Con la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri nella parrocchie della diocesi si è aperto ieri per la Chiesa tifernate il tempo di Quaresima. In particolare, l’unità pastorale del centro storico di Città di Castello si è ritrovata alle ore 18.30 nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio dove si è svolta la santa messa che ha segnato l’inizio del cammino verso la Pasqua, alla presenza dei gruppi del catechismo delle parrocchie della zona cittadina. Un momento intenso di preghiera e raccoglimento – con la celebrazione presieduta da don Alberto Gildoni e don Filippo Chiarioni – che ha richiamato il forte invito alla conversione tratto dal libro del profeta Gioele: “Ritornate a me con tutto il cuore”, esortazione che accompagnerà l’intero itinerario quaresimale.
La Via Crucis nei venerdì di Quaresima
Dopo l’avvio liturgico di ieri, il programma proseguirà nelle prossime settimane con una serie di appuntamenti che coinvolgeranno le diverse realtà parrocchiali. Ogni venerdì di Quaresima, alle ore 21, nel chiostro delle Cappuccine si terrà la Via Crucis, animata a turno dalle comunità del territorio.
Il primo appuntamento, il 20 febbraio, sarà curato dalle parrocchie di Santa Maria delle Grazie, San Michele Arcangelo e San Francesco. Il 27 febbraio sarà la volta delle parrocchie di Santa Maria Maggiore e Santa Maria Nova, mentre il 6 marzo l’animazione sarà affidata alla parrocchia della Cattedrale. Il 13 marzo la Via Crucis sarà guidata dai giovani e il 20 marzo dalle suore, in un cammino condiviso che intende esprimere l’unità e la corresponsabilità pastorale.
La celebrazione penitenziale prima della Settimana santa
Il percorso quaresimale culminerà venerdì 27 marzo con la celebrazione penitenziale e le confessioni individuali in programma alle ore 21 presso il santuario della Madonna delle Grazie. Sarà un’occasione privilegiata per accostarsi al sacramento della Riconciliazione e prepararsi spiritualmente alla Pasqua, nel segno della misericordia e del rinnovamento interiore.
L’unità pastorale del centro storico propone così un itinerario scandito dalla preghiera, dall’ascolto della Parola e dalla conversione del cuore, invitando tutti i fedeli a vivere con intensità il tempo forte della Quaresima.
La locandina degli appuntamenti di Quaresima 2026 per le parrocchie del centro storico tifernate
Con due appuntamenti di grande interesse culturale e spirituale si apre a Città di Castello il programma promosso dalla Diocesi nell’ambito dell’Ottavo Centenario del Transito di san Francesco (1226-2026).
Padre Vaiani sul Cantico delle creature
Il primo incontro è fissato per martedì 24 febbraio alle ore 21 nel Salone gotico del Museo diocesano. Protagonista, padre Cesare Vaiani con una conferenza dal titolo “Il Cantico di Frate Sole: pregare con il cosmo e la storia”, lettura commentata del celebre testo di san Francesco.
Frate minore francescano e teologo, dopo l’ingresso nell’Ordine dei Frati minori, padre Vaiani ha compiuto gli studi teologici specializzandosi in spiritualità francescana, ambito nel quale è docente e autore di numerose pubblicazioni. Ha insegnato Teologia spirituale presso la Pontificia Università Antonianum di Roma ed è stato Ministro provinciale dei Frati minori di Lombardia. I suoi studi si concentrano in particolare sulla figura di san Francesco d’Assisi, sulla tradizione francescana e sul rapporto tra esperienza spirituale e vita ecclesiale.
L’incontro è un’occasione per riscoprire la forza poetica e teologica del Cantico, testo fondativo e insieme straordinaria preghiera. Attraverso l’analisi guidata, verrà messa in luce l’attualità di una spiritualità capace di tenere insieme creato, fraternità e responsabilità storica, in un tempo segnato da crisi ambientali e smarrimento esistenziale.
La locandina dell’incontro del 24 febbraio 2026 con p. Vaiani
Il prof. Maiarelli sulla storia dei francescani
Il secondo appuntamento si terrà venerdì 27 febbraio alle ore 17 presso la Biblioteca comunale “Giosuè Carducci”. Il prof. Andrea Maiarelli, docente di Storia della Chiesa in Umbria presso l’Istituto superiore di Scienze religiose di Assisi, parlerà del tema “I Frati minori a Città di Castello e nell’Alta Valtiberina: un percorso tra Medioevo ed Età moderna”.
L’incontro offrirà uno sguardo sulla presenza francescana nel territorio tifernate, ricostruendo l’impatto religioso, sociale e culturale lungo i secoli. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con l’Associazione Chiese Storiche.
La trentaquattresima Giornata mondiale del malato, che si celebra l’11 febbraio, offre anche quest’anno un’occasione preziosa di riflessione e di preghiera per tutta la comunità ecclesiale, richiamando il valore della compassione come forma concreta di amore. Il tema proposto, ispirato alla parabola evangelica del buon samaritano, invita a riconoscere – nel prendersi cura del dolore dell’altro – una via autentica di testimonianza cristiana, capace di tradursi in gesti semplici ma profondi di prossimità e solidarietà.
