Città di Castello, la diocesi in festa per il beato Carlo Liviero

Una celebrazione partecipata e vissuta con intensità da bambini, religiose e fedeli ha segnato nella mattinata di venerdì 29 maggio la festa liturgica del beato Carlo Liviero, il vescovo che ha lasciato un’impronta profonda nella storia religiosa, educativa e sociale della Chiesa tifernate. Nella basilica cattedrale dei Santi Florido e Amanzio si sono ritrovate le Piccole Ancelle del Sacro Cuore, numerosi devoti e gli alunni delle scuole della congregazione provenienti da Città di Castello e dalla vicina Scheggia, nella diocesi di Gubbio. Sono stati proprio i bambini e i ragazzi ad animare i canti della liturgia, rendendo ancora più evidente quel legame tra il beato Liviero e il mondo dell’educazione che continua a caratterizzare l’opera della famiglia religiosa da lui fondata.

La celebrazione in cattedrale

La celebrazione eucaristica è stata presieduta dal vescovo Luciano Paolucci Bedini, che nell’omelia ha invitato a guardare alla figura del beato non soltanto come a una personalità del passato, ma come a un esempio ancora attuale di vita cristiana. Il vescovo ha ricordato come la memoria liturgica del beato sia legata al suo battesimo, celebrato il 30 maggio, sottolineando il valore di quel sacramento che «ci dona la vita di Dio e ci unisce completamente a Gesù».

Un pastore che ha segnato la storia della diocesi

Un richiamo non casuale, perché proprio dal battesimo prese avvio quel percorso umano e spirituale che avrebbe portato Carlo Liviero a diventare una delle figure più significative della storia della diocesi. Nato a Vicenza nel 1866 e nominato vescovo di Città di Castello da papa san Pio X nel 1910, Liviero dedicò il proprio ministero all’educazione dei giovani, alla cura dei più fragili, alla promozione delle opere sociali e all’annuncio del Vangelo, lasciando un’eredità che continua ancora oggi a portare frutto.

Ripercorrendo la sua vicenda umana e pastorale, mons. Luciano Paolucci Bedini ha evidenziato tre caratteristiche fondamentali della sua santità: l’amore per Cristo, la preghiera e la passione per l’annuncio del Vangelo. «Era innamorato di Gesù – ha ricordato –. Quella era la sorgente da cui veniva tutto il bello che c’è stato nella sua vita».

Il vescovo ha poi sottolineato come la preghiera abbia rappresentato una dimensione essenziale della sua esistenza, una forza silenziosa ma concreta attraverso la quale affidare a Dio le necessità delle persone e delle comunità. Allo stesso tempo ha ricordato il grande impegno del beato nell’insegnare e diffondere il Vangelo, convinto che le parole di Gesù fossero capaci di illuminare il significato della vita e di offrire a ciascuno la forza per affrontarla.

Le Piccole Ancelle del Sacro Cuore, l’opera più viva di Liviero

Il passaggio più ampio della riflessione è stato dedicato alla nascita delle Piccole Ancelle del Sacro Cuore, la congregazione fondata da Liviero nel 1915 e ancora oggi presente in diversi ambiti educativi, assistenziali e pastorali. Il vescovo ha definito questa intuizione «la cosa più bella» realizzata dal beato, spiegando come opere e strutture possano attraversare il tempo, ma una famiglia religiosa continui a custodire e trasmettere il carisma del fondatore attraverso le generazioni.

Rivolgendosi in particolare ai bambini presenti, Paolucci Bedini ha spiegato il significato stesso del nome scelto da Liviero per la congregazione. “Piccole” non per una questione di statura, ma perché chiamate a farsi vicine a tutti senza escludere nessuno; “ancelle” perché pronte a mettere la propria vita al servizio degli altri, sull’esempio di Maria; “del Sacro Cuore” perché radicate nell’amore di Gesù, sorgente da cui attingere per amare il prossimo.

La gioia che nasce dal dono di sé

Il cuore del messaggio consegnato ai fedeli è stato proprio questo: la vita cristiana trova la sua pienezza quando l’amore ricevuto da Dio diventa amore donato agli altri. «La nostra piena felicità sarà sempre quella di aiutare gli altri a essere pieni di gioia», ha concluso il vescovo.

Preghiera e devozione davanti alla tomba del beato

Al termine della celebrazione, il pellegrinaggio dei fedeli è proseguito nel duomo inferiore, dove è custodita l’urna del beato Carlo Liviero. Nella cripta della cattedrale, davanti alla sua tomba, canti e preghiere sono continuati in un clima di festa e gratitudine. Un momento semplice ma particolarmente sentito, che ha unito religiose, bambini, insegnanti e devoti nel ricordo di un pastore che ha segnato profondamente la vita della Chiesa tifernate e che continua ancora oggi a essere indicato come esempio di fede, carità e servizio.