come ciascuno può fare in semplicità nella propria casa, con i suoi familiari, amici e conoscenti.

+Luciano Paolucci Bedini, vescovo di Città di Castello e di Gubbio

 

 

 

I lunedì del Giubileo

In occasione del Giubileo, la Diocesi tifernate ha promosso un’iniziativa con l’intento di offrire a pellegrini e turisti l’opportunità di visitare, anche nel giorno di lunedì, il Museo Diocesano e il Campanile cilindrico. A partire dal 5 maggio sarà possibile accedere alle due strutture il primo lunedì e l’ultimo del mese, con orario dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Per informazioni: beniculturali@diocesidicastello.it – tel. 0758554705.

 

Città di Castello, apre l’ambulatorio odontoiatrico solidale: una risposta concreta alla povertà sanitaria

È stato inaugurato questa mattina l’ambulatorio odontoiatrico solidale “Santa Margherita”, una nuova opera segno della Caritas della Diocesi di Città di Castello, progettata per offrire cure dentistiche gratuite e accessibili a persone in situazione di fragilità economica. Una risposta concreta e necessaria a un bisogno sempre più emergente: la povertà sanitaria, in particolare nell’ambito delle cure odontoiatriche, spesso inaccessibili alle fasce più vulnerabili della popolazione.

La cerimonia di presentazione si è svolta nella sala Santo Stefano del Palazzo Vescovile, alla presenza di numerose autorità religiose, civili e sanitarie. Tra i presenti: il vescovo di Città di Castello e di Gubbio, mons. Luciano Paolucci Bedini; il vescovo di Terni-Narni-Amelia e delegato della Conferenza episcopale umbra per l’area pastorale Carità e Salute, mons. Francesco Soddu; il direttore di Caritas italiana, don Marco Pagniello; il delegato regionale umbro di Caritas, don Marco Briziarelli; il direttore della Caritas diocesana, Gaetano Zucchini; l’assessore regionale al Welfare, Fabio Barcaioli; il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi; il direttore sanitario dell’ambulatorio, Guido Lombardo. A seguire, si è svolta l’inaugurazione ufficiale dell’ambulatorio in piazza Gabriotti, dove ha sede la nuova struttura.

Un’urgenza crescente: i dati della povertà sanitaria

L’iniziativa si inserisce in un contesto nazionale sempre più critico. Secondo i dati del 2023, in Italia oltre 5 milioni e 600 mila persone vivono in povertà assoluta, con un aumento di 1,6 milioni negli ultimi dieci anni. La Caritas ha registrato un +41,6% di richieste di aiuto, in particolare per esigenze sanitarie. Nel 2024, ben 436 mila persone hanno chiesto sostegno per cure o farmaci, segnando un +8% rispetto all’anno precedente.

Le cure odontoiatriche sono tra le più penalizzate: solo il 7% delle risorse sanitarie delle persone in povertà è destinato a questo ambito, mentre ben il 62% va ai farmaci. In media, una persona povera può spendere 10,25 euro al mese in salute, contro i 60,96 euro di chi non è in difficoltà. Lo Stato investe ogni anno 85 milioni di euro in odontoiatria pubblica, mentre i cittadini spendono 8 miliardi in cure private, e il 5,7% della popolazione rinuncia del tutto a curarsi i denti.

Anche a livello locale, la Diocesi di Città di Castello ha rilevato questa emergenza: molte famiglie, specialmente numerose, rinunciano alle cure odontoiatriche per motivi economici. Da qui la scelta della Caritas di progettare un ambulatorio solidale che offra trattamenti gratuiti, grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa cattolica, a contributi della diocesi e alla collaborazione con docenti dell’Università degli Studi di Perugia.

Un progetto di rete, basato su volontariato e competenza

L’ambulatorio “Santa Margherita” si propone come un luogo di prevenzione, cura e accoglienza. L’accesso è regolato da un percorso di presa in carico che inizia presso il Centro d’ascolto parrocchiale o diocesano, dove si valutano le condizioni economiche delle persone (tramite Isee) o su segnalazione di medici di base, servizi sociali o associazioni. Una rete di odontoiatri volontari, affiancati da personale di segreteria e assistenti alla poltrona, garantirà il servizio in modo regolare.

Le voci dell’inaugurazione

Il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha sottolineato il significato profondo dell’opera: “Siamo molto contenti come Chiesa tifernate di poter presentare quest’opera segno che in quest’anno giubilare diventa anche un modo per consegnare alla città e al territorio un altro motivo di speranza. Questo ambulatorio diventa l’occasione perché qualcuno che non potrebbe raggiungere quelle cure, per motivi economici, trovi la disponibilità di professionisti che vengono incontro. È un’attenzione concreta che dimostra come, insieme, si possa andare incontro a tante esigenze che nel territorio stanno crescendo”.

A spiegare l’origine del progetto è stato Gaetano Zucchini, direttore della Caritas diocesana: “La diocesi di Città di Castello ha rilevato un aumento costante delle richieste di aiuto per prestazioni sanitarie, soprattutto nell’ambito odontoiatrico. Molte famiglie rinunciano a curare i denti, specie quelle con tanti bambini. Due anni fa è nata così l’idea di un’altra opera segno: oggi inauguriamo un servizio concreto e strutturato, frutto di lunga programmazione e del sostegno dell’8xmille e della diocesi”.

Il direttore di Caritas italiana, don Marco Pagniello, ha evidenziato l’importanza dell’iniziativa nel quadro nazionale: “La povertà sanitaria è in crescita, e colpisce soprattutto gli anziani, ma non solo. Sempre più famiglie, anche insospettabili, devono rinunciare alle cure. Non parliamo più solo di migranti o senza dimora, ma dei nostri vicini. La Chiesa, come sempre, fa la sua parte dando risposte concrete e segnalando bisogni veri”.

Anche il sindaco di Città di Castello, Luca Secondi, ha ringraziato per un’iniziativa che valorizza il lavoro in rete: “Questo progetto socio-sanitario inaugura una stagione nuova nella gestione delle emergenze sociali e sanitarie. La sinergia tra Diocesi, Caritas, Università e professionisti è motivo di orgoglio e ci spinge, come istituzioni, a fare sempre più rete per non lasciare indietro nessuno.”

L’ambulatorio odontoiatrico solidale di Città di Castello rappresenta oggi non solo un luogo di cura, ma un simbolo di dignità restituita, un esempio di quella solidarietà concreta che sa farsi prossimità reale. Un modello virtuoso in cui istituzioni, Chiesa e volontariato si uniscono per colmare le distanze sociali e garantire a tutti l’accesso a diritti fondamentali.