In ospedale la celebrazione diocesana
In questo clima spirituale si inserisce la celebrazione diocesana promossa dalla Chiesa tifernate, nella stessa giornata dell’11 febbraio. Alle ore 16.30, infatti, il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiede la liturgia eucaristica nella cappella dell’ospedale di Città di Castello. Una iniziativa organizzata dall’Ufficio diocesano per la pastorale della Salute.
La locandina della Giornata diocesana del malato celebrata l’11 febbraio
Pellegrinaggio a Lourdes nel luglio prossimo
Dalla riflessione sulla sofferenza e sulla cura nasce anche il desiderio di ringraziamento e di affidamento, che troverà espressione nel pellegrinaggio a Lourdes in programma nel luglio 2026. Le diocesi di Città di Castello e di Gubbio, insieme ai volontari dell’Unitalsi delle sottosezioni e gruppi umbri, si metteranno in cammino verso il santuario mariano, luogo da sempre legato alla preghiera per i malati e alla speranza di guarigione nel corpo e nello spirito. Il pellegrinaggio rappresenta molto più di un semplice viaggio: è un’esperienza ecclesiale condivisa, vissuta accanto ai più fragili, nel segno del servizio e dell’amore gratuito.
Il viaggio potrà essere effettuato sia in treno (dal 19 al 25 luglio) sia in aereo (dal 18 al 24 luglio), con partenza da Perugia, offrendo a molti la possibilità di prendere parte a un’esperienza che unisce preghiera, fraternità e servizio. Per informazioni e iscrizioni al pellegrinaggio: Giacomo, tel. 3280151680 (Gubbio); Maria Teresa, tel. 3477001563 (Città di Castello); Giovanni, tel. 3388343195 (Umbertide).
Le Chiese tifernate ed eugubina insieme
La partecipazione del vescovo Paolucci Bedini sottolinea il valore unitario di questo cammino, che vede coinvolte le comunità diocesane e l’Unitalsi in una testimonianza corale di fede. Il viaggio offre a molti la possibilità di prendere parte a un’esperienza che unisce preghiera, fraternità e servizio. Lourdes diventa così la naturale continuazione di quanto vissuto nella Giornata del malato: un segno concreto di quella compassione che, accolta e celebrata, si trasforma in scelta di vita e in cammino condiviso.
La locandina del pellegrinaggio delle diocesi di Gubbio e Città di Castello a Lourdes, nel luglio 2026
Un’assemblea partecipata, viva, segnata da un clima di ascolto autentico e da un forte desiderio di rinnovamento. È questo il volto emerso dall’Assemblea pastorale della Diocesi di Città di Castello, che si è riunita venerdì 30 gennaio attorno al tema “Tempo di costruire”, chiamando presbiteri, diaconi, religiosi e laici a interrogarsi sul futuro delle comunità cristiane tifernati.
Un appuntamento che non ha avuto il sapore di una semplice verifica organizzativa, ma che si è configurato come una vera tappa di discernimento ecclesiale, nel solco del Cammino sinodale della Chiesa italiana e del progetto pastorale diocesano Vino nuovo in otri nuovi.
Una partecipazione ampia e consapevole
I lavori assembleari hanno visto una buona partecipazione e un coinvolgimento diffuso, in particolare da parte dei laici. Un segnale significativo, sottolineato dal vescovo Luciano Paolucci Bedini nel suo primo bilancio dell’incontro. «I lavori dell’Assemblea – ha detto il vescovo ‘a caldo’ – hanno coinvolto tante persone con buona partecipazione e profondo interesse per l’argomento della comunità e di come la comunità in qualche modo si costituisce e diventa missionaria e sinodale».
L’assemblea si è svolta in un clima di ascolto reciproco, favorito dal lavoro nei gruppi sinodali, nei quali sono emerse riflessioni articolate, domande concrete e anche una fiducia diffusa nella possibilità di un reale cambiamento. «Il lavoro dei gruppi – ha osservato ancora il vescovo Luciano – ha portato già varie iniziali indicazioni, molto vivaci e piene di fiducia ed entusiasmo, rispetto a un cammino che non si presenta facile, ma necessario per il rinnovamento delle nostre comunità».
Ripartire dalle fondamenta della comunità cristiana
Al cuore della riflessione assembleare vi è stata la consapevolezza che il rinnovamento pastorale non può ridursi a una riorganizzazione strutturale, ma deve nascere da una conversione più profonda, spirituale ed ecclesiale. Come ricordato dal vescovo Paolucci Bedini nell’introduzione al Foglio diocesano di collegamento di febbraio, «prima di qualsiasi scelta pastorale […] occorre ripartire dalle fondamenta della nostra esperienza di Comunità cristiana».
La comunità, dunque, non come somma di attività o di servizi, ma come luogo vivo di comunione, di ascolto della Parola, di celebrazione e di condivisione. Una comunità chiamata a riscoprirsi “Corpo di Cristo”, dove ogni battezzato è corresponsabile della missione.
Comunità pastorali: una sfida da abitare insieme
Uno dei nodi centrali affrontati dall’Assemblea è stato il cammino verso le Comunità pastorali, intese non come semplici accorpamenti di parrocchie, ma come un nuovo modo di essere Chiesa, più sinodale e missionario. Un processo che richiede tempo, ascolto e capacità di superare campanilismi e resistenze.
