Assemblea pastorale 2026: una Chiesa più comunitaria, missionaria e sinodale 

Un’assemblea partecipata, viva, segnata da un clima di ascolto autentico e da un forte desiderio di rinnovamento. È questo il volto emerso dall’Assemblea pastorale della Diocesi di Città di Castello, che si è riunita venerdì 30 gennaio attorno al tema “Tempo di costruire”, chiamando presbiteri, diaconi, religiosi e laici a interrogarsi sul futuro delle comunità cristiane tifernati.

Un appuntamento che non ha avuto il sapore di una semplice verifica organizzativa, ma che si è configurato come una vera tappa di discernimento ecclesiale, nel solco del Cammino sinodale della Chiesa italiana e del progetto pastorale diocesano Vino nuovo in otri nuovi.

Una partecipazione ampia e consapevole

I lavori assembleari hanno visto una buona partecipazione e un coinvolgimento diffuso, in particolare da parte dei laici. Un segnale significativo, sottolineato dal vescovo Luciano Paolucci Bedini nel suo primo bilancio dell’incontro. «I lavori dell’Assemblea – ha detto il vescovo ‘a caldo’ – hanno coinvolto tante persone con buona partecipazione e profondo interesse per l’argomento della comunità e di come la comunità in qualche modo si costituisce e diventa missionaria e sinodale».

L’assemblea si è svolta in un clima di ascolto reciproco, favorito dal lavoro nei gruppi sinodali, nei quali sono emerse riflessioni articolate, domande concrete e anche una fiducia diffusa nella possibilità di un reale cambiamento. «Il lavoro dei gruppi – ha osservato ancora il vescovo Luciano – ha portato già varie iniziali indicazioni, molto vivaci e piene di fiducia ed entusiasmo, rispetto a un cammino che non si presenta facile, ma necessario per il rinnovamento delle nostre comunità».

Ripartire dalle fondamenta della comunità cristiana

Al cuore della riflessione assembleare vi è stata la consapevolezza che il rinnovamento pastorale non può ridursi a una riorganizzazione strutturale, ma deve nascere da una conversione più profonda, spirituale ed ecclesiale. Come ricordato dal vescovo Paolucci Bedini nell’introduzione al Foglio diocesano di collegamento di febbraio, «prima di qualsiasi scelta pastorale […] occorre ripartire dalle fondamenta della nostra esperienza di Comunità cristiana».

La comunità, dunque, non come somma di attività o di servizi, ma come luogo vivo di comunione, di ascolto della Parola, di celebrazione e di condivisione. Una comunità chiamata a riscoprirsi “Corpo di Cristo”, dove ogni battezzato è corresponsabile della missione.

Comunità pastorali: una sfida da abitare insieme

Uno dei nodi centrali affrontati dall’Assemblea è stato il cammino verso le Comunità pastorali, intese non come semplici accorpamenti di parrocchie, ma come un nuovo modo di essere Chiesa, più sinodale e missionario. Un processo che richiede tempo, ascolto e capacità di superare campanilismi e resistenze.

In questo percorso, i laici hanno mostrato particolare attenzione e convinzione. Come ha sottolineato il vescovo Paolucci Bedini a margine dell’Assemblea di ieri: «I laici soprattutto hanno mostrato grande interesse e convinzione nel portare avanti e provare a concretizzare sempre di più il progetto delle comunità pastorali che riguarda e coinvolge tutta la diocesi».

Un entusiasmo che si accompagna però alla consapevolezza della complessità del cammino, che richiede formazione, accompagnamento e un ripensamento reale delle forme di corresponsabilità.

Il percorso: una Chiesa che vuole crescere

A offrire una lettura complessiva del cammino emerso dall’Assemblea è stato anche il contributo di Alessandro Pacchioni, referente diocesano e regionale per il Cammino sinodale, che ha restituito il senso di un processo non burocratico, ma profondamente evangelico. «Il cammino tracciato dall’assemblea diocesana – ha detto – non si configura come una semplice riforma organizzativa, ma come l’avvio di un percorso volto a ricollocare al centro della vita ecclesiale i grandi temi del cammino sinodale».

Una Chiesa chiamata a “ripartire da Gesù Cristo”, a dare primato alla preghiera e all’ascolto della Parola, a superare una pastorale di conservazione per aprirsi a una pastorale generativa, capace di parlare all’uomo di oggi. «Non si tratta di fare di più – osserva Pacchioni – ma di vivere diversamente, perché la fede diventi stile di vita e testimonianza credibile».

Dal discernimento ai segni concreti

L’Assemblea ha indicato con chiarezza che il tempo dell’analisi deve ora tradursi in scelte e segni concreti: rinnovamento degli organismi di partecipazione, formazione dei laici, attenzione ai giovani, valorizzazione dei territori e delle fragilità, in una Chiesa che sappia davvero essere “in uscita”.

Un cammino che non si improvvisa, ma che richiede perseveranza, fiducia nello Spirito e capacità di camminare insieme. Come ha ricordato il vescovo Paolucci Bedini, la sfida è tutta qui: «trovare comunità concrete che non solo pensino il cambiamento, ma lo vivano e se ne facciano responsabili».

L’Assemblea pastorale si chiude così non come un punto di arrivo, ma come un nuovo inizio: un tempo di costruzione condivisa, nel quale la Chiesa tifernate è chiamata a riscoprirsi sempre più comunità di discepoli missionari.