Città di Castello, il Transito di san Francesco: «La morte è una porta verso l’eternità»

La memoria degli ultimi momenti della vita di san Francesco d’Assisi ha raccolto la comunità di Città di Castello, nella serata di sabato 3 ottobre, nella chiesa cittadina dedicata al Poverello. Qui il vescovo mons. Luciano Paolucci Bedini ha presieduto la tradizionale celebrazione del Transito di san Francesco, uno dei momenti più intensi del programma promosso dalla Diocesi tifernate e dalle famiglie francescane nell’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo.

La celebrazione, animata dalla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini”, ha concluso la giornata del 3 ottobre e introdotto la comunità alla festa di san Francesco del giorno successivo, nel quadro di un programma che in questi giorni ha unito liturgia, preghiera, musica e approfondimento culturale.

«Francesco chiama sorella la morte»

Nell’omelia mons. Paolucci Bedini si è soffermato anzitutto sul modo con cui Francesco arriva al momento della morte, chiamandola “sorella”. Non perché la morte diventi «buona» o desiderabile, ha spiegato il vescovo, ma perché nella fede cristiana essa non rappresenta l’ultima parola sulla vita dell’uomo.

«Noi non siamo fatti per la morte», ha ricordato, sottolineando che, grazie alla risurrezione di Cristo, la morte diventa un passaggio e non può fermare, cancellare o disperdere definitivamente la vita. È questa, ha aggiunto, «la fede di Francesco», capace di illuminare anche l’esperienza più drammatica dell’esistenza.

Il vescovo ha quindi ripercorso alcuni dei gesti compiuti dal Santo negli ultimi momenti della sua vita. Francesco chiede innanzitutto di essere ricondotto alla Porziuncola, «là dove tutto è iniziato», nel luogo in cui l’amore e la misericordia di Dio erano diventati per lui esperienza concreta e decisiva.

Un richiamo che diventa interrogativo anche per ogni cristiano: ricordare, nel tempo della fragilità e della fine, il luogo e il momento in cui il Signore ha incontrato e cambiato la nostra vita.

Spogliarsi per ritrovare ciò che conta

Un altro passaggio centrale dell’omelia è stato dedicato al gesto di Francesco che chiede di essere deposto nudo sulla nuda terra. Un’immagine che rimanda all’intera sua esistenza, segnata progressivamente dallo spogliarsi di ciò che non è essenziale.

«Nulla abbiamo portato in questo mondo e nulla da questo mondo porteremo via», ha ricordato mons. Paolucci Bedini. Francesco, che si era spogliato quando aveva compreso di appartenere soltanto a Dio, continua questo cammino fino al suo ultimo giorno.

Da qui l’invito a imparare, già durante la vita, a liberarsi di ciò che non serve alla “vita vera”, per non vivere la morte semplicemente come una perdita ingiusta o come la fine di tutto.

La morte vissuta nella fraternità

Il Transito di Francesco è anche un’esperienza profondamente comunitaria. Il Santo chiama accanto a sé i suoi fratelli, li benedice, li ringrazia, li incoraggia a restare fedeli al Vangelo e con loro spezza il pane.

«La morte non è una cosa privata, non è una cosa da nascondere», ha osservato il vescovo: quando una vita è stata vissuta nella fraternità, anche il suo ultimo passaggio diventa esperienza condivisa.

Sono dunque i fratelli e le sorelle ad accompagnare l’uomo verso la pienezza della comunione con Dio, nella consapevolezza che l’amore ricevuto porta frutto proprio quando viene donato agli altri.

Il Vangelo per l’ultimo viaggio

Infine, Francesco chiede che venga letto il Vangelo. Quella Parola che lo aveva accompagnato e illuminato per tutta la vita, dandogli la forza di andare nel mondo ad annunciare l’amore di Cristo, diventa – ha sottolineato mons. Paolucci Bedini – la parola necessaria anche per «l’ultimo viaggio».

La celebrazione del Transito diventa così, nelle parole del vescovo, occasione per riscoprire «la gioia e la libertà dei cristiani» che, pur nella fatica della morte, credono che essa sia soltanto una «porta socchiusa che si spalanca nell’eternità», per grazia dell’amore di Dio.

Il 4 ottobre il pontificale con mons. Cancian

Le celebrazioni proseguono domenica 4 ottobre, festa di san Francesco d’Assisi. Dopo la messa delle 8.30 nella chiesa delle Cappuccine e quella delle 11 nella chiesa di San Francesco, nel pomeriggio il programma prevede alle 17.15 i vespri solenni.

Alle 18, sempre nella chiesa di San Francesco, mons. Domenico Cancian, vescovo emerito di Città di Castello, presiederà il solenne pontificale alla presenza delle autorità civili e militari.

La celebrazione sarà animata dalla Schola Cantorum “Anton Maria Abbatini” e dalla Confraternita di Santo Spirito e rappresenterà il momento culminante delle giornate francescane tifernati, nel segno di un legame tra Francesco, Città di Castello e l’Alta Valle del Tevere che continua a parlare alla comunità a ottocento anni dalla morte del Santo.