In questo percorso, i laici hanno mostrato particolare attenzione e convinzione. Come ha sottolineato il vescovo Paolucci Bedini a margine dell’Assemblea di ieri: «I laici soprattutto hanno mostrato grande interesse e convinzione nel portare avanti e provare a concretizzare sempre di più il progetto delle comunità pastorali che riguarda e coinvolge tutta la diocesi».
Un entusiasmo che si accompagna però alla consapevolezza della complessità del cammino, che richiede formazione, accompagnamento e un ripensamento reale delle forme di corresponsabilità.
Il percorso: una Chiesa che vuole crescere
A offrire una lettura complessiva del cammino emerso dall’Assemblea è stato anche il contributo di Alessandro Pacchioni, referente diocesano e regionale per il Cammino sinodale, che ha restituito il senso di un processo non burocratico, ma profondamente evangelico. «Il cammino tracciato dall’assemblea diocesana – ha detto – non si configura come una semplice riforma organizzativa, ma come l’avvio di un percorso volto a ricollocare al centro della vita ecclesiale i grandi temi del cammino sinodale».
Una Chiesa chiamata a “ripartire da Gesù Cristo”, a dare primato alla preghiera e all’ascolto della Parola, a superare una pastorale di conservazione per aprirsi a una pastorale generativa, capace di parlare all’uomo di oggi. «Non si tratta di fare di più – osserva Pacchioni – ma di vivere diversamente, perché la fede diventi stile di vita e testimonianza credibile».
Dal discernimento ai segni concreti
L’Assemblea ha indicato con chiarezza che il tempo dell’analisi deve ora tradursi in scelte e segni concreti: rinnovamento degli organismi di partecipazione, formazione dei laici, attenzione ai giovani, valorizzazione dei territori e delle fragilità, in una Chiesa che sappia davvero essere “in uscita”.
Un cammino che non si improvvisa, ma che richiede perseveranza, fiducia nello Spirito e capacità di camminare insieme. Come ha ricordato il vescovo Paolucci Bedini, la sfida è tutta qui: «trovare comunità concrete che non solo pensino il cambiamento, ma lo vivano e se ne facciano responsabili».
L’Assemblea pastorale si chiude così non come un punto di arrivo, ma come un nuovo inizio: un tempo di costruzione condivisa, nel quale la Chiesa tifernate è chiamata a riscoprirsi sempre più comunità di discepoli missionari.
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
L’Assemblea pastorale diocesana di Città di Castello riunita nella chiesa di Madonna del Latte il 30 gennaio 2026
Lunedì 2 febbraio la Chiesa che è in Città di Castello celebrerà la festa della Presentazione di Gesù al Tempio, comunemente conosciuta come Candelora, insieme alla XXX Giornata della vita consacrata. Il cuore delle celebrazioni – tappa significativa dell’anno pastorale – sarà il santuario della Madonna delle Grazie, uno dei luoghi mariani più cari alla comunità diocesana.
In questa occasione, come da tradizione, verrà scoperta alla venerazione dei fedeli la preziosa immagine della Madonna delle Grazie, dipinta da Giovanni di Piamonte nel 1456, custodita nel santuario cittadino.
Il programma liturgico della giornata
La giornata si aprirà al mattino con la celebrazione delle Lodi alle ore 8.15, seguite dalla Santa Messa alle ore 8.30, durante la quale avverrà la benedizione e la distribuzione delle candele. Questo antico gesto liturgico, ricco di simbolismo, richiama Cristo luce del mondo e ha dato alla festa il nome popolare di Candelora.
Nel pomeriggio, alle 17.30, i fedeli si ritroveranno per i Vespri nella chiesa del monastero delle Cappuccine. A seguire, alle 18, sarà celebrata la Messa solenne nel santuario della Madonna delle Grazie, presieduta dal vescovo diocesano Luciano Paolucci Bedini. La liturgia sarà animata dalla Corale “Marietta Alboni” e dalla Confraternita di Santo Spirito. Durante la celebrazione, le persone di vita consacrata rinnoveranno i propri voti religiosi, nel contesto della Giornata loro dedicata.
La vita consacrata nella Chiesa diocesana
La vita consacrata rappresenta una componente essenziale e storicamente significativa della Chiesa di Città di Castello. Pur inserita oggi in un contesto profondamente cambiato rispetto al passato, continua a essere un segno eloquente sia sul piano ecclesiale sia su quello sociale.
Attualmente i monasteri di clausura presenti in diocesi sono quattro, anche se entro il mese di febbraio le Clarisse Urbaniste di Montone si trasferiranno in Libano. Rimarranno le Cappuccine e le Francescane dell’Immacolata a Città di Castello e le Benedettine a Citerna: circa 25 monache, di età e provenienze diverse, la cui quotidianità è scandita dalla vita comunitaria, dalla preghiera e dal lavoro.
La vita consacrata femminile attiva è presente con quattro congregazioni – Figlie della Misericordia, Piccole Ancelle del Sacro Cuore, Figlie di San Francesco di Sales e Francescane di Santa Elisabetta – per un totale di circa quaranta religiose distribuite in cinque comunità tra Città di Castello e Citerna. Le opere da loro animate spaziano dalle scuole alle case di riposo, fino a un centro di accoglienza per donne. Al di là dei servizi svolti, il valore più profondo della loro presenza risiede nella testimonianza di una vita donata a Dio e al prossimo, vissuta con gioia e capace di dialogare con le sfide del tempo presente.
