Madonna delle Grazie, una comunità affidata allo sguardo di Maria

Grande partecipazione e profonda devozione popolare hanno accompagnato a Città di Castello le celebrazioni per la Madonna delle Grazie, patrona della città e della diocesi, culminate mercoledì 26 agosto nella solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini.

Numerosi i fedeli che nel corso della giornata hanno raggiunto il Santuario di Santa Maria delle Grazie per le Messe, la preghiera e le confessioni, al termine di un cammino iniziato nei giorni precedenti con il triduo, la veglia e la tradizionale processione con la venerata immagine mariana per le vie del centro storico.

Una celebrazione con il clero diocesano

La Messa solenne del pomeriggio ha visto accanto al vescovo numerosi sacerdoti del clero diocesano, a partire dal vicario generale don Andrea Czortek, parroco della comunità della Madonna delle Grazie.

La celebrazione ha raccolto una partecipazione intensa, espressione di quel legame antico che unisce il popolo tifernate alla sua patrona e che quest’anno ha assunto un valore particolare nel 570° anniversario della venerata immagine, dipinta nel 1456.

Al centro dell’omelia Paolucci Bedini ha posto il Vangelo delle nozze di Cana, invitando a non leggere quanto avvenuto semplicemente come uno dei miracoli compiuti da Gesù. Giovanni, ha ricordato il vescovo, parla infatti dell’“inizio dei segni”: gesti che non rappresentano una soluzione magica ai problemi dell’uomo, ma indicano la strada attraverso la quale Dio entra nella storia e conduce alla salvezza.

Maria si accorge di ciò che manca

È proprio Maria, nella scena di Cana, a intuire per prima che qualcosa è venuto meno. Da qui il cuore della riflessione proposta dal vescovo: Maria è accanto alla vita dell’uomo con una premura materna capace di accorgersi di ciò che manca, anche quando ciascuno non riesce più a riconoscerlo da solo.

Il vino che viene meno diventa così il segno di quella gioia piena che può smarrirsi quando la vita prende strade lontane dall’amore di Dio. Maria vede, comprende e intercede presso il Figlio.

Per questo, ha osservato Paolucci Bedini, la preghiera alla Vergine non dovrebbe ridursi soltanto alla richiesta di una grazia particolare. Occorre anche l’umiltà di domandarle: aiutami a vedere ciò che manca nella mia vita, ciò di cui forse non riesco più ad accorgermi, per poter aprire nuovamente il cuore al Signore.

I veri miracoli che cambiano la vita

Il vescovo Luciano ha quindi indicato quelli che possono essere considerati i veri miracoli nella vita quotidiana: trovare la forza di riprendere il cammino, rialzarsi, affidarsi nuovamente a Dio, chiedere perdono, riaprire relazioni rese difficili dalla durezza del cuore oppure uscire dai propri egoismi per accorgersi dei bisogni degli altri.

È lì, ha sottolineato, che la vita torna a risvegliarsi e a rinnovarsi, diventando nuovamente aperta alla misericordia di Dio.

Una grazia anche per la città

Nella parte conclusiva dell’omelia lo sguardo si è allargato dalla vita personale alla comunità. Proprio perché la Madonna delle Grazie è patrona principale di Città di Castello, il vescovo ha invitato a chiedere che questa capacità di “accorgersi di ciò che manca” diventi una grazia per l’intera città.

Non basta infatti vedere ciò che non funziona: occorre anche “rimboccarsi le maniche” e fare ciò che è possibile perché tutti possano vivere meglio nel territorio. È questo, ha concluso Paolucci Bedini, il miracolo di cui ha bisogno anche la città.

Come da tradizione, al termine della celebrazione il vescovo e i fedeli si sono raccolti nella cappella laterale che custodisce la venerata immagine della Madonna delle Grazie, concludendo la giornata con la preghiera e l’affidamento della città e della diocesi alla loro patrona. Alla celebrazione solenne ha partecipato anche il vicesindaco di Città di Castello, Giuseppe Stefano Bernicchi, con il Gonfalone cittadino.