Con la Messa Crismale del Mercoledì Santo, la comunità entra nel cuore della Settimana Santa, avviandosi verso il Triduo pasquale, il momento più intenso dell’anno liturgico. Nella cattedrale tifernate si rinnova un cammino di fede che culmina nel Venerdì Santo con uno dei riti più attesi e identitari: la Processione del Cristo Morto, una tradizione che da oltre otto secoli attraversa la storia e la spiritualità della città.
Il programma della Settimana Santa tifernate
Le celebrazioni si susseguono con solennità. Dopo la benedizione degli oli santi e il rinnovo delle promesse sacerdotali, il vescovo Luciano Paolucci Bedini presiede la Messa nella Cena del Signore il Giovedì Santo, mentre il giorno successivo la liturgia della Passione prepara i fedeli a vivere il momento più suggestivo e partecipato dell’intera settimana.
La Processione del Cristo Morto: luoghi e itinerario
È nella notte del Venerdì Santo che Città di Castello si trasforma. Le luci del centro storico si spengono e le vie si fanno silenziose, quasi sospese. Alle ore 21.30, dalla chiesa di Santa Maria Maggiore, prende avvio la Processione del Cristo Morto e della Madonna Addolorata. Il corteo attraversa corso Vittorio Emanuele, piazza Matteotti e corso Cavour, fino a raggiungere piazza Gabriotti, dove si conclude con la benedizione davanti alla cattedrale.
Le radici millenarie della Confraternita
Il cuore della processione è rappresentato dalle Confraternite del Buon Consiglio e di Santo Spirito, custodi di una tradizione che affonda le radici nel Medioevo. I confratelli avanzano lentamente, accompagnando il simulacro del Cristo deposto e quello della Vergine addolorata, mentre le torce accese disegnano nell’oscurità una scena carica di emozione, quella che a Città di Castello viene evocata come “foco vivo”. È un’immagine potente, che restituisce il senso profondo di una comunità raccolta attorno al mistero della Passione.
Fede, memoria e comunità
La processione non è soltanto un rito religioso, ma il riflesso di una storia lunga e stratificata. Le confraternite, infatti, nacquero come aggregazioni penitenziali e svolsero per secoli un ruolo fondamentale nella vita civile: erano loro a occuparsi della sepoltura dei defunti, soprattutto nei momenti più difficili segnati da guerre, epidemie e calamità. Un servizio svolto per carità cristiana, che ha contribuito a costruire il tessuto sociale della città.
Tra le più antiche realtà confraternali italiane, quella del Buon Consiglio custodisce una memoria millenaria, raccontata anche nel volume “Disciplinati per l’eternità” di Mario Lepri. Un’opera che restituisce il valore umano e spirituale di uomini che, nei secoli, hanno operato nel silenzio per il bene della comunità, lasciando un’eredità ancora oggi viva.
Una tradizione che si rinnova
La processione si rinnova arricchendosi anche di elementi che riportano a tradizioni e consuetudini precedenti, come il ritorno dei tamburini dei balestrieri tifernati, segno di un legame profondo tra storia, fede e identità cittadina. E come sempre, il Cristo Morto viene condotto dalla sede del Buon Consiglio in via del Popolo fino a Santa Maria Maggiore, in un gesto che unisce passato e presente.
Come sempre, oltre alle due confraternite, la tradizione coinvolge anche Banda musicale tifernate e Corale “Abbatini”, autorità civili e militari, con l’assistenza di Croce bianca, Protezione civile e Associazione Carabinieri.
Nel silenzio della notte del Venerdì Santo, tra il suono cadenzato dei passi e la luce tremolante delle torce, la Processione del Cristo Morto continua così a raccontare l’anima di Città di Castello. Un evento che va oltre la tradizione e diventa esperienza condivisa, memoria viva e segno tangibile di una fede che attraversa i secoli.
- La processione del Cristo morto in Piazza Gabriotti
- La processione del Cristo morto in Piazza Gabriotti
- La processione del Cristo morto in Piazza Gabriotti