Sono inoltre presenti in diocesi le Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe a Canoscio, diversi istituti di consacrazione laicale di ispirazione paolina a Città di Castello e l’Ordo Virginum, segno di una forma antica e sempre attuale di consacrazione nella Chiesa.
La presenza maschile consacrata
Più contenuta nei numeri, ma antica e profondamente radicata nella comunità ecclesiale, è la vita consacrata maschile. Essa è rappresentata dai Frati Minori a Città di Castello, dai Frati Minori Cappuccini a Belvedere e dai Figli dell’Amore Misericordioso nelle colline attorno alla città. In totale sono otto religiosi, impegnati nella vita parrocchiale, nella cappellania ospedaliera e in altri importanti ambiti pastorali.
Il grazie della Chiesa diocesana
In occasione della Giornata della Vita Consacrata, la Chiesa diocesana desidera esprimere gratitudine a tutte le persone consacrate, non solo per i servizi che svolgono, ma soprattutto per la loro presenza. Una presenza che continua a essere segno dell’azione di Dio nella storia e testimonianza viva del Vangelo all’interno della comunità locale.
La locandina delle celebrazioni a Santa Maria delle Grazie per la Giornata della vita consacrata
La Sala Santo Stefano del Palazzo Vescovile ha ospitato oggi la conferenza stampa promossa dalla Diocesi di Città di Castello, in collaborazione con l’associazione Le Rose di Gerico, dedicata alla Via di Francesco e ai pellegrinaggi nell’Alta Valle del Tevere.
L’incontro ha rappresentato un momento di restituzione e rilancio, offrendo uno sguardo complessivo sull’accoglienza dei pellegrini nell’anno giubilare 2025, sull’avvio di nuovi servizi per il turismo religioso e sui primi appuntamenti di preparazione all’ottavo centenario dalla morte di san Francesco di Assisi.
Accoglienza Pellegrini anno 2025
L’accoglienza nell’anno del Giubileo, nel periodo 19 marzo 2025 – 31 dicembre 2025, ha registrato un flusso di pellegrini provenienti da tutto il mondo per un totale di 1.196 presenze. Le nazioni rappresentate vanno da Argentina a Usa, passando per Germania, Italia, Francia, Polonia, e molti altri Paesi. La più alta affluenza proviene dall’Italia con ben 783 pellegrini, seguita dalla Germania con 84 e dalla Francia con 55. Complessivamente, l’accoglienza ha visto pellegrini da 23 paesi diversi, con un forte contributo anche da parte di Spagna, Svizzera, e Olanda. Inoltre i numeri dell’accoglienza evidenziano la presenza di sacerdoti, frati, suore e consacrati: 12 sacerdoti e 11 suore. Il numero di gruppi di preghiera è stato notevole, con ben 21 ritiri spirituali organizzati durante il periodo.
Ospitalità presso le foresterie donative della Diocesi
La foresteria del Monastero Ss. Crocifisso di Citerna ha accolto 645 persone, il Rifugio Betania di Pietralunga, ha ospitato ben 1.530 pellegrini. Questi numeri testimoniano un forte impegno verso l’accoglienza, dedicato a tutti coloro che cercano un momento di riflessione e preghiera in un contesto di comunità e fraternità.
Apertura al pubblico dell’info point dedicato al turismo religioso
Apre al pubblico l’info point diocesano dedicato al turismo religioso, all’accoglienza e ai pellegrinaggi. Il progetto è promosso dalla diocesi tifernate e dall’associazione Le Rose di Gerico. Lo spazio è pensato come luogo di incontro e di condivisione, dove pellegrini e turisti potranno ricevere informazioni sui cammini francescani, i cammini di santa Veronica Giuliani e santa Margherita di Città di Castello, consultare mappe con itinerari religiosi, depliant su chiese e luoghi di culto del territorio diocesano. La sua sede è nella storica Libreria Sacro Cuore che, mantenendo la propria identità, diventa parte integrante del progetto contribuendo in modo significativo alle sue finalità pastorali e culturali. Presso l’info Point i pellegrini potranno timbrare le loro credenziali, segno del passaggio e della sosta presso la tappa di Città di Castello. Per conoscere servizi, contatti e orario di apertura dell’info point: https://www.diocesicittadicastello.it/info-point-turismo-religioso-accoglienza-e-pellegrinaggi/.
Centenario francescano, i primi appuntamenti tifernati
Il programma di iniziative proposto dalla Diocesi presenta momenti di incontro pensati per coinvolgere la comunità nel segno del messaggio francescano. Le iniziative intendono accompagnare il cammino di preparazione al centenario, offrendo occasioni di approfondimento sulla figura e sull’eredità del Santo di Assisi.
In particolare sono tre appuntamenti già programmati: il 24 febbraio al Museo diocesano con Padre Cesare Vaiani; il 27 febbraio alla Biblioteca Carducci con il prof. Andrea Maiarelli; tra maggio e giugno, nella chiesa di San Francesco, una riflessione sul Testamento di Francesco con mons. Felice Accrocca, vescovo eletto di Assisi e di Foligno, oltre che grande esperto di Francescanesimo.
Dal 23 al 31 maggio, sempre nella chiesa di San Francesco, si apre la mostra “Io, frate Francesco”, a cura dei Frati minori della Porziuncola di Assisi, che propone un incontro vivo con Francesco attraverso il suo Testamento, invitando a riscoprire l’essenziale, la fraternità e una visione unitaria della persona, in dialogo con il presente. Il programma si arricchisce inoltre di un percorso musicale e liturgico in cui la musica accompagna e interpreta la spiritualità francescana, tra concerti, itinerari corali e momenti celebrativi: il 16 maggio con l’iniziativa “InCanto sulle Vie di Francesco” e a luglio “Al suono dell’Angelus” propone concerti settimanali nella chiesa di San Francesco.
Il calendario completo sarà progressivamente reso noto attraverso i canali di comunicazione diocesani, con l’auspicio che questo percorso diventi testimonianza concreta dei valori francescani nel territorio.
Il vescovo di Città di Castello, Luciano Paolucci Bedini
«In occasione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco, tutte le diocesi dell’Umbria si uniscono idealmente ad Assisi per celebrare questo anniversario di grande rilevanza spirituale e culturale. Anche la diocesi di Città di Castello ha predisposto un calendario articolato di iniziative, pensato per accompagnare la comunità locale e i pellegrini che attraverseranno la Via di Francesco in vista delle celebrazioni del prossimo 4 ottobre.
Il programma prevede innanzitutto momenti di riflessione e approfondimento, affidati a studiosi e conoscitori della figura di Francesco sotto il profilo spirituale, culturale e storico. Accanto a questi, non mancheranno celebrazioni liturgiche e appuntamenti musicali, con l’intento di cogliere e trasmettere le molteplici sfaccettature della vita del Santo anche attraverso il linguaggio delle arti.
Tra le iniziative in calendario, particolare rilievo avrà l’ospitalità, per oltre una settimana, della mostra “Io, frate Francesco”, inaugurata la scorsa estate al Meeting di Rimini. L’esposizione, composta da pannelli e testi narrativi, racconta la vicenda umana e spirituale di Francesco e sarà allestita nella chiesa di San Francesco a Città di Castello.
L’auspicio è che questo percorso, arricchito anche da ulteriori iniziative che verranno comunicate nel tempo, possa aiutare tutti a conoscere più profondamente San Francesco e a rendere attuali i suoi insegnamenti, lasciandosi ispirare dalla sua testimonianza di vita».
Angelica Lombardo, associazione Le Rose di Gerico
«È stato inaugurato il nuovo Info Point della Diocesi di Città di Castello, uno spazio pensato come luogo di accoglienza e di riferimento non solo per i pellegrini, ma anche per i turisti religiosi e per chiunque desideri approfondire la storia della diocesi. All’interno dell’Info Point sarà possibile consultare testi legati alla vita delle chiese locali, alle persone che hanno segnato il cammino della comunità diocesana – sacerdoti del passato e del presente – e incontrare operatori con cui confrontarsi e dialogare.
Un servizio particolarmente significativo riguarda la possibilità di timbrare le credenziali del pellegrino, un elemento importante soprattutto per chi percorre i cammini a piedi.
Nel corso della giornata sono stati presentati anche i dati relativi ai cammini del 2025, che risultano leggermente in calo rispetto al 2024. Una diminuzione fisiologica, spiegata anche alla luce del Giubileo a Roma, che ha naturalmente orientato molti pellegrini verso la capitale per la celebrazione dell’Anno Santo. Le prospettive per il periodo successivo restano tuttavia molto positive: già dalle numerose telefonate ricevute per richieste di informazioni e assistenza si percepisce un interesse crescente verso i percorsi del territorio tifernate.
La giornata è stata arricchita inoltre dalla presentazione della Joelette, un ausilio da trekking che arriva finalmente anche a Città di Castello. Si tratta di uno strumento fondamentale per favorire l’accesso alla natura e ai cammini da parte di persone con disabilità temporanee o permanenti, motorie o cognitive, rendendo l’esperienza del cammino sempre più inclusiva».
La presentazione delle varie iniziative su cammini, turismo religioso e centenario francescano
Il logo tifernate per il centenario francescano
La Joelette acquistata per rendere accessibili i cammini sulla Via di Francesco anche ai disabili
L’info point per il turismo religioso inaugurato in piazza Gabriotti
L’info point per il turismo religioso inaugurato in piazza Gabriotti
L’info point per il turismo religioso inaugurato in piazza Gabriotti
In un tempo segnato da incertezze, fragilità e trasformazioni rapide, la famiglia continua a rappresentare per molti giovani un luogo sicuro, un “porto” in cui sentirsi accolti, compresi e sostenuti. A definirla un vero e proprio bene rifugio relazionale sono gli stessi ragazzi, che nei dati più recenti la indicano come lo spazio affettivo in cui si sta bene e ci si sente protetti. Una definizione che, da sola, racconta la forza silenziosa ma decisiva della famiglia nel mondo contemporaneo.
L’incontro degli Uffici Irc di Gubbio e Città di Castello
Da questa consapevolezza è partito l’intervento del prof. Camillo Regalia, docente ordinario di Psicologia sociale della famiglia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, protagonista dell’ultimo incontro del percorso di aggiornamento promosso dagli Uffici per l’Insegnamento della religione cattolica (Irc) delle Diocesi di Città di Castello e di Gubbio per i docenti di religione. L’incontro si è svolto presso la parrocchia di Santa Maria ad Umbertide e ha offerto una riflessione ampia e articolata sul tema “Famiglia oggi: tra sfide e risorse”.
Se da un lato la famiglia resta un punto di riferimento fondamentale, dall’altro – ha sottolineato Regalia – sta cambiando profondamente la sua forma. In particolare, è entrata in crisi l’idea tradizionale di famiglia intesa come coppia stabile orientata alla genitorialità. Le proiezioni mostrano infatti un futuro in cui saranno sempre più diffuse le coppie senza figli e persino le famiglie composte da un solo membro. Un cambiamento che non è solo demografico, ma soprattutto culturale e relazionale.
Genitorialità: la “vita adulta” arriva tardi
Un secondo nodo centrale riguarda la transizione tardiva alla vita adulta, sempre più evidente nei percorsi delle nuove generazioni. Matrimonio e procreazione non sono più considerati “pietre angolari” che segnano l’ingresso nell’età adulta, ma piuttosto un capstone, un traguardo finale, il coronamento di una maturità già raggiunta. Solo “da adulti compiuti” – sembra dire la cultura attuale – ci si sente legittimati a sposarsi e a diventare genitori.
Profonda anche la trasformazione del modo di vivere la genitorialità. Se un tempo diventare genitori era spesso il naturale esito di un percorso di coppia, oggi è sempre più una scelta consapevole. Ma questa enfasi sulla “scelta” del figlio, ha spiegato Regalia, comporta un forte aumento del senso di responsabilità per i genitori e, al tempo stesso, un carico di aspettative sui figli. Il “figlio desiderato” è pensato e immaginato nella sua individualità ancor prima di nascere: una condizione che può generare timori, senso di inadeguatezza oppure, all’opposto, una percezione narcisistica di predestinazione.
Rivoluzione digitale e famiglia tecnologica
Non meno rilevante il tema della famiglia tecnologica. La rivoluzione digitale, infatti, non incide solo sugli strumenti, ma riconfigura l’identità stessa delle relazioni familiari. Cambia il modo di comunicare, di educare, di esercitare l’autorità. Regalia ha delineato alcune tipologie genitoriali oggi diffuse: i genitori “domatori”, che controllano rigidamente; quelli “disarmati”, consapevoli del problema ma incapaci di intervenire; gli “accompagnatori”, che stabiliscono regole condivise; e infine i “liberi battitori”, che non percepiscono la necessità di porre limiti. Modelli diversi, che interrogano profondamente il ruolo educativo della famiglia.
Il dibattito che ha seguito l’intervento ha restituito un forte interesse e una partecipazione viva, mettendo in luce come, nonostante tutto, la forza della famiglia risieda ancora nella sua capacità generativa: quella misteriosa e positiva attitudine a trasformare le differenze in risorsa, a promuovere la piena realizzazione dell’umano, con effetti che si estendono dal piano intergenerazionale a quello sociale.
Uffici Scuola: un impegno che continua
A conclusione dell’incontro, i responsabili degli Uffici Scuola delle due Diocesi “sorelle” hanno annunciato che il percorso proseguirà con laboratori didattici, suddivisi per ordine e grado scolastico, per aiutare i docenti a tradurre i temi affrontati in proposte educative concrete. Un segno di continuità e di impegno, perché la riflessione sulla famiglia non resti solo teorica, ma diventi esperienza viva e feconda nella scuola e nella comunità.
L’incontro degli Uffici Irc di Gubbio e Città di Castello con il prof. Camillo Regalia
L’incontro degli Uffici Irc di Gubbio e Città di Castello con il prof. Camillo Regalia
Un tempo per fermarsi, ascoltare e progettare insieme. È questo lo spirito che anima l’Assemblea pastorale della diocesi di Città di Castello, in programma venerdì 30 gennaio 2026, dalle ore 18 alle 22, nella chiesa parrocchiale di Madonna del Latte.
Il titolo scelto – “Tempo di costruire” – richiama con forza una fase nuova del cammino ecclesiale diocesano: quella della ricezione e dell’attuazione del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, appena concluso, e della concreta messa a terra del progetto pastorale “Vino nuovo in otri nuovi”, che sta progressivamente prendendo forma attraverso la costituzione delle Comunità pastorali.
Cammino sinodale e progetto pastorale
Al centro dell’Assemblea vi sarà il tema della comunità cristiana, chiamata oggi a interrogarsi con maggiore consapevolezza sulla propria identità e missione: che cos’è una comunità? Quando possiamo davvero dirci comunità? Come si vive e come si rinnova nel tempo?
Domande tutt’altro che teoriche, che toccano da vicino la vita quotidiana delle parrocchie, delle associazioni e delle realtà ecclesiali del territorio, in un contesto ecclesiale che chiede partecipazione, corresponsabilità e missionarietà.
Una tappa diocesana nel percorso della Chiesa umbra
Come ricorda il vescovo Luciano Paolucci Bedini, l’esigenza di ripensare la Chiesa affinché sia sempre più missionaria e sinodale è oggi condivisa a livello nazionale e regionale.
Il 28 febbraio prossimo, infatti, la Chiesa umbra affronterà questi temi nell’Assemblea ecclesiale regionale, dal titolo “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”. L’Assemblea pastorale diocesana del 30 gennaio si colloca dunque come momento preparatorio, chiamato a offrire un contributo concreto che nasce dall’esperienza e dalla riflessione delle comunità locali.
Il programma: preghiera, gruppi e confronto
I lavori assembleari sono aperti a tutti, ma prevedono in particolare la partecipazione di presbiteri e diaconi e di alcuni delegati ufficiali, in particolare un rappresentante almeno per ogni parrocchia, per ogni realtà di vita consacrata, per ogni gruppo, associazione o movimento ecclesiale.
Dopo l’accoglienza e la preghiera iniziale, seguirà l’introduzione del vescovo. I partecipanti saranno poi coinvolti in laboratori sinodali di gruppo, guidati da domande comuni e accompagnati da moderatori. Una cena frugale favorirà la fraternità e la continuità del confronto, prima della restituzione finale e delle conclusioni.
Un invito alla partecipazione attiva e comunitaria
Non si tratta di un semplice appuntamento di calendario, ma di un vero tempo di costruzione condivisa, nel quale a ciascuno è chiesto di lasciarsi coinvolgere, di ascoltare e di offrire il proprio contributo, in uno stile autenticamente sinodale.
Si è concluso, nel tempo luminoso del Natale, il Giubileo 2025 nella Diocesi di Città di Castello. Un anno santo intenso, vissuto come autentico pellegrinaggio di fede nelle chiese giubilari della cattedrale e del santuario della Madonna del Transito di Canoscio, segnato da celebrazioni penitenziali, ascolto della Parola, catechesi e cammini comunitari.
Il momento culminante è stato la solenne celebrazione di sabato 27 dicembre, nella cattedrale dei Santi Florido e Amanzio, presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, in occasione della Festa della Santa Famiglia.
“La speranza che non delude”
Nell’omelia, il vescovo ha subito collocato la chiusura del Giubileo dentro il mistero del Natale: «Con il volgere dell’anno, nel tempo santo del Natale, si chiude anche l’anno giubilare che abbiamo vissuto all’insegna della Speranza che non delude, quella di Gesù, morto e risorto per noi». Una speranza che non nasce dall’illusione, ma dall’amore di Dio «che lo Spirito Santo ha riversato nei nostri cuori».
Richiamando il cammino dell’intera Chiesa universale, mons. Paolucci Bedini ha ricordato come il Giubileo sia stato aperto da papa Francesco e guidato fino alla conclusione «con il desiderio che tutta la Chiesa, pellegrina di speranza, possa essere casa e scuola di comunione e di unità per tutto il genere umano».
Una grazia che chiede conversione
Con realismo evangelico, il vescovo ha riconosciuto che l’Anno santo non ha cancellato le ferite del mondo: «Il Giubileo non ha magicamente risanato le tante ferite dell’umanità». Eppure, ha aggiunto, è stato spazio fecondo di grazia: «La preghiera di molti, soprattutto dei più piccoli e fragili, ha manifestato il desiderio struggente di pace e salvezza che abita il cuore dei popoli».
Un’immagine forte ha attraversato l’omelia: quella della porta spalancata. «Come spalancate sono le braccia di Dio per ogni suo figlio, così quella porta è stata occasione di rinnovamento per chi ha avuto il coraggio di uscire dalle proprie comodità e intraprendere il cammino della conversione».
La Santa Famiglia, grembo di speranza
Non casuale il riferimento alla Festa della Santa Famiglia: «La santità della loro vicenda credente – ha detto il vescovo – diventa per noi grembo di fede e di speranza nel cammino della storia». In Gesù che “venne ad abitare in mezzo a noi”, Dio ha scelto la via della prossimità: «Il progetto della salvezza ha preso casa tra le mura della nostra vita quotidiana».
Le case degli uomini, luoghi da abitare
Ampio spazio è stato dedicato al tema delle case, come luogo concreto dove custodire la speranza: «L’inizio di ogni speranza per il nostro mondo passa dalla cura delle case degli uomini». Case chiamate a tornare a essere «accoglienti e ospitali, capaci di custodire relazioni di cura e di rispetto».
Un richiamo diretto ha riguardato le famiglie: «Troppo spesso belle, ma vuote… perché tornino a essere culle della vita e santuari dell’amore». E lo sguardo si è allargato a chi una casa non ce l’ha, alle case di cura, alle case di accoglienza, luoghi che «hanno bisogno di volti e di cuori capaci di ascoltare e stringere mani tremanti».
Parrocchie e casa comune
Non sono mancate parole forti sulle parrocchie, chiamate a essere «case tra le case», con porte e finestre aperte, capaci di non restare «estranee alla storia degli uomini». Infine, l’attenzione alla casa comune, il creato: «Santa madre terra che gratuitamente abitiamo, di cui siamo custodi distratti e ingrati», ma che ci educa al rispetto e alla fraternità.
La speranza custodita nella carità
La conclusione dell’omelia ha affidato all’assemblea un mandato chiaro: «L’anno santo si chiude, ma non è chiuso il cuore di Dio». La speranza va custodita nella carità, come ricorda san Paolo: «Sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto». «È nella carità – ha ribadito il vescovo – che si custodisce la speranza».
La bellezza che diventa preghiera
Ad accompagnare la celebrazione è stata la Schola Cantorum Anton Maria Abbatini, diretta da Alessandro Bianconi, che ha sostenuto la liturgia con canti di grande intensità spirituale. In particolare, il O Magnum Mysterium di Morten Lauridsen ha avvolto la cattedrale in un clima di profonda contemplazione del mistero dell’Incarnazione.
Il Giubileo si è così concluso nella Chiesa tifernate, ma il suo frutto resta affidato alla vita quotidiana delle comunità: l’anno santo termina, la speranza resta, come riconsegna e come vocazione per tutti.
La celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza nella cattedrale tifernate
La celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza nella cattedrale tifernate
La celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza nella cattedrale tifernate
La celebrazione di chiusura del Giubileo della Speranza nella cattedrale tifernate
La basilica cattedrale di Città di Castello, venerdì 26 dicembre, si è trasformata in un grande spazio di ascolto, preghiera e condivisione in occasione del concerto che ha segnato la chiusura dell’Anno giubilare nella diocesi. Un appuntamento atteso, che ha richiamato un pubblico numeroso e partecipe, tanto che molte persone sono state costrette a seguire l’esecuzione rimanendo in piedi, riempiendo ogni angolo dell’edificio sacro.
La Cattedrale colma per un evento di fede e cultura
L’affluenza straordinaria ha confermato il forte legame tra la città e le sue realtà corali, ma anche il desiderio diffuso di vivere un momento di musica sacra come esperienza comunitaria. In un clima di silenzio raccolto e di grande attenzione, il pubblico ha accompagnato con ascolto intenso l’intero percorso musicale, trasformando il concerto in un vero evento ecclesiale.
L’iniziativa, promossa dalla Chiesa tifernate in collaborazione con la Corale “Marietta Alboni” e inserita nel cammino giubilare “Pellegrini di Speranza”, ha saputo unire dimensione artistica e spirituale, offrendo una conclusione solenne e partecipata all’Anno santo.
Il “Lobgesang”: dalla notte alla lode
Cuore del pomeriggio musicale è stata l’esecuzione della Sinfonia-Cantata n. 2 “Lobgesang” di Felix Mendelssohn-Bartholdy, pagina monumentale che intreccia linguaggio sinfonico e parola biblica. L’opera ha condotto l’assemblea in un itinerario sonoro che dalla domanda e dall’attesa approda alla lode piena, in un crescendo di luce e speranza.
La scelta di proporre il Lobgesang proprio nel momento conclusivo del Giubileo ha assunto un valore fortemente simbolico: un canto di ringraziamento che ha dato voce, attraverso la musica, al cammino vissuto dalla diocesi nel corso dell’anno.
Voci, coro e direzione: un’esecuzione intensa
Protagonisti dell’esecuzione sono stati i soprani Veronica Marinelli e Cristina Tirigalli, il tenore Federico Savini, la Corale “Marietta Alboni”, diretti da Marcello Marini. L’accompagnamento di Simone Nocchi al pianoforte e di Angelo Silvio Rosati all’organo ha conferito all’opera un carattere essenziale e solenne, particolarmente adatto allo spazio liturgico della cattedrale.
L’impegno corale, frutto di uno studio lungo e meticoloso, è apparso evidente nella compattezza delle voci e nella capacità di rendere la complessità della partitura senza perdere intensità espressiva. Il pubblico ha seguito l’intera esecuzione con attenzione partecipe, “sciogliendosi” al termine della sinfonia cantata in un lungo e fragoroso applauso.
Il saluto del vescovo e il ringraziamento alla comunità
Al termine del concerto, il vescovo Luciano Paolucci Bedini ha rivolto un saluto al pubblico, ringraziando calorosamente la Corale “Marietta Alboni”, il Coro “Nuove Note”, i solisti, il direttore e tutti coloro che hanno reso possibile l’iniziativa. Le sue parole hanno richiamato il valore della musica come linguaggio capace di unire, di evangelizzare e di accompagnare la preghiera della Chiesa, soprattutto in un momento così significativo come la conclusione dell’Anno giubilare.
Il congedo natalizio tra tradizione e calore umano
Dopo la solennità del Lobgesang, la serata si è conclusa in un clima più familiare e festoso. La Corale “Marietta Alboni” e il Coro “Nuove Note” – quest’ultimo diretto in alcuni brani da Anna Marini – hanno infatti salutato il pubblico con canti della tradizione natalizia, accolti con particolare calore e partecipazione. Un gesto semplice ma eloquente, che ha riportato il concerto dentro l’atmosfera del Natale e della comunità riunita.
Una chiusura che diventa inizio
Il concerto del 26 dicembre non è stato soltanto un evento musicale, ma un vero atto comunitario, capace di sintetizzare fede, cultura e partecipazione. In una cattedrale gremita, la musica ha dato forma alla gratitudine per il cammino giubilare appena concluso e ha lasciato intravedere, nelle sue ultime note, l’invito a continuare il percorso con rinnovata speranza.
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate
Il concerto della corale “Alboni” e del coro “Note Nuove” nella cattedrale tifernate